Capitolo due

Il punto di vista di Cassie

Finalmente, libera dai confini di quel vestito orribile che mio padre aveva scelto per il mio matrimonio, tirai un sospiro di sollievo.

Ero molto più a mio agio in camice. Avevo lavorato sodo per guadagnarmelo. Era questo il mio posto. In ospedale, ad aiutare la gente. Non a fare la moglie viziata di un principe lupo che non si era nemmeno degnato di presentarsi alla sua stessa cerimonia. Certo, lavorare il giorno del mio accoppiamento non era quello che sognavo da bambina.

Scacciando quei ricordi dalla testa, chiusi il cassetto della scrivania e mi alzai, dirigendomi verso la porta per iniziare il mio giro. Avevo appena avvolto la mano attorno al pomello quando questa si spalancò con violenza, scaraventandomi all'indietro. Non ebbi nemmeno il tempo di gridare che un uomo mi schiacciò contro il suo petto. La sua mano era così stretta sulla mia bocca e sul mio naso che faticavo a respirare.

Sopra di me, la luce scoppiettò e la stanza piombò nel buio.

«Silenzio».

Sarei dovuta essere terrorizzata, e in effetti il cuore mi batteva forte, ma non per la paura. Era qualcos'altro a farlo accelerare.

L'uomo che mi teneva stretta era un lupo. Inspirai a fondo, riempiendomi i polmoni del suo odore. Stava anche sanguinando. Il sentore metallico del sangue mascherava il suo vero profumo.

Stringendo le mani attorno al suo polso, sospirai nel sentire le sue pulsazioni sotto le dita. Il suo cuore martellava all'impazzata. Probabilmente per via di qualunque cosa lo stesse inseguendo.

Prima di potermi trattenere, gli leccai il palmo della mano con una lunga passata. Non sapevo perché l'avessi fatto, ma sapevo che lui l'aveva sentito. Nel buio sopra di me, il bianco dei suoi occhi balenò, sgranandosi, prima che lui si avventasse con le labbra sulle mie.

Era il tipo di bacio che avevo sempre sognato. Passionale e primordiale. Non mi importava nemmeno di non conoscerlo o di non sapere che aspetto avesse.

Mugolando, gli cinsi il collo con le braccia e approfondii ancora di più il bacio.

Vagamente, percepii il rumore di pesanti passi di stivali fuori dalla porta chiusa. I loro sibili sussurrati erano chiari al mio udito da mutaforma.

«È passato di sicuro da questa parte» bisbigliò qualcuno. «L'ho visto».

«Be', adesso non c'è. Sento solo odore di eccitazione».

Una risata beffarda si levò nell'aria. «Scommetto che due dottori stanno scopando qui sotto. Dovremmo…» Le voci si affievolirono mentre si allontanavano.

Staccando le labbra da quelle dello sconosciuto, aprii la bocca per dirgli che era tutto a posto, ma non ne uscì alcuna parola. Mi teneva ancora stretta a sé. Una mano sulla parte bassa della mia schiena, l'altra saldamente sul mio sedere per tenermi premuta contro di lui.

E potevo sentirlo spingere contro il mio basso ventre.

Mi lasciai sfuggire un gemito mentre una nuova ondata di desiderio mi inondava.

Ero una donna sposata, non avrei dovuto volere questo sconosciuto, eppure lo volevo. Lo volevo con tutta me stessa.

Volevo di nuovo le sue labbra sulle mie e quel cazzo duro e grosso che sentivo premere contro il mio stomaco spingere dentro di me, mentre mi aggrappavo a lui in estasi.

Spingendomi verso l'alto, le nostre labbra si incontrarono di nuovo. Si unirono in un bacio impetuoso che ci fece scontrare i denti.

Mi sollevò con facilità, afferrandomi sotto il sedere e portandomi fino alla scrivania senza mai interrompere il bacio.

Qualcosa di vetro andò in frantumi quando passò il braccio sulla scrivania, facendo spazio per sdraiarmi, e un attimo dopo era sopra di me.

Le sue labbra piene e morbide lasciarono le mie, scendendo lungo la mascella e sul collo. Leccava, succhiava e mordicchiava.

Quando arrivò ai seni, stringendoli tra le mani, inarcai la schiena, spingendoli in fuori perché se ne cibasse.

Sopra il tessuto sottile della mia divisa, chiuse la bocca attorno al mio capezzolo e morse. I suoi denti tormentavano la punta dura come un diamante.

Non era abbastanza. Volevo di più.

Volevo lui.

Sono una donna sposata, sembrava dire una vocina dentro di me. Legata a un lupo che un giorno regnerà su tutti noi.

Andare oltre con questo sconosciuto era sbagliato. Avrebbe rovinato il buon nome della mia famiglia una volta per tutte. Avrebbe potuto persino mettere a rischio le nostre vite.

Le labbra dello sconosciuto trovarono di nuovo le mie. La sua mano si insinuò tra i nostri corpi. Ogni movimento era così deciso, così sicuro, ma allo stesso tempo delicato, che rabbrividii per il desiderio.

Non mi importava, realizzai mentre i pantaloni della divisa mi venivano sfilati lungo le gambe e lui si infilava tra di esse, sollevandomi una coscia sul suo fianco.

«Oh.» Un gemito affannato mi sfuggì dalle labbra mentre mi apriva con la punta del suo cazzo grosso. «Ti pre-»

Non riuscii a finire. Mi trafisse con una spinta lunga e brutale, riempiendomi completamente.

Non mi ero mai sentita così piena. Avvolsi le gambe attorno alla sua vita e mi aggrappai alle sue spalle.

Mossi il corpo a tempo con il suo mentre mi scopava nel buio. Il suo respiro caldo al profumo di cannella mi soffiava sul viso, sul collo e sulla curva dei seni.

«Oh, dea.» Le sue parole erano un mormorio. «Cazzo.» Afferrandomi per i fianchi, si spinse in avanti, selvaggiamente, e il mio corpo rispose a ogni sua spinta con una mia.

«Oh, oh, sto per-» Rovesciando la testa all'indietro, soffocai un urlo mentre un piacere intenso mi esplodeva dentro. Più intenso di qualsiasi cosa avessi mai provato.

Sembrò durare per sempre, ma allo stesso tempo finì troppo presto. Volevo che non finisse mai. Che quel momento con quello sconosciuto durasse in eterno.

Si accasciò su di me, prendendomi il viso tra le mani e baciandomi. Dal profondo del mio corpo potevo sentirlo contrarsi mentre il suo orgasmo lo attraversava e si riversava in me.

«Ti troverò.»

Confusa, allungai una mano verso di lui. «Cosa vuoi dire? Dove vai?» Tirandomi su a sedere, osservai la sua ombra mentre si sistemava i vestiti.

«Devo andare, ma tornerò a prenderti. Ti troverò.»

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