6. Quasi Psycho

Emara Stone

Il pugno chiuso di Ryan si schiantò sul viso di Ethan in modo minaccioso e brutale.

La faccia tumefatta di Ethan scattò all’indietro, spargendo sangue ovunque come una fontana, ma questo non impedì a quel pazzo di Ryan di raddrizzarlo per colpirlo di nuovo.

Aprì la bocca per sputare insulti e parolacce contro mio fratello, ma a causa del baccano assordante creato da quella folla insensata, non riuscii a sentirli chiaramente.

La gente esultava e incitava quel folle di Ryan a spaccargli i denti, ma per fortuna il nostro preside, Sir Roger, alias Pinky, arrivò in tempo e separò Ryan da Ethan come un amante possessivo.

Riguardo il video per leggergli le labbra e le parolacce che ha sputato, ma a parte un "figlio di puttana" e le urla della folla, non riesco a cogliere altro.

Le uniche grida femminili nel video sono probabilmente le mie o quelle di Rose. Lei ha fatto del suo meglio per fermare Ryan, ma lui, come un terrorista psicopatico in missione, ha fatto esplodere la faccia di Ethan con i suoi pugni di dinamite, senza pietà.

Mi stendo sul letto mentre guardo la clip in loop: le spalle larghe di Ryan, i suoi occhi ferini, i pugni letali, la sua incredibile e intensa resistenza, e poi c’è il mio inutile fratello, con le gocce di sangue che fluttuano nell’aria uscendo dal suo naso sanguinante.

Patetico.

Vedere Ryan in quello stato maniacale sarebbe stato eccitante. Anzi, mi sarei anche toccata, se nel video non ci fosse stato mio fratello. Ho proprio una sfortuna nera!

Io ed Ethan non siamo mai andati d’accordo, fin da bambini. La pressione di essere brava almeno la metà di lui nello studio e nello sport ha creato del risentimento nel nostro rapporto. Almeno da parte mia.

Non voglio essere paragonata al suo culo geniale ed elitario e, dal modo in cui mi ignora al college, sono abbastanza sicura che non abbia detto a nessuno che sono sua gemella. Siamo solo due poli opposti della Terra, collegati magneticamente.

Ma ahimè, siamo fratelli e, a prescindere da chi riceva più amore o attenzioni, le regole non cambiano: dobbiamo guardarci le spalle a vicenda. Non importa quanto malconce siano.

Scorro i commenti per vedere le reazioni della gente. Stanno tutti dando a Ethan dei nomi più svariati: sfigato, secchione, idiota e nerd, praticamente lo stanno prendendo in giro. Il video ha già 14.000 visualizzazioni, anche se è stato caricato solo poche ore fa con il titolo: "Un pivello si becca un sacco di botte x aver flirtato e molestato sua 'sorella'".

Getto via il telefono, infastidita dal modo in cui la gente incolpa e ride di mio fratello. A volte i social media possono essere un posto terribile, come un’ascella puzzolente. Mi alzo dal letto e vado nella stanza di Ethan. Non mi sorprende affatto trovarlo a fare i compiti.

Ethan alza lo sguardo verso di me non appena percepisce la mia presenza nella sua stanza. Ha il naso coperto di cerotti, le guance segnate da tagli rossi incrociati e il labbro inferiore spaccato dall'impatto di pugni violenti. Sembra un sacchetto di patatine strappato e poi rattoppato con del nastro adesivo.

Ok, questa mi sorprende! Non posso credere che stia studiando in queste condizioni.

«Perché stavi cercando di giocare con Rose? Non lo sapevi di chi è la sorella?» Il mio tono è decisamente incazzato. Ha rovinato tutto! Chissà come farò a inserire questo colpo di scena nel mio libro.

«Non stavo giocando con lei» ribatte Ethan sulla difensiva, con la voce di una Karen infuriata dal parrucchiere.

«È completamente fuori dalla tua portata, fratello» gli dico, entrando con nonchalance nella sua stanza e sedendomi vicino alla testiera del letto. «Ti ho visto flirtare con lei in classe. E ovviamente se ne sono accorti anche gli altri compagni» aggiungo.

