Capitolo 1
Il punto di vista di Athena
«Diana?»
Sollevando lo sguardo, non potei fare a meno di squadrare la ragazza che mi stava di fronte. Capelli biondo chiaro e occhi color smeraldo, entrambi tanto belli quanto letali, incorniciavano il suo metro e settantatré di altezza. Indossava un vestitino estivo azzurro che si allargava leggermente in vita e un paio di tacchi beige.
«Ho sentito che la mamma ti ha detto che devi aiutare me e Brian con il Ballo dell'Unione» sogghignò Diana, fermandosi davanti a me con le braccia conserte, come se avesse origliato la conversazione tra me e zia Leah.
«Come se avessi scelta» borbottai, abbassando gli occhi sul pavimento. «Anche se… non capisco perché tu debba partecipare al ballo, visto che ti scopi il mio ex-compagno.»
Mi preparai all'impatto. Sapevo cosa sarebbe successo pronunciando quelle parole e, non appena mi lasciarono le labbra, ebbi ragione. Mi spinse contro la porta della mia camera, facendomi conficcare la maniglia nella parte bassa della schiena.
«Ascoltami bene, puttana! Jacob è troppo per te. La Dea della Luna ha fatto un terribile errore ad accoppiarvi e, per una volta, sono grata che ti abbia rifiutata» sibilò Diana, stringendo la presa su di me.
«V-vaffanculo…» ringhiai, cercando di liberarmi. La sua stretta era forte per essere la figlia di un Beta.
«Si può fare» replicò Diana con un sorrisetto, avvicinandosi ancora di più. «Dopotutto, è l'unica cosa che Jacob ama fare quando è con me.»
A quelle parole, non potei fare a meno di ricordare quel giorno fatidico. Un giorno che non avrei mai dimenticato. Avevo appena compiuto diciotto anni ed ero fuori dal liceo del branco quando percepii il profumo più meraviglioso del mondo. Un odore di pino e fumo, un sentore terroso che mi incuriosì, perché non avevo mai sentito niente di simile prima. Intanto, Artemis camminava avanti e indietro nella mia mente.
Tutto bene? le chiesi.
Sento qualcosa… Oggi sarà un giorno speciale osservò Artemis, continuando a passeggiare nervosamente.
Speciale, dici? risposi, continuando a cercare la fonte di quel profumo, che alla fine mi condusse verso una piccola radura a lato della scuola e verso l'unica persona a cui apparteneva.
«No…» sussurrai. A pochi metri da me c'era nientemeno che Jacob. Jacob Blackwood, il futuro Alpha del branco Moon Walker e il più grande playboy della scuola.
Il punto di vista di Jacob
La giornata era iniziata normalmente, o per lo meno nel modo più normale possibile, mentre aspettavo Diana. Mancavano solo pochi minuti all'inizio delle lezioni e la desideravo disperatamente; il mio lupo, Koga, era sulle spine.
Tutto bene, amico? gli chiesi.
C'è qualcosa che non va grugnì Koga, continuando a camminare avanti e indietro.
Riesci a capire cosa? domandai di nuovo.
NO ringhiò lui.
Proprio in quel momento, prima che potessi rispondere, sentii due braccia avvolgermi e un profumo familiare mi investì, facendomi sorridere perché sapevo che era Diana. «Piccolo» mi sussurrò all'orecchio la voce che avevo imparato ad amare, mentre mi stringeva.
«Ehi, piccola» risposi, chinandomi a baciarla. Un piccolo gemito le sfuggì dalle labbra. Stavamo ancora baciandoci quando fui improvvisamente colpito da un altro odore, un profumo che mi fece desiderare di più e che fece fare le fusa a Koga come un gattino.
COMPAGNA disse Koga, cercando di individuarla con lo sguardo.
Davvero? chiesi, sforzandomi di cercarla con discrezione. Era inutile che Diana scoprisse chi fosse, dato che noi due non eravamo veri compagni, dopotutto. Ma mentre il mio sguardo continuava a vagare, i miei occhi si posarono infine su quelli di sua cugina, Athena. Come la maggior parte delle ragazze, Athena era alta circa un metro e settanta e si trovava non molto lontano da noi; i suoi lunghi capelli castani e i bellissimi occhi azzurri accentuavano i suoi lineamenti esotici e la pelle candida.
Merda! gemetti mentalmente. Athena era la mia compagna e, sebbene dovessi ammettere che era bellissima, era chiaro che non la amavo. Il mio cuore apparteneva a Diana, sua cugina.
Ringhiando, mi allontanai con Diana dalla scuola, verso una piccola radura. Il profumo mi seguì per tutto il tragitto, quindi Athena doveva avermi seguito e, a giudicare dalla sua espressione, doveva aver capito anche lei che eravamo compagni. Questo rendeva il mio imminente rifiuto ancora più dolce.
