Capitolo 5
Se solo le parole avessero potuto descriverla, ma sarebbe stato un insulto alla sua bellezza. Era perfetta. I capelli biondi e lucenti, gli occhi azzurri, il mento affilato e quel nasino la facevano sembrare un angelo sceso dal cielo. Liam Knight non credeva negli angeli, né nel paradiso o nell'inferno.
Ma vedendola, avrebbe potuto diventare un credente. Quella ragazza aveva tutto ciò che piaceva a Liam: curve, splendide curve in tutti i punti giusti. Le mani gli fremettero dal desiderio di toccare quella pelle morbida e setosa.
Sentì la gola secca per il bisogno. Non che non avesse mai visto una bella donna, anzi, ma per lei Liam sentiva l'urgenza di rivendicarla come sua.
Forse sposarla non sarebbe stata una cattiva idea.
Liam inclinò la testa. La sua attuale amante era aggrappata al suo braccio. Si avvicinò al suo orecchio e le sussurrò: «Vedi quella ragazza, Grace?».
Grace seguì lo sguardo di Liam e annuì. «Sì, signore».
«Bene, si chiama Aurora. Va' da lei e attacca bottone, con rispetto. Fai un complimento sulla sua bellezza o quello che fate voi ragazze, e poi chiamami perché vi raggiunga. Capito?».
Grace annuì. «Sì, signore».
Finora gli era piaciuta. Grace era il tipo di donna che piaceva a Liam: faceva quello che le veniva chiesto, senza fare domande. Sperava che la sua seduttrice fosse come lei, una a cui piaceva usare poche parole. Liam non tollerava le chiacchiere inutili. Prese un sorso di champagne e osservò la sua amante iniziare una conversazione con la donna che gli aveva scatenato un desiderio disperato per il suo corpo.
«Sei bellissima, Aurora, sembri una principessa. Il vestito ti sta d'incanto…».
Una donna che Aurora non conosceva nemmeno le stava facendo i complimenti. Aurora sollevò un sopracciglio perfettamente disegnato e fissò la donna che le stava di fronte con un calice di champagne in mano.
Una di quelle! Tutti vogliono farsi vedere con me. Arrampicatrici sociali!
Aurora le fece un cenno. «Grazie, signorina…» chiese, per sapere il suo nome, e la donna sorrise. «Grace Brown».
Aurora ricambiò educatamente il sorriso, poi vide un'anziana signora passarle accanto. Le fece un cenno del capo e, una volta che la donna si fu allontanata, tornò a dedicare la sua completa attenzione alla ragazza che le stava davanti.
«Non ho bisogno di sembrare una principessa, signorina Brown, perché sono una principessa. E le suggerisco di provare un altro modo per attirare l'attenzione delle celebrità qui presenti…» sottolineò, e il viso della ragazza avvampò per l'imbarazzo.
«Con permesso» sussurrò lei, e si allontanò.
Aurora si voltò verso le sue amiche, che stavano ridacchiando entrambe, con i calici di champagne che tremavano nelle loro mani.
«Sei stata davvero una stronza, Aurora» sbottò Emily, cercando di trattenersi dal ridere a crepapelle. Aurora alzò gli occhi al cielo.
«Queste arrampicatrici sociali sono ovunque. Voglio dire, fatti una vita, tesoro» borbottò Aurora, sorseggiando il suo champagne analcolico mentre guardava con invidia il drink alcolico dell'amica.
«Non ci pensare nemmeno. Non ho intenzione di gestire di nuovo il tuo culo ubriaco, Aurora. Il ricordo di quel giorno mi fa ancora venire i brividi» mormorò Susan.
Imbarazzata fino al midollo, Aurora abbassò lo sguardo. Avete capito bene: Aurora Kings si vergognava per l'incidente con la macchina.
«Non ricordarmi quel giorno e andiamo a fare un po' di shopping. Guarda che modelli. Questa mostra ha delle opzioni stupende per noi. Dobbiamo approfittarne!» disse Emily, cercando di cambiare argomento e riportare l'attenzione al presente.
