Il principe di Blackclaw

«Mio Principe» lo chiamò dolcemente una voce di donna.

Steph entrò con grazia nelle sue stanze, avvolta in una lussuosa vestaglia di seta rossa. Era una lupa davvero mozzafiato, con lunghi e fluenti capelli biondi, accattivanti occhi azzurri e un fisico da far perdere un battito a chiunque. Malakai si era concesso il piacere del suo corpo in più di un'occasione. Di tutte le lupe con cui andava a letto, Steph sapeva di essere la sua preferita. Nessuna riusciva a soddisfare il Principe come lei.

Malakai aveva rinunciato da tempo a cercare la sua compagna, abbandonando ogni speranza di trovare colei che gli era destinata. Dopo la sua prima trasformazione, suo padre aveva organizzato innumerevoli balli, estendendo l'invito a tutte le giovani donne in età da marito dei branchi vicini.

Eppure, nonostante lo sfarzo di quelle feste, nessuna aveva dato risultati. Lui aveva cominciato a credere che la sua compagna fosse morta o, peggio ancora, una reietta. Con questo pensiero in testa, aveva messo da parte ogni riserva e si era abbandonato ai suoi desideri primordiali con qualunque donna consenziente gli capitasse a tiro; e di certo non mancavano donne stupende desiderose di accontentarlo.

Non sapeva, però, che il fato aveva in serbo per lui un piano diverso. Sarebbe stata la lupa tenuta confinata entro i confini del suo branco, nascosta al mondo esterno, a rivelarsi alla fine la sua compagna predestinata. Quella femmina alfa, che era stata oggetto di innumerevoli battute e prese in giro da parte di Malakai e di suo padre, si sarebbe dimostrata il pezzo mancante che lui aveva sempre cercato.

«Cosa vuoi, Steph?» le chiese, con un tono freddo e distante.

Un velo di dolore balenò negli occhi di Steph. «Mi sei mancato, mio Principe. Sono giorni che non ti vedo né ti sento».

In silenzio, Steph gli si avvicinò e con le mani delicate cominciò a massaggiargli le spalle, sciogliendo la tensione. Un sospiro di sollievo sfuggì dalle labbra di Malakai e, in quell'istante, Steph lo interpretò come un tacito invito.

«Sembri teso, mio Principe. Posso solo immaginare il peso che hai sulla coscienza in questi giorni» sussurrò dolcemente Steph mentre si sfilava la vestaglia, rivelando un seducente completo di lingerie di pizzo bianco che lasciava poco all'immaginazione. Con un movimento studiato, si posizionò sulla scrivania di fronte a lui, allargando le gambe lentamente, in modo invitante.

Mentre lo sguardo di Malakai le percorreva ogni centimetro del corpo, i suoi stessi desideri si risvegliarono. La tensione nell'aria era palpabile e Steph, consumata dal pensiero di lui, cercò di alleviare il suo stress. Si abbassò sul suo grembo, mettendosi a cavalcioni su di lui e lasciando che la pressione della sua erezione premesse contro di lei.

Un'ondata di calore la travolse e Steph cominciò a muovere i fianchi con lenti movimenti circolari, strusciandosi contro di lui. Malakai non poté fare a meno di emettere un basso grugnito, un'approvazione senza parole, mentre lei si premeva con decisione contro il suo membro pulsante, una sensazione che alimentò ulteriormente il suo desiderio.

In un impeto di passione, lui le afferrò una manciata di capelli, tirandole la testa all'indietro per esporgli il collo. La sua bocca trovò la pelle delicata di lei, divorandola con un misto di morsi e leccate febbrili. I gemiti di Steph si fecero più forti, le sue dita si intrecciarono tra i setosi capelli di lui, neri come la notte, spingendolo più vicino, bramando l'intensità dei suoi morsi.

Sopraffatta dal piacere, si arrese al proprio godimento, i gemiti che le sfuggivano liberi mentre si mordeva il labbro inferiore. I suoi fianchi accelerarono il ritmo, un bisogno impellente che le scorreva nelle vene. Con un gesto rapido, allungò la mano verso la cintura di lui, slacciandola con dita agili, per poi aprirgli la cerniera dei pantaloni, liberando la sua impressionante e pulsante virilità. Con una presa salda ma delicata, cominciò a masturbarlo, la mano che si muoveva con determinazione e una sete insaziabile.

I gemiti di piacere di Malakai riempirono l'aria mentre lui le strappava con foga il pezzo di sopra della lingerie, esponendo i suoi seni ampi e prosperosi. Con una fame che ricordava quella di un cucciolo appena nato, si portò alla bocca uno dei capezzoli e lo succhiò con fervore.

«Sì, sì, mio Principe» ansimò Steph, la voce grondante di sottomissione. «Sono tua, completamente e totalmente tua».

«Mia» sussurrò Malakai senza fiato, la mente consumata dal vivido ricordo di Amani sul balcone, quella fatidica notte. L'immagine della sua bellezza ineguagliabile, i capelli che le scendevano mossi dal vento, immersa nell'incantevole luce della luna, catturava i suoi pensieri. Gli era apparsa come una visione celestiale, uno scorcio di paradiso personificato.

«Mia» sussurrò di nuovo, la voce tremante di desiderio e possessività.

