Capitolo 5 3 Clubs
Punto di vista di Taryn
«Probabilmente dovresti dire al tuo nuovo amico di chi è la proprietà che sta toccando.»
Per mezzo secondo pensai di aver capito male.
Poi Bobby disse: «Proprietà?»
Gli occhi di Kellan rimasero su di me. «Sai benissimo cosa intendo.»
«In realtà no.» Incrociai le braccia. «Vai. Spiegami questa.»
Il tipo di Iron Mesa dietro di lui lanciò uno sguardo alla folla, come se all’improvviso desiderasse essere ovunque tranne che lì. Kellan non si mosse.
«Sei la mia promessa sposa.»
«Non è quello che hai detto.»
«Taryn.»
«Mi hai chiamata proprietà.»
«Era un modo di dire.»
Bobby rise tra sé. «Da dove sto io sembrava piuttosto cazzo di chiaro.»
Kellan finalmente lo guardò. «Questo non ti riguarda.»
«Mi hai tirato in mezzo tu, quando hai cominciato a parlare di lei come se qualcuno ti avesse consegnato un atto di proprietà.»
«Non ho bisogno dei consigli di un prospect ventenne.»
Bobby picchiettò la toppa completa sul suo gilet. «Forse ti conviene guardare meglio.»
Gli occhi di Kellan scesero su quella.
«So benissimo cosa indossi.»
«Allora non chiamarmi prospect.»
«Bobby», dissi.
Lui mi guardò.
Scossi la testa una volta.
Non perché Kellan meritasse che Bobby si tirasse indietro. Ma perché avevo già sentito abbastanza di trattati, rotte e di cosa succedeva quando uomini con toppe diverse decidevano che qualcuno li aveva mancati di rispetto.
Kellan lo colse anche lui.
«Probabilmente è la cosa più intelligente che hai fatto stasera.»
Bobby si voltò di nuovo verso di lui. «Non confondere il fatto che lei mi fermi con l’idea che tu abbia ragione.»
«Oh, per l’amor di Dio», borbottai.
Kellan fece un passo più vicino.
Bobby non si mosse.
Nemmeno io.
La gente che ci camminava intorno aveva cominciato a notarlo. Nessuno si fermò del tutto, ma c’erano abbastanza sguardi di traverso perché capissi che avevamo forse un altro minuto prima che diventasse uno spettacolo.
Kellan fissò Bobby. «Sai chi sono.»
«Sì.»
«Allora sai cosa succede quando metti le mani sulla donna di un altro.»
«L’ho spostata per toglierla di mezzo prima che qualcuno la colpisse.»
«Avevi la mano intorno alla sua vita.»
«So dov’era la mia mano.»
«E adesso ti sto dicendo di non farlo più.»
Bobby mi lanciò un’occhiata. «Vuoi che ti stia lontano?»
«No.»
Lui tornò a guardare Kellan. «Ecco fatto.»
La bocca di Kellan si serrò. «Non è lei quella che ho chiesto.»
«Ed è proprio questo il cazzo di problema.»
Una voce arrivò da dietro di noi.
«Qual è il problema?»
Mi voltai.
Max Torres si stava facendo strada tra la folla con Emilio al suo fianco e Chester un passo indietro. Con loro c’era Lola, che camminava vicina a Emilio con una mano infilata nella tasca posteriore dei jeans. Guardò Bobby e Kellan, poi me.
Bobby mormorò: «Merda.»
Max si fermò accanto a lui. «Così bene, eh?»
«Potrebbe andare meglio.»
Emilio guardò la toppa da presidente di Kellan, poi l’uomo di Iron Mesa alle sue spalle. «Che è successo?»
Kellan rispose prima che Bobby potesse farlo. «Il tuo ragazzo deve imparare a rispettare i limiti.»
Max fissò Bobby. «Hai toccato la sua moto?»
«No.»
«Il suo giubbotto?»
«No.»
«I suoi soldi?»
«No.»
