Questo non è un angelo

Amani si svegliò sotto delle luci accecanti, troppo intense per i suoi occhi non ancora abituati. Si portò una mano al viso, sfiorando con la punta delle dita la benda che le copriva un occhio. La confusione la travolse mentre esaminava l’ambiente sconosciuto, e il panico cominciò a montarle dentro. Si mise a sedere, tentando di scendere dal letto, ma qualcuno la tenne subito ferma, impedendole qualsiasi movimento.

«No… ti prego, lasciami andare…» supplicò, divincolandosi contro quella forza invisibile.

«Si è svegliata di nuovo! Portatele un altro sedativo!» ordinò una voce profonda.

La parola “sedativo” gettò Amani nel panico più totale. Perché mai qualcuno avrebbe voluto sedarla? Sentendosi sempre meno al sicuro, il suo unico obiettivo divenne la fuga. Doveva trovare il suo branco, o quello che ne restava. Mentre i ricordi dell’attacco a Bloodmoon le inondavano la mente, sentì il cuore sprofondarle nel petto. Quanto tempo era passato da quella notte? Da quanto era prigioniera in quel luogo sconosciuto?

«Lasciami andare… ti prego» implorò Amani, lottando contro la presa del suo carceriere. «Cosa vuoi da me?»

«Sbrigati! Si strapperà di nuovo i punti!» gridò la voce, con un tono che tradiva un misto di urgenza e frustrazione.

Le urla di Amani echeggiarono nella stanza mentre si dimenava selvaggiamente, cercando di liberarsi dalla stretta dell'uomo. Nonostante i suoi sforzi, si ritrovò sopraffatta; la sua forza non era niente in confronto a quella di lui. Spinta dalla disperazione, gli affondò i denti nel braccio, strappandogli un ringhio di dolore che proveniva dal profondo del petto.

Lui non allentò la presa neanche di un millimetro, sebbene lei gli avesse piantato i denti nella carne. Doveva avergli fatto male, ma a malapena trasalì. Lei affondò i denti ancora più a fondo, sentendo i muscoli del braccio di lui contrarsi.

«Adesso basta!» sbottò lui. «Sto solo cercando di aiutarti.»

Amani non sapeva perché, ma percepì una certa sincerità nelle sue parole. Anche se non conosceva quell'uomo, non credeva che volesse farle del male. A malincuore, ritrasse i denti dal suo braccio e smise del tutto di lottare. Lasciandosi ricadere sul cuscino, cercò di guardare meglio l'uomo misterioso. Lui, però, le dava ancora le spalle, i muscoli tesi. Manteneva la presa su di lei, dandole l'impressione di non volersi fidare, nel caso avesse tentato di nuovo la fuga.

Mentre si guardava intorno, si rese conto di una cosa: si trovava in una struttura medica. Finalmente capì che nessuno stava cercando di farle del male; al contrario, stavano cercando di aiutarla. I ricordi del feroce attacco del lupo le tornarono in mente, facendola irrigidire al solo pensiero, come se lo stesse rivivendo da capo.

Sorprendentemente, non sentiva alcun dolore, e lo attribuì al suo forte sangue alfa, o forse all'effetto dei potenti farmaci, o magari a entrambi. Ora, un'ondata di imbarazzo la travolse al ricordo di come aveva affondato i denti nel braccio di quel pover'uomo, come se fosse stata una specie di cane rabbioso.

Si chiese se fosse arrivata nelle Terre dei Rinnegati e se fosse stato un rinnegato a salvarla e a portarla lì. I suoi genitori sarebbero entrati da quella porta da un momento all'altro, avvolgendola nel loro caldo abbraccio e assicurandole che sarebbe andato tutto bene?

E il Beta Darius e la sua famiglia? Erano salvi anche loro? Aveva così tante domande e, proprio mentre stava per aprire bocca e chiedere, l'uomo misterioso finalmente si voltò a guardarla.

Il respiro le si mozzò in gola nell'istante in cui vide il suo viso. Era l'uomo più bello che avesse mai visto, sembrava un angelo immerso nel bagliore delle luci intense alle sue spalle.

Esaminò i suoi lineamenti uno a uno: i capelli setosi e corvini pettinati di lato, la pelle perfetta, quasi completamente rasata a eccezione di un velo di barba che gli disegnava la mascella forte e mascolina. Ma il tratto più straordinario di tutti erano i suoi occhi… quegli occhi blu, di una bellezza sconvolgente.

