L'erede di Bloodmoon

L’aria della notte era frizzante, il suo tocco fresco una carezza lenitiva sulla pelle di Amani mentre se ne stava sul balcone a guardare il sole inabissarsi sotto l’orizzonte. Quel giorno compiva diciott’anni, e nell’aria vibrava l’attesa per i preparativi della festa che si stavano svolgendo. Tra gli illustri invitati c’erano diversi branchi di alto rango, incluso il venerato Regno Reale, Blackclaw.

I genitori di Amani non avevano mai ospitato raduni del genere nella loro tenuta, né le avevano concesso libertà al di fuori dei confini del branco, ma quella notte era diversa. Suo padre intendeva riunire tutti i branchi più insigni per uno scopo importante: dichiararla formalmente futura Alpha di Bloodmoon, una tradizione che riecheggiava le usanze della loro specie fin dai tempi antichi.

«Alpha di Bloodmoon» continuava a ripetersi nella testa.

Era un titolo di cui non si sentiva degna, un fardello di pressioni indesiderate, specialmente per lei. In tutta la storia della sua specie, non c’era mai stata un’Alpha femmina prima di lei. Nata con il marchio, come ogni Alpha che l’aveva preceduta, quella notte avrebbe affrontato la sua prima trasformazione. I Lycan di solito si trasformavano a mezzanotte del loro compleanno, tra i sedici e i diciotto anni. Gli Alpha in genere si trasformavano prima dei loro coetanei, ma la lupa di Amani non era ancora emersa. Nessun Lycan si era mai trasformato dopo i diciotto anni, perciò i suoi genitori erano certi che quella sarebbe stata la sua notte.

I genitori di Amani speravano che trovasse il suo compagno, ma quella era l’ultima delle sue preoccupazioni. Comunque non l’avrebbe percepito, non senza la sua lupa. Se però il suo compagno avesse avuto il suo lupo, l’avrebbe riconosciuta ben prima di quell’ora. Amani era troppo distratta e nervosa all’idea di trovarsi in presenza di così tanti Lycan che non aveva mai incontrato. Si sarebbe trovata faccia a faccia con il Re Alpha, Zander Savage, che a quanto si diceva era proprio questo: un selvaggio. Per lui, in amore e in guerra tutto era lecito. La Regina Luna, Cara, era nota per essere una lupa battagliera, e il loro figlio, il principe Malakai, aveva una reputazione a dir poco degna di nota.

Amani aveva sentito storie sulla forza e l’abilità ineguagliabili del principe Malakai in battaglia, seconde solo a quelle di suo padre. A ventun anni, aveva già piena familiarità con il suo lupo, il che lo rendeva una vera e propria forza della natura. Conosciuto per il suo atteggiamento oscuro e minaccioso, non era chiaro se fosse rispettato per il suo titolo o perché la sua stessa presenza lo esigeva. Gli uomini non osavano guardarlo negli occhi e le lupe cadevano ai suoi piedi.

Amani non poteva sfuggire alle chiacchiere incessanti sull’aspetto magnetico del principe: alcuni lo definivano addirittura il Lycan più bello mai esistito. La sua fama con le donne era notoria; seguiva un ciclo prevedibile di seduzione, rifiuto e ripetizione. Eppure, pur conoscendo i suoi modi, le lupe si mettevano comunque in fila, ansiose di essere la sua prossima conquista. «Idiote» borbottò Amani tra sé, completamente perplessa dalla loro disperazione. La sola idea di soccombere al suo fascino la faceva sogghignare; sapeva che la sua ferrea determinazione non avrebbe mai vacillato in sua presenza.

Improvvisamente, un’ondata di profondo disagio travolse Amani, agitandole le viscere. Sebbene il nervosismo per la festa fosse prevedibile, quella particolare sensazione era sinistra e inspiegabile. Il suo sguardo scrutò l’oscurità del giardino sottostante, dove si ritrovò ipnotizzata dal paio di occhi azzurri più ammalianti che avesse mai visto. Socchiuse le palpebre, sforzandosi di capire se fosse un’illusione ottica. Ma quegli occhi penetranti la tenevano in pugno, e la loro intensità accese un fuoco dentro di lei. Avvinti in uno scambio silenzioso, fu come se avessero stretto un patto indissolubile per non distogliere mai più lo sguardo.