Kellan disse: «La mia fidanzata.»
Max guardò me.
Alzai una mano. «Ciao.»
I suoi occhi tornarono su Bobby. «È la ragazza di prima?»
«Sì.»
«Quella dello scorpione?»
Fissai Bobby. «Gli hai raccontato quella cosa?»
Bobby scrollò le spalle. «È venuta fuori.»
Max si strofinò la bocca.
Emilio mi guardò. «Quale scorpione?»
«Non è importante.»
Lola si sporse verso di lui. «Io voglio sentire la storia dello scorpione più tardi.»
«Grazie,» dissi.
Kellan guardò dall’uno all’altro. «Abbiamo finito?»
L’attenzione di Max tornò su di lui. «Non proprio. Hai detto che un mio membro ha oltrepassato il limite. Sto cercando di capire quale limite.»
«È stato da solo con la mia fidanzata. Le ha messo le mani addosso. L’ha incoraggiata a ignorarmi.»
«Non avevo bisogno di incoraggiamenti,» dissi.
Kellan mi ignorò. «Gli ho detto di starle lontano.»
Max guardò Bobby. «E?»
Bobby sistemò il portatile sotto il braccio. «Ho chiesto a Taryn se voleva che le stessi lontano.»
«E?»
«Ha detto di no.»
Max guardò me.
«Ho detto di no.»
«Okay.»
Kellan rise una volta sola. «Questa è la tua risposta?»
Max lo guardò. «Che vuoi che faccia? Lo metta in punizione?»
«Non è uno scherzo.»
«Lo so.»
«Allora controlla il tuo membro.»
La faccia di Max non cambiò, ma Emilio si raddrizzò accanto a lui.
Max fece un passo più vicino a Kellan. «Attento a come parli.»
Kellan non arretrò. «Porta la tua toppa.»
«Ed è per questo che sono qui.»
«Sta interferendo in un accordo tra Iron Mesa e Lost Coast.»
Bobby iniziò a rispondere.
Max alzò una mano senza nemmeno guardarlo.
Bobby si fermò.
Era la prima volta che lo vedevo farlo per tutta la sera.
Max guardò Kellan. «Allora forse dovremmo far venire qui Lost Coast prima che tu cominci ad accusare i Sons of Doom di interferire in qualcosa che nessuno ci ha detto esistesse.»
«Adesso lo sai.»
«So che sei incazzato perché Bobby ha girato per Sturgis con una donna che, a quanto pare, non voleva girare con te.»
Kellan mi guardò. «Sarebbe dovuta tornare al campo.»
«Al mio campo,» dissi. «Non al tuo.»
«Presto sarà la stessa cosa.»
«No. Non lo è proprio, cazzo.»
«Taryn.»
Conoscevo la voce di papà ancora prima di voltarmi.
Certo che era qui.
Cal era al suo fianco, con altri due Renegades dietro di loro.
Mi guardai intorno: Iron Mesa, Sons of Doom e Lost Coast in piedi in mezzo alla fiera delle moto.
«Perfetto. Ci sono tutti.»
Papà andò dritto verso Kellan. «Che cos’è successo?»
Kellan indicò Bobby. «Tua figlia se ne va in giro con lui.»
Papà guardò Bobby.
Poi guardò me.
«È di questo che si tratta?»
La mascella di Kellan si contrasse. «Le ha messo le mani addosso.»
«Ha impedito che uno mi piantasse una gomitata in faccia.»
Papà tornò a guardare Kellan. «Ecco. Finita.»
Kellan scosse la testa. «Non è finita.»
Bobby disse: «A quanto pare spostare qualcuno di quindici centimetri in mezzo alla folla è una dichiarazione di guerra.»
Papà gli lanciò un’occhiata. «Non stai aiutando.»
«Non stavo parlando con te.»
Max guardò Bobby. «Adesso non stai aiutando nemmeno tu.»
Bobby serrò la bocca.
Mi venne quasi da ridere.
Quasi.
