1. Bellissimo bastardo
Il punto di vista di Emara Stone
Il vento mi sferza con violenza i capelli, quasi a voler ostentare la sua forza aggressiva.
Per me, però, è come il bacio delicato di un amante. Chiudo gli occhi e lo sento solleticarmi la pelle mentre mi sfiora le guance.
Apro le braccia e le allargo, lasciando che il vento liberi le mie ali come ha fatto con la treccia. I capelli fluttuano nell'aria come corde musicali, suonando insieme alla brezza gelida e creando una canzone che…
Screeeeech
«CAZZO!» urlo dal dolore quando il naso sbatte contro il casco rigido davanti a me, scatenandomi una scarica di fitte dolorose su tutto il viso. Ahi. Stronzo. Ahi!
«Che diavolo è stato?» sbotta Ethan, togliendosi il casco per controllare se si è rovinato. Questo figlio di un biscotto!
«Ho sbattuto il naso contro il tuo stupido casco quando hai frenato all'improvviso» grido, con il naso che mi pulsa.
«Beh, è quello che fa la gente quando arriva a destinazione» ribatte Ethan, saltando giù dalla moto e quasi colpendomi di nuovo in faccia.
Questo cazzone!
«Smettila di fare la drammatica. Con o senza naso, mi sembri comunque gay» commenta dopo aver squadrato il mio viso maestoso.
«Abbiamo gli stessi lineamenti, cretino» ringhio in risposta. Che faccia tosta!
Ethan ha solo un minuto più di me, ma non potremmo essere più diversi. Lui è una specie di discendente di Einstein, mentre io sono tipo Lady Gaga: troppo strana per essere descritta.
«Siamo di nuovo in ritardo. Merda!» impreca Ethan a mezza voce, correndo verso l'edificio dell'università. Che secchione!
Mi lego i capelli arruffati ed elettrici e li nascondo sotto il cappuccio della felpa. Sono così brava a cambiare aspetto che potrei travestirmi da chiunque, persino da uomo, e nessuno se ne accorgerebbe mai.
Wow! Bella idea. Potrei scriverci una storia.
Mi guardo intorno nel campus. Le bellezze di Instagram stanno aggiornando i loro selfie del buongiorno e rispondendo ai follower arrapati che si sono masturbati sulla loro foto della buonanotte. L'eyeliner, il mascara, il contouring e i capelli lisci e lucenti sono perfetti, come se avessero un filtro di bellezza incorporato.
Tiro fuori dalla tasca degli M&M's e me ne ficco un po' in bocca, chiedendomi a che ora si sveglino per prepararsi. Le cinque del mattino, forse?
E io che sono venuta senza neanche farmi la doccia.
Mi massaggio il naso ammaccato dal casco mentre vado in cartoleria a comprare una penna. Tutta questa gente intorno mi fa venire voglia di pregare l'Onnipotente perché dia fuoco alla mia università.
Che le fiamme brucino tutti i miei compiti in classe e i dati dei miei esami passati, insieme a quei professori sadici che amano torturare gli studenti.
Amen!
La folla intorno si dirada: è chiaro che la prima lezione è iniziata, e io sono qui che vago goffamente senza la minima voglia di entrare in aula, né tantomeno di laurearmi.
All'improvviso sento un rombo, così potente da farmi saltare qualche battito, quasi da infarto. Mi volto e vedo un enorme SUV nero come il carbone che avanza sui suoi spessi pneumatici, come se la strada del campus fosse sua.
Sull'auto, come logo, c'è un tridente del diavolo luccicante e mi ricordo che qualcuno l'ha chiamata Maserati. La macchina romba di nuovo, fermandosi nel parcheggio a due posti di distanza dalla nostra moto.
La portiera si apre e ne esce la reginetta della nostra università, la ragazza dei sogni di ogni uomo: Rose Damison.
I suoi lunghi capelli lucenti ondeggiano al vento in un modo incantevole, qualcosa che con i miei capelli posso solo immaginare. La gonna di pelle le fascia le cosce in modo possessivo e, sopra, la giacca rossa urla a tutti quanto lei sia ricca sfondata e irraggiungibile.
Rose ha un fisico pazzesco. Gambe lunghe, vita stretta, una figura a clessidra e un viso da diva di Hollywood. Dice qualcosa all'autista e si chiude la portiera alle spalle, con calma.
La osservo a bocca aperta mentre, al rallentatore, si sistema una ciocca dietro l'orecchio e mi passa accanto di fretta. Il suo profumo di borotalco indugia nell'aria mentre corre sui tacchi verso l'edificio.
Abbasso lo sguardo sui miei jeans sbiaditi e sulle mie scarpe da ginnastica marroni, che un tempo erano bianche. Non farlo! Non pensare neanche per un secondo di paragonarti a lei. Non ti sei nemmeno fatta la doccia.
Il rumore del motore si spegne e mi volto di nuovo. D'un tratto, il cuore inizia a battermi come la campana di una chiesa, forte e chiaro, quando lo vedo.
Quel bellissimo bastardo.
Ryan Damison.