«Non sono affari miei. Puoi uscire dalla mia stanza» dice senza mezzi termini, continuando a studiare su un libro spesso quanto la mia mano. Vorrei tanto sbatterglielo dritto in faccia, ma sta già soffrendo, quindi credo che per questa volta lo risparmierò.

Toc

Toc

«Posso parlarti?» Nostro padre entra in uniforme, fissando severamente il suo erede maschio.

Mio padre è un poliziotto, ma è prigioniero di mia madre. Ethan e io siamo i loro sottoprodotti. Lui è quello intelligente e io, io sono il genio assoluto.

Mio padre si guarda intorno per la stanza e mi scova in un angolo del letto. Gli rivolgo un sorriso a trentadue denti, ma in tutta risposta lui restringe lo sguardo, sospettoso. Si siede lentamente sull'altro bordo del letto, ma Ethan è completamente concentrato sul suo libro, da secchione qual è.

Mio padre appoggia stancamente i gomiti sulle ginocchia e sospira pesantemente. «Ne è valsa la pena?» Cosa?

Ethan alza lo sguardo verso papà con la mia stessa espressione confusa. «Ne è valsa la pena prendere in giro una ragazza per poi farsi picchiare?» chiede nostro padre, seccato. Seccato per il carattere del suo unico figlio.

«Non ho preso in giro nessuno!» tuona Ethan, forte come lo scarico di una Cadillac. La sua attenzione si sposta da quel libro grassone al poliziotto serio seduto di fronte a lui.

«Emara, potresti lasciarci soli? Dobbiamo parlare da uomo a uomo» mi chiede mio padre di andarmene, con una faccia di pietra.

«No, voglio sentire anch'io» insisto. Non posso perdermi questo pettegolezzo. E se mi tornasse utile per il mio libro?

Mio padre sospira, frustrato, e si passa vigorosamente le mani sul viso. «E va bene». I suoi occhi si concentrano di nuovo sul figlio malconcio, mentre riflette per un istante.

Apro Evernote sul telefono, pronta a trascrivere qualsiasi dialogo importante, mentre mio padre fa un respiro profondo prima di chiedere: «È gnocca?»

Ethan ha la stessa faccia che faccio io quando non so neanche una risposta a un esame: completamente spiazzato. «Cosa? Chi?» chiede confuso, e noto che ha il naso gonfio a destra, mentre a sinistra è a posto. Al momento ha una faccia bruttissima e molto asimmetrica.

«La ragazza! È così bella da sacrificare la tua faccia per lei?» gli chiede papà senza tanti giri di parole, ma in tutta risposta Ethan alza gli occhi al cielo e si concentra di nuovo sul suo amato libro.

«Senti, Ethan. Da padre, ti do un consiglio. Le ragazze vanno e vengono... ma, figliolo, la chirurgia plastica...»

«Papà, non le stavo facendo niente!» sbotta Ethan, frustrato. Sembra uno scienziato mentalmente instabile convinto che la Terra sia piatta e che i gatti siano alieni venuti sulla Terra piatta per dominare gli umani.

«Sì, certo! Fammi vedere le sue foto. Voglio vedere per che ragazza ti prenderesti una pallottola a occhi chiusi.» Mio padre entra in modalità poliziotto e chiede di sapere chi sia.

«Ho io le sue foto» mi offro volontaria e gli inoltro il profilo Instagram di Rose. Mio padre scorre il suo account, guardando le foto in cui fa il broncio, posa con le amiche, su uno yacht, in abito da sera, in giro per il mondo.

«Beh, sì, è bella, ricca e un guaio. Quindi smetti di sognare, ragazzo, e soprattutto smettila di stuzzicarla» lo avverte papà in tono amichevole.

«È quello che gli ho detto anch'io» aggiungo alla fine.

Credevo davvero che mio fratello fosse un genio, ma se fosse stato intelligente come pensavo, si sarebbe tenuto alla larga da Rose, proprio come tutti gli altri ragazzi della nostra università.

Ethan sembra incavolato nero, come se una mucca gli avesse mangiato i compiti prima della consegna. Si alza di scatto dalla scrivania. «Non la stavo stuzzicando, le stavo solo dando il mio LIBRO!» urla così forte che anche i vicini possono sentire le sue scuse.

Che sfigato.

