Capitolo 4
Il punto di vista di Athena
«Athena…» mi chiama una voce pacata mentre riprendo lentamente i sensi, dopo essermi arresa all'oscurità una volta che mio zio e mio cugino mi avevano lasciata completamente sola.
«Mh?» mormoro, ancora frastornata dagli eventi del giorno prima.
«Athena? Stai bene?» chiede la voce, facendosi via via più chiara e permettendomi finalmente di capire chi stesse cercando di parlarmi.
«A-Artemis?» domando, incerta se stessi sentendo bene, dato che la mia lupa avrebbe dovuto ancora dormire per via del licantropo che mio zio mi aveva iniettato prima del suo gioco perverso.
«Sì, dolce bambina mia, sono io. Mi dispiace tanto di non essere stata abbastanza forte da aiutarti» piange Artemis, cominciando a guaire e a lamentarsi, sconvolta dal fatto di non essere riuscita a proteggermi.
«M-ma come? Dovresti ancora dormire» le dico, non capendo bene la situazione. «Pensavo che dormissi fino a domattina, di solito va così quando ci iniettano il licantropo».
«Athena… è già mattina. Siamo state in cantina tutta la notte. Ho iniziato a curare le tue ferite non appena l'Omega della nostra famiglia è sceso a lavarti via tutto il sangue e a toglierti il bavaglio» risponde Artemis.
«Impossibile» le dico. «Me ne sarei accorta se qualcun altro avesse provato a toccarmi».
«Non se sei svenuta. Siamo state qui tutta la notte, incatenate a quella maledetta trave di sostegno, dopo che nostro zio e nostro cugino si sono sfogati su di noi» sussurra Artemis con tristezza, desiderando che non fosse vero.
Aggrottando la fronte, provo a muovere le braccia, solo per rendermi conto che sono intorpidite, il che significa che tutta la mia famiglia mi ha lasciata lì sotto senza nemmeno liberarmi. Infuriata da quel pensiero, comincio a divincolarmi, cercando di muovere le braccia mentre un'ondata di frustrazione mi travolge. Proprio in quel momento, la porta della cantina si apre e il rumore di passi ci accoglie mentre scendono le scale.
«Oh, Athena» mi chiama una voce che conoscevo fin troppo bene e che, dopo gli eventi della notte scorsa, avrei temuto per sempre, finché non fossi stata lontana da questo branco. «È ora di svegliarsi, dolce Athena» fa le fusa la voce mentre si avvicina lentamente. I miei occhi azzurri si alzano a fatica per incrociare quelli verdi di mio zio. Il suono della sua voce mi fa trasalire, presagendo cosa sarebbe successo se non avessi obbedito.
«Buongiorno, zio» dico a denti stretti, con la bocca ancora indolenzita dal bavaglio che avevo tenuto fino a poco prima. Artemis ringhia dentro di me, furiosa perché lui ci aveva fatto del male quando avrebbe dovuto essere la nostra famiglia, il nostro protettore.
«Così mi piaci, brava bambina» sogghigna Collin, mentre i suoi occhi iniziano a vagare sul mio corpo. Brividi mi percorrono la schiena mentre mi squadra da capo a piedi, prima di parlare di nuovo. «Non dimenticare che oggi devi aiutare Diana e Brian con il Ballo, quindi se sento dire che non lo fai, ce ne torniamo dritti dritti qui, capito?»
Annuisco, cercando di tenere i miei pensieri per me.
«A parole, Athena» ringhia Collin, a cui non piaceva quando non parlavo.
«Sì… zio» mormoro, tenendo la testa bassa mentre lo sento avvicinarsi per slacciarmi le manette. Una volta libera, abbasso lentamente le braccia, cercando di massaggiarle per far tornare la circolazione, mentre le ferite guariscono grazie ad Artemis.
«Bene. Ora vestiti. Diana e Brian ti stanno aspettando alla casa del branco, quindi datti una mossa». Detto questo, si gira e se ne va, lasciandomi vestire in silenzio. Mi avvicino per vedere quali vestiti puliti mi avessero preparato, dato che i miei erano stati fatti a pezzi da Brian e dal suo coltello.
«Deve averli portati l'Omega della nostra famiglia» sussurro, infilandomi i vestiti: un paio di mutandine di cotone nero, un reggiseno a maglietta, una canottiera azzurra, degli shorts di jeans neri e un paio di scarpe di tela nere.
Appena finito, mi sistemo velocemente i capelli prima di correre su per le scale della cantina, per paura che mio zio cambi idea, e mi precipito verso la casa del branco, dove tra soli due giorni si sarebbe tenuto il Ballo dell'Unione.
-Casa del Branco-
«Dov'è quella stronza?» urla Diana, che non voleva essere lì. Avrebbe preferito passare la giornata con Jacob ma, con sua sorpresa, i suoi genitori avevano obbligato a essere presente anche lei, proprio come Brian.