«Neanche per sogno, io so disegnare cose migliori di queste. Però, insomma, è The Belle…» replicò Aurora con un filo di presunzione. E perché no? Era Aurora King, la figlia di un miliardario. Suo padre poteva comprarle tutto ciò che voleva con uno schiocco di dita.
Quindi non sbagliava a dire di essere nata principessa.
Sia Susan che Emily annuirono. «Lo sappiamo, tesoro.» Mandarono un bacio a mezz'aria ad Aurora.
«Okay, ragazze, ricomponetevi. Sta per arrivare Kevin e tu, mia cara Aurora, devi parlargli. Ci serve per il nostro marchio» ordinò Susan.
Aurora si schiarì la gola, sfoderò di nuovo un sorriso cortese e attese che il capo designer di THE BELLE facesse il suo grande ingresso.
La gente applaudì, e Aurora e le sue amiche si unirono al coro. Tutti si congratularono con lui per l'ennesimo successo, mentre riceveva il premio come designer del mese.
Susan diede una leggera spinta ad Aurora che, cogliendo il suggerimento, si mosse in direzione dello stilista e si presentò.
Lui le sorrise. «Ah! Signorina Kings, spero che le siano piaciuti i modelli» chiese Kevin, senza mai smettere di sorridere.
Aurora annuì. «Sono fantastici, signor Rawls, ma ha deciso qualcosa riguardo alla mia offerta?»
Kevin sospirò. «Le ho già comunicato la mia proposta, signorina Kings. Non lavorerò con lei.»
Ad Aurora non piacque il modo in cui le aveva risposto, ma rimase in silenzio. «Lei è la figlia di Ethan King, il mondo è ai suoi piedi. Non ha bisogno di nessuno se vuole lanciare un suo marchio, ma il mio consiglio resta lo stesso: prima deve studiare design di gioielli. Per il resto, la decisione spetta a lei. In bocca al lupo per il suo futuro.» Detto questo, si congedò.
Aurora rimase a fissarlo. Il suo orgoglio era ferito. Come aveva osato rifiutarla in quel modo?
«Che ha detto?» chiese Susan, avvicinandosi.
«Che non si unirà al nostro marchio. Mi ha consigliato di studiare prima design di gioielli. Ti rendi conto?» sbottò lei, strappando il bicchiere di superalcolico dalle mani di Susan e scolandoselo d'un fiato.
«Aurora, non lo reggi l'alcol.»
Aurora non l'ascoltava. «Vedrai, deve solo vedere i miei bozzetti. Sono sicura che dopo accetterà la mia offerta.»
Susan scosse la testa. «Ha rifiutato due volte, Aurora.»
Emily le raggiunse. «Oh, no! Non ditemi che ha rifiutato. Di nuovo.»
La fulminarono entrambe con uno sguardo omicida. «Esatto!» dissero all'unisono, spingendo Emily ad afferrare due cocktail dal vassoio di un cameriere di passaggio.
Aurora gliene sfilò uno. «Stasera ne ho bisogno. Al diavolo le conseguenze» borbottò, tracannando anche quello.
«Aspettatemi qui.» Aurora tornò a cercare Kevin un'ultima volta, ma la sua risposta fu la stessa.
«Arrgh!» urlò Aurora a denti stretti. I suoi occhi caddero su un cameriere e afferrò un bicchiere di una qualche bevanda alcolica, bevendone una lunga sorsata.
Nel frattempo, Liam era furibondo dopo che Grace gli aveva riferito le parole di Aurora. Strinse le mani a pugno e si mise a cercarla.
«Signor Knight? Che piacere incontrarla qui.» Era il sindaco della British Columbia. Liam sorrise e gli strinse educatamente la mano.
«Signor Wendell, piacere mio.» I suoi occhi cercavano Aurora, ma non riusciva a trovarla e non poteva andarsene di punto in bianco. Mafia a parte, Liam Knight era un uomo d'affari legittimo, o almeno questo era ciò che voleva far credere alla gente. Finalmente, quando l'uomo si allontanò, lo sguardo di Liam tornò a vagare in cerca di Aurora e la trovò, da sola, con un drink in mano.