Riconobbe quegli occhi… era lui che le aveva salvato la vita. Non riusciva a distogliere lo sguardo, sprofondando sempre di più in quegli occhi che sarebbero rimasti per sempre impressi nella sua mente. Avrebbe potuto felicemente annegare lì dentro, come se fossero il mare blu profondo.

Lui la guardava con desiderio, quasi volesse imprimersi nella sua anima, cercando disperatamente la via di casa: una casa che solo lei poteva offrirgli. Si avvicinò, prendendole la guancia con la mano, e per lei fu la sensazione più rassicurante del mondo. Sentì una scarica elettrica accendersi tra loro nell'istante esatto in cui la toccò.

Non capiva cosa stesse provando né cosa stesse succedendo esattamente tra loro; sapeva solo che ne voleva ancora. Lui le percorse la guancia con il pollice fino a sfiorarle il labbro inferiore e carnoso e, molto lentamente, cominciò ad avvicinarsi ancora, facendola irrigidire leggermente.

L’attimo rimase sospeso tra loro come una corrente carica, crepitando di attesa. Stava per baciarla? Il cuore di Amani batteva all'impazzata mentre emozioni contrastanti lottavano dentro di lei. Non conosceva quell'uomo, ma l'attrazione magnetica tra loro era innegabile. L'istinto le urlava di respingerlo, eppure qualcosa di più profondo la spingeva ad avvicinarsi, ad assaggiare il proibito.

Proprio quando stava per arrendersi all'inaspettata possibilità del suo primo bacio, una brusca interruzione mandò in frantumi il loro momento privato di temporanea euforia.

«Ehm…» La voce della dottoressa tagliò l'aria come una lama, riportandoli alla realtà. «Principe Malakai? Ho il sedativo che ha ordinato per la sua compagna.»

Il cuore di Amani sprofondò come un sasso. Quella donna aveva appena detto Compagna? E Principe? Il Principe di Blackclaw? Il nemico? «No…» sussurrò, con la voce tremante di orrore e disprezzo. «No!»

Lui la osservava attentamente mentre un turbine di emozioni le attraversava il viso: dalla paura e lo shock alla delusione e, infine, a un odio puro e crudo.

Il cuore di Amani martellava come un tamburo di guerra mentre si lanciava giù dal letto, facendo volare un vassoio di strumenti medici in un'esplosione di caos. Malakai scattò in avanti per bloccarla, i muscoli tesi per lo sforzo. Le urla primordiali della ragazza riempirono la stanza, rimbalzando sulle pareti mentre lottava con ogni briciolo di forza che aveva.

Il sangue cominciò a filtrare attraverso le bende, macchiando di cremisi il camice da paziente, mentre nella sua lotta forsennata si strappava i punti di sutura. Ma ad Amani importava poco del dolore, la sua mente consumata da un unico, totalizzante pensiero: fuggire.

«Che diavolo aspetti?!» Malakai riversò la sua furia sulla dottoressa. «Falle subito quella maledetta iniezione!»

Al comando di Malakai, la dottoressa sobbalzò, riscuotendosi dal suo momentaneo torpore. Si avvicinò rapidamente ad Amani con una siringa in mano e le posò una mano sulla coscia, con l'intenzione di fermare i suoi movimenti frenetici.

Ma Amani, divorata dal panico e dalla disperazione, cominciò a scalciare selvaggiamente contro la dottoressa, colpendola al petto e facendola barcollare all'indietro, mentre la sua espressione sorpresa si trasformava in shock e allarme.

Malakai la tirò rapidamente in grembo e la strinse tra le braccia, bloccandole gli arti superiori contro il corpo e usando le gambe per immobilizzarle quelle inferiori. Amani si divincolò, ma la forza di lui si rivelò insormontabile mentre la teneva saldamente, rifiutandosi di lasciarla scappare.

«Lasciami andare, mostro! Maledetto mostro! Ti ucciderò, vi ucciderò tutti!» Mentre l'esplosione di rabbia di Amani raggiungeva il suo apice, la dottoressa le iniettò rapidamente il sedativo nella coscia. Le urla di Amani cominciarono a svanire, trasformandosi in rantoli angosciati man mano che il sedativo faceva effetto; la sua resistenza si affievolì, finché non si accasciò tra le braccia di Malakai, avvolta di nuovo dall'oscurità più totale.

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