CAPITOLO 1: Echi del passato

«Hai mai, anche solo per un istante, immaginato di potermi amare?» domandò Sarah, la voce velata di speranza mentre fissava il volto impassibile di Philip.

«Non farmi ridere, Sarah. Tra noi è sempre stata solo una questione di piacere e di affari.»

Con il cuore pesante, lei appose la firma sulle carte del divorzio, aggrappandosi a un barlume di speranza che un giorno avrebbe trovato un uomo capace di adorarla e venerarla per il suo valore.


Il punto di vista di Sarah

In una notte tranquilla a Serenity Pines Estate, la tenuta dove vivo da tre anni, lo scatto della serratura annunciò l'arrivo di mio marito, Philip Cornell, in lizza per la presidenza della Luminary Productions, una società di intrattenimento.

Mi alzai dal divano, il mio solito trespolo dove spesso aspettavo il suo ritorno, e diedi un'occhiata all'orologio a muro; le lancette sussurravano quanto fosse tardi: era già l'una di notte.

Il pesante portone di legno si aprì, rivelando la figura barcollante di Philip. Una zaffata di alcol lo precedette, mescolandosi con la quiete della notte. Aveva un braccio appoggiato sulla spalla del suo assistente, Alexander Davies.

«Che gli è successo?» fu la domanda che riuscii a rivolgere ad Alex.

«Signora, mi dispiace davvero. È successo un imprevisto. Il capo ha bevuto troppo» rispose lui. Si astenne dal fornire ulteriori dettagli, come accadeva spesso, nonostante il mio desiderio di esprimere preoccupazione per la frequenza sempre maggiore con cui Philip rincasava ubriaco negli ultimi tempi.

«Ti prego, aiutami! Portiamolo in camera.»

Io e Alex collaborammo per accompagnare Philip fino alla camera da letto. Con il suo corpo notevolmente più pesante del mio, che era decisamente più minuto, sentii come se le ossa potessero frantumarsi e che la pelle si sarebbe di certo segnata di lividi.

Sia io che Alex ansimavamo pesantemente mentre adagiavamo con cura il suo capo sul letto.

«Gr-grazie!»

Con un semplice sorriso, l'assistente si diresse verso la porta, pronto a lasciare Serenity Pines Estate. Fu un raro momento di conversazione tra noi, simile a quelli che condividevo con mio marito, Philip.

Con delicatezza, sfilai le scarpe e i calzini a Philip, sentendo le guance avvampare per l'imbarazzo. Poi fu il turno della polo, un'impresa che potevo compiere solo mentre era privo di sensi.

Da quanto tempo nutrivo quelle fantasie proibite su di lui? Mio marito, così vicino fisicamente eppure così distante emotivamente, vincolato dalla regola non detta che non dovevamo intrometterci nelle vite l'uno dell'altra.

Proprio quando riuscii finalmente a sfilargli la polo, lui vomitò con violenza, e un odore acre riempì l'aria. Lo stomaco mi si contorse per solidarietà, minacciando di tradirmi a sua volta. Con pura forza di volontà, ricacciai indietro il conato di vomito mentre le lacrime di frustrazione mi si accumulavano agli occhi.

Non abbiamo personale di servizio, principalmente per una mia preferenza. Tuttavia, le domestiche di casa Cornell vengono tre volte a settimana per aiutare con le pulizie a Serenity Pines Estate.

Pulii il pasticcio acido e nauseabondo che aveva espulso dalla bocca accanto al letto.

Tre anni prima, mia suocera aveva affermato che il nostro dovere di donne era servire i nostri mariti. Speravo che, adempiendo a questo dovere, Philip si sarebbe accorto di me o forse mi avrebbe vista come una donna che lo amava profondamente.

Mentre raccoglievo il necessario per pulire quel disastro, le lacrime mi salirono agli occhi, travolta dal peso schiacciante della situazione in cui mi trovavo.

Per quanto tempo ancora dovrò sopportare tutto questo? Per quanto ancora tollererò di aspettare che l'amore straripante che ho riversato su mio marito venga ricambiato?

Eppure, in mezzo a questo tumulto, c'è Philip, che amo così tanto. Ho già rinunciato a così tanto per lui, sarà davvero il suo semplice rigurgito da ubriaco a spezzare la mia determinazione?

Dopo aver strofinato meticolosamente ogni centimetro del pavimento e aver eliminato ogni odore residuo dalla stanza, mi diressi verso l'armadio in cerca del suo pigiama.

Dentro un'anta, notai una scatola che non avevo mai visto, dall'aspetto costoso. La curiosità ebbe la meglio, così sollevai il coperchio, rivelando una collana mozzafiato, ornata da un affascinante zaffiro blu circondato da delicati diamanti.

