CAPITOLO 8: Concezione della speranza
Sarah
La mia eccitazione ribolliva incontenibile, una forza inarrestabile che mi spingeva a condividere la notizia imminente con Philip. Non riuscivo a scrollarmi di dosso la sensazione che questa rivelazione potesse ridefinire completamente il nostro rapporto. Eppure, nel tumulto di emozioni che mi vorticava dentro, non potevo ignorare la sensazione assillante che la reazione di Amir non avrebbe eguagliato la mia euforia.
«Sei incinta, e quello stronzo ti ha lasciata piantata in asso fuori dalla villa, fradicia di pioggia, facendoti svenire? Adesso gliene dico quattro, Sarah! Deve assumersi le sue responsabilità!» sbottò Amir, furibondo.
«Ti prego, non farlo! Loro non sanno che sono una Benner» lo supplicai.
«Cosa?» Amir rimase di sasso.
«Quando mi sono iscritta all'università, ho usato il cognome del nonno, Mitchell. Per tutti gli altri, sono Sarah Mitchell, un'orfana» spiegai a mio fratello.
«Ecco perché non sapeva che siamo parenti.»
«Ti prego, lascia stare Philip!» ripetei la mia supplica ad Amir.
Mi aspettavo che Philip, una volta scoperta la verità, avrebbe reagito in modo diverso invece di limitarsi ad ascoltare. Per tre lunghi anni avevo mantenuto una fitta rete di bugie, tutto per proteggerli dalla devastante realtà di essere stata ripudiata dalla mia stessa famiglia.
Che impatto avrebbe avuto questa rivelazione sulla reputazione della rispettabile famiglia Cornell?
Dopo un istante carico di tensione, mi congedai da Amir.
Mi indicò la casa accanto alla tenuta di Serenity Pines. Fui sorpresa di rendermi conto che era stato proprio Amir a trasferirsi nella casa che avevo visto il giorno prima.
Uscita dall'ospedale, indicai all'autista l'ufficio di Philip, stringendo tra le mani il peso di una piccola torta rotonda.
Sono forse un'ingenua a immaginare che questo piccolo fagottino trasformerà il nostro matrimonio? L'attesa della maternità mi scorre nelle vene, impossibile da ignorare.
Molti volti sul posto di lavoro di Philip mi sono familiari, ma nessuno più di quello della sua vistosa segretaria, di stanza fuori dalla sua porta. È lei a ricevere regolarmente il pranzo che porto a mio marito in ufficio. Ciò che mi colpisce è il suo abbigliamento, sempre attillato e meticolosamente studiato per accentuare ogni curva, dalle gambe tornite alla generosa scollatura.
Mi irrita il fatto che passi così tanto tempo con Philip, ostentando ogni giorno la sua figura quasi nuda in sua presenza.
«Il capo, Philip, non c'è. È fuori per una riunione» mi informò, con le braccia incrociate in segno di difesa.
«E quando tornerà?» chiesi.
«Non saprei!» Quella non era altro che una bugia bella e buona! Alex gestisce tutto con pugno di ferro e quella segretaria, essendo una sua dipendente, conosce senza dubbio ogni dettaglio dell'agenda di Philip.
«Mando un messaggio ad Alex» dichiarai, cercando il telefono nella borsa. Lei però intervenne subito, forse temendo ripercussioni se avessi riferito le mie lamentele al suo capo.
«Non ce n’è bisogno. Anzi, ora che ci penso, il capo dovrebbe tornare tra un’ora» mi informò.
Avrei voluto scrutarla a fondo, ma non avevo tempo da perdere con gente del genere.
«Aspetterò nell'ufficio di Philip. Per favore, apra la porta e metta questa torta in frigo» le ordinai. La sua espressione si contorse in un profondo cipiglio mentre inseriva, riluttante, la chiave nella serratura della porta dell'ufficio di mio marito.
Data la natura meticolosa di Philip, lui detesta ogni granello di polvere, e il suo ufficio immacolato ne è la prova.
