Capitolo 5

Il punto di vista di Tessa

«Cosa?» strillò Eva.

«Sì, è meraviglioso» disse la guaritrice, fraintendendo la reazione di Eva. «Al momento riesce a distinguere la luce dal buio, ma credo che recupererà la vista del tutto entro pochi giorni!»

Annette ed Eva fissarono la guaritrice con orrore, ma lei vide solo sorpresa. Arthur si sforzò di sorridere.

«Notizie stupende» disse. «Ora lasciateci soli, così possiamo decidere come festeggiare.»

La guaritrice fece un inchino e se ne andò.

La notizia gettò Arthur, Annette ed Eva nel panico. Se Leo avesse potuto vedere, sarebbe stato in grado di notare le differenze tra me ed Eva. I loro piani non lo avrebbero più ingannato.

«Dovremo congedare le guaritrici» dichiarò Eva.

Spiegò che Annette avrebbe dovuto insistere per far venire le guaritrici del suo branco d'origine ad assisterla durante la gravidanza. Leo avrebbe acconsentito, perché non avrebbe voluto turbare Eva.

Eva suggerì di annunciare subito la sua gravidanza. Annette disse che un banchetto celebrativo sarebbe stata l'occasione perfetta e dichiarò che i cuochi avrebbero potuto preparare la festa per quella sera stessa.

Eva aggiunse che avrebbe preso il cucciolo non appena fosse nato, così che avesse addosso il suo odore. Lo avrebbe dato a Leo e a quel punto lui avrebbe fatto qualsiasi cosa lei gli avesse chiesto. Protestai, ma Eva e Annette si limitarono a sbuffare. Mi dissero che tanto non sarei stata in grado di prendermi cura di un bambino. Annette si offrì di restituirmi mia madre, in cambio del cucciolo.

Desideravo riavere mia madre più di ogni altra cosa. Ma rinunciare al mio bambino era un dolore profondo.

Non che mi stessero dando molta scelta, comunque.

«E non provare nemmeno a scappare» aggiunse Eva. «O non la rivedrai mai più.»

Annuii, sconfitta.

«Adesso muoviti. Non abbiamo molto tempo, quindi devi aiutarmi a prepararmi.»

«E per l'amor della luna, non farti vedere dall'Alfa Leo!» ordinò Annette.

Inciampando, seguii Eva nelle sue stanze per aiutarla a prepararsi per il banchetto. Le acconciai i capelli e la truccai, come facevo da anni. Praticamente ero la sua stilista personale. Il che mi andava bene. In realtà mi piaceva truccare, quando non dovevo nascondere i segni di qualche percossa.

Mentre le sfumavo l'ombretto fino alla tonalità perfetta, pensai ai lividi che nascondevo sul collo. Arrossii, ma Eva non mi stava prestando la minima attenzione. Eva non si accorgeva mai di me, a meno che non volesse qualcosa.

Rabbrividii mentre aiutavo Eva a infilarsi il vestito. Sapevo che mi odiava. Era letteralmente scritto sulla mia faccia. Solo che non avevo capito quanto poco importasse a nostro padre.

«Non startene lì impalata» ringhiò Eva quando ebbi finito. «Ci servi ancora per servire al banchetto di stasera.»

«Pensavo di dovermi nascondere» protestai.

«Nessuno guarderà una serva mentre io annuncio la futura nascita dell'erede di Leo» disse Eva.

Su quello aveva ragione. La maggior parte della gente mi ignorava comunque. Ero solo una serva mezzosangue.

Mi affrettai verso le cucine. Una delle cuoche mi cacciò un vassoio tra le mani e mi ordinò di andare nella sala del banchetto. L'odore mi rivoltò lo stomaco e allo stesso tempo me lo fece brontolare. Com'era possibile avere fame e nausea contemporaneamente?

Mi mossi freneticamente mentre la sala si riempiva di lupi di entrambi i branchi. L'atmosfera era esultante. Il matrimonio di Leo ed Eva veniva celebrato come un nuovo inizio per tutti.

La notizia della vista di Leo si era diffusa. I membri del suo branco continuavano a lanciargli del cibo, esultando ogni volta che riusciva a prendere qualcosa al volo. Eva aggrottò la fronte e trasalì, anche se lui non permise mai che un solo boccone la sfiorasse.

A quel punto, l'Alpha Arthur decise che era arrivato il momento dell'annuncio di Eva.

