Capitolo 4
Sera.
Distretto di Gold Valley.
Quando Charlotte rientrò, due guardie del corpo alle sue spalle reggevano diverse buste di shopping di marchi di lusso.
Il maggiordomo l’aspettava già sulla soglia. Vedendola tornare, tirò un sospiro di sollievo e si affrettò ad andarle incontro.
«Signorina Johnson, stanca per lo shopping? In cucina hanno preparato la cena per lei.»
Charlotte annuì appena, con un’espressione indifferente, e rientrò per cambiarsi le scarpe.
Il maggiordomo la seguì, prendendole la borsa.
«A proposito, mentre suonava il pianoforte, il signor Edward Harris della villa accanto l’ha sentita e ha mandato qualcuno a chiedere quale maestro ci avesse fatto l’onore di essere qui.»
«Edward?» Charlotte inarcò un sopracciglio.
Non era il nonno di Benjamin?
«Sì.» Il tono del maggiordomo era rispettoso. «Lei lo sa, immagino… la famiglia Harris…»
«Lo so.» Charlotte lo interruppe. «La prossima volta, rispondi con sincerità.»
Perfetto. Edward poteva darle ciò di cui aveva bisogno, e non si aspettava che fosse lui a bussare per primo.
Gli occhi del maggiordomo si illuminarono. «Devo dire che lei è…»
«La figlia della famiglia Langley.»
Charlotte lasciò cadere quella frase e salì al piano di sopra senza voltarsi.
Dietro di lei, il maggiordomo ne fu talmente commosso che le lacrime gli rigarono il viso, esclamando più volte:
«Bene! Se sua madre sapesse che ha riconosciuto di persona la sua identità di figlia della famiglia Langley, sarebbe così felice!»
Al piano di sopra.
Charlotte fece una doccia e si sedette accanto alla finestra per riposare.
Aprì distrattamente il telefono e vide che il gruppo delle socialite della Città Imperiale era in pieno fermento.
Quando l’avevano appena riportata indietro, Chloe l’aveva invitata a entrare in quel gruppo.
Le ragazze lì dentro spettegolavano e ridevano spesso, e ogni tanto la taggavano con battute sarcastiche.
Chiedevano se avesse mai visto quella collana, o se avesse mai sentito parlare di quel marchio.
Ognuna ostentava la propria superiorità.
In quel momento, Chloe stava sfoggiando nel gruppo la sua collana Galaxy in vetro.
Charlotte scorse verso l’alto e vide che Chloe aveva pubblicato dieci foto e tre video.
Sotto, un coro di adulazioni.
«Wow, è un’opera di Master Queen! I suoi design sono difficilissimi da ottenere!»
«Chloe, a casa ti adorano davvero. Se volessi una cosa così, i miei ci penserebbero due volte.»
«Già, cinquantamila dollari. Tua madre è proprio generosa con te.»
Chloe uscì allo scoperto per fare la modesta, dicendo «ma figurati», però taggò apposta Charlotte.
«Non ti sembra bellissima questa collana? È della designer di fama internazionale Queen.»
Allo stesso tempo, Chloe mandò a Charlotte un messaggio privato: «Tu non ne hai nemmeno mai toccata una. Guardala bene: in futuro non avrai nemmeno la possibilità di vedere foto così!»
Due facce: una in pubblico e una in privato.
Charlotte sogghignò e bloccò direttamente il contatto di Chloe.
Quella sciocca miope, incapace di distinguere un pezzo autentico da una patacca, non meritava nemmeno uno sguardo.
Aprì la rubrica e chiamò Jason Sullivan.
Jason era uno dei suoi assistenti più capaci.
Appena la chiamata si collegò, Jason gridò eccitato:
«Capo! Ma sto vedendo bene? Mi hai contattato davvero!»
La voce fredda di Charlotte aveva una punta di stanchezza.
«Sì, fammi un favore. Vai alla mia residenza e prendi Galaxy.»
«Galaxy?» Jason inspirò a fondo. «È il pezzo che hai deciso di non vendere, solo di esporre. Perché…»
«Non fare domande. Preparalo per me. E prendi anche i miei bozzetti e i rapporti di autenticazione: voglio che sia tutto pronto.»
Jason colse il senso, e la sua risata era intrisa di entusiasmo. «Stai preparando un bello spettacolo?»
«Sì.»
Charlotte sorrise appena e riattaccò.
Chloe era così impaziente di mettersi in mostra nel gruppo, ma nulla era paragonabile a essere la stella assoluta alla festa di fidanzamento, con tutti gli occhi puntati addosso: quello sì che sarebbe stato molto più divertente.
Se aveva così bisogno di attenzione, Charlotte l’avrebbe accontentata.
Charlotte si stiracchiò e stava per alzarsi quando vide accendersi le luci al secondo piano della villa accanto.