«Beh, avresti dovuto darle il libro in privato, sai, tipo in un'aula vuota con solo voi due, non davanti a tutti» sussurra lentamente mio padre, lanciandomi un'occhiata con la coda dell'occhio, pensando che non lo capisca.

Ma si è dimenticato che sono anch'io un prodotto del suo sperma.

«Cosa? No! Perché nessuno mi crede? Non le stavo facendo niente! Stavamo solo parlando. È stato suo fratello a piombare lì e a prendermi a pugni senza motivo.» Io e papà ascoltiamo attentamente Ethan, che continua a parlare senza sosta. «Quello è malato. Mi chiedo perché nessuno l'abbia fatto rinchiudere in un ospedale.»

Ha appena dato dell'instabile al protagonista del mio libro? Come si permette!

«Ti avrei creduto, figliolo, se il signor Roger Williams non mi avesse chiamato per raccontarmi di persona la scena» dice mio padre, deluso. Il suo unico figlio maschio si è rivelato un cascamorto da quattro soldi.

«E tu gli hai creduto?» chiede Ethan, sentendosi tradito. Nei suoi occhi c'è l'immensa tristezza di chi ha perso la fiducia.

«Beh, sì. Dopotutto, è il preside della tua università e un uomo adulto. Non mi avrebbe mentito.» Poi mio padre gli chiede: «Cosa ti ha detto il preside?»

Ethan si siede stancamente sulla sedia e, passandosi una mano tra i capelli, risponde: «Mi ha semplicemente dato un avvertimento. Ma non ha detto niente a quel tizio, perché è già stato sospeso.»

Mio padre annuisce. Guarda i suoi libri, poi di nuovo la faccia pesta di Ethan. «Smetti di studiare per un po' e prenditi un giorno o due per guarire.»

All'improvviso, Ethan non riesce più a mantenere la calma. «Ma le lezioni? E devo farmi firmare i manuali di laboratorio entro questa settimana!»

Mio padre scuote la testa e ordina: «Sei in punizione per almeno due giorni, così la tua faccia potrà guarire e tornare ad avere un aspetto umano, invece di sembrare un uovo sodo.»

Oh, wow! Questo significa che nemmeno io dovrò andare all'università, visto che Ethan è il mio unico passaggio. E non dovrò nemmeno ricopiare dieci volte la verifica che so già di aver fallito. Che bella notizia. Muuuah, grazie Dio!

«Senti, figliolo, so che sei un ragazzo a posto, ma le ragazze sono un guaio. E se proprio vuoi, cercati ragazze normali. Perché devi tentare la fortuna con una il cui fratello è un pazzo e il cui padre è una persona importante del settore?» gli fa la predica mio padre.

«Ma non stavo facendo niente. Le stavo solo dando il mio libro» dice Ethan, abbattuto.

Mio padre agita una mano e dice: «Sì, certo! E portati sempre dietro un preservativo, non si sa mai che tu debba darle urgentemente il tuo libro…»

Ethan scoppia a ridere, imbarazzato. «Papà! Non iniziare.»

Mio padre annuisce in risposta, comprensivo.

«Dovrei tenerne uno anch'io in borsa, non si sa mai…» sussurro a bassa voce, ma a sorpresa mi sentono entrambi e si voltano a fulminarmi con lo sguardo.

«Perché sei ancora qui? Vai in camera tua» mi ringhia contro mio padre, mentre Ethan scuote la testa, deluso. Che c'è? Ho solo chiesto.

Alzo il sedere e vado in camera mia. Scrivo ad Ana per dirle che non potrò venire alla festa stasera perché sono in punizione.

Almeno avrò qualche giorno di pausa dalla solita routine, così potrò dedicare il mio tempo al libro e iniziare a scrivere i capitoli. Dato che Ryan è sospeso, non verrà neanche lui. Tutto sommato, è un'ottima cosa.

Apro il portatile, butto giù tutti i dettagli e finalmente creo il libro che progettavo da tanto tempo.

Titolo: The Wicked Alpha, di Almost Psycho.

E pubblico!

P.S. Il libro The Wicked Alpha esiste davvero e potete leggerlo sull'app cercando il nome dell'autrice, Almost Psycho ;)

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