Capitolo 4 Tease - Vincent
Lily Sullivan è una creatura ammaliante.
Dal vivo è diversa che in foto. Stasera sembra una donna, ma non pare affatto entusiasta di esserlo.
I nostri padri stanno già parlando d’affari, come se la fusione tra le due famiglie fosse già cosa fatta, e Lily spinge il cibo avanti e indietro nel piatto, in quello che presumo sia puro tedio.
È evidente che non vuole essere qui, eppure se ne sta seduta con la schiena dritta come un fuso, come in questa vita ci si aspetta dalle ragazze.
«Allora, Lily, che ne pensi della vita a Chicago?» le chiedo all’improvviso, bloccandole il movimento.
«Si adatterà benissimo ovunque vada.» Risponde suo padre al posto suo, e io non mi perdo il lieve, quasi impercettibile, alzare gli occhi al cielo che lei gli dedica.
Lily afferra il calice e manda giù un sorso abbondante di vino.
Ridacchio tra me e me, divertito. «Non sei un po’ troppo giovane per bere?»
Quegli occhi color bosco incontrano i miei, di sfida. «Sono irlandese. Bevo da quando avevo quattordici anni.»
Le sorrido, e lei arrossisce: un rosa sulle guance che mi cattura. Distoglie lo sguardo e lo riporta al piatto.
Oh, la signorina Lily è davvero innocente come dicevano. La mia presenza la mette in agitazione.
Bene.
Non pensavo che mi sarebbe interessata qualunque sposa mio padre avesse scelto per me, ma la ragazza davanti a me è troppo splendida per ignorarla. Il colore dei suoi capelli basta a smuovere qualcosa nei miei pantaloni, e devo impormi di tenere a bada il cazzo in presenza di altra gente.
«Hai qualche hobby?» continuo, perché voglio risentire la sua voce, con quel lieve accento.
«A Lily piace dipingere.» Di nuovo, suo padre risponde per lei, e quasi percepisco la sua irritazione dall’altra parte del tavolo quando lo fulmina di sbieco.
Il mio sorriso è automatico. So come vengono cresciute le ragazze nella sua posizione. Devono stare lì sedute e fare bella figura, mostrarsi educate, parlare solo quando viene loro rivolta la parola; ma questa ragazza, chiaramente, quelle regole non le sopporta.
«Chicago ha una scena artistica fantastica» le dico, e il rossore sulle sue guance si fa più intenso.
Mi chiedo dove altro arrossisca.
I suoi occhi si spalancano quando mi alzo all’improvviso e le giro intorno fino al suo lato del tavolo, e il suo sguardo scende sulla mia mano quando gliela porgo.
«Ho bisogno di fumare. Mi accompagni fuori?»
I suoi occhi scivolano nervosi verso suo padre, che annuisce in segno di approvazione. Lei posa la sua mano sottile nella mia, e io sento subito l’energia tra noi. Il contrasto è bellissimo: la sua pelle color crema contro il mio tono olivastro.
Appena la tiro su, lei ritrae la mano dalla mia come se si fosse scottata, e il mio sorriso si allarga ancora di più. Mi piace che sia più alta della media: con i tacchi, la sommità della sua testa arriva alla mia spalla.
La mia futura moglie sembra fatta per una passerella, mentre i miei occhi le scorrono dai tacchi luccicanti alle gambe lunghe e lisce, fino al vestito corto e svolazzante che sembra civettare con me. Che tipo di mutandine avrà addosso?
La seguo fuori, su un patio, e accendo subito la sigaretta, tirando la nicotina a fondo nei polmoni.
Moglie incrocia le braccia, attirando senza saperlo la mia attenzione sul seno.
«Fumare fa male.» Lo dice con tono pungente.
«Così dicono.» Ridacchio, e lei fa il broncio con quella sua bocca larga. «Vieni a fare due passi con me.»
Abbassa lo sguardo sui tacchi come se l’avessero offesa e, con mia sorpresa, si china e se li sfila.
Questa ragazza è diversa da quelle a cui sono abituato. Le altre vorrebbero essere perfette in ogni istante, resterebbero sui tacchi anche se si stessero massacrando i piedi.
Ma non Lily.
Colgo il sorriso che le affiora sul viso quando i piedi toccano l’erba bagnata, prima che lo nasconda in fretta.
Passeggiamo in silenzio nel giardino, e i miei occhi tornano di continuo sulla ragazza accanto a me, che sembra a suo agio in mezzo ai fiori. Scorgo un gazebo davanti a noi e le poso una mano sulla parte bassa della schiena per guidarla in quella direzione.
Sussulta quando la tocco, spalanca la bocca e mi guarda con gli occhi enormi.
Decisamente intatta.
Fa quasi ridere: prima l’idea non mi piaceva, ma adesso che ce l’ho qui, con la pelle liscia e fresca sotto le dita, mi viene voglia di ammazzare qualunque uomo osi guardarla.
Fa due passi dentro il gazebo e si appoggia alla ringhiera, gli occhi puntati sull’immensità del giardino.
«Ti piacciono i fiori?» chiedo, annotandomi mentalmente di mandarle un mazzo ogni giorno.
«Sì.» Inspira a fondo l’aria della notte. «Il tuo fumo li sta uccidendo.»
«Mmm.» Tiro l’ultima boccata e trovo un posacenere al centro, su un tavolino.
Mi volto di nuovo verso di lei e non riesco a trattenermi: le faccio scorrere un dito dalla nuca fino a dove ricomincia il vestito. Lei ansima piano al mio tocco, e io voglio catturare quel suono con la bocca, così la giro e la chiudo tra le braccia.
Quel rossore che mi chiedevo se avesse si allarga fino a invaderle tutto il petto, e il mio dito lo segue, senza però arrivare dove vorrei davvero.
«Che cosa stai facendo?» sussurra, gli occhi che guizzano nervosi intorno a noi, ma tutte le guardie sono sparite per lasciarci questo momento.
Le prendo il viso in una mano e glielo inclino verso l’alto, sfiorandole le labbra con un bacio leggero. Di nuovo quell’ansito, ma stavolta lo catturo mentre chiudo la bocca sulla sua.
Il mio cazzo reagisce all’istante mentre Lily mi bacia goffamente. Non l’ha mai fatto prima, me ne rendo conto, ma la bestia dentro di me ruggisce e non riesco a contenermi: lascio scivolare le mani sulle sue cosce lisce, sotto il vestito, per stringerle le natiche.
Gemo, spingendo la lingua nella sua bocca calda. Indossa un perizoma, e il suo culo è morbido e pieno tra le mie mani. Non riesco ad avvicinarmi abbastanza, mi strofino l’erezione contro di lei, tra i nostri corpi.
Cerco di riprendere il controllo, ma prima di farlo mi concedo un assaggio.
Le avvolgo la fica bollente con la mano, scosto il tessuto del perizoma con un dito e le passo appena la punta lungo la fessura umida, poi interrompo il bacio e mi tiro indietro.
La piccola signorina Lily Sullivan mi guarda come un cervo abbagliato dai fari, e io sorrido mentre mi riprendo una sigaretta dalla tasca.
«È stato solo un piccolo assaggio.» L’accendo e cerco di calmare il mostro nei pantaloni. «La prossima volta sarai mia, e potrò scoparti per tutta la notte.»
Credo di averla sconvolta, perché prende quelle gambe meravigliose e scappa via da me.
