7. Pericolo Pericolo Pericolo

Il punto di vista di Emara Stone

Dopo qualche giorno di pausa, il college mi sembra diverso, estraneo.

Osservo gli edifici, il parcheggio e i giardini come una turista, giudicando l'architettura, la qualità dei materiali e il design del campus.

Se l'avessero chiesto a me, credo che avrei tirato fuori un progetto migliore.

«Hai intenzione di restare seduta qui tutto il giorno?» mi chiede Ethan, aspettando che scenda dalla moto per poter fare lo stesso.

Scendo con comodo, mentre cerco con lo sguardo un maniaco letale e spezzacuori alto un metro e novanta. Ma a parte la solita folla mediocre e le monotone modelle da Instagram, non vedo nessuno.

Non poteva arrivare prima, così potevo fissarlo più a lungo? Magari saltare la doccia per risparmiare tempo, come me.

«Allora, vieni o fai di nuovo sega?» domanda Ethan, irritato, fermo a poca distanza da me con un'espressione delusa. I lividi sono guariti al cinquanta per cento e anche il rossore sulle guance e sulle labbra gonfie si è attenuato. Il naso, però, sembra ancora una papaya ammaccata.

«Vai pure. Io devo prima comprare una cosa in cartoleria» gli dico. Mi lancia una lunga occhiata scettica, poi si volta e se ne va. Mentre cammina, la gente lo fissa e bisbiglia, riconoscendolo come l'ultima vittima di Ryan.

Beh, almeno è diventato famoso!

Spero che, dopo essere stato usato come sacco da boxe, ora lascerà in pace Rose. Mi dirigo verso la cartoleria e ordino una penna, guardandomi intorno in cerca di Ryan o della sua macchina enorme.

Ryan è come il mio caffè del mattino. Vederlo mi dà una scossa ad alto voltaggio che nemmeno una corrente da mille volt riuscirebbe a darmi. Fissarlo ha anche un altro vantaggio: almeno per oggi saprò come vestirlo nella mia immaginazione.

«La sua penna.»

Mi volto verso l'anziano signore della cartoleria. Strizza gli occhi, sospettoso, e commenta: «È l'unica studentessa che compra una penna al giorno. Come fa a perderla ogni volta?».

Pensa al tuo negozio, vecchio! Assottiglio lo sguardo e mi allontano in silenzio con la mia penna. La borsa dondola leggera, con dentro solo un libro e un centinaio di penne.

Do un'ultima occhiata alla strada, poi volto le spalle e mi dirigo verso l'aula. Stavolta entro in silenzio mentre il professor Precisetti sta scrivendo un programma.

Bene, quella vacca grassa non mi ha notata!

Hardick mi ha tenuto di nuovo il posto. Mi siedo in fretta, tiro fuori il quaderno degli appunti e scarabocchio tutto quello che Precisetti ha scritto alla lavagna.

Poco dopo, Rose entra in classe senza fare rumore. Ha un'aria abbattuta e malinconica mentre fissa Ethan prima di sedersi.

Ma Ethan, da bravo secchione e nerd dal cuore di ghiaccio, segue il suo motto "Meglio i libri che le tette" e si concentra sui suoi appunti.

Ooooh... Scena da rottura!

All'improvviso le porte si spalancano ed entra Drake, che avanza con l'aria da preside cazzuto facendo tintinnare le catene dei jeans. Lo fissa con la precisione di un missile a detonazione, ma non fa il minimo rumore.

Tengo la testa bassa e scarabocchio il quaderno di brutta con appunti che non consulterò mai. Non capisco perché sto sprecando pagine.

«Drake, Melvin, Emara, Remi e Ahmed, per favore consegnate i vostri compiti» annuncia Precisely alla classe.

Compiti? Quali compiti?

Al suo richiamo, alcuni studenti si alzano e consegnano dei fitti plichi di fogli. Perfino Drake, l'anti-intellettuale, sta consegnando i fogli, mentre io sono qui che cerco di capire che tipo di compito stia chiedendo Precisely.

Sto sognando? Forse dovrei svegliarmi.

