Capitolo 1
«Daisy, mi dispiace tanto non poter festeggiare il tuo compleanno con te» mi disse al telefono Amy, la mia unica amica. «Sarei sicuramente lì con te se non fossi malata…»
«Amy, non ti preoccupare. Ho già ricevuto la torta che mi hai ordinato e sembra deliziosa» dissi, guardando la torta di compleanno, piccola ma splendidamente decorata, che tenevo in mano.
Amy era la mia migliore e unica amica a scuola. Avrei voluto dirle che i giorni di scuola senza di lei erano lunghi e solitari, ma non volevo farla sentire peggio.
«Stanotte non ho avuto la mia prima trasformazione, quindi oggi non può essere il mio vero compleanno. Hai ancora la possibilità di farti perdonare» dissi.
Gli orfani come me non sanno quando sono nati, né se sono Alfa o Beta, fino alla loro prima trasformazione. I lupi mannari non si trasformano mai prima della mezzanotte del loro diciottesimo compleanno.
Oggi era il 5 settembre, la data di nascita sui miei documenti di adozione. Mi era stata assegnata dai funzionari quando avevo solo pochi mesi.
Una lupa mannara timida e un po’ nerd come me non poteva essere un’Alfa, ma non mi importava di essere una Beta o un’Omega. Credo che tutti meritino una vita felice e produttiva. Eppure, non vedevo l’ora di trasformarmi. Sarebbe stato fantastico conoscere il mio vero compleanno.
E una volta compiuti i diciotto anni, la mia famiglia adottiva non avrebbe più controllato la mia vita. Stavo lavorando sodo e mettendo da parte i soldi per il giorno in cui sarei stata indipendente e non avrei più avuto bisogno di nessuno.
Specialmente di persone che non mi volevano.
Entrai dalla porta sul retro della casa che non avevo mai sentito mia e posai la torta sul tavolo della cucina. Tutto era silenzioso.
Forse i miei genitori adottivi beta, Cecilia e Andrew Smith, e la loro vera figlia, Andrea, si erano dimenticati del mio compleanno. Di nuovo.
Dopo che gli era stato detto che non potevano avere figli biologici, gli Smith mi avevano adottata, dandomi il nome Daisy. Ricordo di essermi sentita felice e al sicuro per un breve periodo. Ma quando compii sei anni, Cecilia diede alla luce Andrea e la mia vita cambiò.
Dal momento in cui Andrea nacque, divenni un peso e venni ignorata dalle persone che credevo fossero i miei genitori. Le prime volte che mi chiamarono “l’adottata” mi fece male, ma col tempo smisi di volere bene anch’io a loro.
Fissai il mio riflesso nello specchio dell’ingresso e detestai ciò che vidi. I capelli crespi e i grandi occhiali mi facevano sembrare uno strambo insetto con gli occhi sporgenti, ma almeno gli occhiali aiutavano a nascondere le sopracciglia folte. I jeans larghi e il maglione che avevo comprato al negozio dell’usato pendevano sul mio corpo magro, facendomi sembrare uno spaventapasseri.
Ma la cosa che odio di più di me è il modo in cui balbetto quando sono nervosa. Quando la gente mi sente balbettare, pensa che io sia stupida or strana. E sapere che succederà quando sono agitata non fa che peggiorare la mia balbuzie.
Tutti mi chiamavano sempre “l’adottata”. Scherzavano sul fatto che non sarei mai stata bella o popolare come Andrea. Immagino avessero ragione.
«Daisy, sei tu?» chiamò la voce di Cecilia dalla sala da pranzo. «Sbrigati a venire qui. Stiamo per cenare.»
Presi la torta di compleanno dalla cucina e seguii la voce di Cecilia, che mi incitava a fare in fretta e a unirmi alla famiglia. Forse non si erano dimenticati del mio compleanno come ogni altro anno da quando ne avevo compiuti sei.
«Guardate tutti» dissi entrando nella sala da pranzo. Lo sguardo sorpreso sui loro volti mi fece desiderare di aver lasciato la torta in cucina. «Amy mi ha o… ordinato una to… torta di compleanno.»
