Capitolo sei

Il punto di vista di Cassie

«Cassie.»

Mi fermai, voltandomi così bruscamente che le suole di gomma delle mie scarpe emisero uno stridio sgraziato sul pavimento del corridoio.

«Ciao, Mandy» salutai la donna con un sorriso. Era una burocrate, il collegamento tra la comunità dei lupi e gli umani. Non ero nemmeno sicura che fosse una mutaforma, ma ne sapeva abbastanza di noi da aver ottenuto quel lavoro e, cosa più importante, mi era sempre stata simpatica.

«Come stai?»

«Hai quasi finito per oggi? Devo parlarti di una cosa…» I suoi occhi saettarono su e giù per il corridoio vuoto e sentii il cuore sprofondarmi nel petto.

«Sì,» sollevai a mezz'aria i fascicoli che avevo in mano. «Devo solo…» Stavo accampando scuse per non parlarle, e non era da me. È che non ero sicura di poter sopportare altre stranezze.

Dal momento della farsa del mio matrimonio, la mia vita era stata un susseguirsi di eventi bizzarri e non sapevo quanto ancora avrei potuto reggere.

«Devo parlarti in privato, Cassie.»

Sospirai, giocherellando con la sciarpa che avevo al collo. Odiavo indossarla; poteva anche sembrare sbarazzina e carina, ma prudeva e non la sopportavo. Non che mi sarei mai azzardata ad andare in giro con il collo scoperto. Non finché quei segni non fossero spariti, cosa che per fortuna non avrebbe richiesto molto. Anzi, ero un po’ sorpresa che fossero ancora lì.

«Ok.» Mi sforzai di sorridere mentre lei si avviava verso il suo ufficio e io, come un cane obbediente, la seguii. Ultimamente non facevo altro. Quello che mi veniva detto. Ero letteralmente diventata un cane obbediente.

«Siediti.»

Esitai. La voce di Mandy era puramente professionale. Completamente diversa dal suo solito tono amichevole. La cosa mi rese ancora più nervosa. «Che succede, Mandy?» A malincuore presi posto e aspettai.

«Volevo parlarti del tuo posto nell'unità medica dei Lycan Reali.»

Scattai con la testa all'insù e mi ritrovai a sorridere prima di potermi trattenere. Solo i migliori tra i migliori riuscivano a entrare. Avevo fatto domanda anni prima, subito dopo la scuola, ma ero stata respinta perché non avevo abbastanza esperienza. Adesso quell'esperienza ce l'avevo e, per di più, ero un medico eccezionale. Un medico di talento. Mi era stato promesso che un posto nell'unità sarebbe stato mio alla prossima turnazione.

«Hanno deciso di offrire il posto a Megan.»

Fu come se qualcuno mi avesse tirato via il tappeto da sotto i piedi. Sbattei le palpebre più volte, sotto shock. Ero sicura di non aver capito bene.

«Come, scusa?»

«Mi dispiace, Cassie.»

Sprofondai sulla sedia, rannicchiandomi letteralmente su me stessa. Non poteva succedere. E invece sì. In fondo, sapevo che non mi stava mentendo. Stava succedendo davvero.

Strinsi le labbra e buttai fuori l'aria. Gli occhi mi bruciavano per le lacrime che mi rifiutavo di versare. Non avrei pianto davanti a lei.

«Mi dispiace, Cassie.» Allungando una mano sulla scrivania, mi porse un fazzoletto e mi tamponai gli occhi. «So quanto ci tenevi a entrare nell'unità.»

Ci tenevo eccome. Era l'obiettivo della mia vita, fin da quando ero bambina. L'unità medica dei Lycan Reali era il mio sogno. Lì svolgevano un lavoro importante e all'avanguardia. Un lavoro che un giorno avrebbe potuto aiutare mia madre. E ora quel sogno era svanito. Strappato da sotto il mio naso da una lupa che non era nemmeno la metà del medico che ero io.

Niente di tutto ciò aveva senso.

«Posso chiedere perché?» Non feci il nome di Megan, ma avrei voluto.

Lo sguardo di Mandy vagò per l'ufficio. «Credimi, non è perché lei è più adatta al ruolo. E ho fatto presente che sei tu la candidata migliore, ma…» Le sue spalle si afflosciarono mentre rabbrividiva. «Qualcuno di importante ha fatto il suo nome, e ha un grado più alto del mio. Mi dispiace, Cassie, ma non posso farci niente. Forse al prossimo turno…»

Scossi la testa, interrompendola. «Sappiamo entrambe che non succederà. Sarò troppo vecchia. Chi ha fatto il suo nome?»

