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NARRATORE
Althea era in piedi sullo stipite della porta dell'ufficio dell'Alpha. L'Alpha Damon strinse il figlio tra le braccia. Gli era mancato. Lo sguardo dell'Alpha Damon si spostò sulla donna dall'aria sofisticata che stava dietro Orlando. «E lei chi sarebbe? Un'altra tua amica fedele che avevi promesso di portare qui?» chiese al figlio con tono gioviale. Eppure, per qualche ragione, sembrava nervoso.
Orlando si staccò dal padre e guardò la donna alle sue spalle. «Oh! Padre, ti chiedo scusa per non avertela presentata.» disse, allargando un braccio. La donna si avvicinò in silenzio a Orlando e si lasciò avvolgere dal suo abbraccio.
«Padre, ti presento la Principessa Freya Whitemoon. Principessa del Regno di Smeraldo. E la mia compagna. Freya e io ora siamo marchiati.» annunciò Orlando a gran voce. Luna Mira sussultò sonoramente nell'apprendere della donna che Orlando aveva portato a casa. Per lei era un sogno che si avverava, dato che odiava Althea a tal punto da non sopportare nemmeno di sentirne il nome.
L'Alpha Damon fissava Orlando e la Principessa Freya, passando dall'uno all'altra con un'espressione confusa. Aveva un milione di domande in testa che voleva fare al figlio, ma non poteva dire nulla di fronte alla Principessa.
Anche Alexander sgranò gli occhi sentendo le parole di Orlando. Per un istante, provò una fitta di dolore al cuore per Althea, ma non durò a lungo. "Le sta bene. È quello che si merita una traditrice" pensò, distogliendo lo sguardo da Orlando.
«Figlio mio, credo di non aver capito bene. Hai detto che l'hai marchiata?» L'Alpha Damon dovette porre quella domanda per avere un chiarimento. Non riusciva a capire se avesse sentito male o se avesse inteso correttamente le parole del figlio.
«Sì! È proprio quello che ho detto. Ho trovato la mia compagna all'accademia e non volevo andarmene senza di lei. Così l'ho marchiata. Appena ci saremo sistemati, celebreremo un matrimonio reale. Qualcosa che la mia compagna merita.» ripeté Orlando. Poi si chinò e baciò la fronte della Principessa Freya. Lei si appoggiò a lui, fissando i suoi futuri suoceri.
Un forte schianto attirò l'attenzione di tutti verso l'ingresso. A terra giaceva un mucchio di oggetti di vetro, alcuni già in frantumi. Gli occhi dell'Alpha Damon si spalancarono quando vide davanti a sé il volto innocente di Althea. Si copriva la bocca con entrambe le mani e aveva gli occhi pieni di lacrime, carichi di un'angoscia che lui non aveva mai visto prima in quegli occhi arancioni che iniziavano a perdere la loro luce.
Althea si guardò intorno nella stanza. Vide un sorrisetto vittorioso sul volto di Luna Mira. Vide un'espressione confusa sul viso della donna avvinghiata all'uomo che un tempo chiamava l'amore della sua vita. Vide lo stesso sguardo disgustato sul volto di Alexander. Non provava nemmeno pietà per lei, ora che aveva perso l'ultima cosa che le era rimasta.
Alla fine, raccolse le poche energie che le restavano. Volse lo sguardo verso il viso di quello stesso uomo che un tempo si prendeva cura di lei. Non vide un briciolo di colpa, né un'ombra di rimorso nei suoi occhi. Lui era lì, con la sua compagna, e le sorrideva. Come se la stesse deridendo.
Con quel pizzico di dignità che le era rimasto, Althea si voltò e corse via. Non disse nulla. Non urlò contro nessuno. Voleva solo andarsene da quel posto. «Alex! Va' a prenderla.» ordinò l'Alpha Damon ad Alexander. Quest'ultimo avrebbe voluto alzare gli occhi al cielo, ma rispettava e obbediva all'Alpha come se fosse la sua religione.
Senza perdere un secondo, annuì e si lanciò all'inseguimento di Althea. Uscì dalla villa dell'Alpha, annusò l'aria e cominciò a seguire la scia del suo odore. Poco lontano dalla villa, Alexander iniziò a percepire un leggero cambiamento nel suo profumo. C'era qualcosa di diverso. Il suo odore originale stava svanendo.
Ringhiando per il fastidio, Alexander si trasformò parzialmente nel suo lupo e accelerò per raggiungerla. Lei stava correndo nel cuore della foresta. Alexander si guardava intorno mentre la seguiva. Stava correndo in una direzione familiare, ma non riusciva a capire come potesse conoscere quel luogo.
