Capitolo 1

Punto di vista di Rowena

La porta della mia camera si spalancò con tale violenza che per poco non volò via dai cardini.

«Mia Luna!» Velvet irruppe dentro, inciampando quasi sulla soglia; la voce le tremava per l’eccitazione, ansimante, a corto di fiato. «È tornato! Alpha Kaelen è tornato! È nell’ala est in questo momento, con sua nonna, Lady Maelis.»

La mano mi scattò. La punta della penna mi tagliò un dito, ma quasi non me ne accorsi. Un solo pensiero rimbombava nella mia mente.

Kaelen era tornato.

Mi portai il dito ferito alle labbra, tamponando la goccia di sangue, ma non riuscii a soffocare l’ondata di gioia che mi montava nel petto.

Erano passati tre anni dall’ultima volta che avevo visto mio marito—l’Alpha del branco Moonreign.

Allora era stata la nostra notte di nozze.

Non avevamo neppure avuto un momento da soli prima che lo richiamassero al confine della Federazione.

E da allora avevo servito come sua Luna, tenendo unito il branco con devozione incrollabile, contando i giorni fino al suo ritorno.

Velvet, la mia ancella, più di chiunque altro sapeva come avevo resistito in quegli anni. Kaelen non aveva avuto abbastanza tempo per marchiarmi. E Kyra—la lupa dentro di me—era rimasta in silenzio così a lungo che avevo quasi smesso di sperare che si sarebbe mai ridestata.

Il branco Moonreign era piccolo, ma per una Luna con una lupa che svaniva non era affatto semplice prendersi cura della suocera malata, reggere lo scrutinio degli anziani, bilanciare le innumerevoli necessità del branco. C’erano state tante notti in cui mi ero chiesta se avrei retto ancora un istante.

Eppure avevo retto. E adesso Kaelen era a casa. Mi avrebbe marchiata. Avremmo portato insieme il peso del branco. Forse avremmo persino cresciuto dei figli nostri.

Stava per andare tutto al suo posto.

Con quei pensieri che mi vorticavano nel cuore, mi vestii con una cura che non avevo avuto da anni. Mi misi gli orecchini di perle di mia madre—quelli che lei aveva indossato come pegno del legame con mio padre. Aveva sempre creduto che mi avrebbero guidata verso un matrimonio benedetto quanto il suo.

Lo credevo anch’io.

Quella mattina, poco prima, Kyra si era mossa per la prima volta dopo quella che mi era sembrata un’eternità. Aveva camminato avanti e indietro nel fondo della mia mente, inquieta; la sua agitazione era una corrente strana sotto la pelle. Allora mi aveva turbata.

Ma adesso capivo.

Aveva percepito ciò che stava per accadere.

Kaelen era tornato a casa.

Il tragitto fino all’ala est non era lungo, eppure ogni passo sembrava dilatarsi all’infinito. La mia consueta compostezza vacillò—l’andatura, un tempo misurata e aggraziata, ora tradiva un’urgenza inconfondibile. Ma quando le porte della sala apparvero davanti a me, i miei piedi rallentarono da soli.

Il mio matrimonio con Alpha Kaelen Varkos era cominciato come un turbine.

Dopo che mio padre e mio fratello erano caduti in battaglia, uno dopo l’altro, la salute di mia madre era crollata. Il suo unico desiderio rimasto era vedermi sposata—affidarmi alle cure di qualcuno che lei ritenesse degno.

Alpha Kaelen era l’uomo che aveva scelto.

Il branco Moonreign era modesto per dimensioni, ma aveva il suo prestigio. E soprattutto, il suo giovane Alpha era capace e autorevole. Mia madre si fidava che sarebbe stato mio pari, che mi avrebbe protetta.

Non eravamo compagni predestinati.

Eppure quella fugace notte di nozze era bastata a marchiarlo a fuoco nel mio cuore.

In uniforme militare era apparso tanto impressionante quanto nei suoi abiti da sposo—forse persino di più, con una nuova durezza a tagliargli i lineamenti. Quando quegli occhi scuri, insondabili, si erano posati su di me, il mio cuore di fanciulla aveva tuonato nel petto per la prima volta.