Iniziò a camminare verso di lei, ma si imbatté in Alexandrios. «Amico?»
«Alex, presentami a lei» ordinò all'amico, che si voltò verso Aurora e rimase di sasso.
«Liam, lei è...»
«So chi è e voglio che tu mi presenti a lei. Adesso.»
Ad Alexandrios non piacque il tono di Liam, ma capì che aveva qualcosa in testa, perciò lasciò correre. «Vieni.»
«Signorina King, lei è bellissima...» Aurora sentì di nuovo quelle parole e si irritò.
Perché non mi lasciano semplicemente in pace?
«Levati di torno!» borbottò senza nemmeno degnare di uno sguardo il proprietario di quella voce e si allontanò, lasciando Liam e Alexandrios impalati lì.
«Direi che la signorina non era in vena di complimenti...»
Ma Liam non stava ascoltando l'amico. I suoi occhi si incupirono per la rabbia. Quella vipera lo aveva appena insultato.
Era furioso. Liam strinse la mano a pugno e le camminò dietro. Era venuto per incontrarla e l'avrebbe incontrata. Fine della storia!
Aurora si trovava nel retro della galleria, in un piccolo giardino. Continuava a fissare il liquido nel bicchiere di cristallo. I suoi amici la stavano sicuramente cercando, ma non le importava, non in quel momento almeno.
Avrebbe voluto chiamare suo padre e chiedergli di costringere Kevin ad accettare la sua offerta, ma no, non l'avrebbe fatto. Però lo avrebbe chiamato per farsi organizzare un incontro con lui. «Gufo arrogante!» sbuffò.
«Brutta giornata?» sentì una voce, e si irritò di nuovo. Un altro dei suoi ammiratori. Sapeva di essere bella e non aveva bisogno che qualcuno glielo dicesse. Era stanca di tutti quei complimenti.
Aurora si voltò. La vista le si annebbiava, ma riuscì comunque a mantenere un tono sobrio. «Vattene, non ti stanchi mai? Fatti una vita!»
Liam rimase di sasso. «Sono solo venuto per fare conversazione…» tentò comunque di essere educato.
«Oh, vaffanculo, amico. Non mi interessa la tua stupida conversazione né la tua brutta faccia, quindi levati di torno» sbottò lei, furiosa.
E Liam ne ebbe abbastanza. Basta fare il gentile con quella vipera. Le afferrò la mano con forza. «Zitta!» I suoi occhi si incupirono.
Aurora era fuori di sé dalla rabbia. «Ah! Come ti permetti di toccarmi, bruto?» gridò, lanciandogli in faccia il resto del suo drink. Liam chiuse istintivamente gli occhi e la sua presa su di lei si allentò un po’, ma non le lasciò la mano. Quella ragazza doveva imparare la lezione per aver insultato Liam Knight.
«Toglimi di dosso le tue sporche mani, gufo arrogante» ringhiò lei, attaccandogli il viso con le unghie affilate.
«Cazzo!» imprecò lui, quando un'unghia gli si conficcò nell'occhio destro. La presa di Liam sulla sua mano si allentò ancora un po' e lei lo spinse via. Lui perse l'equilibrio e finì dritto nella fontana. Vedendolo così, Aurora scoppiò a ridere. Il suono della sua risata trafisse le orecchie di Liam, come se qualcuno vi avesse versato lava bollente.
«Oh! Povero porco!» lo schernì. «Non provare più ad avvicinarti, o ti caverò gli occhi con le mie unghie» e, detto questo, corse via, lasciandosi alle spalle un Liam furibondo.
Le narici di Liam si dilatarono per la rabbia. Si asciugò il viso con una mano, mentre l'altra era ancora premuta sull'occhio destro. «Viziata che non sei altro, verrai punita per questo. Severamente punita.»
Decise in quel preciso istante che quella vipera sarebbe diventata sua moglie, anche a costo di tingere di rosso sangue le strade di tutto il Canada.
Ti farò mia. Mia da punire e mia da amare, moglie! Finché morte non ci separi