Kellan guardò Papà. «Se n’è andata via da cena, ha ignorato le mie chiamate e ha passato il resto della serata da sola con un altro uomo con la toppa.»
«Non ero da sola. Ci sono circa quarantamila persone in piedi intorno a noi.»
«Sapevi cosa intendevo.»
«E non ho risposto alle tue chiamate perché non volevo parlarti.»
Papà si avvicinò a me. «Taryn, basta.»
Lo guardai. «Perché lo dici a me, basta?»
«Perché non facciamo questa cosa in mezzo a Sturgis.»
«Io non stavo facendo niente. Stavo guardando le moto.»
«Con lui.»
Papà lanciò un’occhiata a Bobby.
Eccolo di nuovo.
Scossi la testa. «Non farlo.»
«Non fare cosa?»
«Non cominciare a comportarti come se avessi fatto qualcosa di sbagliato perché ho passato due ore con qualcuno con cui avevo davvero voglia di stare.»
Kellan disse: «Sei fidanzata.»
«Io non ho accettato di fidanzarmi.»
Papà abbassò la voce. «Taryn.»
«No. Smettila di fare così.»
«Fare cosa?»
«Dire il mio nome ogni volta che dico qualcosa che non vuoi che lui senta.»
Adesso alcune persone si erano fermate.
Non tante.
Abbastanza.
Papà si guardò intorno. «Ce ne occupiamo quando torniamo al campo.»
«Ce ne siamo già occupati al campo. Mi hai detto che il trattato conta di più.»
«Non è quello che ho detto.»
«Mi hai detto che quasi ottanta uomini contano su di te. Mi hai detto che la tua parola conta. Mi hai detto che lo sposo, che lo voglia o no. Quale parte mi sono persa?»
Cal distolse lo sguardo.
Lola no.
Era in piedi accanto a Emilio e mi guardava.
Kellan fece un passo avanti. «Non c’è bisogno di trasformare questa cosa in una scenata.»
Risi. «Cinque minuti fa mi hai chiamata proprietà.»
Papà lo guardò.
Finalmente.
Kellan alzò le spalle. «Un modo di dire.»
Bobby disse: «Stronzate.»
Kellan si voltò. «Vuoi davvero continuare a metterti in mezzo?»
Bobby si spostò, finendo per stare più vicino a me. «Vuoi davvero continuare a parlare di lei come se non fosse qui davanti?»
«So benissimo dov’è.»
«Allora prova a parlare con lei invece che con suo padre.»
Kellan fece un passo verso di lui.
Emilio si mosse nello stesso istante.
E così fece Chester.
Max allungò un braccio davanti al petto di Bobby prima che potesse muoversi, mentre papà si piazzò tra Kellan e il resto di noi.
«Basta» disse papà. «Nessuno si picchia per questa storia.»
Kellan si guardò intorno. «Io non sto litigando.»
«Ah no? Perché stai facendo un’imitazione dannatamente convincente.»
Papà si voltò verso di me. «E tu devi smetterla di provocare.»
Lo fissai. «Io?»
«Sì, tu.»
«Kellan mi chiama proprietà, dice a un altro uomo che non può toccarmi, e sarei io a provocare?»
«Sto cercando di evitare che diventi una cosa più grossa di quanto debba essere.»
«Lo è già.»
«Taryn, ascoltami.»
«No. Ascoltami tu, per una volta.»
Papà lanciò un’occhiata a Max, poi alle persone ferme intorno a noi.
Indicai Kellan. «Lui pensa che siccome tu hai firmato qualcosa, allora mi possiede. Mi ha detto dove andrò a vivere. Mi ha detto con quale club viaggerò. Si fa dare da te il mio numero di telefono, poi viene a cercarmi perché non gli rispondo. E adesso sta dicendo a Bobby che non può toccarmi.»
Kellan disse: «La stai facendo sembrare peggio di com’è.»
Mi girai di scatto verso di lui. «Mi hai chiamata proprietà.»