La stanza si estendeva, ampia, dominata dalla sua grandiosa scrivania posta in fondo, che catturava l'attenzione. Sulla destra, una scintillante vetrata fungeva da barriera, nascondendo la vista mozzafiato su Highland Hills City. Sulla sinistra, invece, la modesta camera da letto di Philip offriva un po' di ristoro per quelle rare occasioni in cui il suo carico di lavoro incessante non gli permetteva di tornare a Serenity Pines.
Dopo aver ispezionato la stanza, mi accomodai sul morbido divano e presi una rivista dal portariviste.
«È sicura di voler aspettare qui?» domandò la segretaria, ferma accanto alla porta.
«Sì. Se Philip non arriva entro un’ora, me ne andrò» risposi.
Non mi sentivo bene e dovevo assicurarmi che la nostra villa fosse in ordine per il ritorno di Philip. Quando la segretaria fu sparita dalla mia vista, tirai fuori il foglio con la diagnosi del medico: sono incinta di sei settimane.
Con un sorriso, diedi un’occhiata all’orologio da polso, che segnava appena le tre del pomeriggio. Considerando la possibilità che Philip fosse troppo immerso nel lavoro per tornare puntuale, decisi di non disturbarlo. Avrei invece preparato una cena speciale a casa, aspettando con impazienza il momento in cui avrei potuto condividere quella notizia esaltante con lui nel nostro spazio.
Tuttavia, appena dieci minuti dopo, un’ondata di nausea mi strinse lo stomaco. Mi precipitai verso il bagno del suo ufficio e vomitai. Le vertigini mi sopraffecero mentre lottavo per mantenere l’equilibrio. Desiderando disperatamente un po' di pace, cercai rifugio nel santuario della camera privata di Philip.
Mentre mi stendevo sul suo letto, lasciai che la porta cigolasse leggermente, sentendo la presenza rassicurante di mio marito. Passai la mano sul cuscino morbido, evocando il volto di Philip nella mia mente e inspirando il suo profumo che aleggiava ancora sulle lenzuola.
In quel momento, un senso di tranquillità mi pervase, placando le mie emozioni e invitando il sonno ad abbracciarmi…
Non so quante ore fossero passate, ma udii una serie di gemiti provenire da fuori la porta socchiusa, abbastanza forti da svegliarmi.
La voce della segretaria trapassava le pareti del salottino, echeggiando con una risonanza sinistra che mi fece venire i brividi lungo la schiena.
«Mmm… sì! Proprio lì, capo! Leccami la f**a! Ahhh!»
Sgranai gli occhi, incredula, mentre un torrente di sensazioni inspiegabili mi scorreva nelle vene, elettrizzando ogni fibra del mio essere, mentre i suoi gemiti inebrianti danzavano provocanti nelle mie orecchie.
"Sta facendo sesso con Philip?"
Non sapevo che fare: se affrontarli o restare lì ad ascoltare la tresca che si consumava proprio nell'ufficio di mio marito.
L'immagine ossessiva di mio marito che spingeva la segretaria sulla grande scrivania mi si impresse a fuoco nella mente, lasciandomi stordita dall'angoscia. Seduta in un angolo del letto, mi rannicchiai, stringendomi forte le gambe mentre fiumi di lacrime mi rigavano le guance.
«Saresti capace di lasciare tua moglie per me, se scoprisse della nostra relazione segreta?»
Li sentii scambiarsi baci appassionati. Diedi un'occhiata all'orologio da polso: segnava le sei passate di sera.
Philip mi stava prendendo in giro! Da quanto tempo mio marito aveva una relazione con la segretaria?
Era doloroso pensare che le sue lunghe permanenze in ufficio dipendessero dal fatto che preferiva la compagnia della segretaria alla mia.
«Ti prego… dammelo!» mormorò lei. «Sto muovendo i fianchi per te. Ti prego, dammi quel c***o duro! Ohhh!»
Il petto mi si strinse, soffocato dalla cacofonia di gemiti passionali che echeggiava oltre le pareti. Le lacrime continuavano a scorrere, testimonianza silenziosa dell'agonia che mi straziava l'anima.
