Capitolo 2
Mi voltai, distogliendo lo sguardo dalla TV per evitare che la mia famiglia affidataria notasse il mio interesse per il telegiornale. Soprattutto, non volevo che Andrea mi vedesse fissare l'affascinante maschio Alfa, fidanzato della ragazza scomparsa.
Sentivo ancora le parole del giornalista mentre raccontava la notizia. La sua voce sembrava echeggiare nella mia mente.
«E ora, un messaggio per tutte le ragazze che stanno per compiere diciotto anni» disse il giornalista. «Se avete sopracciglia folte e capelli ricci naturali, per favore chiamate il numero in sovrimpressione. Potreste essere Alberta Wilson, l'erede del miliardario in fin di vita Alex Wilson.»
«Dovresti chiamare, Daisy.» Cecilia mi tirò una ciocca di capelli selvaggi e indomabili. «Magari è la tua vera famiglia.»
Andrea scoppiò in una risata beffarda che mi fece rabbrividire.
«Daisy... un'erede scomparsa!» rise di nuovo. «Alex Wilson è il leader dell'Associazione Unita degli Alfa.» Alzò gli occhi al cielo. «È impossibile che Daisy sia un'Alfa.»
«Tesoro, smettila.» Cecilia fece l'occhiolino a sua figlia. «Non c'è modo di sapere se Daisy abbia sangue Alfa prima della sua prima trasformazione, al compimento dei diciotto anni.»
Feci finta di non aver visto né l'occhiolino di Cecilia né il sorrisetto di Andrea. Ero abituata a essere trattata così da loro. Ma questo non lo rendeva giusto, né meno doloroso.
Scossi la testa verso Cecilia. Andrea aveva ragione. Non ero affatto una principessa Alfa.
Ci sono un sacco di ragazze della mia età con le sopracciglia folte e i capelli ricci. Verificare se fossi un'erede scomparsa sarebbe stato ancora più ridicolo che buttare i soldi giocando alla lotteria.
Lavoravo e mettevo da parte i soldi. Dopo il college, avrei trovato un buon lavoro e avrei avuto una casa tutta mia. Era l'unico modo per essere completamente indipendente e non dover più dipendere da nessuno.
E poi, non volevo essere un'Alfa. Avevo sentito storie su come facessero gruppo per sfruttare i Beta e gli Omega, cercando di soddisfare la loro avidità e la loro brama di potere e ricchezza.
«No, grazie. Quella vita non fa per me» sussurrai tra me e me, un attimo prima che il telefono squillasse.
«È quella tua amichetta sfigata» disse Andrea, lanciandomi il telefono in grembo.
Ignorai l'insulto e mi portai il telefono all'orecchio. «Pronto.»
«Ehi, Daisy» disse Amy. «Scusa ancora per il tuo compleanno... Papà vuole chiederti una cosa che penso ti piacerà.»
«Daisy? Sono Alan Gray.»
Il signor Gray era il padre di Amy e il mio capo. Mi stava sinceramente simpatico perché era un uomo gentile e a volte mi trattava meglio dei miei stessi genitori affidatari.
«Salve, signor Gray, che succede?» dissi.
«Domani è sabato. So che lavori per il turno del pranzo e del pomeriggio, ma avrei bisogno di qualcuno anche per la cena. Leah ha bisogno del giorno libero per andare al funerale di sua nonna.»
«Qualche ora in più sarebbe fantastica» risposi.
«Mi preoccupa che tu lavori troppo» sospirò il signor Gray.
«Andrà tutto bene» lo rassicurai, commossa dal suo interesse.
«Allora ci vediamo domani» disse, e riattaccò.
Lavorare di più era esattamente ciò che volevo. Era l'unico modo per fuggire da questa vita e costruirmi un futuro migliore.
Mi rigirai nel letto per gran parte della notte, incapace di togliermi dalla testa la storia di Alberta Wilson o Victor Klein. Entrambi mi provocavano una strana attrazione nell'anima.
Il giorno dopo, mi svegliò un sole caldo. Doveva essere mattina inoltrata. In preda al panico, saltai giù dal letto e mi affrettai a prepararmi per il lavoro. Poi corsi di sotto in cucina.
«A quest'ora dovresti già essere per strada» disse Cecilia, con le mani sui fianchi.
«Io... lo so» risposi. «Non sono riuscita a dormire fino a quasi l'alba.»
«Dovrai mangiare mentre vai al lavoro.» Mi porse due fette di pane tostato che erano sul tavolo.
«Grazie.» Presi il pane dalle mani di Cecilia prima di precipitarmi fuori dalla porta sul retro.
Mordicchiai il toast mentre camminavo. Era freddo e aveva un sapore strano, ma avevo troppa fame per farci caso. Quando arrivai al ristorante, le avevo finite entrambe.
Con il sole che mi scaldava la pelle e l'aria fresca che mi riempiva i polmoni, non potei fare a meno di fermarmi davanti all'ingresso del ristorante. L'idea di godermi quell'istante prima di entrare per iniziare a lavorare era irresistibile. Quando sarei uscita di nuovo, sarebbe stato buio.
Mentre allungavo la mano verso la maniglia, il rumore di una folla dall'altra parte della strada attirò la mia attenzione. Una voce maschile, profonda, si sentiva al di sopra di tutte le altre. Scrutai la calca per vedere chi fosse e rimasi senza fiato.
