5. Pene Micro-Soft

Il punto di vista di Rose Damison

Sposto la testa di scatto, cercando di copiare il programma dalla lavagna. La velocità di scrittura del professor Elvis è pari a quella della luce, troppo rapida per riuscire a seguirla.

Mi sporgo a destra e poi a sinistra per intravedere la mia frase incompleta, ma a parte le sue enormi natiche, non vedo nient’altro. Mi guardo intorno per copiare gli appunti e vedo Rita che gioca a tris con Shelly. Ma dai!

Con un gesto lento, mi tiro indietro i capelli mentre mi volto per chiedere gli appunti al primo della classe, Ethan. L’ho notato per la prima volta al laboratorio di C, quando ha scritto sul computer il codice per rapinare una banca. Ed è stato così sexy!

Ethan è alto, intelligente, affascinante e ha un sorriso stupendo. Mi ha conquistata con un “Hello World” fin da quando mi ha aiutata con il mio primo programma. A volte mi ritrovo semplicemente a fissarlo mentre studia o parla con i suoi amici e, per questo, mi ha beccata quasi ogni volta.

Ormai non mi sento nemmeno più in imbarazzo a guardarlo a lungo. Anzi, mi sento insicura quando non si accorge che lo sto fissando.

Ethan siede comodamente al suo banco e giocherella con la penna, facendola ruotare tra le dita lunghe e affusolate. Dal modo in cui ha le spalle rilassate, capisco che ha già finito il programma ancora prima che il professore iniziasse a spiegare i passaggi.

I miei nervi vanno in tilt quando i suoi occhi scuri si posano sui miei e un sorrisetto compare sul suo viso magnifico. Inarca un sopracciglio, sostenendo il mio sguardo e facendomi battere il cuore all’impazzata. Ignoro il panico che mi assale e indico i suoi appunti, mettendo su un piccolo broncio.

Ethan scarabocchia qualcosa in fretta e mi passa il suo quaderno. Lo apro a tutta velocità per vedere cosa ha scritto in fondo alla pagina:

FUNCTION WOO[ME, YOU]

{

ME.SENDFLOWERS[YOU];

ME.SENDLOVENOTES[YOU];

IF[DATE[ME, YOU]==TRUE]

{

RETURN HOTLOVE;

}

ELSE

{

RETURN WOO[ME, YOU];

}

}

Non posso fare a meno di arrossire. Il rossetto è sparito, a furia di mordermi le labbra per reprimere un sorriso. Ma, come un’onda ostinata, continua a riaffiorare sul mio viso.

Sorrido e sfoglio i suoi appunti, giusto per sottrarmi un po’ all’intensità del suo sguardo. Quando alzo gli occhi, sta bevendo dalla sua borraccia, senza smettere di guardarmi.

Il suo viso è una distrazione assoluta, mentre i suoi occhi sono pura poesia. Interrompo il nostro scambio di sguardi intimi, cercando di alternare lo studio dei suoi appunti a un’occhiata alla lavagna.

All’improvviso, sento un colpetto sulla spalla. Mi volto e vedo Ethan proteso in avanti sul suo banco. Il tessuto della camicia gli si tende sulle spalle e sui bicipiti, lasciando intravedere cosa c’è sotto.

«Toc toc!» Alzo gli occhi al cielo e sto al gioco: «Chi è?».

«Cor.» Sussurra vicino al mio orecchio.

«Cor chi?» chiedo, confusa.

«Esci con me.» Miagola con voce roca, mentre le sue labbra irresistibili si curvano in un sorriso smagliante.

Non riesco a non arrossire apertamente. Distolgo lo sguardo dal suo, mordicchiandomi le labbra per la timidezza. Non rispondo, ma apro il suo quaderno per scarabocchiare: “Non esco con i nerd informatici della Microsoft” e glielo ripasso.

Dopotutto, fare la difficile è un diritto di nascita fondamentale per ogni ragazza. Giusto?

Dopo qualche secondo mi restituisce il quaderno. Leggo la sua risposta e la bocca mi si spalanca per il commento. “Non c’è niente di ‘micro’ o ‘soft’ in me ;) Le mie ‘hard digits’ sono 655-656-5678, e le tue?”

Lo guardo sorpresa, e stavolta mi fa un occhiolino vero e proprio. Il cuore mi fa una capriola per quel gesto minuscolo. Chissà cosa succederebbe se facesse una mossa più audace.

Chiudo il suo quaderno e glielo restituisco con noncuranza, fingendo di essere del tutto indifferente al suo fascino e alla sua intelligenza. Ethan stringe gli occhi, notando che non gli ho scritto il mio numero. Stavolta sono io a fargli l’occhiolino, maliziosa.

Dopo il test a sorpresa, io, Rita e Shelly scendiamo verso la mensa. «Hai sentito? Stamattina tuo fratello ha picchiato un ragazzo di ingegneria meccanica» dice Rita, mostrandomi un video in cui Ryan prende a pugni brutalmente quel tipo che ieri aveva provato a parlarmi.

Lo stomaco mi si contorce mentre guardo il video, sentendomi di nuovo in imbarazzo per essere sua sorella. Ultimamente Ryan è diventato molto violento: fa cose illegali, frequenta gente pericolosa e si mette nei guai per motivi assurdi.

Ogni volta che lo vedo, ha il viso e le mani pieni di lividi, come se avesse combattuto una battaglia a suon di pugni. Persino i suoi problemi di rabbia hanno problemi di rabbia con lui, e ora lo hanno trasformato in un cannone di furia selvaggia.

A volte ho paura di stargli vicino, diventa una persona completamente diversa, come un cyborg in modalità distruzione. Appena sono arrivata in questo college, sono diventata tristemente famosa come “la sorellina di Ryan”. Per colpa sua, la gente ha paura di fare amicizia con me e ha iniziato a evitarmi.

