Capitolo 4 Guardando le bici
Punto di vista di Bobby
«L’ho incontrato stasera.»
La guardai. «Hai incontrato il tuo fidanzato stasera.»
«Già.»
«Ma sei fidanzata.»
«A quanto pare.»
«Quella parola sta reggendo un bel po’ di peso.»
«Non hai idea.»
La gente continuava a muoversi intorno a noi, al margine della fila dei venditori, e da qualche parte alle mie spalle una moto provò ad avviarsi tre volte prima che qualcuno cominciasse a imprecare contro di lei. Sistemai il portatile sotto il braccio. «Okay. Torniamo un attimo indietro.»
«Mi hai chiesto se il mio ragazzo mi stava dando problemi.»
«Me lo ricordo.»
«Non è il mio ragazzo. È il presidente degli Iron Mesa.»
Quello mi fece drizzare le antenne. «Kellan Stroud?»
«Proprio lui.»
Lanciai un’occhiata nella direzione da cui era arrivata. «Tuo padre incontra gli Iron Mesa da ieri.»
«Tre volte.»
«E in mezzo a tutto questo ti sei fidanzata?»
«No. Da qualche parte prima, a quanto pare. Papà ha finalmente deciso di dirmelo oggi pomeriggio.»
«Che intendi dire, te l’ha detto?»
Taryn tirò fuori una mano dalla tasca della giacca. «Sai come fanno di solito le donne a scoprire che qualcuno vuole sposarle?»
«Ho sentito parlare di proposte.»
«Papà ha saltato la proposta. Mi ha detto che il trattato è stato firmato e che sposerò Kellan quando torniamo a casa.»
La fissai.
«Esatto.»
«Tuo padre l’ha combinata.»
«Congratulazioni. Ora sei al passo.»
«Sapevi che stavano discutendo di matrimonio?»
«No.»
«Sapevi che Stroud ti voleva?»
«No.»
«Qualcuno te l’ha chiesto?»
Mi lanciò uno sguardo.
«Giusto.»
«A cosa serve il trattato?»
Riprese a camminare, e io le andai dietro. «Lost Coast ha una rotta che passa per l’Arizona. Armi, contanti, pezzi di ricambio, probabilmente altra merda che nessuno si prende la briga di mettere sui documenti. Iron Mesa controlla abbastanza territorio perché papà abbia bisogno di Kellan per tenerla aperta.»
«E Stroud voleva imparentarsi con la famiglia di Rook.»
«Papà ha una sola figlia.»
Quello mi disse il resto.
Rotte del genere non restavano tra due presidenti, una volta che i soldi cominciavano a scorrerci dentro. Gli uomini ci facevano affidamento. Altri accordi ci si costruivano attorno. Se ne rompevi una in modo abbastanza grave, tutti iniziavano a scegliere da che parte stare.
«Sai cosa succede se Rook si tira indietro.»
Lei infilò entrambe le mani nelle tasche. «Credimi. Me l’ha spiegato.»
«Lost Coast potrebbe perdere la rotta. Iron Mesa potrebbe cominciare a colpire le spedizioni. Gli altri club inizierebbero a chiedersi se la parola di Rook vale qualcosa.»
«E se Kellan decide di sentirsi abbastanza offeso, la gente comincia a spararsi addosso.»
«Già.»
«Papà ha anche fatto in modo che io sappia che quasi ottanta uomini hanno famiglie che dipendono da quel club.»
«Quasi ottanta?»
«Purtroppo.»
La guardai. «Vuoi sposare Stroud?»
Lei rise una volta sola. «No.»
«Tuo padre lo sa?»
«Lo sapeva prima di firmare.»
«Allora non sposarlo.»
Si fermò.
Mi fermai con lei.
«Questa è la tua risposta?»
«Più o meno.»
«Semplicemente non sposarlo.»
«Sì.»
Lei scoppiò a ridere.
Aspettai che finisse.
«Così semplice, eh?»
«Non ho detto che sia semplice.»
«Hai appena elencato ogni motivo per cui non lo è.»
«Ho elencato cosa succede se tuo padre rompe l’accordo. Non significa che tu ci abbia acconsentito.»
«Il matrimonio è l’accordo.»
«E questo non lo rende comunque tuo.»