I gemiti di Steph si fecero ancora più forti, convinta che le parole di Malakai fossero per lei. Non sapeva che l'attenzione di lui era interamente rivolta alla sua compagna. In quel momento, tutto ciò che riusciva a immaginare era il fascino ineguagliabile di lei. Dall'istante in cui i loro sguardi si erano incrociati, ne era rimasto ipnotizzato. In tutta la sua esistenza, non aveva mai incontrato un essere così impeccabilmente incantevole.

Ripensò a loro due all'Ospedale Reale, sentendo la scossa elettrica che gli percorreva il corpo a ogni tocco. Ricordava vividamente il modo in cui lei lo fissava, un meraviglioso miscuglio di apprensione e desiderio, mentre si sporgeva verso di lui. In quell'attimo, aveva desiderato disperatamente premere le sue labbra contro quelle di lei, cedendo all'intensità del suo desiderio.

Ai suoi occhi, era perfetta in modi che non avrebbe mai immaginato la sua compagna potesse essere. Superava ogni sua più sfrenata fantasia, una vera testimonianza della benedizione della Dea Luna quando gli aveva concesso Amani. Apparteneva a lui e a lui soltanto. Sarebbe rimasta per sempre il suo premio più prezioso.

Il pensiero di tutto ciò lo stava spingendo sempre più vicino all'apice. Una semplice masturbazione non era mai stata abbastanza per soddisfarlo. Mentre alzava lo sguardo verso la lupa sopra di lui, un'ondata di disgusto lo travolse. In un istante, la scaraventò via con forza, facendola schiantare a terra con un tonfo sordo.

«Mio Principe?! Che cosa ho fatto per dispiacervi?» gridò lei.

Malakai si alzò di scatto, raccolse la vestaglia di lei da terra e gliela lanciò addosso. «Vattene.»

«Ehm, ma... ma?» balbettò lei, palesemente confusa.

«Fuori!» ordinò lui, senza degnarla di un secondo sguardo.

Steph si infilò in fretta la vestaglia, alimentata dall'indignazione. Come osa trattarmi così, ribolliva di rabbia tra sé. Lanciò un'occhiataccia alla sua nuca prima di uscire furiosa dalle sue stanze, desiderando ardentemente di sbattere la porta dietro di sé. Intanto, Malakai si stava sistemando i pantaloni quando fu interrotto da un altro bussare alla porta.

Si diresse a grandi passi verso l'uscio, lo spalancò di colpo, pronto a sfogare la sua frustrazione. «Ti ho detto...»

«Buonasera, Kai» disse Maggie, che si trovava davanti a lui, cogliendolo di sorpresa.

Un'espressione stupita si dipinse sul volto di Malakai quando si rese conto che era lei. «Scusa, Mags, pensavo fossi...» Il suo sguardo corse su e giù per i corridoi. «Lascia perdere, di cosa hai bisogno?»

Maggie entrò nelle sue stanze senza aspettare un invito, sapendo di essere l'unica a potersi permettere di oltrepassare quei limiti. Era anche l'unica a poterlo chiamare Kai, proprio come faceva sua madre. La sua devozione per lui era iniziata quando era solo un bambino e si era rafforzata dopo la tragica perdita della madre. Era stata lei la sua roccia in quei tempi difficili, quando suo padre era emotivamente e fisicamente assente.

Il Re si era chiuso nelle sue stanze per settimane, o forse addirittura mesi. Malakai non riusciva a ricordare; ormai era tutto confuso. Quella parte della sua vita gli sembrava così lontana, ma il dolore provato per la perdita della sua dolce madre era ancora fresco nella sua anima. Era stata la prova più dura che avesse mai dovuto affrontare, un'angoscia da cui non si era mai ripreso del tutto. Tutti quegli anni fa, tutte quelle notti in cui aveva pianto fino ad addormentarsi, desiderando di essere di nuovo tra le braccia della madre.

Quando suo padre si faceva vedere, rimproverava Malakai per la sua debolezza. Dopotutto, un giorno era destinato a diventare il Re Alfa. Suo padre sottolineava l'importanza di tenere a freno le emozioni, e Malakai prese quelle parole a cuore. Di conseguenza, divenne il Selvaggio freddo e impassibile che è oggi.

Tuttavia, non avrebbe mai potuto dimenticare come Maggie gli fosse rimasta accanto. Era diventata per lui una seconda madre, e si fidava di lei più di qualsiasi altra lupa al mondo. Per questo motivo, le avrebbe sempre tenuto un posto speciale nel cuore.

«Amani non mangia» rivelò Maggie. «Sono giorni che lascia vassoi su vassoi di cibo intatti. Si rifiuta di lavarsi o anche solo di trasformarsi per guarire le cicatrici. O sta a letto tutto il giorno o siede vicino alla finestra con aria assente. Inizio a preoccuparmi per lei.»

I pugni di Malakai si serrarono lungo i fianchi, mentre la rabbia gli scorreva nelle vene. Amani non mangia da tutti questi giorni? Sta cercando di morire di fame di proposito? Il solo pensiero lo mandò su tutte le furie.

«Fa' portare un vassoio di cibo qui nelle mie stanze» disse, con un tono che tradiva tutta la sua insoddisfazione. «Glielo porterò io di persona.»

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