«Julian, il principe» sussurrò Mandy.

Julian? Sgranai gli occhi. Mio marito. Quello che non avevo mai incontrato e che non si era nemmeno degnato di presentarsi per firmare i contratti.

L’erede al trono del re dei Lycan?

Spalancai la bocca, ma non ne uscì una parola. Nemmeno un gemito.

«Non so come conosca Megan, ma è stato categorico.»

Ne avevo sentito abbastanza. Spinsi indietro la sedia, mi alzai e i suoi occhi compassionevoli mi seguirono.

«Mi dispiace davvero, Cassie.»

«Non fa niente» mentii, perché invece faceva eccome, ma non potevo farci nulla. Non se era stato Julian in persona a mettere Megan al mio posto.

La vera domanda era: perché? Perché l'avrebbe fatto? E come diavolo faceva Megan a conoscere mio marito abbastanza bene da ottenere il posto che spettava a me?

Nella tasca, il cellulare prese a squillare con insistenza e riconobbi la suoneria che avevo impostato per mio padre.

Il cuore mi sprofondò ancora di più.

Parlare con mio padre era l'ultima cosa che desideravo.

«Devo rispondere.»

Da dietro la sua scrivania, Mandy annuì.

Senza voltarmi, mi allontanai. Portandomi il telefono all'orecchio, feci un respiro profondo e risposi.

«Ciao, papà.» I miei passi, mentre mi dirigevo verso il mio ufficio e il rifugio che mi avrebbe offerto, rimbombavano forti. Era come se l'ospedale fosse piombato in un silenzio di tomba. «Come stai?» mi sforzai di chiedere.

«Vengono a prenderti stasera.»

Mi bloccai. «Cosa vuol dire che vengono a prendermi?»

«Tuo marito ha predisposto un'auto con autista per venirti a prendere e portarti a casa.»

Non c'era calore nella sua voce. Diamine, non mi aveva nemmeno salutata o chiesto come stavo. Ma era tipico di lui.

Semplicemente, non gli importava abbastanza da scambiare nemmeno due chiacchiere di cortesia.

«Sono perfettamente in grado di tornare a casa da sola» sbottai di rimando. Quando si trattava di lui, non riuscivo a trattenermi. Scattavo sempre. «Ho una macchina e guido da sola per tornare a casa da anni. Conosco la strada.»

«Stai andando nella casa che lui ha scelto per te. Quella che condividerai con tuo marito e dove crescerai i tuoi cuccioli.»

Cuccioli? Deglutii a fatica. Non volevo cuccioli, specialmente non con un uomo che non avevo mai incontrato ma a cui ero legata in qualche modo. Questo, però, mi ricordò che dovevo prendere la fiala che avevo in borsa. Il contraccettivo che avrebbe evitato gravidanze indesiderate dopo quello che era successo ieri.

«Le tue cose sono già state impacchettate e trasferite, quindi dovresti trovare tutto ciò di cui hai bisogno.»

Mi riscossi. «Non puoi essere serio.»

Eppure sapevo che lo era. Quando si trattava della mia vita, mio padre era sempre serio. Non gli importava se odiavo quello che mi stava succedendo. A lui importava solo riconquistare il prestigio che la nostra famiglia aveva avuto un tempo alla corte del re dei Lycan. A me non importava nulla di tutto ciò.

A me importava della mia vita, però, e al momento mi sembrava che tutti ci stessero mettendo becco tranne me.

«Serissimo, Cassie, e non osare fare scenate quando arrivi. Fa' il tuo dovere verso la tua famiglia e dai degli eredi a tuo marito. So che non sei il tipo sottomesso.»

Potevo quasi sentire il sarcasmo nella sua voce. Come se non essere sottomessa facesse di me una cattiva persona. Ma certo, per lui probabilmente era così. Odiava che avessi una mente mia. Lo odiava quasi quanto odiava il fatto che non fossi un maschio.

«Ma con Julian, fai come ti viene detto. Sii una buona compagna, altrimenti…» scoppiò in una risata priva di allegria, quasi spietata. «Beh, non vorrai che tua madre soffra, vero?»

«No» sussurrai. «No, non voglio che soffra.»

«Allora sii una buona moglie per lui. Fa' come ti viene detto e non creare problemi, e le spese mediche di tua madre continueranno a essere pagate.» Non prese nemmeno fiato prima di continuare. «Una donna di nome Cathy ti accoglierà lì e ti aiuterà a sistemarti. Non deludermi, Cassie, ti avverto.»

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