I suoi occhi tremolarono e lei scese subito al piano di sotto, verso il pianoforte.
Nel momento in cui le sue dita sottili danzarono sui tasti, «Destiny» si riversò nella notte silenziosa con un senso di fatalità: melodiosa e persistente, saliva leggera, portata dalla brezza.
Non erano passati neppure due minuti che qualcuno bussò alla porta della villa.
Edward era così eccitato che aveva il viso arrossato e picchiava contro l’uscio.
Il maggiordomo si affrettò ad aprire. Prima che Edward potesse parlare, lui sorrise e disse: «È la signorina Johnson che sta suonando il pianoforte. In cosa posso aiutarla, signor Harris?»
«Signorina Johnson? Mi sta dicendo che la persona che suona questo brano in modo così straordinario è una ragazzina?!»
Gli occhi di Edward si spalancarono, increduli.
Anni prima aveva incontrato un maestro di pianoforte di fama internazionale, la cui interpretazione di «Destiny» l’aveva commosso fino alle lacrime.
Edward aveva avuto con lui una conversazione splendida, si erano scambiati i contatti e avevano persino concordato che il maestro avrebbe suonato alla sua festa di compleanno.
Ma, inaspettatamente, prima ancora di ricevere l’invito, il maestro era morto.
Da allora Edward non aveva più trovato nessuno capace di suonare quel pezzo.
Com’era possibile che una ragazzina sapesse eseguire quel brano ormai perduto?
Edward non riuscì più a trattenere l’entusiasmo. «Posso incontrarla?»
Il maggiordomo ne rimase sorpreso. Non aveva mai visto il vecchio patriarca della famiglia Harris, sempre così austero, chiedere di incontrare qualcuno con un tono tanto rispettoso.
Era il patriarca degli Harris, una delle tre grandi famiglie insieme ai loro Langley!
Il maggiordomo si fece subito da parte. «Prego, entri.»
Edward non vedeva l’ora: entrò con il volto raggiante e il passo svelto.
Avvicinandosi, riuscì a distinguere chiaramente la ragazza seduta al pianoforte.
Quell’aria fredda, quel modo disinvolto in cui le dita danzavano… sembrava una divinità che governasse il destino.
Edward le si precipitò incontro, eccitato. «Lo sapevo! Chiunque sappia suonare “Destiny” deve avere un portamento fuori dal comune!»
Charlotte non alzò lo sguardo e non rispose. Solo quando il brano finì, sollevò gli occhi e disse con calma: «Mi lusinga.»
«Ma quale lusinga, non la sto certo adulando. Non avrei mai pensato che al mondo esistesse ancora qualcuno capace di suonare questo pezzo, e il modo in cui ha trattato il secondo movimento è stato persino più ingegnoso, gli ha dato una grandiosità ancora maggiore!»
Gli occhi di Edward brillavano mentre la fissava intensamente, colmi di ammirazione.
Charlotte gli fece scivolare davanti una tazza di caffè. «Il signor Harris è venuto fin qui solo per farmi i complimenti?»
Edward rimase interdetto, poi scoppiò in una risata sonora. «Ragazza mia, lo sai che al mondo ci sono meno di tre persone a cui mi scomoderei per fare dei complimenti?»
«Allora sono onorata di essere una di quelle.» Charlotte inarcò un sopracciglio e sorseggiò il tè con noncuranza.
Edward sorrise. «Allora possiamo essere amici? A dire il vero, sono anni che cerco qualcuno capace di suonare questo pezzo.»
Charlotte sorrise. «Amici nonostante la differenza d’età?»
Edward si fece subito teso. «Come, ti dà fastidio che io sia un vecchio?»
Charlotte scosse la testa. «No.»
Edward tirò un sospiro di sollievo, poi sospirò. «Bene. Con il tuo talento sarebbe un peccato non farlo vedere a tutti. Dopodomani la mia famiglia dà una festa. Ti andrebbe di venire e mostrare a tutti cosa sai fare?»
Charlotte accennò un sorriso.
Non aveva neppure iniziato a guidarlo in quella direzione, e lui le stava già porgendo l’invito.
«Che tipo di festa?»
Edward arricciò il labbro, con una sfumatura di disprezzo nella voce. «Il fidanzamento di mio nipote. Conosci Benjamin?»
Charlotte si fermò un istante. «Sì, ma… non voglio andarci come figlia della famiglia Langley.»
Edward agitò una mano. «Non preoccuparti, farò mandare dal maggiordomo un invito. Potrai venire come la pianista che ho invitato io, come ospite d’onore!»
Charlotte abbassò lo sguardo; nei suoi occhi guizzò un bagliore gelido.
«Va bene, allora andrò a divertirmi un po’.»
Edward non colse il significato più profondo di quelle parole e se ne andò soddisfatto.
