Capitolo 1 KNOT ME ALPHA

Isla

«Ryder…» urlai, mentre il suo enorme palmo tornava a schiantarsi sulle mie natiche e il suo cazzo premeva lentamente dentro di me.

Ero puntellata su mani e ginocchia, un cuscino sotto la pancia; la voce roca per quanto avevo gridato, i capelli scomposti, le tette coperte di sperma, e io che singhiozzavo quasi.

Ero irriconoscibile.

Lurida.

Sporca.

Dovrei vergognarmi e invece, quando finalmente mi riempì del tutto, singhiozzai di sollievo, con le ginocchia che mi tremavano.

Mi faceva dannatamente bene, e anche se ce l’avevo avuto addosso pochi secondi prima, il bisogno che avevo di lui era insaziabile.

Volevo e volevo. E volevo.

«Supplica», ringhiò, stringendomi i fianchi e sbattendo dentro di me, ancora e ancora.

Ubbidii.

Supplicai.

Il suo ritmo era frenetico, io non avevo vergogna.

Ogni colpo del suo bacino, con quell’angolazione, centrava il punto giusto. Mi si arricciarono le dita dei piedi.

Lo implorai.

I rumori che facevamo… il suono osceno della mia umidità, insieme ai gemiti che ci colavano dalle labbra. Una bestemmia roca, il letto che cigolava per la forza delle sue spinte. Era tutto indecente.

Feci promesse. Sue. Sempre sue. La sua puttana. Il suo giocattolo. La sua qualunque cosa lui volesse che io fossi. Solo sua.

Tremavo, ansimavo, sconnessa… la mia fica che pulsava attorno al suo cazzo grosso mentre l’orgasmo mi squarciava da parte a parte.

Ma lui mi scopò anche attraverso quello. Forte.

Me lo aspettavo. Era luna piena e lui mi aveva ordinato di dormire per tutto il pomeriggio.

Poi si fermò di colpo. Di punto in bianco.

Due cose accaddero nello stesso istante.

Anche se ero appena venuta, sentii una colata di liquido scivolare fuori e un desiderio stordente.

L’eccitazione mi gocciolava addosso, sulle lenzuola.

All’improvviso ero arrapata da morire. Famela. Vorace.

«Che sta succedendo?» La mia voce era un sussurro, mentre inarcavo ancora di più la schiena, incapace di trattenermi.

La sua voce era aspra e le sue mani sui miei fianchi si serrarono, fermandomi.

«Non è mai successo prima», disse. «Di solito il mio lupo si appaga col sesso, non si eccita ancora di più per questo.»

«Ahia, bel modo di far sentire una ragazza…» speciale mi morì in gola in un gemito strozzato.

Avevo bisogno di lui. Doveva muoversi. Desiderare così era quasi inconcepibile. Faceva paura.

Volevo qualcosa che non capivo. Di più.

«Il fatto è… non so nemmeno se intendevo dirlo come un insulto», la sua voce era un rombo profondo, mentre gemeva a bassa voce in gola.

E la sua erezione stava diventando più grossa o ero io che mi facevo dei film?

Sentii un bruciore leggero mentre mi tendeva e la buona notizia era che non stavo delirando: il cazzo di Ryder stava diventando più grande, lì dentro.

Come se non fosse già troppo da gestire, adesso cresce anche?

Sgranai gli occhi e mi immobilizzai, cercando di sbirciare oltre la spalla. «Che sta succedendo?»

La sua mano mi si posò sul collo, impedendomelo. Erano artigli? Stavo sentendo degli artigli sul mio collo.

«Non guardare…» ci fu una pausa. «Sto cambiando dentro di te.»

«Eh?»

Io cambiavo in continuazione. Come quasi tutti a Creek Harbour. Questo non era il suo mutare forma.

Restò in silenzio per un po’, poi, rassegnato, aggiunse: «È un effetto collaterale di tutti i soppressori che prendo. A volte il mio lupo reagisce e di solito finisce così. Né del tutto umano né del tutto bestia.» La sua voce era ghiaia che mi arrivava dritta tra le gambe.

Continuavo a gocciolare sul letto. «E a me cosa sta succedendo?» chiesi, mentre mi stringevo attorno a lui. Mi si rovesciarono gli occhi all’indietro.

La sua voce era tesa. «Immagino che il tuo corpo percepisca il mio cambiamento e si stia preparando a reggermi…»

«Immagini?» gridai.

«Non è mai successo prima?» ringhiò, accusatorio.

«L’ho sentito la prima volta», ribattei.

Sentii degli artigli trattenere con cautela i miei fianchi e le guance mi si infiammarono quando realizzai che li stavo muovendo, dondolandomi contro la sua circonferenza intimidatoria.

«Adesso devo uscire lentamente da te…»

«No», sussurrai, anche mentre sentivo il solletico del suo pelo sulla schiena.

A metà cambiamento, a metà bestia, era ancora Ryder.

Ryder con la bocca sporca e quel carattere irritante. Era Ryder che mi stava dilatando quasi fino al dolore, e in un modo così delizioso.

Il mio corpo lo voleva, ne sbavava quasi. Volevo essere scopata dalla sua bestia.

«Dillo», era a malapena lucido.

«Scopami», urlai.

Cominciò a muoversi, le sue spinte lente, lo struscio di lui contro le mie pareti interne fradicie, che mi fece singhiozzare. «Ma ti sto scopando», sussurrò, la voce cattiva, il respiro bollente sul mio collo. «Ti scopo ogni notte, ogni giorno, ogni momento. Hai sempre bisogno del mio cazzo, e io te lo do quando vuoi, ovunque, in qualsiasi momento. Cos’altro vuoi?» pretese. «Un’idea di che cosa sia ce l’hai: sei una dannata omega. Dillo. Ho bisogno di sentirti ammettere la tua avidità.»

Mi fermai, poi mi voltai a incrociare i suoi occhi. Una delle pupille enormi e dilatate era argento, l’altra blu. Un brivido mi corse lungo la schiena.

Uomo e bestia ascoltavano e, comunque, io sigillai il mio destino. «Fammi il nodo, Alpha.»

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