«Ti ho già detto cosa intendevo.»
«Non me ne frega niente di cosa intendevi.»
Papà si massaggiò la fronte. «Possiamo abbassare tutti la voce?»
«No.»
«Taryn.»
«No. Ho finito di essere l’unica persona di questo cazzo di raduno che dovrebbe far stare tutti comodi.»
Kellan guardò le persone intorno a noi.
Poi allungò la mano verso la mia.
La ritrassi.
Abbassò lo sguardo sul vuoto tra noi.
«Non toccarmi.»
Papà disse il suo nome. «Kellan.»
«Non le sto facendo del male.»
«Non ho detto questo.»
«Allora qual è il problema?»
Guardai papà.
Non rispose.
Kellan si voltò verso gli uomini radunati intorno a noi, poi alzò la voce quanto bastava perché la sentissero anche quelli lì vicino.
«Sembra che ci sia un po’ di confusione, quindi chiariamo. Taryn Rourke e io siamo fidanzati. Lost Coast e Iron Mesa hanno un accordo, e lei sarà mia moglie.»
Mi voltai di scatto verso di lui.
Alcune persone lì vicino si girarono a guardare.
Uno degli uomini di Iron Mesa sorrise.
Qualcuno dietro di me disse qualcosa che non riuscii a capire.
Kellan continuò.
«Il fidanzamento è deciso. Quello che è successo stasera è stato un malinteso.»
«No, non lo è stato.»
Mi guardò.
«Io non sono fidanzata con te.»
«Taryn.»
Di nuovo papà.
Mi voltai lentamente.
Aveva l’occasione.
Proprio lì.
Tutti lo stavano guardando.
Iron Mesa.
Sons of Doom.
Lost Coast.
Io.
Mi avvicinai di un passo. «Diglielo.»
La bocca di papà si serrò.
«Digli che ho detto di no.»
«Taryn, questo non è il posto.»
«Allora fallo diventare il posto.»
«Ne parleremo al campo.»
«No. Mi rispondi adesso.»
Cal fece un passo verso di noi. «Taryn—»
Lo indicai con un dito. «Non tu.»
Si fermò.
Tornai a guardare papà. «Se te lo dico adesso, davanti a tutti, che non lo sposerò, annulli l’accordo?»
Papà guardò Kellan.
Poi Max.
Poi di nuovo me.
«Papà.»
«L’accordo è più grande di questo.»
Annuii.
Allungò una mano verso il mio braccio. «Ascolta—»
Mi scostai. «No.»
«Taryn.»
«Quella era la risposta.»
«Non ho detto di no.»
«Non ce n’era bisogno.»
Abbassò la voce. «Sto cercando di proteggere questo club.»
«Sì. Lo so.»
«Quella rotta sostiene la gente con cui sei cresciuta.»
«Lo so.»
«Uomini che verserebbero sangue per te.»
«Lo so.»
«Allora smettila di comportarti come se niente di tutto questo contasse.»
«Non ho mai detto che non contasse.»
«E allora che cosa stai dicendo?»
«Sto dicendo che pensavo di contare anch’io.»
Papà smise di parlare.
Lo fissai ancora per un secondo, poi mi voltai.
Lola mi stava ancora guardando.
Si allontanò da Emilio e si avvicinò, fermandosi accanto a me senza toccarmi.
Papà disse: «Taryn, torniamo al campo.»
«No.»
«Sì.»
«Ho vent’anni.»
«E sei mia figlia.»
«Sembra contare solo quando ti serve qualcosa.»
«Taryn.»
Guardai Lola. «Sai dov’è il bagno?»
Lei guardò verso la fila dei venditori. «Sì.»
«Fammi strada.»
Papà stava per dire qualcosa.
Emilio lo interruppe. «Ha detto che le serve il bagno, Rook.»
Papà lo guardò.
Emilio non si mosse.
Neppure Lola.
Dopo un secondo, papà fece un passo indietro.