Domani è il nostro terzo anniversario di matrimonio, un pensiero che mi riempie di un'eccitazione palpabile. Che sia questa la sorpresa di Philip per me?

La nostra è una relazione piuttosto discreta. È così tranquilla soprattutto perché cerco di non complicare le cose a Philip, come sua moglie. Inoltre, sebbene poche persone fidate sappiano di noi, per il resto del mondo io sono praticamente una sconosciuta nella sua vita.

Tornando a letto, trovai conforto nel guardare il suo viso innocente, un privilegio che mi concedo solo in notti come queste, prima di scivolare nel sonno.

Mi svegliai dopo qualche ora, sentendo qualcuno che mi baciava teneramente il collo e mi stringeva delicatamente il seno, accendendo un calore che si propagò in ogni mia vena.

Le dolci attenzioni di Philip non mancano mai di suscitare in me eccitazione e felicità. Ogni suo tocco è una sinfonia di piacere, una melodia deliziosa che risuona nel profondo. Eppure, al di là dei nostri momenti intimi, decifrare i suoi pensieri è come avventurarsi in un labirinto al buio.

I ricordi ossessivi della notte precedente mi inondarono la mente, il loro peso mi opprimeva. Tuttavia, in mezzo a questo mare tumultuoso di pensieri, tutto veniva messo in ombra dalla dolce adorazione che mi aveva dimostrato.


«Sarah!» la voce di mia suocera echeggiò in cucina mentre ero impegnata a pulire. Philip era uscito presto, e al mio risveglio non era più accanto a me.

«Signora Cornell?» sospirai tra me e me, ormai abituata alle sue visite improvvise a Serenity Pines Estate, sempre per assicurarsi che mi prendessi cura adeguatamente di suo figlio. Spesso portava con sé delle amiche, dato che il padre di Philip esercitava un controllo ferreo sui visitatori della villa dei Cornell.

Il signor Cornell è una figura autoritaria sia in casa che nel suo matrimonio, mentre la signora Cornell preferisce mantenere un velo di discrezione sulla natura del loro rapporto. Per questo, finisce sempre per turbare la mia pace invitando le sue amiche, invadendo la sacralità di casa mia.

Sedute attorno al tavolo rotondo, lei e altre cinque signore erano immerse nei pettegolezzi e in una partita a carte. E nonostante quella fosse casa mia, la casa che condividevo con Philip, il peso dei pensieri inespressi mi opprimeva la mente, incatenando la mia voce in una sottomissione silenziosa.

«Buongiorno, signore!» le salutai con un'allegria forzata, anche se una parte di me avrebbe voluto pregarle di non venire, visto che la loro presenza non faceva che aumentare il mio carico di lavoro e il baccano.

«Buongiorno, Sarah!» rispose una delle signore, mentre le altre sembravano ignorare del tutto la mia esistenza.

«Perché te ne stai lì impalata? Sbrigati a prepararci tè e spuntini!» mi rimproverò la signora Cornell, con un tono tagliente.

Da nuora diligente, andai subito in cucina per esaudire le sue richieste. Una volta pronto il tutto, tornai dal gruppo di signore, posai sul tavolo tazze da tè, biscotti e pasticcini confezionati, per poi tornare a occuparmi di alcune faccende domestiche. Mentre ero indaffarata, però, non potei fare a meno di origliare la loro conversazione.

«Oh, avete saputo? Megan è tornata» disse con noncuranza la signora Wilson.

La presa mi si allentò e un vaso delicato mi scivolò dalle dita, andando in frantumi sul pavimento.

«Ma che diavolo, Sarah? Vuoi forse distruggere ogni oggetto prezioso di mio figlio in questa casa?! Santo cielo! Ti rendi conto che quel vaso era importato dal Giappone? Dubito fortemente che tu possa permetterti di ricomprarlo!» mi sgridò la signora Cornell, con la voce intrisa di rabbia.

«M-mi dispiace tantissimo! Pulisco subito» balbettai.

Potevo percepire la sua rabbia ribollire, come se volesse schiaffeggiarmi o tirarmi i capelli, ma si trattenne, consapevole della presenza delle sue ospiti.

"Megan... Megan..." Il nome mi rimbombava nella testa mentre raccoglievo con cura i frammenti del vaso. La puntura acuminata di una scheggia di vetro mi trafisse un dito, provocando una scossa di dolore. Nonostante la piccola goccia di sangue, ignorai il fastidio, troppo assorta nei miei pensieri per prestarvi attenzione.

L'ansia mi rodeva. Megan è l'ex fidanzata di Philip.

Non riuscivo a scacciare il pensiero inquietante delle recenti sbronze di Philip. Che la causa fosse l'improvvisa ricomparsa di Megan?

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