♥ Capitolo 2 ♥

Enzo D'Angelo.

Elijah, il mio altro padre, è seduto accanto a Dante. Ha 38 anni ed è quasi una versione più giovane di mio padre. I suoi capelli sono altrettanto scuri, ma senza le ciocche grigie che già compaiono su Dante. I suoi occhi, tuttavia, sono come quelli di mia madre, di un verde penetrante che sembra vedere oltre le apparenze. Mio padre ha sempre avuto un atteggiamento sicuro, qualcosa che si è solo intensificato col tempo. È più alto di mio padre, Dante, con un corpo muscoloso che mostra ore passate in palestra. Sebbene abbia ereditato la serietà di Dante, c'è una leggerezza nella sua espressione che a volte traspare, forse i resti di una giovinezza meno travagliata. Ma, come Dante, preferisce abiti sobri, mantenendo uno stile che riflette la sua posizione all'interno della nostra famiglia e, probabilmente, negli affari di cui preferisco non sapere.

Io, a diciassette anni, sono un misto dei due. Ho gli occhi verdi di mia madre, ma ereditati in una tonalità leggermente più chiara, quasi smeraldo. I miei capelli sono castano scuro, come quelli di mio padre, ma senza le ciocche grigie, e sono leggermente ondulati. La mia pelle è chiara, ma senza la stessa luminosità impeccabile di mia madre. Sono snello, cosa che non mi dispiace, ma sto iniziando a guadagnare muscoli grazie alla corsa che faccio regolarmente.

''Spero solo che i figli di quell'amico stiano lontani da me.'' mormoro, più a me stesso che a loro.

Mia madre, tuttavia, ascolta e questa volta mi guarda seriamente.

''Enzo, te lo dico solo una volta.'' inizia, con tono fermo. ''Non fare nulla di sbagliato nelle case degli altri, capito?

Alzo gli occhi al cielo ma annuisco.

''Ho capito, mamma,'' rispondo, incrociando le gambe con un gesto impaziente, ancora infastidito dalla situazione. ''Siamo quasi arrivati?

''Sì,'' risponde brevemente mio padre, e guardo avanti, vedendo un enorme cancello di ferro avvicinarsi.

Due uomini armati si avvicinano alla macchina, ma si rilassano subito quando riconoscono i miei genitori e ci lasciano passare. I dintorni sono imponenti, ma tutto ciò a cui riesco a pensare è il tempo che dovrò trascorrere lontano da casa mia e dal mio serpente.

Sospiro di nuovo. Potrei, se volessi, causare qualche tipo di trambusto qui, ma la prospettiva di passare mesi lontano dal mio pitone mi fa riconsiderare.

''Quanto tempo staremo qui?'' chiedo, cercando di mantenere la calma.

''Due mesi.'' risponde mio padre, Elijah, con nonchalance. Sono completamente sorpreso.

''Cosa? Il mio serpente morirà di fame!'' protesto, e mia madre mi dà un leggero schiaffo sulla gamba.

''Ahi!'' mi lamento, anche se lo schiaffo è stato più simbolico che doloroso.

''Ho lasciato abbastanza cibo per lei. Ora, comportati bene, Enzo.'' mi avverte mia madre, con uno sguardo che non ammette repliche. Sbuffo frustrato mentre la macchina finalmente si ferma.

Esco a malincuore dall'auto, osservando mio fratello Klaus e suo marito Alex scendere dal veicolo dietro di noi e camminare verso di noi. Alex sfoggia subito un sorriso malizioso, chiaramente consapevole di quanto sia infastidito dall'essere stato costretto a venire.

''Hai brontolato molto durante il viaggio, fratellino?'' mi prende in giro, sapendo che mi infastidirà ancora di più.

Sa che non voglio essere qui, e il suo tono beffardo peggiora solo il mio umore.

''Vuoi che metta qualcosa nella tua bevanda o nel tuo cibo, fratello?'' rispondo con un sorriso forzato, vedendolo sbuffare infastidito.

''Non cominciare, Enzo.'' dice, ma non posso fare a meno di sorridere per la piccola vittoria.

''Non dovresti prendermi in giro se non riesci a sopportarlo.'' rispondo, vedendo Alex alzare gli occhi al cielo.

''Andiamo.'' ci chiama mio padre, Elijah, e iniziamo a camminare verso l'ingresso della villa.

Non appena ci avviciniamo, la porta viene aperta da una coppia dall'aspetto distinto e impressionante.

L'uomo è alto, con una presenza imponente che sembra riempire lo spazio. Le sue spalle larghe e i muscoli ben definiti suggeriscono forza e vigore. I suoi capelli neri sono corti, con alcune ciocche leggermente disordinate, come se fossero state sistemate in fretta. I suoi occhi azzurri penetranti sono come lame di ghiaccio, che ci osservano con un'intensità che sembra vedere oltre la superficie. La sua mascella squadrata e la barba curata rafforzano l'impressione di qualcuno che è sempre in controllo, qualcuno che non si lascia intimidire.

La donna accanto a lui è un po' più bassa, ma la sua figura snella ed elegante la fa sembrare altrettanto imponente. I suoi lunghi capelli castano chiaro cadono in morbide onde sulle spalle, brillando alla luce che entra dalla porta. I suoi occhi castano scuro contrastano in modo intrigante con la sua pelle chiara e impeccabile, creando un aspetto sia sereno che misterioso. C'è qualcosa di etereo nella sua presenza, come se avesse una calma interiore che la protegge da qualsiasi turbolenza esterna. Le sue labbra, dipinte di una sfumatura sottile di rosa, disegnano un leggero sorriso, ma la profondità nel suo sguardo suggerisce che c'è di più dietro quell'espressione tranquilla.

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