«Emara Stone. Per favore, consegni il suo compito.» Precisely pronuncia il mio nome e all'istante tutti si girano a guardarmi. Fino a ora non sapevo nemmeno che la gente conoscesse il mio nome.

Sotto i riflettori, deglutisco nervosamente. Gli occhi di Precisely mi scrutano come un carro armato a pieno carico mentre chiede di nuovo: «Il compito?».

«Ero assente» rispondo al meglio delle mie possibilità, ma Precisely non sembra colpito. Socchiude gli occhi e sbotta, spietato: «Allora avrà avuto più tempo degli altri per scriverlo dieci volte, giusto?».

In classe echeggia qualche risatina soffocata. Abbasso lo sguardo a disagio, mentre tutti quegli stronzi non riescono a smettere di fissarmi. Che fastidio.

«Se non ce l'ha, si senta libera di uscire dall'aula, signorina Stone» dice Precisely, indicando la porta con l'indice. «Finché non consegnerà il compito, non è ammessa alla mia lezione. Prego, esca.»

Irritata, stringo le dita in un pugno in risposta all'umiliazione gratuita e agli sguardi sarcastici degli altri. Prendo la borsa, il quaderno e la penna che ho comprato stamattina ed esco dall'aula, in silenzio ma furibonda.

Può pure andare a farsi i suoi studenti, a me non me ne frega un cazzo.

Do un'occhiata al telefono: anche se mancavano solo pochi minuti alla fine della lezione, quella vacca puzzolente mi ha comunque cacciata fuori. Quel Dracula senza palle!

Sbuffo per la frustrazione. È successo tutto perché stamattina non ho visto Ryan e i suoi muscoli scolpiti. In fondo sapevo che era il mio portafortuna.

Esco stancamente dall'edificio, ma all'improvviso mi blocco vedendo Ryan, affascinante come a un selvaggio after-party dei Guns N' Roses, che cammina sulle sue gambe proprio davanti a me.

La luce del sole si rifletteva sulla sua pelle lucida e sugli zigomi affilati come su un diamante, Sapphire. Sembrava un dio che, dopo aver sbagliato strada, era accidentalmente precipitato sulla Terra.

Ryan è alto come il Burj Khalifa e sexy come Mia Khalifa!

I miei occhi corsero sulla sua giacca di pelle, sul petto muscoloso e definito che sembrava ingigantirsi a ogni passo con cui si avvicinava. Il cuore perse qualche battito quando i suoi occhi crudeli si strinsero su di me, trafiggendo i miei.

Mi voltai di scatto per controllare se stesse fissando qualche altra ragazza, ma per strada, oltre a noi due, non c'era nessun altro. Santo cielo, porca miseria!

Che mi abbia riconosciuta come la sorella del molestatore?

Mi sistemai il berretto e mi spostai lentamente a sinistra per lasciare spazio al suo corpo massiccio, ma con mia sorpresa si spostò a sinistra anche lui.

Mi spostai subito a destra e lui, curioso, seguì la mia mossa, spostandosi anche lui a destra. Come se stesse giocando con la sua preda.

Il panico mi esplose dentro, ballando come in una discoteca, mentre avanzava dritto verso di me con uno sguardo sprezzante e un sorriso da predatore. Come se avesse catturato una farfalla nella sua ragnatela.

La paura si insinuò in me mentre immaginavo la mia faccia spiaccicata con un naso simile a una papaya marcia. No! Corri, Emara. CORRI!

«Ehi! Ferma.» La sua voce fu un ringhio mentre le sue enormi mani da cavernicolo si serrarono sulle mie braccia. Le sue parole mi rimbombarono nella testa, urlando Pericolo, Pericolo, Pericolo, ma non riuscii a muovermi.

Ryan mi sovrastava in modo prepotente mentre, lentamente, mi sfilava il berretto e lo lasciava cadere a terra con noncuranza. Vuole picchiare anche me perché sono la sorella di Ethan?

Subito dopo, i miei capelli si sciolsero, liberando un ricciolo dopo l'altro, fino a cadere sulle sue mani che mi stringevano le braccia. Gli occhi di Ryan si spalancarono per la sorpresa. Le sue pupille si dilatarono a dismisura, come se fosse stato folgorato da un fulmine.

