#Chapter 2 - Fatti licenziare
Il punto di vista di Ella
Mancano sei giorni. Penso, fissando la data cerchiata sul calendario. Sei giorni e scoprirò se i miei sogni stanno finalmente per realizzarsi… o se dovrò inventarmi un piano di vita completamente diverso.
Non ho pensato ad altro da quando Cora mi ha inseminata la settimana scorsa. Sono così ansiosa di sapere se sono incinta che non ho nemmeno iniziato a elaborare il tradimento di Mike.
Sto cercando di mantenere la calma, eppure non posso fare a meno di immaginare il mio futuro con questo bambino. Per quanto mi sforzi, mi ritrovo costantemente a sognarci a occhi aperti. Mi sorprendo persino a canticchiare mentre mi preparo per andare al lavoro la mattina.
Quando arrivo alla tenuta dei miei datori di lavoro nel quartiere più esclusivo di Moon Valley – il che lo rende praticamente il quartiere più esclusivo del mondo, dato che Moon Valley è una delle città più costose del pianeta – vengo subito accolta da due vocine che gridano il mio nome con entusiasmo. «Ella!»
Un attimo dopo, la piccola Millie, di tre anni, mi sta abbracciando le gambe, mentre suo fratello maggiore, Jake, mi cinge la vita con le braccia. «Buongiorno, tesorini miei!» esclamo, ricambiando i loro abbracci. «Siete pronti per il museo?»
«Sì!» esultano, correndo fuori dalla porta senza nemmeno fermarsi a mettersi il cappotto. Ci vuole un po’ di fatica per farli rientrare e coprirli bene per la fredda giornata invernale, ma poco dopo ci avviamo nella neve.
Jake corre più avanti di me e Millie, impaziente di arrivare al museo della scienza, e non sembra accorgersi che le gambine di sua sorella semplicemente non vanno così veloci. Ridacchiando, prendo Millie in braccio e me la sistemo sul fianco. «Mamma mia, stai diventando troppo grande per queste cose, scricciolo.»
«Nossignore,» sorride Millie, «sei tu che sei troppo piccola.»
Potrebbe anche avere ragione. Con il mio metro e cinquantacinque, non ho esattamente la corporatura adatta a sollevare pesi. Sono in ottima forma, ma non sono mai stata particolarmente forte. «Furbetta,» la prendo in giro, ridendo con la bambina.
Quando mi volto di nuovo verso Jake, mi accorgo che si è fermato qualche metro più avanti. Il cuore mi salta in gola quando capisco perché. Siamo davanti a Villa Sinclair, e il suo proprietario è fermo in mezzo al marciapiede, lo sguardo che mi brucia come un marchio a fuoco mentre mi avvicino con Millie. Dominic Sinclair è praticamente l'uomo più bello che abbia mai visto, ma è anche uno dei più terrificanti.
Capelli scuri e penetranti occhi verdi, lineamenti cesellati e un corpo così muscoloso da farmi svenire; non sembra giusto che possa essere così attraente e anche così ricco. Se non lo conoscessi, potrei pensare che a renderlo così intimidatorio siano la sua ricchezza o la sua statura imponente – dopotutto, è alto almeno un metro e novanta, il che significa che sovrasta me e chiunque altro gli stia intorno. Invece non è nessuna delle due cose; c'è semplicemente qualcosa di indefinibile in quell'uomo, qualcosa che non riesco a inquadrare e che urla pericolo. Emana un'energia così primordiale e animalesca da far dimenticare la presenza di chiunque altro nella stanza.
Facendo un respiro profondo per calmarmi, copro la distanza che ci separa così che Millie possa salutarlo. Quando lei lo saluta, Dominic distoglie l'attenzione da me e le rivolge un sorriso così genuino da stringermi il cuore. Mentre lo guardo parlare con i due bambini a me affidati, mi ricordo di quello che mi ha detto Cora sui suoi problemi di infertilità. Chiaramente adora i bambini, e provo un'ondata di empatia per lui. Se c'è qualcuno che sa cosa significhi desiderare ardentemente una famiglia propria, quella sono io.
In quel momento, Jake sta mostrando a Dominic il suo nuovo aeroplanino; tira fuori il modellino dalla tasca e gli fa vedere quanto lontano può volare. Con un grande slancio, lancia il giocattolo in aria, che però atterra in mezzo alla strada. Prima che chiunque di noi possa dire una parola, Jake gli corre dietro, finendo dritto sulla via trafficata.
