Capitolo 8

La mattina dopo mi svegliai lentamente nella posizione più dignitosa che si possa immaginare. Completamente nuda, mezza sul divano e mezza a penzoloni, a faccia in giù con il sedere all'aria. Uhm. Che il mio misterioso assalitore notturno fosse passato di nuovo a trovarmi? Pigramente mi trascinai al piano di sopra per iniziare la giornata. La doccia fu una piacevole sorpresa. L'acqua divenne subito bollente e con un'ottima pressione. Non sapendo quanto sarebbe durata l'acqua calda, mi lavai e mi sciacquai da capo a piedi. L'acqua era ancora calda, così rimasi lì sotto, lasciando che mi massaggiasse la schiena. Dopo circa mezz'ora, però, mi ero annoiata. A malincuore chiusi il rubinetto dell'acqua ancora calda e uscii. Mi avvolsi con gioia nell'asciugamano che avevo lasciato sullo scaldasalviette. Ora sapevo cosa significasse la parola "beatitudine". Mi spazzolai i capelli e tornai di sotto, indossando solo il soffice asciugamano e le mie pantofole a forma di piedoni.

Mentre ascoltavo un tizio parlare di cadaveri nel lago Lady Bird, preparai la colazione. Tirando fuori uova, formaggio e prosciutto a cubetti dal frigo, ripensai al mio incontro con la figura d'ombra. Era sembrato così reale. Ma di sicuro era solo una conseguenza del programma che avevo visto sulle persone ombra, no? Mentre sbattevo il mio mix per la colazione, mi chiesi se avrei potuto rivivere l'esperienza guardando di nuovo quell'episodio. Intanto che mescolavo le uova, il telefono trillò per un messaggio.

Era la mia migliore amica, Carissa, che voleva sapere come stavo. Non mi sorprese, visto che era stata lei a consigliarmi questo posto.

Carissa: Dormito bene?

Io: Una favola.

Carissa: Visto! Te l'avevo detto. Avevi solo bisogno di una vacanza!

Io: Sì, sì, come no. Senti, hai mai fatto sogni strani qui?

Carissa: ?????

Dovetti rimandare la risposta per mescolare le uova ed evitare che si attaccassero. Il toast scattò fuori dal tostapane proprio mentre impiattavo. Mi ero appena seduta con il piatto e una bevanda all'anguria, quando il telefono squillò. Uffa. Non avrei dovuto chiederglielo prima di aver mangiato. Risposi, sperando di poter chiudere la conversazione in fretta.

«Che tipo di sogni, Viv?» la voce esigente della mia migliore amica uscì dall'altoparlante. La aggiornai rapidamente sulla mia avventura onirica vietata ai minori. Mentre lei balbettava cercando di parlare, misi un po' di uova sul toast e ne presi un morso. Quando toccò a me parlare, avevo quasi finito la colazione. Mandai giù un lungo sorso della bevanda alla frutta prima di rispondere alla sua domanda.

«Tutto quello che so è che ho visto un programma inquietante sulle persone ombra. E poi ne ho incontrata una» approfittai del suo "Ooooh" di stupore per rubare un altro boccone.

«A me non è mai successo! E ci sono stata anch'io in quel posto.» La sua bocca era silenziosa, ma potevo sentire gli ingranaggi nella sua testa mettersi in moto. «Ok. È deciso. Vengo lì stasera dopo il lavoro! Devo andare a preparare la valigia. Ci vediamo verso le sette. Possiamo andare a cena fuori. Oh, dovremmo andare dove sei andata ieri sera. Ricreiamo tutto, ok? Ti voglio bene!»

Riattaccò senza che io dicessi una parola. Già, più o meno me l'aspettavo. Dato che viveva a sole due ore di distanza, avevamo comunque programmato di vederci mentre ero qui. Pensavo solo che sarebbe stato durante il fine settimana. Scuotendo la testa, finii la colazione. Una volta saziato lo stomaco, misi in ordine la cucina.

Finito di pulire, mi spaparanziai sul divano, ancora avvolta solo nel mio soffice asciugamano. Notando un sito web sulle bevande alla frutta stipate in frigo, afferrai il portatile. Il sito era carino ma professionale. Nessuna menzione su come evocare divinità del sesso nei propri sogni. Sarebbe stato un argomento di vendita pazzesco. Se erano state le bevande a regalarmi orgasmi multipli la notte scorsa, avrebbero dovuto gridarlo ai quattro venti. Le loro vendite avrebbero senza dubbio rivaleggiato con quelle delle grandi aziende.