«Amani, eccoti finalmente!» Il tono concitato di sua madre infranse le fantasticherie di Amani, richiamandola bruscamente alla realtà. «Ti ho cercata dappertutto. Gli ospiti arriveranno da un momento all'altro. Che ci fai qui fuori?»

«Scusa, mamma, io…» Lo sguardo di Amani corse di nuovo verso il giardino, ma gli enigmatici occhi blu erano svaniti, tanto da farle dubitare dei propri sensi. «Avevo bisogno di un attimo di pace prima del caos della festa» spiegò, voltandosi verso la madre, che per un istante rimase senza parole alla vista della figlia.

«Che c’è?» chiese Amani, notando la reazione commossa della madre.

Lacrime brillarono negli occhi della donna mentre contemplava lo splendore di Amani. «Sei… sei un vero incanto.»

Amani represse l'istinto di alzare gli occhi al cielo mentre si esaminava l'abito. Si sentiva completamente fuori posto nell'abito di raso rosso fuoco senza spalline che sua madre aveva insistito perché indossasse. I suoi lunghi ricci color caramello scuro erano elegantemente raccolti e impreziositi da un abbagliante fermaglio di diamanti, mentre la sua cameriera le aveva applicato con maestria il trucco per accentuare i suoi luminosi occhi verde smeraldo. Nonostante fosse stata educata come una vera signora, lo stile personale di Amani aveva un tocco più grintoso, che di solito si discostava da abiti sfarzosi e collane di perle. Tuttavia, per la felicità di sua madre, accettò di malavoglia di stare al gioco.

«Mi sta bene il vestito?» domandò Amani con un sorriso forzato.

Sua madre annuì, sventolandosi una mano davanti agli occhi per non rovinarsi il trucco con le lacrime. «È meraviglioso… Tu sei meravigliosa, sembri una signora matura e stimata. Quando sei cresciuta così in fretta, e come ho fatto a non accorgermene?»

Amani sorrise teneramente alla madre e l'abbracciò con calore. «Sarò sempre la tua bambina, mamma.»

Si godettero quel momento di dolcezza finché la loro quiete non fu infranta dal suono acuto di urla agghiaccianti che echeggiarono intorno a loro.

Amani e sua madre si precipitarono dentro e scoprirono che il palazzo era sul punto di essere completamente preso d'assalto. Le tende erano ormai fradice di schizzi di sangue e i cadaveri ricoprivano il pavimento. Il Beta Darius e alcune altre guardie stavano difendendo Casa Constantine a costo della vita. Quando il Beta vide Amani e la Luna Selene, un lampo di sollievo gli attraversò lo sguardo.

«Abbiamo sbarrato porte e finestre. Dobbiamo portarvi via di qui, subito!» La voce di Darius era sopraffatta dall'urgenza.

«Cosa sta succedendo, Darius?» pretese di sapere Selene, con la voce che tremava dal panico. «Dov'è Saul?»

«Siamo sotto assedio, Luna» la informò in fretta il Beta Darius, afferrandole saldamente per le braccia. «L'Alpha e la sua guardia stanno respingendo gli aggressori. Dobbiamo portare te e Amani nelle Terre dei Rinnegati immediatamente. Useremo il passaggio sotterraneo.»

Selene si liberò con uno strattone. «Chi ci sta attaccando, Darius?! Che sta succedendo?!»

«È il Re Alpha… Non abbiamo tempo da perdere. Dobbiamo andarcene subito, Luna!»

Darius e le altre tre guardie tenevano d'occhio il portone principale. Dall'altra parte, dei lupi ci si stavano scagliando contro, provocando crepe che si irradiavano sul legno come ragnatele. Era evidente che i catenacci non avrebbero retto ancora a lungo.

Selene prese la mano di Amani e si affrettarono verso la botola nascosta nel pavimento che conduceva al passaggio sotterraneo. Le guardie si calarono per prime, seguite da Amani, che Darius aiutò a scendere mentre gli altri la sorreggevano dal basso. Poi scese Selene e, infine, si calò Darius, che richiuse la botola appena un attimo prima che i lupi assetati di sangue sfondassero le porte.

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