«Tranquilla, nostro padre mi ha appena contattato mentalmente per dirmi che l'ha liberata dalle cantine, quindi dovrebbe arrivare a momenti» risponde Brian, che, come la sorella, non voleva essere lì, ma sapeva che dovevano tenere d'occhio Athena per conto del padre.
«Sai, non capisco perché mamma e papà l'abbiano portata qui. Non è che la mamma e la Luna Selene fossero davvero sorelle. L'Alpha avrebbe dovuto lasciare che i Rogue la uccidessero» sbuffa Diana, consapevole della natura del loro legame, a differenza di Athena stessa.
«Perché... l'Alpha non sopportava l'idea di vederla morire per mano dei Rogue. Anche se la Luna Selene e nostra madre erano solo sorellastre, l'Alpha sapeva che, se fosse successo loro qualcosa, Athena sarebbe stata amata dalla sua famiglia. Peccato per loro che non riescano a trovare gli altri zii» sogghigna Brian. Anche lui era a conoscenza della famiglia di Athena e del fatto che suo padre fosse uno di tre gemelli, e che gli altri due fratelli facessero parte di branchi diversi; nessuno, però, sapeva quali, lasciando Athena alla loro mercé.
«Speriamo che decidano di restare spariti per sempre, perché se mai si venisse a sapere quanto male abbiamo trattato Athena, quegli zii ci farebbero a pezzi» afferma Diana, ignara che Athena li stesse ascoltando, al sicuro nell'ombra.
Sorellastra, zii... Chi? Cosa? Dove? I pensieri mi si affollano nella mente. Non sapevo nemmeno di avere altri parenti ma, d'altra parte, non ricordo molto della mia infanzia, né di quella notte in cui è successo tutto. È come se anche una parte di me fosse scomparsa.
Non preoccuparti, lo scopriremo insieme, risponde Artemis, come se avesse percepito l'ansia di Athena.
E se non ci riusciamo? Sono davvero bloccata qui? L'Alpha non sa nemmeno cosa ci succede, come dovrei sopravvivere se non riusciamo a venirne a capo? le chiedo, con la mente che corre all'impazzata.
Tesoro, ti preoccupi troppo. Per ora concentriamoci sul Ballo dell'Unione, okay? Qualcosa mi dice che lì troveremo il nostro compagno della seconda occasione, fa le fusa Artemis, che si stava eccitando al solo pensiero di trovare il nostro nuovo compagno.
Compagno? sbatto le palpebre, cercando di ricordare cosa si provasse ad averne uno.
Sì. Ora vai, prima che i tuoi perfidi cugini ti mettano in altri guai, borbotta Artemis, cercando di spingermi verso la sala da ballo prima che Diana e Brian possano fare qualche danno serio.
Prendendolo come un segnale, mi muovo rapidamente per entrare nella stanza. «ECCOMI! Scusate il ritardo» grido, avvicinandomi lentamente ai due.
«FINALMENTE! È più di un'ora che ti aspettiamo» si acciglia Diana, ignara che Athena avesse sentito tutta la loro conversazione di poco prima.
«Scusate, sono stata... trattenuta» sussurro, sapendo che entrambi erano al corrente del fatto che fossi rimasta chiusa in cantina la notte precedente, e che ora si comportavano come se il mio ritardo fosse stata una scelta.
«Sì, sì, lo sappiamo. Allora, mamma e papà hanno detto che devi aiutarci, altrimenti ci saranno delle conseguenze» osserva Brian, guardando entrambe le ragazze e sapendo che Diana avrebbe potuto facilmente scaricare tutto il lavoro su Athena, se avesse voluto.
«Lo so» dico. «Da cosa devo iniziare?»
«AH! Tu? Aiuterai gli Omega con il cibo e le bevande, se sei fortunata. Ma per ora, tocca a te aiutare con le decorazioni» sogghigna Diana, indicando delle scatole piene di addobbi di ogni tipo.
Con una smorfia, mi volto a guardare dove stava indicando Diana e impallidisco. Come dovrei fare tutto questo? dico ad Artemis, mentre i miei occhi notano ogni sorta di luci e festoni, insieme a un sacco di altra roba.
Niente panico, dice Artemis, che aveva colto il mio improvviso disagio.
Ma...
Niente ma... dobbiamo farlo. E con questo, Artemis chiude la sua parte del collegamento.
Sospirando, mi avvicino lentamente alle scatole solo per vedere cosa contenessero, grata che non sembrasse un lavoro terribile. Mi volto per guardare di nuovo i miei cugini prima di parlare. «Mi aiuterete?»
«Noi? Santo cielo, no. Abbiamo i nostri compiti da svolgere. Questo è tuo e farai meglio a finirlo entro l'ora di cena, altrimenti avviseremo nostro padre» dice Diana con un sorrisetto, mentre lei e Brian si allontanano, lasciandomi ad affrontare la sala da ballo da sola.