Sotto di lui non riuscivo a respirare. Era come se il suo corpo atletico avesse risucchiato tutto lo spazio intorno a me, e non riuscivo a distogliere lo sguardo nemmeno per un istante.

La presa sulle mie braccia si allentò quando lui alzò una mano e… Aspetta! Se non mi sta tirando un pugno, allora che sta facen… Porca paletta!

All'improvviso, Ryan schiantò le sue labbra calde e peccaminose sulle mie. Le sentii andare a fuoco, come se fossero entrate in contatto con un vulcano umido. Cercai di riprendere fiato mentre le sue labbra si muovevano fluide sulle mie, succhiandole senza alcuna morale. Oh, santi numi!

Il cuore mi batteva come le campane di una chiesa, e lo stesso facevano le orecchie, mentre sentivo la sua mano afferrarmi la nuca, impedendomi di scappare. Le ginocchia mi tremavano come gelatina, ma questo non sembrava intaccare l'abilità di Ryan nel baciare. Mi teneva in una morsa d'acciaio mentre la sua lingua scivolava con delicatezza dentro la mia bocca.

RYAN MI STA BACIANDO!

Deve essere un sogno! Un sogno erotico da paura. Deve per forza essere un sogno, altrimenti perché mi starebbe baciando?

Il cuore mi fischia, stride ed emette suoni eccitati mentre, lentamente, inizio a ricambiare il bacio. Le nostre labbra flirtano appassionatamente, come se da un momento all'altro dovessimo essere sospesi nel vuoto.

I fischi si alzano come una sirena mentre le labbra di Ryan si staccano piano dalle mie. Una scossa mi attraversa la schiena quando si prende il labbro inferiore tra i denti e lo morde con sensualità. Il pizzicore è un dolore meraviglioso.

Apro gli occhi e lo vedo che mi sorride sornione. Dietro di lui, una folla enorme urla verso di noi. Hanno tutti il telefono in mano e i loro occhi sprizzano eccitazione da tutti i pori mentre ci riprendono.

Cosa ci fanno nel mio sogno? Ahah.

Ma la mia attenzione resta fissa su un solo uomo, il cavaliere dei miei sogni, Ryan, che mi sta fissando con aria maliziosa, in attesa di un po' più d'azione. La sua mano mi scivola sulla vita, poi si china verso il mio orecchio e sussurra con la sua voce calda e roca: «Ti è piaciuto?».

Sembra tutto così reale!

Sbattò le palpebre una, due, tre volte, ma lui è ancora lì, davanti a me. Anzi, non è svanito nulla dalla scena; al contrario, noto da vicino quanto sia bello.

«Sei carina» sussurra di nuovo, e si china con intenzioni perverse. Non appena conquista di nuovo le mie labbra assetate, la folla impazzisce. Urlano e gridano, il suono degli scatti delle fotocamere continua, e così anche i fischi.

Le mani ruvide di Ryan mi palpeggiano il sedere senza troppi complimenti mentre approfondisce il bacio, infilando la sua lingua calda nella mia bocca. Il suo sapore di menta e cardamomo mi esplode in bocca mentre la sua lingua scivola dolcemente sulla mia.

Mi aggrappo alla sua giacca di pelle per sorreggermi mentre spinge la lingua sempre più a fondo nella mia bocca. Pietà, Signore!

All'improvviso, sento un ringhio forte, aggressivo e vagamente familiare: «Che diavolo stai facendo con mia sorella?».

Il tempo si è congelato.

La Terra ha smesso di girare.

Netflix si è messo in pausa.

La figlia di qualcuno ha deglutito a vuoto.

La folla ammutolisce, cala un silenzio di tomba mentre apro gli occhi. In un istante, vedo un pugno volare da dietro di me e schiantarsi dritto sul naso di Ryan, facendogli scattare la testa all'indietro come un sacco di patate.

Le sue mani lasciano la mia vita mentre lui barcolla all'indietro per il pugno improvviso e brutale che ha incassato. Il sangue gli cola dal naso e cade sulla giacca di pelle, goccia a goccia.

Goccia dopo goccia.

E all'improvviso tutti trattengono il fiato: «Ohhhhh, cazzo!».

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