Capitolo 7.

Punto di vista di Ro.

Dopo di che, il detective Nash disse che doveva continuare con le indagini, e io rimasi con l’agente Stark, Quinn e Dawson.

Per qualche ora restammo semplicemente seduti lì a parlare. Cercavano tutti di tirarmi su di morale, e chiesero anche a Dawson com’era, per lui, fare l’avvocato.

E dopo qualche ora ancora, arrivò l’agente che mi aveva prelevato il DNA e chiese di parlare con entrambi gli agenti.

Io e Dawson ci scambiammo uno sguardo, un sopracciglio sollevato. Dopo che l’agente donna ebbe spiegato qualcosa a Stark e Quinn, li vedemmo guardarmi attraverso la parete di vetro, quasi sotto shock.

Li vedemmo fare un paio di respiri profondi prima di rientrare nella sala riunioni.

«Allora, Ro.» cominciò l’agente Stark quando si sedettero entrambi.

«Abbiamo avuto un riscontro dal test del DNA.» proseguì, e sentii che mi veniva da tremare. Avevano un’aria così seria che Dawson mi prese piano la mano e me la strinse. So che, in ogni caso, io ho loro.

«In realtà abbiamo una corrispondenza al cento per cento.» disse l’agente Stark, poi si schiarì la gola.

«Com’è possibile?» chiese Dawson, confuso. «Non esiste che qualcuno corrisponda al cento per cento a un’altra persona.» aggiunse.

«Be’, esiste, se è stato denunciato come scomparso e il DNA della persona scomparsa è nel sistema.» disse l’agente Quinn, e io rimasi a fissarli, paralizzata.

Scomparsa? Qualcuno mi ha denunciata come scomparsa?

«A quanto pare, Ro, sei stata portata via dalla tua vera famiglia quando avevi solo un anno.» continuò l’agente Quinn.

«Dal rapporto che abbiamo, un giorno eri al parco con una tata, tuo fratello gemello e tre fratelli più grandi. E qualcuno ti ha presa dal passeggino mentre dormivi.» spiegò l’agente Stark.

«Indossavi un body rosa, e sul body era scritto il nome Rose. Quindi immagino che sia da lì che viene il tuo nome, Ro.» continuò.

«Quindi mi chiamo Rose?» chiesi, sconvolta.

«In realtà il tuo nome è Rosalia. Rosalia Belladonna.» disse l’agente Quinn.

Io e Dawson li guardammo sorpresi. I Belladonna sono molto conosciuti. Hanno più aziende a loro nome.

E nel sottobosco oscuro, quello a cui più o meno appartengono gang e mafie, sono la mafia più potente del mondo. Le loro aziende sono il modo legale con cui giustificano l’immensa ricchezza che ottengono con attività illegali.

«Siete sicuri? Dev’esserci un errore. Non posso essere la loro figlia scomparsa.» dissi, frastornata da tutta quella storia.

«Ne siamo certi, Rosalia. Abbiamo perfino una tua foto da neonata. E la nostra squadra ha fatto anche una proiezione di invecchiamento partendo dall’immagine di te da bambina, e l’ha confrontata con una foto ricavata dall’annuario scolastico. Ecco i risultati.» disse l’agente Quinn, porgendomi alcuni fogli.

La bambina nella foto aveva i miei stessi occhi, lo stesso naso e gli stessi capelli. Riuscivo a vedere la somiglianza tra me e quel bebè.

«Informeremo la tua famiglia che sei stata ritrovata e, da quanto abbiamo capito, il signor Turner ti accompagnerà di persona?» disse l’agente Stark, e Dawson annuì.

«Dato che adesso è piena notte, prenoterò un hotel per riposare qualche ora. Poi porterò Rosalia a comprare dei vestiti, visto che nell’incendio è andato tutto distrutto. Ho un jet privato, possiamo prenderlo domani pomeriggio. Da lì noleggerò un’auto. Quindi potete avvisarli che arriveremo domani sera.» disse Dawson, e gli agenti annuirono.