Era ora di dare un'occhiata a quella candela. Di nuovo, un vicolo cieco. Nessuna menzione di orgasmi fino a perdere i sensi. Però mi ero imbattuta in alcune che sembravano fantastiche. Aggiunsi l'indirizzo del negozio al telefono. Si trovava sulla via principale di Helen. Tornando al sito del venditore di bevande, vidi che anche loro erano a Helen. Aggiunsi pure il loro indirizzo. Sicuramente anche Carrissa avrebbe voluto farci un salto.

Mentre la serie passava all'episodio successivo, su un ragazzo scomparso in un parco statale, continuai a giocherellare con il telefono. La mia dipendenza da Reddit mi stava sfuggendo di mano. Mentre leggevo l'ennesima storia di una persona maltrattata dalla famiglia perché non era il figlio prediletto, mi venne un pensiero sul mio seduttore notturno. Mi aveva chiamata gazzella. Mi sembrava un nomignolo strano. Aprii l'app di Google e digitai la domanda nella barra di ricerca. Mi aspettavo che fosse legato a qualche serie che avevo visto e che il mio subconscio se ne fosse ricordato. I risultati della ricerca mi sorpresero.

Secondo Google, "Gazzella" può essere usato come vezzeggiativo, specialmente in un contesto poetico o romantico, perché simboleggia grazia, bellezza ed eleganza, facendo spesso riferimento al modo in cui la gazzella è rappresentata nella poesia d'amore araba, dove paragonare la persona amata a una gazzella è un tema comune; in sostanza, chiamare qualcuno "mia gazzella" significa trovarla incredibilmente attraente e delicata.

Accidenti. Sentii quel brivido speciale scendermi fino alle parti intime. Che nome squisito con cui essere chiamata. Ero sicura di non averlo mai sentito usare come vezzeggiativo. Come faceva il mio io onirico a conoscerlo? Mentre ero lì sdraiata a pensare ai suoi occhi e a come il suo tocco sembrava lasciare una scia di fuoco, sentii il corpo che iniziava a reagire. Salii di corsa le scale prima di potermi trasformare in uno scivolo acquatico. Frughiando nello scomparto segreto della valigia, tirai fuori il mio F.A.P. Fidanzato a pile alla riscossa. Lasciando cadere l'asciugamano sul pavimento, mi distesi sul letto. Feci scivolare il piccolo dispositivo rosa ricoperto di silicone tra le mie pieghe, assicurandomi che toccasse il mio bottoncino, e premetti il pulsante per avviare la vibrazione.

«Mmm…» Mi riempii la testa con il suo viso. I suoi occhi scuri, sexy, intelligenti, e la sensazione che mi davano mentre li fissavo quando venivamo insieme. Immaginai le sue mani sui seni, la sua barba ruvida che mi sfregava il collo. «Oh, sì!»

Fu tutto ciò che servì per farmi precipitare oltre il limite. Persino il suo pensiero era bastato a farmi raggiungere l'orgasmo più velocemente che mai. Cos'aveva di così speciale? Perché desideravo così tanto un frutto della mia immaginazione? Premetti il pulsante per spegnere il F.A.P. e lo rimisi nel suo nascondiglio. Saltai di nuovo sotto la doccia per ripulirmi.

Uscii in fretta dalla doccia quando sentii la sveglia che avevo impostato. Era ora di prepararmi per l'uscita con Carrissa. Infilai un paio di jeans larghi, ringraziando gli dei della moda per il ritorno dello stile anni Novanta. Non ne potevo più dei jeans attillati a vita bassa. Abbinai una canottiera verde chiaro con il bordo bianco sotto un cardigan bianco e mi diressi in bagno a piedi nudi. Ridacchiando all'espressione inorridita che sapevo avrei ricevuto da Carrissa, mi misi un paio di orecchini pendenti a forma di avocado. Nei secondi buchi misi dei graziosi bottoncini a forma di sushi. Una collana d'argento con un ciondolo che raffigurava due avocado che si coccolavano. Infilai un paio di scarpe da ginnastica nere e scesi di sotto. Mentre facevo l'ultimo gradino, qualcuno bussò alla porta d'ingresso.

Capitolo precedente
Capitolo successivo