Capitolo 2

Io e Jace siamo cresciuti insieme, da vicini di casa, sempre a giocare l’uno con l’altra. I nostri genitori erano molto amici e riunivano continuamente le nostre famiglie per grigliate estive, feste, compleanni, qualsiasi occasione… bastava nominarla… e noi la celebravamo insieme. Jace sa tutto di me, e io di lui, perché eravamo migliori amici; ovunque ci fosse Jace, io ero lì con lui. Almeno finché non siamo arrivati al secondo anno di liceo. Fu come se gli fosse venuta l’amnesia e si fosse dimenticato che eravamo migliori amici.

Me lo ricordo come se fosse ieri. Era il terzo venerdì dall’inizio dell’anno scolastico, e dopo l’uscita da scuola per il weekend eravamo rimasti in giro con un gruppo di amici. Eravamo eccitati e parlavamo della festa a cui saremmo andati tutti quella sera. Come sempre, Jace ci aveva accompagnati alla festa in macchina. Mi stavo divertendo, anche se non bevevo nessuno degli alcolici che avevamo a disposizione, ma Jace sì. Non che per lui fosse insolito bere, perché poi ero sempre io a fare da autista designata.

A un certo punto vidi Jace in un angolo a parlare con una ragazza di nome Madison, che si era appena trasferita in città. Lei e suo fratello erano gemelli eterozigoti, ma completamente opposti. Suo fratello, Mason, era il tipo più selvaggio e anche un po’ arrogante, mentre lei era più riservata. Jace sembrava divertirsi a parlare con lei, così iniziai a gironzolare, fermandomi ogni tanto a scambiare due chiacchiere. Quando Mason mi fermò, mi porse una bottiglietta d’acqua, e ricordo di aver pensato che fosse davvero gentile da parte sua accorgersi che non stavo bevendo.

La serata andò avanti, e Mason rimase incollato al mio fianco, flirtando con me per tutto il tempo. A un certo punto arrivò Kaylee, e parlammo per almeno mezz’ora prima che lei si allontanasse per andare a chiacchierare con altri. Quando mi guardai intorno nella stanza, Jace non si vedeva da nessuna parte. La festa si stava lentamente svuotando quando Mason mi chiese se avessi bisogno di un passaggio per tornare a casa. Lo ringraziai e gli dissi che il mio passaggio era Jace, ma lui mi informò che Jace aveva già lasciato la festa insieme a sua sorella. La cosa non mi andò affatto giù, perché non era da lui alzarsi e andarsene senza dirmi niente.

Cominciai a cercarlo per tutta la casa, perché proprio non riuscivo a credere che mi avesse lasciata lì da sola. Quando non lo trovai, uscii a cercare la sua macchina, ma non c’era più; il posto dove aveva parcheggiato era vuoto. Provai a chiamarlo sul cellulare, ma partiva direttamente la segreteria ogni volta. Ero ufficialmente furiosa con il mio migliore amico, e il giorno dopo, quando gli avrei parlato, ne avrebbe sentite di tutti i colori. Non avevo altra scelta che accettare l’offerta di Mason di accompagnarmi a casa.

Dopo aver dato a Mason il mio indirizzo, mi allacciai la cintura sul sedile del passeggero e provai a scrivere a Jace, ma non rispose mai. Anche contattarlo sui social portò allo stesso risultato, solo che, con quei messaggi, potevo vedere che li stava leggendo… e mi stava ignorando completamente. Cominciai a preoccuparmi e, quando alzai la testa per dire qualcosa a Mason sul fatto che Jace mi stesse evitando, mi accorsi che non stava andando verso casa mia. Invece stava imboccando una zona appartata, uno di quei posti dove gli adolescenti vanno a pomiciare o semplicemente a scopare.

C’erano già alcune macchine nella radura quando arrivammo, e lui parcheggiò. Avevo provato a dirgli che volevo tornare a casa, che non volevo stare lì con lui. Cercò di convincermi con le buone e alla fine disse che mi avrebbe riaccompagnata solo se gli avessi dato un bacio. Che vuoi che sia un bacio, no? Cedetti e mi sporsi per dargli un bacio veloce, ma lui mi afferrò e mi trascinò oltre il tunnel centrale, schiantando la sua bocca sulla mia.

Stavo per protestare quando colse l’occasione per infilarmi la lingua in bocca. Mi stava rubando il tipo di bacio che stavo tenendo da parte per qualcuno di speciale. I miei pugni iniziarono a martellargli il petto, cercando di farlo smettere. Nel dimenarmi, in qualche modo riuscii a colpirlo tra le gambe con un ginocchio o un piede, e lui grugnì e si ritrasse. Tornai a spostarmi sul lato passeggero e pretesi che mi riportasse a casa subito. Dopo avermi fulminata con lo sguardo per un momento e aver borbottato qualche parolaccia, mise in moto e mi riaccompagnò.

Quando ci fermammo davanti a casa mia, vidi che la luce della camera di Jace era accesa. Afferrai la maniglia e provai ad aprire, ma Mason chiuse a chiave prima che riuscissi a farlo. Provò a scusarsi per quello che aveva fatto, spiegando che gli piacevo davvero e voleva che gli dessi una possibilità. Solo quando accettai di pensarci, sbloccò la portiera e mi lasciò scendere. Cercavo di sbrigarmi perché volevo provare a chiamare di nuovo Jace, ma poi notai che la luce della sua camera adesso era spenta, inghiottita dal buio. Con un sospiro entrai e andai a letto anche io.

Non riuscii a parlare con Jace né il giorno dopo né quello successivo e, alla fine della mia prima lezione del lunedì mattina, ero ufficialmente stata messa al bando.

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