«Ecco alcuni moduli che dovranno firmare quando li incontrerai. Sappiamo anche che i Belladonna sono una famiglia molto conosciuta. Rosalia, andrai in una buona casa e si prenderanno cura di te.» disse l’agente Quinn con dolcezza, posandomi una mano sulla spalla. Io annuii.

Dio, è una follia del cazzo.

«Inoltre invieremo loro via email i nostri riscontri e tutto il resto, così sapranno che non si tratta di una truffa. Ne hanno avute tantissime, negli anni: persone che fingevano di essere la loro figlia scomparsa.» aggiunse l’agente Stark, e io mi limitai ad annuire, comprendendo.

Dopo di che salutammo gli agenti e salimmo sulla macchina di Dawson. Da lì ci dirigemmo in silenzio verso il quartier generale. Credo che fossimo entrambi sotto shock per quelle notizie.

Un po’ più tardi arrivammo all’HQ ed entrammo. Vidi che molti erano ancora svegli e sembrava che stessero aspettando di sapere qualcosa da me o da Dawson.

«Ian, ho bisogno che tu elimini ogni traccia di me online che possa far capire che conosco qualcuno di voi. Intendo l’annuario scolastico e qualunque altra foto in rete in cui compaio con uno di voi. Se dobbiamo far finta che ci siamo conosciuti solo dopo il trasferimento, devi metterti al lavoro subito.» ordinai a Ian. Lui annuì e si buttò immediatamente sul compito.

Ian Park è il nostro miglior hacker e un prodigio della medicina. Ha ventisei anni ed è alto un metro e novantuno. Ha i capelli corti color miele, gli occhi verde chiaro e il naso dritto.

«Max, devi scoprire in quale scuola vanno i Belladonna a Los Angeles. Poi voglio che tu faccia in modo che tutti quelli che erano a scuola con me finiscano lì. Inventati una scusa, dì che la scuola è andata a fuoco o qualcosa del genere, e che sono tutti studenti trasferiti o qualche altra stronzata.» ordinai a Max, e lui si mise subito all’opera.

Max West ha ventitré anni ed è alto un metro e novantaquattro. Ha i capelli corti rossi, gli occhi verde mare e il naso dritto.

«Ada, devi contattare la nostra base a Los Angeles: sarà il nostro nuovo HQ. Se non è adatta, trovane un’altra.» ordinai ad Ada, e lei si attivò in fretta.

Ada Foster ha ventinove anni ed è alta un metro e sessantasette. Ha i capelli color castano dorato lunghi fino alla vita, gli occhi color castagna e il naso all’insù.

«Amore, che è successo? E cosa ha detto la polizia? Perché Dawson sembra congelato? Perché si parla di Los Angeles e dei Belladonna?» Julian fece una domanda dopo l’altra, ma con un tono morbido.

«A quanto pare sono stata rapita quando avevo solo un anno.» dissi, e tutti smisero di lavorare e mi guardarono sconvolti.

«La nostra Ro…» mormorò Dawson, uscendo dal suo stato di shock. «È Rosalia Belladonna.» Quando lo disse, lo shock sui volti degli altri aumentò ancora.

«Quindi sei la principessa scomparsa della famiglia mafiosa più potente?» chiese Julian, incredulo. Io annuii.

«Abel, prendi questa foto e fai un’elaborazione d’invecchiamento.» disse Dawson, porgendo ad Abel la mia foto da neonata.

Abel Johnson ha ventun anni ed è alto un metro e novantuno. Ha i capelli corti color castano cenere, gli occhi marrone ambra e il naso dritto.

«Che bambina adorabile. Se sei davvero tu, capo, la appenderemo nel nostro nuovo HQ.» disse Abel con un sorriso luminoso. Io arrossii, e in molti nella stanza si misero a ridacchiare.

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