Capitolo 1 Non è una bambina - Lily
Odio questo posto.
Se potessi scappare, me ne andrei per sempre.
Svanirei nel nulla.
Scomparirei nell’ignoto.
Ovunque, purché non qui.
Tornerei perfino in quella cazzo di scuola cattolica in Irlanda.
Boston è un posto bellissimo e, in un’altra vita, mi starei preparando per cominciare a frequentare il College of Art and Design.
Invece non mi è nemmeno permesso uscire di casa, perché mio padre è un gangster certificato, e io ho dovuto pagare per i suoi peccati venendo spedita via a vivere come una suora.
Tutti sanno che il capo della mafia irlandese negli Stati Uniti ha una figlia, ma nessuno mi ha mai vista, perché mia madre è morta di parto e io sono stata affidata a mia nonna, che mi crescesse.
Quando sono diventata adolescente, mi hanno mandata in una scuola cattolica in Irlanda, dove ogni tuo movimento veniva controllato.
L’unica via di fuga che abbia mai avuto è stata dipingere.
Qualcuno bussa alla porta e una giovane domestica entra senza permesso.
Come ho detto, odio questo posto.
«Miss Lily, suo padre richiede la sua presenza nel suo studio.»
Mi trattengo dal roteare gli occhi. Almeno a casa di Nana le cose non erano così formali. La vecchia era severa e si assicurava che diventassi una giovane donna impeccabile, ma niente di tutto questo sfarzo ridicolo.
Attraverso quella casa grandiosa, completamente inutile per viverci. Mio padre non si è mai risposato, non ha mai avuto altri figli, quindi a parte il personale ci siamo solo io e lui.
Probabilmente gli serve una casa così perché, quando ci attaccano, ci sono un sacco di posti segreti dove nascondersi.
Perché non sono nata in una famiglia normale? Una che non avesse abbastanza soldi per mandarmi all’università, così avrei studiato durissimo e avrei stupito tutti con la mia arte e avrei ottenuto una borsa di studio. Pagata fino all’ultimo centesimo.
Una ragazza può solo sognare.
Busso alla porta e aspetto che mi risponda con quella voce bassa e fumosa prima di entrare.
Pappa sussulta ogni volta che mi vede da quando sono tornata dall’Irlanda.
Non credo si aspettasse che le somigliassi così tanto.
«Lily, siediti, per favore.»
Pappa è ancora un uomo molto affascinante, sulla quarantina, e spesso mi chiedo perché non si sia mai risposato. Avrebbe potuto avere un maschio, un erede per questo ridicolo regno criminale.
Ubbidisco, come mi hanno insegnato, anche se vorrei lasciarmi cadere sul divano di pelle dall’aria comodissima sotto una libreria enorme. «È ora che parliamo del tuo futuro.»
Mi si accende qualcosa dentro, il petto mi brucia per l’eccitazione. Eccoci, è il mio momento: la mia occasione per dire la mia.
Ho sempre voluto tornare a Boston. Voglio farmi degli amici al campus che abbiano i miei stessi interessi e procurarmi un documento falso per andare a fare il giro dei bar. Voglio andare a trovare Nanna quando mi pare, anche se a volte sa essere un dolore al culo.
«Sposerai Vincent DiCassio.» dice Pappa senza battere ciglio.
Il cuore mi precipita fin dentro le scarpe.
Cosa?
Sposarmi?
Ho appena diciannove anni, come diavolo potrei sposarmi adesso?
«Pappa! No!» balzo in piedi dalla sedia dietro la sua scrivania, con le guance che mi bruciano di rabbia. «Ho appena compiuto diciannove anni, non ho nemmeno mai parlato con un ragazzo, a parte il personale qui. Non posso sposarmi!»
Pappa non perde la calma come ho fatto io. Si limita ad annuire e a fissarmi con un’intensità che non mi piace.
«Calmati, Lily. Non voglio che ti venga un colpo al cuore.»
Mia madre aveva il cuore debole, eppure sposò un uomo di mafia e rimase incinta quando le avevano caldamente consigliato di non farlo. Il suo cuore non riuscì a reggere entrambe, e lei pagò con la vita.
Non c’è assolutamente nulla che non vada nel mio cuore, e questo cuore di certo non vuole sposarsi. Non adesso, non mai.
«Pappa, lo so che non sono un uomo, ma sono intelligente e posso aiutarti con l’organizzazione.» Lo supplico, sperando che mi ascolti. «Non ho bisogno di sposarmi. Posso restare qui con te.»
Pappa sospira e si strofina gli occhi. Quando mi guarda di nuovo, noto quanto sembri stanco, quanto sconfitto.
«Non sei più una bambina, Lily, e sei una ragazza. In questo mondo le ragazze vengono usate come risorse, e per me è arrivato il momento di usare te.»
Ricado sulla sedia, incredula.
Una risorsa.
Usata.
Ma si sente, quando parla?
Non sono merce, né un gioiello.
Sono una persona, un essere umano intero, con desideri e bisogni. E di certo non voglio sposarmi a diciannove anni con un certo Vincent di cui non ho nemmeno mai sentito parlare.
Bella risorsa un cazzo.
«Dico di no.»
Pappa mi guarda come se mi fossero spuntate due teste. La verità è che non mi conosce. Non mi ha cresciuta: mi ha mandata via perché non riusciva a gestirmi, e se pensava di riavere indietro una ragazzina docile, deve riconsiderare le sue scelte.
«Gesù, sei più come lei di quanto pensassi.»
Gli scorgo un accenno di sorriso all’angolo della bocca.
«Non viviamo più nel quattordicesimo secolo, Pappa.» Addolcisco la voce, sperando che quest’uomo, che non sa nemmeno chi sono davvero, abbia pietà di me. «Se si tratta di un erede, posso esserlo io per te.»
È una bugia bella e buona, ovviamente. Non ho alcun desiderio di occuparmi degli affari del mondo di sotto, ma mi dico che sia comunque meglio che sposare qualche stronzo che non avrebbe nemmeno tempo per me.
So come sono questi matrimoni combinati, e non ne voglio sapere.
Pappa sospira. «Mi dispiace, Lily, l’ordine è arrivato da ancora più in alto di me. La nostra famiglia deve unirsi alla famiglia DiCassio con un giuramento vincolante, così potremo fare affari insieme. Ho le mani legate.»
Una sconfitta come non ne ho mai provata mi si deposita nelle ossa, e mi affloscio sulla sedia.
«Quando?»
«La famiglia DiCassio cenerà con noi
domani
sera. Assicurati di essere presentabile.»
Nella voce di Pappa non c’è spazio per discutere, così mi alzo e vado in camera mia senza aggiungere una parola.
Poi piango, per una vita che non sarà mai.