Tirò in piedi la coppia felice. Eva sorrise subito e strinse entrambe le mani di Leo.

«Alpha Leo,» disse Eva, portandogli le mani sul proprio ventre. «Stai per diventare padre.»

Leo la fissò negli occhi per diversi istanti. Poi, un enorme sorriso gli sbocciò sul viso. Sollevò Eva in un abbraccio stretto.

«I nostri branchi sono davvero benedetti dalla vostra unione,» disse l'Alpha Arthur. «Prima ti è stata restituita la vista, e ora avrai un erede!»

Leo sorrise e fece cenno a diversi dei suoi lupi di avanzare. Sussurrò loro qualcosa e quelli svanirono. Pochi istanti dopo, tornarono con dei bauli carichi d'oro e di gioielli, che deposero ai piedi di Eva. Leo prese una collana particolarmente elegante dal mucchio e gliela allacciò al collo.

«Dei doni,» dichiarò Leo, «per onorare la mia compagna, la madre del mio erede!»

Sentii una fitta d'invidia bruciarmi dentro. Non per i tesori. Ero abituata a vedere Tessa ricoperta di regali mentre io non ricevevo nulla.

No, era il sorriso sul viso di Leo. Desideravo che guardasse me in quel modo. Ero io quella con cui era stato quella notte. Ero io a portare in grembo il suo cucciolo.

E non avrei mai potuto dire la verità.

Fuggii mentre tutti esultavano. Non potevo sopportare di vedere Leo pendere dalle labbra di Eva un secondo di più.

Quando raggiunsi la porta, un invitato mi afferrò per un braccio.

«Ehi, tu,» biascicò. L'odore di alcol nel suo fiato mi fece venire la nausea. «Dove te ne vai?»

«Io…» Cercai di liberarmi dalla sua presa. «Ho del lavoro da fare, signore.»

L'invitato si avvicinò ancora di più. «Nessuno sta lavorando, stiamo festeggiando!»

«Mi dispiace, signore, non posso,» tentai di nuovo di liberarmi.

«E perché no?»

«Non posso, signore, la prego,» lo supplicai.

Mi afferrò il polso e mi cacciò un bicchiere in mano.

«Bevi,» ordinò l'invitato.

Mi torse il polso, cercando di forzarmi il bicchiere alla bocca. Mi divincolai e voltai la testa. Non potevo bere. Avrebbe fatto male al bambino di Leo!

La nostra colluttazione ci spostò fuori, nel corridoio.

«Ah, ho capito,» disse l'invitato, guardandomi con malizia. «Vuoi un posto più appartato.»

«Cosa? No!» gridai.

«Smettila di fare la difficile,» disse, trascinandomi verso una stanza vuota.

«No!» Mi liberai dalla sua presa con uno strattone.

Mi voltai e corsi senza guardare, finendo per sbattere la faccia contro un petto caldo e solido. Due mani gentili mi sorressero. Alzai lo sguardo e incrociai il viso furioso di Leo.

«Cosa sta succedendo qui?» domandò Leo.

«Stavo solo festeggiando, Alpha Leo,» balbettò l'invitato.

«Ha detto di no,» ringhiò Leo. Il suono mi vibrò nel petto. «Sparisci dalla mia vista!»

L'invitato fuggì. Rabbrividii, tenendo gli occhi puntati su Leo.

Perché Leo era lì? Aveva sentito il trambusto? Mi ritrassi. Doveva essere furioso perché gli avevo rovinato la festa.

Eva si precipitò fuori dalla porta e mi strappò dalla presa di Leo.

«Mi dispiace tanto,» disse. «È solo una delle nostre domestiche. Avrebbe dovuto sapere che non si fanno scenate.»

L'occhiataccia di Eva mi rivoltò lo stomaco. Me l'avrebbe fatta pagare per aver interrotto la sua serata.

«Mh.» Leo mi scrutò dall'alto.

Mi feci indietro e abbassai gli occhi a terra. Se avesse capito la verità, se mi avesse riconosciuta come la donna con cui era stato la sua prima notte di nozze, Eva avrebbe ucciso mia madre. E probabilmente anche me.

Istintivamente, mi portai una mano a coppa sul ventre. Se fossi morta io, sarebbe morto anche il cucciolo.

Leo si avvicinò. Sentivo la sua figura incombere su di me.

«Perché hai il mio odore?» chiese, perentorio.

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