«Meriti di meglio di questo», aveva mormorato, infilandomi dietro l’orecchio una ciocca ribelle. «Aspettami, mia Luna.»

Quelle parole mi avevano sorretta per tre anni.

E ora era tornato.

Mi fermai davanti alle porte, cercando di darmi stabilità. Attraverso il pannello di vetro decorato accanto, intravidi i miei occhi arrossati. Mi concessi quell’ultimo istante per controllare il mio riflesso—per assicurarmi di incontrare mio marito come la donna che ricordava.

Ed è allora che lo sentii. Una voce dall’interno della porta socchiusa. Autoritaria. Definitiva.

«Rowena non ha voce in capitolo.»

Mi bastò meno di un battito di cuore per riconoscerla.

La voce di mio marito.

«Ho già accettato di sposare Virella», disse. «È deciso. Sono l’Alpha del branco Moonreign.»

Quelle parole mi colpirono come un secchio d’acqua gelata, spegnendo ogni scintilla di gioia e di nostalgia nel petto.

Virella? Chi era Virella?

Mio marito—l’uomo che mi aveva chiesto di aspettarlo—ora progettava di sposare un’altra?

Spalancai la porta senza pensarci, con una forza che sorprese perfino me. Ogni testa nella stanza si voltò verso di me.

Kaelen sedeva in silenzio sul suo trono da Alpha. Nonna Maelis occupava il suo posto abituale lì vicino, il volto una maschera di severa autorità. Mia suocera, Elira, sedeva appena più in basso e, quando i suoi occhi incrociarono i miei, lasciò uscire un sospiro sommesso. Gli altri presenti avevano espressioni che andavano dallo shock a una curiosità a malapena dissimulata. Ma il mio sguardo andò dritto all’unico volto che non riconoscevo.

Non c’era bisogno che qualcuno me lo dicesse: quella era la donna che Kaelen aveva chiamato Virella.

Non era bella secondo i canoni, eppure c’era qualcosa nel suo portamento: una snellezza che rasentava l’asprezza, un autocontrollo che pareva quasi studiato. I lineamenti erano scolpiti con finezza, i capelli scuri tirati indietro a scoprire l’elegante curva del collo. Eppure gli occhi la tradivano. Dentro c’era troppo: un’avidità mal dissimulata, un’arroganza a stento tenuta a freno.

Non avrei mai immaginato che un giorno mio marito mi avrebbe tradita per una donna così.

«Hai detto che avresti sposato chi?» Fissai lo sguardo su Virella, ma la domanda era rivolta a Kaelen. Nella mia voce c’era un peso tale che persino i membri più giovani del branco, nella stanza, si raddrizzarono d’istinto.

«Giovane Luna…» Hannah, la governante al servizio della famiglia Varkos da molti anni, fece un passo avanti con un sorriso tirato, chiaramente intenzionata a smussare gli angoli. «Si tratta solo di un malinteso…»

«Non stavo chiedendo a te.» La interruppi secca e poi, finalmente, mi voltai a guardare mio marito.

Tre anni l’avevano cambiato.

Era sempre stato un uomo affascinante, ma adesso il campo di battaglia gli aveva inciso addosso qualcosa di nuovo. Se ne stava seduto con un’immobilità che somigliava meno alla calma e più a un predatore a riposo. Ogni movimento, ogni minimo aggiustamento della postura portava con sé una corrente sotterranea di pericolo. Quello era un uomo che aveva imparato a decidere e a convivere con le conseguenze.

Anche lui mi stava osservando, gli occhi scuri indecifrabili. Ma io non distolsi lo sguardo.

«Lo chiedo a te, Alpha Kaelen.» La mia voce non tremò. «Chi hai detto che avresti sposato?»

Un sorriso freddo gli incurvò le labbra, come se la mia sfida lo divertisse invece di infastidirlo. Allungò una mano verso la donna al suo fianco e la attirò nel cerchio del suo braccio con deliberata naturalezza.

«Sposerò Virella,» annunciò. «Porta in grembo mio figlio.»

La sua mano si posò sul ventre di lei con una tenerezza che mi fece rivoltare lo stomaco.