«Questa distinzione sarà utilissima se cominciano a volare proiettili.»
«Lo so.»
Mi guardò ancora per un secondo, poi scosse la testa e riprese a camminare.
Io le rimasi accanto. «Che vuoi che ti dica? Che tuo padre può sceglierti il marito perché Lost Coast ha bisogno dell’Arizona?»
«No.»
«Che Stroud può decidere perché ha firmato un pezzo di carta con tuo padre?»
«Assolutamente no.»
«Allora resto su: non sposarlo.»
«La fai sembrare facile.»
«Lo so che non lo è.»
Lei mi lanciò un’occhiata. «Così va meglio.»
«Sto imparando.»
«Lentamente.»
Guardai verso l’accampamento dei Lost Coast, in lontananza. «Torni indietro?»
«No.»
«Vuoi vedere qualcosa che non sia tuo padre, il tuo fidanzato o un altro banco che vende animali morti?»
«Cosa?»
«La mostra di moto custom.»
«Dipende.»
«Da cosa?»
«Dal fatto che tu mi dica cosa sto facendo o me lo chieda.»
La guardai.
Lei aspettò.
«Ti andrebbe di venire a guardare delle moto con me?»
«Sì.»
«Bene.»
«Per poco non rovinavi tutto alla fine.»
«Sto ancora imparando.»
Lo show di moto era a una decina di minuti, allestito dietro recinzioni provvisorie sotto file di luci. C’era di tutto: dai vecchi shovelhead ricostruiti quasi originali alle moto su cui qualcuno aveva speso abbastanza soldi da comprarsi una casa in uno stato più economico.
Taryn si fermò davanti alla prima, una custom nero opaco con filetti color rame che attraversavano il serbatoio.
«Oh.»
La guardai. «Tutto qui?»
«Stai zitto.»
«Per lo scorpione avevi molto più da dire.»
«Lo scorpione aveva personalità.»
«Questa ha un motore costruito a mano.»
«Può pugnalare qualcuno con la coda?»
«No.»
«Allora vince ancora lo scorpione.»
Le girammo intorno.
«Vai in moto?» chiesi.
«Quella di papà.»
«Ti lascia guidare la sua?»
«Quando lo faccio esasperare abbastanza a lungo.»
«Sembra responsabile.»
«So guidare.»
«Non ho detto il contrario.»
«Non ne ho una mia.»
«Perché?»
«Papà pensa che sparirò.»
«Lo faresti?»
«Forse.»
Annuii. «Allora ha un motivo.»
«Traditore.»
La moto successiva aveva l’avantreno allungato fino a metà strada per il Wyoming e una sella che sembrava dolorosa già da tre metri di distanza.
Taryn la indicò. «Quella cosa è orribile.»
«Concordo.»
«Sembra il genere di moto che un uomo di quarantacinque anni compra appena prima di lasciare la moglie per una che si chiama Crystal.»
Scoppiai a ridere.
«Che c’è?»
«Niente.»
«Stai ridendo.»
«Sto apprezzando l’analisi.»
«Prego.»
Qualche moto più in là, si fermò davanti a un trike verde scuro con una vecchia cassa di munizioni fissata dietro la sella.
«Questo mi piace.»
«Certo che ti piace.»
«Che cosa avrebbe che non va?»
«Niente.»
«L’hai detto come se ci fosse qualcosa che non va in me.»
«Hai comprato uno scorpione di metallo con sette zampe e volevi un coniglio imbalsamato con le corna.»
«Era un jackalope.»
«Era incollato insieme.»
«Non lo sai.»
«So che ai conigli non crescono le corna.»
«È per questo che i jackalope sono rari.»
La guardai. «Adesso ci credi davvero, a sta cosa?»
«Io credo che sei geloso perché l’ho trovato prima io.»
Continuammo.
Voleva sapere perché un preparatore aveva montato un vecchio bidone di carburante militare sul fianco. Si lamentò degli ape hanger. Trovò uno scheletro di plastica legato con una fascetta dietro un faro e gli fece subito una foto.
«Che fai?»
«La mando a Cal.»
«Perché?»
«Odia le decorazioni con gli scheletri.»
«Molto specifico.»
«Dice che i tipi entrano in un MC e poi mettono teschi su qualsiasi cosa.»