Nella stanza calò il silenzio mentre Andrea alzava gli occhi al cielo. Se n’erano dimenticate di nuovo. Non gli importava affatto di me.
«Mi dispiace, Daisy» si scusò Cecilia, ma i suoi occhi erano freddi. «Ho avuto una giornata così piena che mi sono dimenticata del tuo compleanno. Ho fatto a malapena in tempo a prendere una pizza per cena. Ma se ti va, possiamo andare a mangiare al ristorante.»
«Neanche per sogno» disse Andrea, scuotendo la testa. «Non ho nessuna voglia di andare da nessuna parte, mamma. E poi lo sai che adoro la pizza.» I suoi occhi mi sfidarono a contraddirla. «E che importanza ha il compleanno di Daisy? Non sa nemmeno quando è nata.»
«La… la pizza va benissimo, Cecilia» dissi, posando la torta di compleanno al centro del tavolo. «Po… possiamo dividerci la… la torta dopo.»
Odiavo balbettare. Perché permettevo alla gente, specialmente a loro, di rendermi così nervosa? Aiuto la famiglia ogni volta che posso e non ho mai dimenticato i loro compleanni.
Cecilia mi rivolse un sorriso tirato. «Beh, allora, Daisy, ti prometto che ti porteremo da qualche parte a festeggiare dopo il tuo primo turno, d’accordo?»
Annuii e mi sedetti a mangiare la pizza.
La torta fu la parte migliore della cena. Finito di mangiare, sparecchiai e lavai i piatti, poi raggiunsi la famiglia in salotto per guardare il telegiornale della sera. La notizia di apertura riguardava il leader miliardario dell’Associazione Unita degli Alfa, Alex Wilson.
Alex Wilson cercava da anni la figlia scomparsa. Aveva perso Alberta dopo che la famiglia Wilson era rimasta coinvolta in un terribile incidente d’auto.
Ma Alex non aveva mai rinunciato a ritrovare la sua amata figlia. La ricerca della sua erede si era intensificata qualche mese prima, dopo che gli era stato diagnosticato un cancro. Era triste pensare che potesse morire senza mai più rivedere Alberta.
La comunità dei lupi mannari stava aiutando il proprio leader a trovare la Principessa Alfa scomparsa. Tutti volevano che venisse ritrovata, così che potesse reclamare la sua eredità e sposare il fidanzato prescelto. Il marito di Alberta sarebbe diventato il prossimo leader dell’Associazione Unita degli Alfa.
L’inquadratura passò a un altro giornalista che stava intervistando uno degli uomini più affascinanti che avessi mai visto.
Era Victor Klein, un altro Alfa miliardario. Dopo la laurea, era diventato l’amministratore delegato dell’azienda di famiglia e, in pochi anni, l’aveva trasformata in un impero commerciale di ancora maggior successo.
Alex Wilson e l’alleanza avevano scelto Victor come marito di Alberta e prossimo leader dell’Associazione Unita degli Alfa. Il popolo dei lupi mannari aveva bisogno del miglior leader possibile.
Ed era davvero mozzafiato.
Victor parlò al giornalista del suo recente viaggio nella città natale della defunta moglie di Alex Wilson. Lì aveva trovato per caso una sua rara foto d’infanzia.
La telecamera si spostò su una foto della madre di Alberta, quella che tutti avevano già visto al telegiornale. L’Alfa femmina era bellissima, con lunghi capelli lisci e sopracciglia delicate. Ma l’immagine successiva mostrata dal conduttore era della madre di Alberta da bambina.
Da piccola aveva i capelli ricci naturali e le sopracciglia folte!
«Se qualcuno conosce l’attuale posizione di Alberta Wilson, è pregato di chiamare questo numero» disse il giornalista. «Alberta dovrebbe avere quasi diciotto anni e potrebbe assomigliare a questa foto.»
Rimasi senza fiato mentre Cecilia, Andrew e Andrea si voltavano a fissarmi. Io avevo quasi diciotto anni, e avevo i capelli ricci e le sopracciglia folte.
«La scomparsa Alberta Wilson potrebbe essere ovunque» concluse il conduttore. «E potrebbe non sapere chi è.»