Solo allora lo vidi: il lieve rigonfiamento sotto l’abito.

Ecco. Questa era la ragione.

La sensazione che mi afferrò non si lasciava descrivere. Come se una mano mi fosse entrata nel petto, avesse stretto il cuore e avesse cominciato a strizzarlo.

Per poco non barcollai. La mano di Velvet mi afferrò il gomito, reggendomi prima che potessi cadere.

«È questa l’educazione che ti hanno dato?» La voce di nonna Maelis tagliò la stanza come una lama. «Tuo marito torna dopo tre anni e le tue prime parole sono un’accusa?»

«Marito?» Deglutii contro il nodo che mi serrava la gola, ma quando parlai di nuovo la voce mi uscì più tagliente di prima. «Ho tenuto insieme questo branco per tre anni. Ho passato ogni notte insonne a preoccuparmi per la sua sicurezza. E quando finalmente torna, porta un’altra donna in casa nostra. Che razza di marito è questo?»

«Rowena…» La voce di Kaelen squarciò l’aria, tagliente di disappunto. «Proteggere il branco è dovere della Luna.»

«Era l’accordo che abbiamo fatto quando è stato combinato il nostro matrimonio» aggiunse, come se avessi bisogno che me lo ricordasse.

Quelle parole mi si conficcarono in gola come schegge di vetro, ma le costrinsi a uscire. «Allora dovresti ricordare anche che quell’accordo includeva la promessa di rispetto.»

«E forse non te l’ho dato?» In ogni sillaba gravava il peso del comando dell’Alpha. «Tre anni, Rowena. Non porti alcun mio marchio… eppure Moonreign ti ha chiamata Luna. Pur sapendo che sei arrivata senza una discendenza, senza una famiglia, senza un branco.»

L’autocompiacimento che gli serpeggiava nel tono mi fece rivoltare lo stomaco.

Tre anni prima ero stata abbastanza sciocca da provare qualcosa per quell’uomo.

«Quindi quello che mi stai dicendo» dissi lentamente «è che ho mandato avanti il tuo branco, amministrato il tuo territorio, tenuto insieme le tue alleanze… e adesso dovrei farmi da parte con grazia mentre mi sfilacci davanti l’amante?»

Un lampo d’irritazione gli attraversò il volto, sparendo com’era venuto. «Casa Varkos onora la propria parola. Ho fatto una promessa a tua madre. Non ti abbandonerò.»

«Ma Virella» proseguì, sostenendo il mio sguardo senza neppure l’ombra del calore che aveva illuminato la nostra notte di nozze «la prenderò anche come mia moglie.»

«Hai gestito bene il branco per tre anni, sì. Ma non hai dato a Varkos un erede. Virella porta in grembo mio figlio… e ha salvato i miei soldati, e la mia stessa vita, più di una volta sul campo di battaglia.»

Si raddrizzò, come se stesse pronunciando un verdetto generoso. «Potrai mantenere il tuo titolo di Luna. Virella condividerà con te lo stesso rango. Pari diritti. Pari voce nel branco.»

Tanta condiscendenza quasi mi strappò una risata.

Non mi aveva toccata la notte delle nozze. Era ripartito all’alba per il fronte e, quando era tornato, aveva già trovato un’altra. Un erede? Mi sarebbe servito prima un marito.

E Virella? Aveva versato sangue accanto a lui sul campo di battaglia. Io avevo messo in sicurezza le linee di rifornimento, negoziato alleanze, tenuto unito il branco perché lui avesse qualcosa a cui tornare. Ma, a quanto pareva, quello non valeva nulla.

Mi bruciavano gli occhi, ma mi rifiutai di lasciar cadere le lacrime. Quest’uomo non le aveva mai meritate.

«Lo stesso rango?» La voce mi uscì ruvida, ma ferma. «E cosa ti fa pensare che io lo accetterei?»

Sollevai il mento, fissandolo dritto negli occhi.

«Se questo è ciò che resta della tua promessa» dissi «io non ne voglio nulla.»

«Chiudiamola come si deve, Alpha Kaelen.»

Le mie parole calarono come una lama.

«Voglio il divorzio.»

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