Lola iniziò a camminare e io la seguii.
Superammo tre file di bancarelle prima che parlasse.
«Ti serve davvero il bagno?»
«No.»
«Bene. Perché stavo per portarti a una tenda della birra.»
La guardai.
Lei fece spallucce. «È il posto più vicino che conoscevo dove avrebbero smesso di seguirci.»
Risi una volta.
Lei lanciò un’occhiata alle sue spalle. «Sono ancora lì fermi.»
«Certo che lo sono.»
«Vuoi che resti con te?»
Guardai verso le luci più avanti lungo la fila. «No. Mi serve solo un minuto.»
Lola annuì. «Io ed Emilio siamo accampati con i Sons. Sai dove sono i camper?»
«Sì.»
«Se ti serve qualcosa, chiedi di me.»
«Perché?»
«Perché so com’è quando gli uomini decidono che una cosa è affare del club e si dimenticano che in mezzo c’è una donna.»
La guardai.
Mi rivolse un piccolo sorriso. «E poi voglio vedere lo scorpione.»
Quello mi strappò un’altra risata.
«Sette zampe.»
«Ancora meglio.»
Si voltò per tornare dagli altri.
Io continuai a camminare.
Non andai verso i Lost Coast.
Non andai neppure in direzione degli Iron Mesa.
Camminai finché la folla si diradò e la musica rimase alle mie spalle, poi imboccai il sentiero di ghiaia che Bobby mi aveva mostrato prima e lo risalii.
Il belvedere era deserto quando arrivai.
Stavolta mi sedetti sul parapetto invece di appoggiarmici e guardai giù le luci.
Sul telefono avevo quattordici messaggi.
Quattro di papà.
Due di Cal.
Otto di Kellan.
Cancellai quelli di Kellan senza aprirli.
Il primo di papà diceva: Torna al campo.
Il secondo: Dobbiamo parlare.
Il terzo: Taryn.
Il quarto era più lungo.
Non lo lessi.
Bloccai il telefono e me lo infilai in tasca.
«Immaginavo che saresti tornata qui.»
Mi voltai.
Bobby era a metà del sentiero.
«Adesso mi stai pedinando?»
«Un pochino.»
«Lo ammetti in fretta.»
«Sono stanco.»
Raggiunse la cima e si appoggiò al parapetto accanto a me.
«Tutto bene?»
«No.»
«Vuoi che faccia finta di non avertelo chiesto?»
«Forse.»
«Fatto.»
Per un po’ nessuno dei due disse niente.
Era cambiato, dopo lo show di moto.
Non nei vestiti.
Qualcosa nel modo in cui stava in piedi.
Il portatile non c’era più. Aveva entrambe le mani libere. Continuava a guardare giù per la collina ogni pochi minuti.
Gli lanciai un’occhiata. «Max ti ha urlato contro?»
«Non proprio.»
«Che significa “non proprio”?»
«Mi ha detto che sono un idiota.»
«Sembra corretto.»
«Poi Emilio mi ha detto che se comincio una guerra a Sturgis, mi farà spiegare tutto a Natalie.»
«La moglie di Max?»
«Sì.»
«Quella ti ha spaventato di più?»
«Tu non hai mai conosciuto Natalie.»
«No.»
«È alta un metro e niente ed è terrificante.»
Sorrisi.
Bobby mi guardò. «Eccolo lì.»
«Non cominciare.»
«Non ho detto niente.»
«Stavi per farlo.»
«Probabile.»
Scivolai giù dal parapetto e mi misi in piedi accanto a lui.
«Che cos’è successo dopo che me ne sono andata?»
«Rook e Stroud hanno discusso per un minuto. Max ha detto a tutti che i Sons of Doom non avevano nessuna intenzione di farsi trascinare nel loro accordo.»
«Sembra promettente.»
«Ha anche detto a Stroud che se aveva un problema con me, lo portava da Max. Non da me.»
«E Kellan che cosa ha detto?»