«Faresti meglio a non provarci» ringhia Koga in tono minaccioso, non volendo perdere la compagna che la Dea gli ha donato.
«Amico… non è altro che una misera Omega… Non vale il nostro tempo, né il nostro amore» gli faccio notare. «E poi, Diana è molto meglio di quanto lei sarà mai, e in più è la figlia di un Beta.»
«No… io voglio la compagna» si lamenta Koga.
«Beh, non se ne parla, e la questione è chiusa.» Detto questo, mi scosto delicatamente da Diana e mi dirigo verso Athena, la mia quasi ex-compagna.
Il punto di vista di Athena
Merda! Merda! Merda! comincio a imprecare tra me e me, osservando lentamente Jacob che si avvicina a noi. So già cosa sta per succedere: i suoi profondi occhi blu oceano non mostrano alcuna traccia di amore o accettazione, ma solo una fredda durezza. La sua figura di un metro e settantacinque copre la breve distanza che ci separa, facendomi trasalire quando sento di nuovo il suo odore. Artemis, intanto, si agita nella mia mente.
Lui non ci ama, ci rifiuterà, le dico, continuando a guardarlo mentre si passa una mano tra i corti capelli castani, fermandosi in silenzio davanti a me.
Il compagno ci ama, piagnucola Artemis, che desiderava il suo compagno tanto quanto me.
No, LUI non ci ama, sottolineo la parola LUI per essere chiara.
«La Dea della Luna deve avermi fatto un brutto scherzo ad accoppiarmi con una lupa così debole» sogghigna Jacob, facendomi sbattere le palpebre.
«Debole?» chiedo, domandandomi perché pensi una cosa del genere, prima di ricordare che era tutta colpa di Diana, che amava diffondere bugie sul mio conto.
«Sì, debole e patetica… Tu non sei altro che un'Omega, mentre io sono un Alpha» sbuffa Jacob, chiaramente troppo pieno di sé per rendersi conto che anch'io ero un'Alpha, solo non di questo branco, ma di quello della Valle della Luna. Il mio branco, quello distrutto durante un attacco dei Rinnegati.
«Beh, allora, se sono troppo debole per essere la tua Luna, perché non mi rifiuti e la facciamo finita?» dico, sentendo il cuore andare in mille pezzi al pensiero che al mio stesso compagno non importi di noi, né gli importi abbastanza da darci una possibilità.
«Con piacere» risponde Jacob. Artemis geme tristemente nella mia mente; entrambe sappiamo cosa sta per accadere.
Non preoccuparti, Artemis… Lui non ci merita, le dico con coraggio, anche se quelle parole offrono ben poco conforto persino a me.
Hai ragione, dolce bambina… La Dea della Luna ci darà un'altra possibilità di amare e ci donerà qualcuno che ci amerà davvero.
Annuendo, trattengo il respiro, in attesa delle parole che sapevo mi avrebbero causato un dolore immenso. Era raro che un lupo rifiutasse il proprio compagno, specialmente quello predestinato, ma nonostante ciò molti lo facevano per poter scegliere un partner di loro gradimento, uno che volevano più del compagno donato dalla Dea.
«Io, futuro Alpha, Jacob Blackwood, con la presente rifiuto te, Athena Moonblood, come mia compagna e futura Luna di questo branco» pronuncia Jacob con voce ferma. Un'ondata di dolore ci travolge mentre il nostro legame di compagni inizia a spezzarsi.
«Io, Athena Moonblood, con la presente accet…» Improvvisamente, prima che possa finire la frase, la mano di Jacob si stringe attorno al mio collo, bloccando le parole che ho un disperato bisogno di pronunciare.
«NO! Tu NON lo accetterai» ringhia Jacob, continuando a stringermi la gola. Cerco di togliere la sua mano, mentre lui tenta di impedirmi di completare il rifiuto, una parte di lui che vuole ancora avere una qualche forma di controllo su di me.
In preda al panico, lo colpisco con un calcio, facendolo guaire. La sua mano finalmente allenta la presa, dandomi la possibilità di cui avevo bisogno per finire.
«Io, Athena Moonblood, con la presente accetto il tuo rifiuto e sciolgo ogni legame con te e con la futura Luna di questo branco.»
Appena pronunciate le parole, lo sento: lo schiocco finale del legame di compagni, che ci fa cadere entrambi in ginocchio dal dolore. Diana si affretta ad aiutare Jacob.
«Aspetta solo che lo dica a mamma e papà, si arrabbieranno tantissimo con te per aver cercato di rubarmi il compagno» si lamenta Diana, mentre io cerco di riprendere fiato. Il dolore si attenua lentamente, grazie al fatto di essere la figlia di un Alpha.
«Compagno? Più che altro una ladra» sbotto a denti stretti, lottando per rimettermi in piedi con uno sguardo furioso. «Doveva essere mio, ma grazie a te non lo è più.» E detto questo, corro via.