Nessun ragazzo mi parla e nemmeno mi guarda quando attraverso i corridoi. E quelli che ci provano, finiscono in video come questo. A volte mi sento intoccabile. La sua reputazione mi trascina con sé, come la “sorella del famigerato”.

Ethan, invece, è il suo esatto opposto. È calmo, intelligente, bello, ordinato e rispettoso. E sì, anche divertente.

È un uomo che potrei presentare ai miei genitori sentendomi fiera di lui. E all'improvviso mi pento di non aver segnato il suo numero. Merda! C'ha messo un anno intero per chiedermi di uscire e la mia stupida testardaggine mi ha fatto fare la preziosa.

Ho respinto l'unico ragazzo che ha avuto il fegato di invitarmi.

Cazzo! Qualcuno mi dia un pugno in faccia.

Raccolgo le mie cose e supero il nostro edificio, dove fortunatamente vedo Ethan camminare poco più avanti con i suoi amici. Le sue spalle si gonfiano come per un incantesimo mentre avanza con il portamento sicuro dell'uomo di cui ho bisogno nella mia vita.

«Ethan!» Lui si volta immediatamente e mi rivolge un ampio sorriso.

Alla luce del sole, è molto più sbalorditivo di quanto ricordassi. Il pomo d'Adamo gli si muove su e giù in modo sexy mentre pronuncia il mio nome con quella sua voce profonda: «Rose».

Fisso ogni bottone della sua camicia, i polsini perfettamente piegati; il pensiero di toccarlo mi fa sorridere e poi accigliare, e mi fa tornare con tutta la sua forza quel nodo allo stomaco. Sto arrossendo di brutto, e lui lo sa.

«Voglio il tuo quaderno, mi mancano alcuni programmi da copiare» gli dico, mentre lui cammina all'indietro guardandomi con fare vivace. Almeno otterrò quelle benedette cifre che mi stava offrendo stamattina.

Lui si ferma, apre lo zaino e tira fuori il quaderno. «Questo?» Lo agita verso di me, quello su cui aveva scritto il suo numero. Annuisco. Sul suo viso c'è un sorriso malizioso, come se mi avesse letto nel pensiero. «Sei sicura che sia questo?» mi chiede in tono canzonatorio.

Adoro quando mi prende in giro. Gli organi mi cedono, sento le farfalle nello stomaco e mi viene voglia di spogliarlo. Non lo so, è una pazzia.

Qualcosa che non ho mai provato prima. Qualcosa che nessuno mi aveva mai fatto provare.

È come un brivido che mi spinge a perdere la testa e a rischiare. Faccio un saltello e afferro il quaderno da un'estremità per strapparglielo, ma l'altra è saldamente stretta da Ethan, che è decisamente in vena di scherzare.

«Oooh... che caratterino!» sussurra con voce lasciva.

Il suo polso è massiccio e sembra così forte, così dorato, la pelle liscia, il braccio coperto da una leggera peluria, mentre cerco con cautela di liberare il quaderno dalla sua presa ferrea.

«Ethan!» mi lamento, mentre le nostre dita si sfiorano e io divento subito rossa.

Lui scuote la testa e sogghigna con fare vampiresco. «Cosa ci guadagno?» Lo guardo mentre si morde il labbro inferiore con i denti bianchi come perle, lentamente, come una tortura.

Sorpresa dalla sua schiettezza, mi lascio sfuggire una risatina, poi arrossisco per come i suoi occhi si scuriscono nel sentirmi ridere.

I suoi occhi, non riesco mai a guardarli abbastanza. Hanno qualcosa di magnetico. Irresistibile. Non so nemmeno cosa fare, come rispondere, cosa stia cercando di ottenere da me.

«Te lo dico io cosa ci guadagni.» Una voce forte, furiosa e familiare mi minaccia i nervi, esplodendo alle mie spalle.

Non ho nemmeno il tempo di reagire che Ryan compare dal nulla, come sbucato da una cortina di nebbia, e spintona Ethan con forza.

Lui barcolla all'indietro, con un'espressione scioccata. Tutta la giocosità e la presa in giro svaniscono nell'aria mentre guarda Ryan, che gli si avvicina come una tempesta inarrestabile. Merda!

«Ryan, fermati!» La paura si insinua in me e cerco di allontanarlo da Ethan prima che rovini i miei futuri appuntamenti, ma Ethan reagisce con forza, spingendolo via dal suo spazio personale.

E in quel momento ho capito: un demone è stato evocato dagli inferi per distruggere... la mia cotta.

Il cuore mi martella nel petto e le gambe mi tremano. Tutti si allontanano, indietreggiando di almeno due passi, e formano un cerchio intorno a noi come un labirinto senza via d'uscita.

Sento lo stomaco pieno di piccole scosse di terremoto che non accennano a smettere, poi si trasformano in un vero e proprio subbuglio quando Ryan alza il pugno, serrato come un pistone, e lo scaraventa dritto in faccia all'uomo che stavo adorando solo pochi minuti prima.

«NO! FERMATI!» Le mie urla non arrivano alle orecchie di nessuno, perché la folla esulta eccitata a ogni pugno che sferra. I suoi occhi, freddi e affilati come schegge di diamante, colpiscono brutalmente Ethan, proprio come i suoi pugni.

Qualcuno lo fermi, vi prego.

Le lacrime mi rigano le guance e un tremito mi percorre, moltiplicandosi di secondo in secondo, mentre guardo Ethan venire colpito e massacrato per qualcosa di cui, tanto per cominciare, non ha nemmeno colpa.

«Ti prego.»

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