«Che si aspetta che i Sons rispettino il suo fidanzamento.»
Risi. «Il suo fidanzamento.»
«Max non era d’accordo con quella formulazione.»
«Che cosa ha detto?»
Bobby mi guardò. «Sei sicura di volerlo sapere?»
«Sì.»
«Ha detto: “Difficile rispettare un fidanzamento quando la donna continua a dire che non è fidanzata.”»
Lo fissai.
«Mi piace il tuo presidente.»
«La maggior parte dei giorni.»
«Papà ha detto qualcosa?»
«Non molto dopo che te ne sei andata.»
«Ci sta.»
Bobby si appoggiò all’indietro contro il parapetto. «Parlavi sul serio, laggiù?»
«Quale parte?»
«Che non lo sposerai.»
«Sì.»
«Ok.»
Lo guardai di lato. «Ok?»
«Sì.»
«Hai un modo davvero irritante di far sembrare tutto semplice.»
«Credevo l’avessimo già detto.»
«L’abbiamo detto.»
«Continuo a pensare che non dovresti sposarlo.»
«Lo so.»
Lui guardò le luci laggiù. «E allora che cosa farai?»
Mi infilai le mani nelle tasche della giacca. «Non lo so.»
«Hai delle opzioni.»
«Davvero?»
«Tutti hanno delle opzioni.»
«Sembra una di quelle cose che la gente dice appena prima di elencarti un mucchio di soluzioni che, in realtà, non funzionano.»
«Mettimi alla prova.»
Lo fissai. «Va bene. Dico di no a papà. Lui mi ignora. Torno a casa e mi rifiuto. Si presenta Kellan. Papà mi dice che il trattato è firmato. Ricominciamo da capo, solo che stavolta tutti hanno le armi e non ci sono migliaia di persone intorno a impedirgli di fare qualche cazzata.»
«Okay.»
«Vado da mia madre, papà mi trova.»
«Dove vive?»
«In California.»
«Già. Non è abbastanza lontano.»
«Resto da amici, stesso problema. Chiunque conosca è collegato in qualche modo a Lost Coast. Papà sa dove vivono, con chi escono, dove lavorano.»
«Potresti andartene dalla California.»
«Con quale piano?»
«Hai dei soldi?»
«Un po’.»
«Una macchina?»
«Sì.»
«Passaporto?»
Lo guardai. «Mi stai davvero aiutando a pianificarla?»
«Sto facendo domande.»
«È così che iniziano i piani.»
«Forse.»
Mi allontanai di qualche passo, poi mi voltai di nuovo.
«Ci ho pensato.»
«A cosa?»
«A scappare.»
Bobby non disse niente subito.
Io abbassai lo sguardo verso il raduno.
«Ci avevo pensato anche prima di stasera. Non sul serio. Più tipo: e se salissi in macchina e continuassi a guidare. Poi papà chiamerebbe, io lo ignorerei per un giorno, alla fine tornerei a casa e lui sarebbe uno stronzo per una settimana.»
«E adesso?»
«Adesso c’è Kellan.»
«Già.»
«E un trattato.»
«Già.»
«E a quanto pare metà di Sturgis sa che sono fidanzata.»
«Non metà.»
«Dagli un’ora.»
«Probabilmente è vero.»
Lo guardai.
Lui sospirò. «Scusa.»
«Troppo tardi.»
Accennò un sorriso.
Tirai fuori il telefono, lo fissai, poi lo rimisi via.
«Se scappo davvero, papà mi viene a cercare.»
«Probabile.»
«Anche Kellan.»
«Sicuro.»
«E chiunque mi aiuti finisce trascinato dentro.»
Bobby mi guardò. «Anche questo, probabilmente.»
«Ecco. Vedi?»
«Vedi cosa?»
«Non ho nessun posto dove andare.»
Si staccò dalla ringhiera e si raddrizzò.
«Potresti sparire, se lo volessi.»
«Ti ho appena detto che non posso.»