Alexander balzò nel campo aperto e si guardò intorno. Il posto era pieno di querce da un lato e di aconito dall'altro. Per qualche ragione, l'odore di lei, che stava svanendo, in quel punto era fortissimo.
Guardò il terreno dove i due campi si incontravano e vide un grande cespuglio di fiori di aconito rosso. Erano così belli che non poté fare a meno di avvicinarsi. L'aconito rosso non esisteva, ma nel branco della Luna Oscura sì. Era lì che Althea aveva versato il suo sangue in segno di lealtà verso il suo Alpha e la sua migliore amica. La terra conservava la prova della sua fedeltà, ma la gente era crudele. Alexander toccò il suolo e si rese conto che era lo stesso punto in cui Althea aveva quasi perso la vita cinque anni prima.
Alexander si alzò in piedi. Un ringhio basso gli risuonò nelle orecchie e si voltò. Una splendida lupa marrone gli si scagliò addosso, sbattendolo a terra. La sua pelliccia era molto più lunga del solito: marrone alla radice, sfumava nell'arancione verso le punte, come i colori del crepuscolo.
Alexander la guardò nei familiari occhi arancioni. Fu quello a fargli capire che Althea aveva risvegliato la sua lupa. Il cuore gli martellava contro la cassa toracica mentre ammirava la lupa più magnifica che avesse mai visto. L'animale gli ululò di nuovo contro e stava per serrargli le fauci sul braccio. Alexander la scalciò via, si rimise in piedi e si preparò all'attacco successivo.
La lupa marrone gli saltò di nuovo addosso. Alexander l'afferrò per il collo e la sbatté con forza a terra. A causa del violento impatto, lei svenne. La cicatrice sul viso di Althea era visibile anche sul muso della lupa. Come se non fosse una brutta cicatrice, ma un marchio di coraggio che anche la sua lupa portava con orgoglio.
Alexander era perso nell'oceano dei suoi pensieri quando la lupa di Althea lo scalciò via e fuggì. Ululando per il fastidio, Alexander le corse dietro. Era sorpreso di come fosse riuscita a ingannare con tanta facilità uno addestrato come lui. Aveva subito un colpo durissimo, eppure era scappata come se nulla fosse.
«Ma che cazzo! Perché la stiamo seguendo così? È la nostra compagna. Dobbiamo ordinarle di venire da noi.» Baron, il lupo di Alexander, gli ringhiò contro con rabbia.
«Non fare il rompicoglioni, Baron. Ne abbiamo già parlato. La rifiuteremo domani mattina. Callista è l'unica compagna che voglio nella mia vita. Ed eravamo d'accordo che avremmo rifiutato la nostra vera compagna, chiunque fosse stata.» ringhiò di rimando Alexander, irritato.
Stava ancora seguendo la sua scia quando sentì un forte ululato. Quel suono gli rivelò la posizione esatta in cui era fuggita. «Bingo! Beccata, brutta strega!» ringhiò Alexander, con un sorrisetto malizioso, mentre prendeva una scorciatoia verso il punto in cui si trovava Althea.
Alexander saltò fuori da un campo di senape selvatica. Stava per svoltare a ovest per seguire la traccia di Althea, ma un odore familiare lo bloccò sul posto. Sentì l'impulso di seguire quella scia. Era la più intensa, ed era mescolata a qualcosa che non si aspettava di percepire così lontano dalla villa dell'Alpha.
Tirò fuori gli artigli, pronto a fare a pezzi l'uomo che aveva osato toccare la figlia dell'Alpha. La paura gli attanagliò il cuore e cominciò a correre verso quell'odore.
«Oh, sì! Fottimi più forte, Dylan. Fammi venire!» Alexander sentì il suo gemito di piacere e i piedi gli si pietrificarono. Davanti ai suoi occhi, vide Dylan, il figlio del Beta Calvin, il playboy del branco, seduto a terra mentre impastava i seni di Callista. E lei saltava sul suo cazzo come una puttana.
La paura nel suo cuore svanì, sostituita dall'impulso di uccidere quell'uomo all'istante. «E se il tuo ragazzo scoprisse che ti stai scopando me?» chiese Dylan con un tono basso e spaventato.
«Ce l'ho troppo in pugno per accorgersene. E poi, è colpa sua se non mi lascia andare a letto con lui. Le ragazze hanno delle necessità. Nessuno lo verrà a sapere se tieni la bocca chiusa» gemette forte Callista, dando tutta la colpa ad Alexander. Lui strinse i pugni per la rabbia. Senza dire una parola, si voltò e ricominciò a seguire la traccia di Althea. Il suo lupo era improvvisamente felice, ma Alexander soffriva. Quella notte, sia Alexander che Althea erano stati traditi. Mentre si conservavano per l'amore della loro vita, le persone che amavano li avevano traditi senza pietà.
