04
NARRATORE
Althea si guardava intorno, cercando di capire come chiedere aiuto. Non aveva nessuno che potesse aiutarla. Il branco era al luogo di preghiera, a invocare la Dea Luna per l'eclissi. Althea alzò gli occhi al cielo. La luna era ancora rossa e non accennava minimamente a tornare del suo vero colore argenteo. «Non mi importa se l'Alpha mi ucciderà più tardi. Non posso permetterti di fare del male alla mia migliore amica. Combatterò fino al mio ultimo respiro» urlò Althea rabbiosamente a sua madre, iniziando ad allontanarsi.
Callista seguì l'esempio di Althea, sapendo bene che lei era più che capace di prendere decisioni come una vera guerriera licantropa. «Come desideri! E non pensare neanche per un secondo che avrò pietà di te solo perché sei mia figlia. Ti farò a pezzi» le gridò di rimando la madre di Althea, furiosa, mentre entrambi i suoi genitori si scrocchiarono le nocche in modo plateale.
Althea si voltò e vide un gruppo di reietti alle sue spalle. Deglutì a fatica, capendo di essere circondata. «Callie, corri!» urlò forte, afferrando la mano di Callista e trascinandola verso lo stretto passaggio che solo loro due potevano attraversare. La tirò via dai reietti.
Althea trascinò Callista nel cuore della foresta. Non aveva modo di chiamare i lupi in suo aiuto: non aveva ancora risvegliato la sua lupa. E poi l'eclissi lunare rendeva tutti i lupi temporaneamente privi di poteri. Era anche per questo che tutti i licantropi pregavano la Dea Luna durante l'eclissi.
C'era una ragione se Althea aveva portato Callista più in profondità nella foresta. «Perché non andiamo verso il palazzo o il luogo di preghiera? Ci stiamo allontanando da chiunque possa aiutarci» le chiese finalmente Callista, che non riusciva più a fidarsi di lei dopo che i suoi genitori le avevano rivelato le loro intenzioni. Non poteva fare a meno di chiedersi se Althea stesse solo fingendo di non sapere per ingannarla.
Il tono inquisitorio e le parole dure bastarono ad Althea per capire l'antifona. La sua migliore amica non si fidava più di lei. Ricacciando indietro il nodo che aveva in gola, Althea si voltò verso Callista. «L'eclissi durerà ancora una decina di minuti. Finché non sarà finita, nessuno potrà venire ad aiutarci, perché nessuno si accorgerà della nostra assenza. E poi, se prendessimo quella strada, i reietti ci aspetterebbero. È quello che si aspettano da noi» le rispose Althea con tono calmo.
Althea non si fermò affatto. Continuò ad addentrarsi nel bosco, come se sapesse esattamente dove stava andando. Entrarono in un'area fitta di piante di strozzalupo. In quella parte del bosco se ne potevano trovare di ogni specie. Era l'unico posto nel regno dei licantropi in cui le piante di strozzalupo riuscivano a crescere. «Ecco! Ci nasconderemo qui. Che siano senza poteri o no, sono pur sempre dei licantropi. Non importa se sono indeboliti, il polline di strozzalupo nell'aria avrà effetto su di loro» spiegò Althea a Callista, tirandola verso un albero alto.
«Ti nasconderai lassù. Così nessuno potrà trovarti. A nessun costo! Non tradirò mai l'Alpha. E di certo non permetterò mai a nessuno di farti del male. Te lo posso promettere» aggiunse Althea mentre aiutava Callista a salire sull'albero.
Callista si nascose tra i rami più grossi della pianta, mentre Althea si acquattò dietro le rocce, a pochi passi dal campo di strozzalupo. Anche se pure lei era spaventata, non poteva fare molto se non restare a terra per fare da esca a quei randagi. Fissava il cielo, aspettando con impazienza che la luna cambiasse colore. Non aveva la sua lupa per informare il branco che la vita della figlia dell'Alpha era in pericolo e che loro stessi erano sotto attacco.
Althea non se ne stava lì ferma a guardare. Stava pensando a un modo per far sapere agli altri che dei randagi si aggiravano nelle terre del branco. Si sdraiò e premette l'orecchio contro il suolo umido della foresta. Era un trucchetto che aveva imparato da uno dei lupi esploratori. Pur non avendo un super udito, Althea sapeva che avrebbe potuto comunque percepire i loro passi prima che le si avvicinassero troppo.
Il panico cominciò a salirle nel petto quando sentì il terreno vibrare per i passi che si avvicinavano. Althea capì che erano circondate. Si trovava in campo aperto. Vide un raggio di luce argentea sul terreno e allora alzò la testa verso il cielo. Sospirò di sollievo vedendo che la luna stava cominciando a tornare argentea. Fece scattare il coltellino che teneva in tasca. Le era venuta un'idea per salvare Callista. E non era altro che un piano suicida.
Althea pensò che doveva farlo. Per salvare la figlia dell'Alpha, la sua migliore amica. Facendo un respiro profondo, si appoggiò la lama del coltello sull'avambraccio.
«Althea! Non essere ridicola. Il branco ti tratterà sempre e solo come la figlia dei traditori. Unisciti a noi. Stiamo marciando verso una vita di lusso. Non c'è niente da guadagnare con questa lealtà. Non troverai la pace» urlò sua madre, che aveva seguito la sua traccia fino a quel campo aperto.
Althea strinse i denti sentendo sua madre che cercava di persuadere anche lei.
«Non mi interessa. Anche se dovessi morire oggi, o se il branco mi uccidesse più avanti, sarò in pace sapendo di non aver tradito il mio Alpha e di aver dato la vita per salvare quella della mia amica. Sarò felice» le gridò di rimando. Guardò di nuovo il cielo e vide la luna passare dal colore scarlatto all'argento. Era proprio quello che stava aspettando. Appena sentì un fruscio, si fece un taglio profondo sull'avambraccio. Emise un gemito di dolore per il bruciore della ferita.