Il fidanzato dell'ereditiera scomparsa stava parlando alla grande folla! Victor Klein era un Alfa purosangue e affascinava il pubblico con il suo carisma. Tutti pendevano dalle sue labbra. Anch'io ne ero ammaliata.
«L'intero quartiere sarà riqualificato senza alcun costo per voi» promise alla folla esultante. «E tutte le spese per i lavori di ristrutturazione saranno a mio carico».
Wow. Forse non tutti gli Alfa erano degli avidi bastardi. Era chiaro che Victor volesse aiutare il quartiere dei lupi mannari e migliorare le loro case e le loro attività.
Invidiavo la disinvoltura con cui Victor parlava di fronte al pubblico. Era così magistrale, così sicuro di sé. Ed era un piacere guardare il suo bel viso, il corpo muscoloso e le spalle larghe.
Era la perfezione maschile. Osservare come si muoveva la sua bocca sensuale mentre parlava mi provocò un brivido che non capii.
Il signor Gray apparve sulla porta del ristorante. «Cominciavo a preoccuparmi per te, Daisy. Di solito sei in anticipo per il tuo turno».
«S-scusi» balbettai, come faccio sempre quando sono nervosa. «Io… ehm… ho dormito troppo». Mi voltai di nuovo verso Victor. «Non è meraviglioso quello che sta facendo per i lupi mannari del posto?».
Il signor Gray si accigliò. «Victor Klein non fa niente per gli altri» disse, facendomi cenno di entrare.
«Ma io… l'ho sentito dire a tutti che pagherà per le migliorie del quartiere».
«Non ha detto alla folla che è il proprietario di ogni singolo edificio di questa strada» disse. «E sono stato avvertito che dovrò chiudere il ristorante durante i lavori e che, dopo, l'affitto di tutti raddoppierà».
«Victor farà una fortuna!» esclamai. Mi sentii così stupida. Era esattamente quello che mi aspettavo da un ricco Alfa.
Il signor Gray fece un gran sospiro e si mise il cappello da chef. «È ora di mettersi al lavoro» disse con calore.
Il ristorante si riempì presto con la folla del pranzo. Mi affrettavo da un tavolo all'altro, cercando di offrire ai clienti il miglior servizio possibile. Ma cominciai a sentire una nausea allo stomaco che mi rendeva difficile concentrarmi sul lavoro. Che il toast fosse andato a male?
Mentre sparecchiavo un tavolo, vidi una coppia che si accomodava in un separé nella mia zona. Afferrai i menu e mi feci coraggio prima di avvicinarmi.
Sarebbe stato difficile parlare con loro, perché quella coppia attraente aveva l'aria di ricchi Alfa. Mi mettevano sempre più nervosa.
«Salve, sono Daisy e oggi sarò la vostra cameriera». Riuscii a non far tremare la voce, ma quando incrociai lo sguardo dell'uomo, il mio stomaco sottosopra ebbe un sussulto.
Era Victor Klein.
«Ciao, Daisy» rispose Victor con un sorriso che mi tolse il fiato.
Balbettai di nuovo mentre prendevo l'ordinazione delle bevande e mi allontanai frastornata. Dovevo calmarmi prima di tornare al suo tavolo.
Raccolsi tutto il coraggio che avevo per portare loro da bere. Ma arrossii alla vista dell'Alfa femmina che si sfilava una décolleté con il tacco alto per accarezzare la caviglia di Victor con la punta del piede. Sembrava un gesto così intimo.
«Il margine di profitto è fantastico» disse Victor alla donna. «La U.A.A. ne sarà lieta». Non degnò di uno sguardo le dita femminili che gli sfioravano la caviglia, eppure un accenno di sorriso aleggiava sulle sue labbra sensuali.
Povera Alberta. Se l'avessero trovata, sarebbe finita incatenata a un playboy avido. Servii in fretta da bere a Victor e alla sua accompagnatrice, presi l'ordinazione per il cibo e passai a controllare un altro tavolo.
Tenendomi occupata, cercai di non fissare la coppia di Alfa mentre mangiavano. La nausea aumentava e desideravo solo che quella lunga giornata finisse. Fu un sollievo quando Victor mi fece cenno di portargli il conto.
«Andava tutto bene?» chiesi porgendogli il conto.
«Sì, grazie». Victor si alzò, tirò fuori il portafoglio e mise sul mio vassoio abbastanza contanti da pagare il conto, più una mancia da duecento dollari.
«T-torno subito con il resto» balbettai, dirigendomi verso la cassa.
Quando tornai al loro tavolo, Victor e la sua compagna se n'erano andati. Mi sentivo in colpa a tenere tutti quei soldi, ma un improvviso gorgoglio allo stomaco mi fece correre verso il corridoio dei bagni.
Dimenticai tutto della nausea quando vidi un uomo nel corridoio che veniva verso di me. Era Victor.
La mente mi andò in tilt. Dovevo ringraziarlo per la mancia e offrirgli il resto? Avevo il coraggio di parlargli?
Il suo sorriso sensuale si allargò mentre si avvicinava. Aprii la bocca per parlare, ma non riuscii a emettere una sola parola. Al suo posto, il contenuto del mio stomaco mi eruppe dalla gola.
