4. Dona la vagina

Il punto di vista di Emara Stone

«Ora tirate fuori un foglio bianco dal quaderno e preparatevi per il test».

Tutti si lamentano mentre Precisetti dichiara un attacco a sorpresa sotto forma di verifica.

Ma perché non è ancora morto?

Sinceramente, Precisetti non mi piace, anzi, non piace a nessuno. Avete presente quel fastidioso capello che vi ritrovate nel cibo? Ecco, quello è lui.

«Chiunque prenda meno di B dovrà ricopiare il compito dieci volte, altrimenti non gli permetterò di frequentare le mie lezioni né di sostenere l'esame» dice, accendendo il proiettore.

A questo punto sono convinta che Precisetti sia stato concepito tramite sesso anale, perché non c'è altro modo per essere così stronzi per natura.

Svolgo il test alla cieca, così come prendo le decisioni nella vita. Troppo figa per preoccuparmi del domani!

Appena finisce la lezione, tutti si precipitano fuori come se avessero la diarrea. Non riuscivano più a trattenersi nella sua aula, e nemmeno io.

Vedo Ethan e il suo gruppo di secchioni che camminano davanti a me, quindi svolto a destra. Anche se siamo fratelli, al college ci parliamo a malapena.

Non appena esco dall'edificio, vedo Ana appoggiata con nonchalance al muro, con un top rosa di chiffon e un paio di boyfriend jeans. È così sexy che, se fossi un ragazzo, di sicuro ci uscirei, me la scoperei e le darei 11 su 10.

«Ana, tesoro!» urlo, correndole incontro a braccia aperte. «Ema, bella!» grida lei di rimando, stringendomi in un forte abbraccio. Ana studia psicologia ed è la ragazza più forte che conosca, dopo Britney Spears.

Per lei mi prenderei anche una pallottola. Dopo aver indossato il giubbotto antiproiettile, ovviamente.

Entriamo in caffetteria e ordiniamo un caffè. «Lo sai che oggi Ryan mi ha parlato?» le dico mentre ci sediamo al tavolo vicino alla finestra, in un angolo.

«Stronza, non mi dire!» Ana finge di essere gelosa e scoppiamo a ridere.

«Era così vicino che avrei potuto leccarlo» le parole mi escono di bocca a fiumi, come le cascate del Niagara.

«Emara» Ana mi prende la mano e dice con tono serio «Si vive una volta sola. Avresti dovuto leccarlo». Ha ragione! Avrei potuto pulirgli la faccia meglio di qualsiasi detergente.

Non so perché mi spavento proprio nei momenti in cui dovrei dimostrare il mio valore. Prendo un sorso di caffè ma mi dimentico di mandarlo giù quando, all'improvviso, lo vedo entrare in mensa, alto e piazzato.

«Ah! Parli del diavolo e spuntano le corna» commenta Ana, fissandolo anche lei.

Letale!

Un omicidio letale allo stato puro che cammina sulle sue gambe.

Ryan fa un ingresso teatrale con i suoi scagnozzi, Daniel e Drake. I miei organi saltano per l'emozione e mi viene voglia di tirar fuori carta e penna per fargli un ritratto dal vivo.

Daniel indossa una giacca nera e dei jeans così a vita bassa che gli si vede l'elastico rosso delle mutande. Ha più adesivi sulla giacca che io sul frigo.

Ryan invece ha un look impeccabile: i capelli sono pettinati di lato con cura, come se li fosse sistemati per ore davanti allo specchio, e la sua pelle abbronzata risplende insieme alle labbra scure.

Labbra che puoi toccare solo se sei una bellezza di Instagram, una modella o forse qualcuna con un fisico a clessidra. Ha ancora l'occhio destro gonfio, ma a parte quello è comunque abbastanza stupendo da poter sfilare in passerella.

Si siedono al tavolo di fronte al nostro. Non riesco a fare a meno di fissare Ryan, che sembra parecchio incazzato, come se qualcuno gli avesse sgonfiato tutte e quattro le gomme della macchina. Risponde in modo brusco ai suoi scagnozzi; sembra che stiano avendo una discussione accesa, probabilmente per decidere al funerale di chi andare.

Vorrei che ci fossimo sedute più vicine a loro, così avrei potuto sentire di cosa parla di solito con le sue scimmie, a cosa pensa mentre mangia, respira o semplicemente esiste.

Ovviamente per la mia ricerca. In modo del tutto non ossessivo.

Lo fisso.

E continuo a fissarlo.

Quest'uomo è un'opera d'arte e, se me lo chiedesse, donerei volentieri la mia vagina.

«Secondo te, quanto ce l'ha lungo?» mi sussurra Ana all'orecchio, squadrando anche lei Ryan con interesse. «Non so, un metro e ottanta e qualcosa» rispondo distratta, senza staccare gli occhi dalla sua corporatura massiccia.

«Ahah, Ema. Intendevo il cazzo» ridacchia Ana divertita.

«Quanto ce l'ha lungo?» le chiedo di scatto, mentre la mia curiosità vola nel mondo dei sogni. «Boh, potrebbero essere 16 o 18 centimetri» dice, sorseggiando il suo caffè.