«Non ho detto che sarebbe facile.»
«Papà conosce chiunque io conosca.»
«Tu non conosci chiunque io conosca.»
Lo fissai.
Lui continuò. «Ci sono posti che Rook non conosce. Persone che non conosce. Telefoni che non si riconducono a te. Macchine che non sono registrate dove qualcuno se le aspetta. Il contante non lascia una traccia digitale, a meno che tu non lo usi da stupida.»
«Okay, hacker.»
«Sono serio.»
«È peggio.»
«Probabile.»
«Stai parlando di nascondermi a due presidenti di MC.»
«So di cosa sto parlando.»
«E che succede quando Max lo scopre?»
«Quella parte si complica.»
Risi. «Eccola lì.»
«Non ho mai detto che sarebbe stato facile.»
«Mi conosci da un giorno.»
«Meno di così.»
«Fantastico. Ancora meglio.»
Mi guardò. «Non dovresti comunque essere costretta a sposare qualcuno perché a tuo padre serve una rotta.»
«Lo so.»
«Allora smettila di dirti che le uniche scelte sono sposare Stroud o scatenare una guerra.»
«Qual è la terza scelta?»
«Andartene.»
«E andare dove?»
Non rispose subito.
Lo fissai.
«Visto?»
Bobby si staccò dalla ringhiera e fece un passo verso di me.
«Dove andresti se nessuno potesse trovarti?»
«Non lo so.»
«Pensa.»
«Sto pensando.»
«Dovunque.»
«Non c’è un dovunque.»
«Sì che c’è.»
«No, Bobby. Non c’è. È questo che sto cercando di dirti. Tutta la mia vita è Lost Coast. La mia famiglia è Lost Coast. Chiunque io conosca è a una telefonata da mio padre. Se me ne vado, non ho un posto dove andare.»
Mi guardò per un lungo secondo.
Poi disse: «Adesso sì.»
Mi bloccai.
«Bobby.»
«Sono serio.»
«Non hai idea di cosa stai offrendo.»
«Sì che ce l’ho.»
«No, non ce l’hai.»
«Ho la patch, Taryn. So esattamente cosa succede se aiuto la figlia di un altro presidente a sparire dopo che è stata promessa in un trattato.»
«Allora perché lo faresti?»
«Perché hai chiesto a tuo padre, davanti a tre club, di scegliere te, e lui ha scelto quella cazzo di rotta.»
Distolsi lo sguardo.
Bobby si avvicinò ancora.
«Avrebbe dovuto scegliere te.»
«Non farlo.»
«Cosa?»
«Dire cose così.»
«Perché?»
«Perché mi piaci già.»
Quello lo zittì.
Risi tra me e me. «Guarda un po’. Trovato il pulsante.»
«Taryn.»
«Che c’è?»
«Anche tu piaci a me.»
«Sembra scomodo.»
«Davvero fottutamente scomodo.»
Alzai gli occhi su di lui.
Era abbastanza vicino da sfiorarmi la giacca con il davanti del suo cut.
Avrei potuto fare un passo indietro.
Non lo feci.
Bobby sollevò una mano e si fermò prima di toccarmi.
«Posso?»
Guardai la sua mano, poi lui.
«Sì.»
Le sue dita si posarono sul lato del mio collo.
Poi mi baciò.
Afferrai il davanti del suo cut prima che potesse tirarsi indietro e lo baciai a mia volta.
L’altra sua mano mi cinse la vita e, stavolta, nessuno mi stava trascinando via per farmi spostare dal passaggio di qualcun altro. Mi avvicinai da sola, una mano che scivolava dietro il suo collo mentre la sua bocca tornava sulla mia.
Quando finalmente ci separammo, la sua fronte toccò la mia.
Stavo ancora stringendo il suo cut.
Bobby abbassò lo sguardo sulla mia mano.
«Lo sai che Kellan adesso mi odierà davvero.»
Lo tirai di nuovo verso di me.
«Mi sembra un problema suo.»
