Capitolo 6 Abiti - Lily

Mi sto per sposare.

Il pensiero continua a sembrarmi irreale, ma non ho tempo di rimpiangere la mia libertà quando mio padre mi comunica che una delle più rinomate stiliste di abiti da sposa verrà a casa nostra perché io possa provarne alcuni.

«I DiCassio hanno chiesto che il matrimonio si faccia a Chicago.» mi informa Pappa, poco prima che arrivino quelli degli abiti.

«E me lo stai dicendo perché?» mi osservo le unghie, ancora perfette dopo il restyling fatto per incontrare quei DiCassio.

Sono carine, ma le odio. Preferisco le mani macchiate di vernice, invece, ma so che sarebbe un problema prima del fottuto matrimonio del secolo nel mondo della mafia.

«Tanto non è che io abbia voce in capitolo nella mia vita.» continuo, e Pappa fa una smorfia.

Bene. Se lo merita.

«Tu hai sempre voce in capitolo, bambina mia.»

Sobbalzo quasi dal divano quando sento la voce di Nana.

Mi viene quasi da piangere mentre le corro incontro e mi getto fra le sue braccia. L’avrei fatto davvero, se non sapessi che mi avrebbe rimproverata per aver pianto per niente. Mi prende il viso fra le mani; nei suoi occhi vissuti luccica un velo d’umidità. «Guardati… la ragazza più bella del mondo.»

Non sono la ragazza più bella del mondo, ovviamente, ma lei l’ha sempre detto. Nana è la cosa più vicina a una madre che io abbia mai avuto, e ho odiato doverla lasciare quando mi hanno mandata in collegio.

«Che ci fai qui?» Nana non lascia mai la sua vita nella fattoria in campagna. Mai. Ha sempre detto che la vita di città non fa per lei.

«La mia ragazza si sposa.» mi dà un colpetto sulla guancia. «Dove dovrei essere, se non qui?»

«Io non voglio sposarmi.» glielo dico subito, e non mi importa se Pappa sente o no. «Voglio andare all’università, Nana.»

Lei alza le sopracciglia davanti alla mia sfida. «Su, su, lo sai: a volte dobbiamo fare cose per la famiglia. La famiglia viene prima di tutto, te l’ho insegnato.»

Non so perché abbia pensato che potesse schierarsi dalla mia parte. Nana può anche vivere in una fattoria, ma è mafiosa fino al midollo. È stata lei a insegnarmi a sparare e a offrirmi il mio primo bicchiere, cose che all’epoca mi sembravano fichissime. Adesso capisco che forse era per prepararmi a diventare la moglie di un altro uomo di mafia.

«Questo è il momento in cui scegli cosa vuoi. Sarà anche un matrimonio combinato, ma puoi comunque imporre delle condizioni.» fa un cenno alla sua assistente, Nora, che le porge il bastone.

Nana è tosta. Le hanno sparato al ginocchio la notte in cui è morto mio nonno, ma non prima che lei, da sola, uccidesse dieci uomini. Una volta ho sentito qualcuno dire che, nel mondo di sotto, di lei parlano con rispetto.

La seguo fino al divano.

«Vuoi sposarti a Chicago?» mi chiede. «È ora di dire cosa pretendi.»

«Non sono mai stata a Chicago.» so che dopo il matrimonio dovrò trasferirmi lì, ed è una scelta su cui non ho alcun potere.

«Allora diciamo al wedding planner che il matrimonio lo fai qui.» punta il bastone verso Pappa. «Fai sapere agli italiani che Chicago la rifiutiamo.»

La abbraccio per un istante. «Sono così felice che tu sia qui.»

Mi fa sentire meno sola e più padrona della situazione. Resta con me quando arriva la stilista con abiti di ogni foggia, e ogni volta che devo sfilare con un vestito addosso mi sento come un cavallo da esposizione.

«È tutto sbagliato.» dice Nana alla stilista mentre mi infila addosso l’ennesimo abito di pizzo e tulle. «Lily è una principessa. Falle addosso qualcosa di elegante e senza tempo.»

Anche se detesto tutto questo spettacolo, finisco per sentirmi davvero una principessa quando troviamo l’abito giusto.

Poi ho un appuntamento con un fottuto interior designer che hanno fatto volare fin qui apposta da Chicago.

«Il signor DiCassio ha detto che può avere tutto ciò che desidera.» sorride, nervoso. «A patto che sia pronto in tempo per il matrimonio. Però aveva una richiesta.»

Sfoglio le immagini di quella che diventerà casa mia.

«Che richiesta?»

«Vuole la biancheria da letto bianca.»

Batto le palpebre. Perché diavolo dovrebbe volerla?

«Non mi interessa come decorate. Voglio solo un mio studio, per favore.» faccio come mi ha detto Nana: pretendo. «Deve avere quanta più luce naturale possibile.»

L’interior designer prende appunti mentre parlo.

«E un’altra cosa.» aggiungo prima di dimenticarmene. «Un letto nuovo. È essenziale.»

Non dormirò su un letto su cui lui si è scopato altre donne. Io sono ancora vergine, lui è il primo uomo che mi abbia mai toccata; mi merito almeno quel rispetto.

Arrossisco ripensando a quella notte, quando erano qui.

Non sapevo che il mio primo bacio sarebbe stato così.

È stato elettrico.

Le ragazze mi hanno sempre detto che la prima volta è così imbarazzante, che non sai cosa fare, ma io non mi sono sentita affatto a disagio. Insicura, sì, ma non impacciata. Non volevo che finisse.

E il modo in cui mi ha toccata.

Vincent DiCassio non è un ragazzino del college che si arrabatta tra le lenzuola. No, lui sa esattamente come toccare una donna.

Mi sento molto… intrigata.

Forse non voglio sposarmi, ma di certo voglio scoprire cos’altro è capace di fare il mio futuro marito.

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