Ogni gemito mi frantumava il cuore in un milione di pezzi irreparabili. Sola in quel salottino, mi toccava assistere allo sfacciato tradimento di Philip, mentre la nuda verità si svelava davanti a me, strappando via ogni residuo di fiducia o speranza.
«Sì, scomi quella fa! Più forte! Più forte!»
Strinsi il pugno sulle lenzuola mentre un'ondata di orrore mi travolgeva. Non avevo idea da quanto tempo stessero scopando. Le lacrime mi scendevano silenziose lungo le guance mentre i loro gemiti fendevano l'aria come un coltello, ogni spinta e ogni contatto di pelle una pugnalata alla mia anima.
È così stupida che Philip mi considera?
Il sogno irraggiungibile di conquistare il suo amore mi avrebbe perseguitata per sempre.
Dopo essere rimasta lì per altri trenta, tortuosi minuti, decisi finalmente di lasciare la stanza privata.
Con mio sommo sconcerto e disgusto, la moquette mi accolse con la vista di due preservativi usati. La pura audacia e la sfacciata mancanza di rispetto dimostrate nel lasciare un simile, ripugnante disordine mi riempirono di un’opprimente vergogna.
Quando uscii dall'ufficio di Philip, la sua segretaria era vistosamente assente dalla scrivania. In uno stato di stordimento, mi diressi verso l'ascensore, sentendo addosso il peso degli sguardi indagatori degli altri impiegati.
Appena misi piede nella cabina, un fiume di lacrime sgorgò, non più trattenuto dalla facciata di compostezza che avevo mantenuto fino a pochi istanti prima. Le labbra mi tremavano senza controllo mentre incrociavo il mio riflesso nello specchio, trovandomi di fronte il viso di un'anima disperata che mi fissava.
Mi strinsi il petto con ogni fibra del mio essere, come se il peso del mondo mi stesse schiacciando fino a togliermi il respiro.
Pensai di usare gli occhiali da sole per nascondere le lacrime quando le porte dell'ascensore si aprirono nella hall.
L'amara realtà si fece strada mentre riflettevo sull'illusione che il bambino avrebbe sanato l'abisso nel mio rapporto con Philip. Lui non avrebbe mai ricambiato l'amore profondo che provavo per lui.
Mentre i singhiozzi silenziosi mi scuotevano il corpo, dissi all'autista di portarmi a casa, con le lacrime che macchiavano in silenzio la tappezzeria del sedile posteriore.
Arrivata a Serenity Pines, mi spogliai dei vestiti insieme alle mie illusioni, cercando conforto nel mio stesso abbraccio, abbandonata da tutti tranne che da me stessa.
Mi imbattei nelle carte del divorzio di Megan che mi aveva dato poco prima, e fu come una pugnalata al cuore. Ancora una volta, gli occhi mi si riempirono di lacrime.
Cosa possiedono queste altre donne che a me manca, agli occhi di Philip?
Perché non sono abbastanza?
Ho deciso di andarmene dal mondo di Philip, soprattutto ora che c'è un bambino in arrivo. Mi rifiuto di affrontare il percorso della gravidanza oppressa unicamente dal risentimento.
Mentre aspettavo Philip alla villa, l'orologio segnava le undici passate quando la sua auto si fermò finalmente davanti al grande ingresso di Serenity Pines. Appena entrò, mi raggiunse l'odore di una doccia recente, un dettaglio ironico che suscitò in me un divertimento agrodolce.
Trattenni a stento una risata amara e beffarda, provando l'impulso di disprezzarmi per la pura follia di amare qualcuno capace di un simile inganno.
Philip era abituato a trovarmi in quel punto ogni volta che tornava a casa. I nostri sguardi si incrociarono e, con il veleno che gocciolava dalle mie parole, mi alzai per affrontare l'oscurità che si era posata sulle mie labbra.
«Mettiamo fine a questa farsa, Philip... Divorziamo».