Abbassai lo sguardo sul teschio cucito sul mio giubbotto.
Lei seguì i miei occhi. «Quello è diverso.»
«In che senso?»
«È la tua patch.»
«E quello?»
«Cazzate decorative.»
«Capito.»
Il telefono le vibrò pochi secondi dopo aver inviato la foto.
Abbassò lo sguardo e rise.
«Che ha detto?»
«“Non riportare quella merda al campo.”»
«Che cosa stai riportando?»
«“Troppo tardi.”»
«Non l’hai comprato.»
«Lui non lo sa.»
«È cattivo.»
«Lo so.»
Il telefono vibrò di nuovo.
Lei lesse lo schermo e lo bloccò.
«Tuo padre?»
«Kellan.»
«Che vuole?»
«Sapere dove sono.»
«Come ha avuto il tuo numero?»
«Mio padre.»
Guardai il telefono nella sua mano. «Vuoi rispondergli?»
«No.»
«Allora non farlo.»
Lei mi lanciò un’occhiata. «Tutto qui?»
«Cos’altro c’è?»
«Tutti gli altri sembrano pensare di poter dire la loro.»
«Io ho opinioni. Non vuol dire che posso usare il tuo telefono.»
Se lo rimise nella giacca.
All’estremità dello show, un sentiero saliva dietro le tende verso un belvedere di ghiaia. L’avevo trovato la sera prima, quando Emilio mi aveva mandato a controllare un ripetitore di segnale che qualcuno aveva montato vicino alla cima.
Indicai in salita. «Da lassù si vede meglio.»
Lei guardò il sentiero. «Me lo stai chiedendo?»
«Sì. Ti va di andare?»
«Che c’è su?»
«Luci. Moto. Probabilmente insetti.»
«Va bene.»
Salimmo.
La ghiaia scivolava sotto gli stivali. Due volte riuscì a riprendersi prima di perdere l’equilibrio. La terza, mi afferrò il braccio.
Abbassai lo sguardo sulla sua mano.
«Non farlo.»
«Non ho detto niente.»
«Stavi per farlo.»
«Probabile.»
«Continua a camminare.»
In cima, gli alberi si aprivano quanto bastava per vedere gran parte dell’area del raduno sotto di noi. Catene di luci attraversavano file di tende e bancarelle, i fari strisciavano lungo le strade, e la musica di due palchi diversi si mescolava insieme in lontananza.
Taryn si avvicinò alla ringhiera. «Ok. Così va meglio.»
«Quasi sembrava un complimento.»
«Non esagerare.»
Mi appoggiai accanto a lei. «Prima volta a Sturgis?»
«Sì.»
«Immaginavo.»
«Come?»
«Guardavi tutto.»
«Questa sarebbe la prova?»
«E il jackalope.»
«Che c’entra lui con tutto questo?»
«Se ci fossi già stata, sapresti che ne vendono un sacco.»
Lei si voltò di scatto. «Ce ne sono altri?»
Chiusi gli occhi. «Dimentica che l’ho detto.»
«Neanche per sogno.»
Tirò fuori il telefono.
«Che stai facendo?»
«Me lo segno.»
«Ti stai facendo una lista della spesa di jackalope?»
«Sto valutando le opzioni.»
«Tuo padre mi odierà.»
«Forse lo fa già.»
«Non mi stupirebbe.»
Rimise via il telefono e si appoggiò alla ringhiera. «Da quanto tempo stai con i Sons?»
«Un paio d’anni.»
«Hai vent’anni.»
«Anche tu.»
«Io non porto una patch da one-percenter.»
«È perché probabilmente eri una frana in matematica.»
Mi diede una spallata. «Sul serio.»
«Ho iniziato ad aiutare con il lavoro al computer prima di prendere la patch. Telecamere, telefoni, rintracciare gente, entrare in cose in cui nessuno voleva che entrassimo.»
«E poi ti hanno mollato un cut solo perché sei bravo con un portatile?»
«No. Ho fatto il prospect.»
«Per quanto?»
«Abbastanza da odiare tutti.»
«Questo suona più credibile.»
«Ho fatto le stesse stronzate che fa ogni prospect. Pulizie, commissioni, farsi mandare dall’altra parte della città alle due di notte perché a qualcuno venivano voglia di sigarette.»
