Capitolo 2.

Punto di vista di Ro.

Mi sedetti sul sedile del passeggero dell’auto di Jason, con Mia e Cassidy sul sedile posteriore.

«Violet, che cosa ti hanno fatto stavolta?» chiese Mia, preoccupata. Già, Violet è come mi chiamano nella gang, e mi hanno affibbiato quel soprannome per via dei miei occhi.

«Be’, ieri sono arrivata con dieci minuti di ritardo perché il locale era pieno, più o meno fino alla chiusura. Non potevo mica lasciare Mila a sbrigarsela da sola.» Cominciai a spiegare, mentre mi mettevo un po’ di correttore sul viso per coprire i lividi che si vedevano.

«Quando sono tornata a casa, Weston mi stava aspettando. Pronto a piantarmi un pugno nello stomaco, e poi ha continuato a riempirmi di botte.» Continuai, senza smettere di truccarmi.

«Dopo, è stato il solito trattamento… e credo che Ruth mi abbia inciso una nuova parola sulla schiena.» Conclusi, passando lo sguardo sul mio corpo, per vedere se c’erano altri lividi da coprire per la giornata.

«Quindi Jason, puoi controllarla quando arriviamo a scuola, per vedere se devi mettermi dei punti?» chiesi con un sorriso dolce, voltandomi verso Jason.

Vidi che Jason, Mia e Cassidy ribollivano di rabbia. So che odiano sentirlo, ma so anche che mi tormenterebbero finché non glielo dicessi. Quindi è meglio essere sincera subito, invece di fare tutta quella solita sceneggiata.

«Lo sai che ci penso io, piccola.» disse Jason, prendendomi una mano tra le sue e stringendola piano.

«Grazie.» sussurrai. Sono davvero fortunata ad avere amici così; sono la mia famiglia. Tutti quelli della mia gang lo sono.

«Violet, lavori oggi?» chiese Cassidy con un sorriso. Mi voltai verso di lei sul sedile posteriore e annuii.

«Fino a che ora? Stavo pensando di passare e cenare lì oggi.» aggiunse, sorridendo.

«Lavoro fino alle nove.» risposi, ancora sorridente. «Allora passerò prima che tu stacchi.» disse lei, e io annuii, felice.

Mi piace quando passano a salutarmi mentre lavoro; piace anche a Mila. Dice che vuole davvero bene a tutti i miei amici e che sembrano persone meravigliose.

Poco dopo arrivammo a scuola e trovammo un posto per parcheggiare un po’ lontano dall’ingresso. Anche se eravamo in anticipo e avremmo potuto prenderne uno più vicino, Jason doveva ricucirmi, quindi ci serviva un po’ di privacy.

Se dovessi andare a scuola a piedi, ci metterei trenta minuti. Così, per mantenere la facciata con Ruth e Weston, esco presto. In più ci dà anche un po’ di tempo per stare insieme prima che inizino le lezioni.

Scendemmo dall’auto e andammo al bagagliaio. Jason lo aprì e trovò il kit medico che tiene lì. Sì, non è la prima volta che deve mettermi dei punti.

Mi tolsi la felpa; non è la prima volta che mi vedono in reggiseno sportivo. Negli anni ci siamo allenati un sacco insieme, quindi con loro non mi faccio problemi.

Sibilavano tutti, appena videro il mio corpo. Lo so, non è un bello spettacolo. È come una tavolozza di colori: nero, blu e viola. Lividi ovunque, in diverse fasi di guarigione.

«Violet.» disse Ace, e nella sua voce colsi una punta di rabbia. Diedi le spalle a Jason perché potesse iniziare a pulire e a ricucire le ferite. Poi guardai Ace oltre la spalla.

«Sì, Ace?» chiesi, inarcando un sopracciglio. «Non riesco più a guardare come ti trattano, non va bene. Sei la nostra leader, e per tutti noi sei anche come una sorella. Non possiamo continuare a vederti soffrire così.» Ace mi parlava con un’espressione seria.

«Per favore, non preoccuparti. Me la cavo.» dissi con un sorriso.

«Tesoro, di questo passo ti ammazzano.» aggiunse Kaia, altrettanto seria.

Lasciai uscire un lungo sospiro. «Ne abbiamo già parlato un’infinità di volte.» dissi, guardandoli con fermezza.

«Non posso semplicemente rinunciare a loro, sono la mia famiglia. E non posso far loro del male per lo stesso motivo. Il mio corpo e la mia mente non me lo permettono. Quindi andrà tutto bene, posso reggere.» dissi, e loro abbassarono tutti lo sguardo sul mio addome e sulla mia schiena.

Avevo così tante cicatrici addosso. Loro sospirarono pesantemente. Sapevano che non avrei cambiato idea.

Sentii Jason iniziare a spalmarmi delicatamente una crema sul corpo, per aiutare i lividi a guarire meglio. E dopo un po’ lo sentii stringermi la vita con le braccia e tirarmi con cautela contro il suo petto.

Alzai lo sguardo verso di lui, un sopracciglio inarcato e un sorriso.

«Per favore, oggi vacci piano, piccola. Devi lasciare che il tuo corpo guarisca.» disse Jason, appoggiando la fronte alla mia.

«Farò del mio meglio.» risposi, sorridendogli, e lo guardai negli occhi.

Mi aiutò a rimettere la felpa col cappuccio, poi prese il mio zaino e tutti insieme entrammo a scuola. Arrivammo agli armadietti e ci sistemammo dentro le cose che non ci sarebbero servite nelle prime ore.

Dopo trovammo un posto dove stare tranquilli finché non era ora di andare in classe. Continuammo a parlare per un po’. Avevano smesso di assillarmi per i lividi, così chiacchierammo di tutto, del più e del meno.

«Oh, prima che mi dimentichi, piccola: ecco le tue medicine.» disse Jason, porgendomi il farmaco per il cuore. Kaia mi passò la sua bottiglietta d’acqua perché potessi prenderlo.

Già, ho una patologia cardiaca. Mi è venuta dopo un pestaggio tremendo. Adesso ho un piccolo foro nel cuore e una valvola che non funziona come dovrebbe.

Per questo devo prendere le medicine due volte al giorno, e non posso tenerle a casa. Weston e Ruth le scambierebbero per qualche pasticca con cui sballarsi. Così Jason ha detto che le avrebbe tenute lui e che me le avrebbe date quando siamo insieme.

Lui e il mio secondo in comando, Julian Grant, sono bravissimi ad assicurarsi che le prenda tutti i giorni. Julian ha vent’anni. È alto 196 cm, ha i capelli neri corti, occhi verde bosco, un naso dritto e una mascella marcata.

Quei due, sul serio, si assicurano sempre che io stia bene; a volte sanno essere delle chiocce. Però trovo davvero dolce che ci tengano così tanto.

Poco dopo ci avviammo in classe e iniziò la nostra giornata di scuola. Ho anche una regola: tutti quelli della mia banda devono assicurarsi di non bigiare la scuola. Devono avere buoni voti, oppure finiscono in congedo temporaneo finché non risalgono. Già, sono severa così.

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