«Jake no, attento!» grido, guardandolo sfrecciare sulla traiettoria di un’auto in arrivo, ma sentendomi paralizzata dalla paura. Prima che possa anche solo pensare di mettere giù Millie per corrergli dietro, una macchia indistinta mi sfreccia davanti agli occhi. Non ho mai visto nessuno muoversi così velocemente in vita mia. Dominic è diventato poco più di un contorno sfocato di sé stesso, inseguendo Jake e tirandolo via un attimo prima che l'auto li travolga. Le gomme del veicolo stridono ancora quando Dominic posa Jake accanto a me, con un'espressione improvvisamente molto severa.
«È stato molto pericoloso» lo rimprovera con dolcezza. «Non dovresti mai attraversare la strada senza prima guardare da entrambe le parti».
Jake china la testa. «Scusa, non volevo che il mio aereo venisse schiacciato».
«Tu sei un milione di volte più importante di un giocattolo» gli dice Dominic con fermezza, «e hai fatto spaventare a morte la tua tata».
«Scusa, Ella» singhiozza Jake, guardandomi con i suoi occhioni.
«Lo so, tesoro, ma non farlo mai più» sussurro, stringendolo a me. «Grazie mille» dico a Dominic, sentendomi più grata di quanto riesca a esprimere. «Non ho idea di come tu abbia fatto a muoverti così in fretta! Sembrava una scena di un film di supereroi».
«Sarà stata l'adrenalina» risponde Dominic con un'alzata di spalle, rivolgendo un altro sorriso a Millie prima di congedarsi. «Buon proseguimento di giornata, e stai lontano dalla strada, giovanotto!».
«Sissignore!» gli grida dietro Jake, mettendosi in tasca l'aeroplanino. «Mi dispiace davvero» aggiunge, rivolto a me.
«È dimenticato» gli dico a bassa voce, anche se gli prendo la mano per evitare che possa scappare di nuovo.
«È successo tutto così in fretta» racconto a Cora più tardi, quella sera. «Cioè, più ci penso, più mi sembra incredibile. Un attimo era lì, e l'attimo dopo era sparito. È stato come una magia».
«Grazie al cielo Jake sta bene» risponde lei, ma invece di sembrare sollevata, il suo viso è contratto in una smorfia profonda.
Studiando l'espressione di mia sorella, mi rendo conto che il suo umore cupo non è dovuto solo allo scampato pericolo di Jake. C'è qualcos'altro che non va, e mi sento in colpa per non essermene accorta prima. «Va tutto bene?».
Cora si acciglia. «Non proprio. Ma hai già così tanti pensieri per la testa in questo momento, non è importante».
«Cora, non essere ridicola» la ammonisco. «Che succede?».
«Beh, a proposito di Dominic Sinclair» esordisce lei in modo criptico, «ricordi quel campione di sperma che ci ha mandato per le analisi?».
«Sì» confermo, chiedendomi dove diavolo volesse andare a parare.
«È sparito... e io sono l'ultima persona ad averlo visto, senza contare che era sotto la mia custodia» spiega, con la voce che si fa densa di emozione. «Ella, io credo... credo che mi licenzieranno. E se ci sarà un'indagine, potrei perdere l'abilitazione medica».
«Cosa?» esclamo. «Che vuol dire che è sparito? Una fiala di sperma non può alzarsi e andarsene da sola».
«Lo so, penso che qualcuno debba averla rubata, ma non c'è modo di sapere chi sia il responsabile. E sembra che la colpa ricadrà su di me» confida, con gli occhi lucidi di lacrime.
«Cora, non posso credere che non me l'hai detto prima!» mi lamento. «Non possono licenziarti, non è giusto».
«Non capisci, Dominic è uno dei nostri più grandi donatori» spiega Cora. «Ed è furioso, praticamente vuole la mia testa su un piatto d'argento».
Una settimana fa avrei potuto credere che per Cora non ci fosse speranza, ma vedere quanto Dominic sia stato gentile e comprensivo con i bambini oggi mi fa domandare se possa essere davvero così spietato. Sicuramente, se capisse che Cora non sarebbe mai così irresponsabile, mostrerebbe un po' di clemenza. Devo provare ad aiutarla; farei qualsiasi cosa per mia sorella, persino implorare pietà a un miliardario senza scrupoli.