«E El Paso?»
«Ne hai sentito parlare.»
«La maggior parte dei club sì.»
«Già.»
«Avevi già la patch.»
«Sì.»
«Che è successo?»
«Un sacco di cose.»
«Questa è la tua risposta?»
«È quella che avrai.»
Mi guardò per un secondo, poi tornò a fissare le luci. «Va bene.»
Dopo un minuto chiese: «Il tuo presidente combina matrimoni?»
Risi. «Max?»
«Sì.»
«No.»
«Bene.»
«Probabilmente direbbe a qualcuno di andare a farsi fottere se glielo proponessero.»
«Ancora meglio.»
«Natalie probabilmente lo anticiperebbe.»
«Sua moglie?»
«Sì.»
«Com’è?»
«Rossa. Lentiggini. Lingua tagliente. Probabilmente ti piacerebbe.»
«Per la lingua tagliente?»
«Anche per altro.»
Taryn sorrise e guardò di nuovo oltre la ringhiera.
Il telefono le vibrò ancora.
Lo lasciò in tasca.
Tamburellai le dita sul metallo. «Quanto è stata terribile la cena?»
«Ha ordinato da bere per me.»
Mi voltai. «Cosa?»
«Kellan ha ordinato per me prima ancora che mi sedessi come si deve.»
«Sapeva cosa bevi?»
«Gliel’ha detto papà. Papà gli ha anche detto che avevo un beagle che si chiamava Molly, che mi sono rotta il polso a nove anni, che odio i funghi e che parlavo di tornare a scuola.»
«Rook gli ha detto tutto questo?»
«A quanto pare Kellan gliel’ha chiesto.»
«È un bel po’ di roba da dare a uno che non hai nemmeno incontrato.»
«Mi ha anche detto dove andrò a vivere.»
«Arizona.»
«A casa sua. Scusa, a casa nostra. Mi ha corretto.»
«Cos’altro?»
«Che non continuerò a viaggiare con i Lost Coast quando mi pare, perché il mio posto sarà con gli Iron Mesa.»
«E Rook che ha detto?»
«Che non è insolito.»
La guardai. «Stroud ti ha messo le mani addosso?»
Lei si voltò. «Perché?»
«Hai detto che si comporta già come se fosse tutto deciso.»
«Mano sulla schiena quando sono arrivata. Braccio sulla mia sedia. Poi mi ha messo una mano sul ginocchio.»
«Gli hai detto di toglierla?»
«Sì.»
«E non l’ha fatto.»
«Non finché papà non ha detto finalmente il suo nome.»
Guardai giù, verso l’area del raduno. «Se lo fa di nuovo e tu gli dici di no, deve ascoltare la prima volta.»
Lei mi lanciò un’occhiata. «Hai intenzione di dirglielo tu?»
«Se sono lì, sì.»
«Sembra un modo fantastico per creare un problema tra club.»
«Non deve piacergli. Deve solo tenere le mani a posto quando gli dici di no.»
«Sai chi è.»
«Sì.»
«E chi è mio padre.»
«Sì.»
«E in cosa potrebbe trasformarsi quel trattato.»
«Ho capito tutto questo la prima volta.»
Mi osservò.
La guardai a mia volta. «Niente di tutto questo cambia il significato di “no”.»
La sua bocca si piegò da un lato. «Tu sarai un problema.»
«Probabile.»
«Non era un complimento.»
«Io l’ho preso come tale.»
«Certo che sì.»
Mi staccai dalla ringhiera. «Andiamo. Voglio vedere quanti soldi riesci a buttare in animali finti prima di domenica.»
«Mi aiuti a comprare il jackalope?»
«Non ho detto questo.»
«Lo porti tu.»
«Di sicuro non ho detto questo.»
«Lo farai.»
«E adesso chi è prepotente?»
Mi passò davanti. «Stammi dietro, hacker.»
La seguii giù per la collina.
Quando arrivammo di nuovo alla mostra di moto, la folla era raddoppiata. In certi punti dovemmo metterci di traverso solo per riuscire a passare.
Taryn si fermò accanto a una bancarella coperta di vecchie targhe.
«Te ne serve una?»
«No.»