Mi volto a guardare Ryan, la mia vista si mette a fuoco sulla sua patta come l’obiettivo di una reflex e zoomo finché non vedo il colore della cerniera: grigio. «Come hai fatto a stimare?» le chiedo, interessata.

«Vedi le sue mani…» Il mio sguardo si sposta dalla patta alla sua mano; ha le nocche che sembrano spaccate e le dita appaiono lunghe mentre stringono un sandwich al formaggio.

«Si dice che le dimensioni del pene di un uomo siano più o meno uguali alla distanza tra il pollice e l’indice» conclude Ana, finendo la sua tazza e mostrandomi il palmo della mano per una dimostrazione. La osservo con attenzione.

«È lungo così.» Ana indica lo spazio tra la punta del suo pollice e quella del suo indice. Istintivamente, per curiosità, controllo il mio palmo, pensando a quanto sarebbe stato lungo il mio pisellino se fossi stata un maschio.

Oh! È cortissimo. Meno male che non sono un ragazzo.

«Quindi controlla sempre prima le mani di un uomo, prima di uscirci insieme.» Ana mi regala una delle sue perle in materia di appuntamenti. «Grazie, non lo sapevo» rispondo, sbalordita dalla teoria.

Improvvisamente la mia attenzione si concentra su Ryan, che si alza e si allontana insieme a Daniel e Drake. I miei occhi lo seguono come se fossi la sua segretaria personale, anche dopo che è sparito dalla vista.

«Ho sentito che oggi l'hanno sospeso» dice Ana dopo aver spinto da parte il caffè. «No! Perché?» chiedo, abbattuta. L’unico motivo per cui vengo in questo college infernale ogni giorno è per poterlo fissare tra una lezione e l’altra.

«Stamattina ha picchiato brutalmente uno studente e il video è diventato virale.» Tira fuori il cellulare e me lo mostra. Il sangue mi si gela nelle vene mentre vedo Ryan strappare l'anima a un ragazzo sanguinante.

Lo stava strangolando in un modo stupendo.

Vederlo così, al naturale, nel suo stato più selvaggio, scatena in me una scarica elettrica, come una corrente. Come se un interruttore si fosse acceso dentro di me. Respiro a fondo. È così bravo a essere cattivo.

Lo psicopatico perfetto per la mia storia!

"Pensi ancora che sia sexy?" ringhiava lui al telefono, e io sentii i muscoli contrarsi lì sotto. Oh! Si trattava di una ragazza. Chissà chi è quella per cui non solo è pronto a versare sangue, ma anche a farsi sospendere.

«Ti va di venire a una festa?» mi chiede all’improvviso Ana, riportandomi indietro dai miei pensieri vaganti. «La dà un mio compagno di corso, non è lontanissimo ma inizia tardi e finisce anche più tardi, quindi devi prepararti delle scuse.»

Non sono mai stata a una festa del college, anche se è sempre stata in cima alla lista dei miei desideri proibiti. «Certo! Sono nata per questo» dico, e Ana mi fa un sorriso enorme.

«Perfetto, vieni a casa mia per le nove. Prima dobbiamo prepararci da red carpet» aggiunge, facendomi l’occhiolino alla fine. Non posso fare a meno di sorriderle a mia volta.

Ana è come la versione femminile di Tom Cruise, sempre pronta con un piano di fuga.

All’improvviso, la gente comincia a correre fuori. Sbircio dal finestrino accanto al nostro tavolo e noto dei ragazzi che scattano con i cellulari in mano, urlando: «Ryan sta facendo a botte!».

Ryan sta facendo a botte? Ryan sta facendo a botte!!!

Afferro subito la mano di Ana e la tiro su dalla sedia. «Andiamo a vederlo!» grido, eccitata. Fino ad ora, l'avevo solo sentito dire, ma oggi avrei visto dal vivo quel pazzo di Ryan in azione.

Che giornata fantastica. Grazie, Dio, grazie!

«Cosa? No! Tanto il video girerà comunque» dice Ana con calma, ma io mi sento tutto tranne che calma. «Vederlo dal vivo è diverso» strillo.

Vedere i suoi pugni muoversi nell'aria con noncuranza, i capelli che gli ricadono sul viso e gli occhi iniettati di sangue. È diverso. Sarà come un orgasmo per i miei occhi.

Usciamo dalla mensa e seguiamo semplicemente il flusso della folla. La calca eccitata ci porta sul luogo dello scontro, vicino all'edificio di informatica, dove si è già formato un cerchio attorno a Ryan e a quello che sta per ritrovarsi con la faccia spaccata.

Abbasso la testa e mi faccio largo tra la folla per vedere i pugni di Ryan da una prospettiva frontale. Vedo la sua schiena, le spalle larghe e le braccia muscolose contratte, pronte a colpire chi ha di fronte.

Come un fulmine violento, il suo pugno si scontra con il viso sanguinante del poveretto.

Come se il tempo avesse rallentato, il mio sangue, le ossa, i muscoli, l'orgasmo, tutto si congela. Sgrano gli occhi e spalanco la bocca per lo shock, urlando con angoscia:

«Oh, no! ETHAN!»

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