«E allora perché ci fermiamo?»
«Mi piace guardare.»
«Ne comprerai una.»
«Che dovrei farmene di una targa del South Dakota?»
«La appendi accanto al jackalope.»
«Visto? Mi capisci.»
Un tizio che arretrava tra la gente venne dritto verso di lei.
Le cinsi la vita e la tirai verso di me prima che il suo gomito le finisse in faccia.
«Attento.»
Lui si voltò. «Scusa.»
Taryn alzò lo sguardo verso di me. «Me la cavavo.»
«Stavi fissando le targhe.»
«Mi sarei potuta abbassare.»
«Non l’hai visto.»
«Questo non c’entra.»
Qualcuno si fece largo spingendo alle nostre spalle prima ancora che avessimo spazio per muoverci, così lasciai la mano sulla sua vita e la spostai dall’altro lato di me, mettendomi tra lei e la gente che premeva nel corridoio.
Lei guardò la mia mano, poi tornò a fissarmi. «Sei molto protettivo per uno che mi ha conosciuta accanto a uno scorpione rotto.»
«Stavi per prenderti un gomito in faccia.»
«Sarei sopravvissuta.»
«Preferisco di no, comunque.»
«Hai intenzione di fare a botte con ogni ubriaco che mi passa troppo vicino?»
«Dipende da quanti sono.»
Lei rise. «Non è una risposta rassicurante.»
«Non doveva esserlo.»
La folla si aprì abbastanza da permetterci di avanzare, ma un altro gruppo arrivò dalla direzione opposta. La tenni all’interno del corridoio e la guidai oltre, poi lasciai cadere la mano.
Lei si voltò verso di me. «Sei prepotente per uno che ha passato un’ora a dirmi che nessuno può dirmi cosa fare.»
«Ti ho spostata di quindici centimetri perché qualcuno non ti travolgesse.»
«Si comincia sempre da poco.»
«E prima che te ne accorga ti ordino la limonata.»
«Ti pugnalo con lo scorpione.»
«L’hai lasciato al campo.»
«So dov’è.»
«Me la rischio.»
Stavo per rispondere quando vidi spuntare nella folla la toppa del presidente degli Iron Mesa.
Kellan Stroud aveva con sé uno dei suoi uomini e veniva dritto verso di noi.
Mi avvicinai a Taryn prima ancora di rendermene conto.
Lei seguì il mio sguardo. «Oh, per l’amor di Dio.»
Kellan si fermò davanti a noi.
I suoi occhi scivolarono sul mio taglio e poi tornarono al mio viso.
«Bobby Fuentes.»
«Mi conosci?»
«So chi portano la toppa dei Sons of Doom.»
Taryn incrociò le braccia. «Che vuoi?»
«Non hai risposto al telefono.»
«Lo so.»
«Ti ho chiesto dov’eri.»
«E io non ho risposto.»
I suoi occhi tornarono su di me.
«Stavamo guardando le moto,» disse lei.
«Lo vedo.»
«Non mi stavo nascondendo.»
«Non ho detto che lo stessi facendo.»
«Sei venuto a cercarmi.»
«Sì.»
Lei scosse la testa. «Ci siamo conosciuti stasera.»
«Ci sposiamo.»
«Continui a dirlo.»
«Perché succederà.»
Lo osservai mentre le parlava.
Lo stesso uomo che, a detta sua, le aveva messo una mano sul ginocchio dopo che lei aveva passato la serata a chiarire che non voleva avere niente a che fare con lui, adesso stava lì a parlare di matrimonio come se lei non facesse parte della decisione.
Taryn indicò alle sue spalle, verso la mostra. «Io torno là.»
«Con lui?»
«Sì.»
Kellan mi guardò.
Io rimasi al suo fianco.
Lui fece un passo avanti.
Lo feci anch’io.
Non davanti a lei. Non in mezzo a loro.
Solo abbastanza vicino perché, se avesse deciso di metterle di nuovo le mani addosso, non potesse farlo senza che io lo vedessi.
Kellan se ne accorse.
I suoi occhi passarono dall’uno all’altra, poi si fermarono su Taryn.
La sua voce si abbassò.
«Forse dovresti dire al tuo nuovo amico di chi è la proprietà che sta toccando.»
