06

ALTHEA

Erano passati tre mesi dall'incidente. Callista, la mia migliore amica, non era venuta a trovarmi in ospedale neanche una volta. L'Alpha Damon e Orlando passavano di tanto in tanto. Ma a parte loro, non avevo ricevuto altre visite. Era arrivato il giorno in cui mi avrebbero tolto le bende. Nonostante i suoi impegni, l'Alpha Damon era venuto a controllare che stessi bene. Anche Orlando era lì per darmi sostegno.

«Sei pronta, Althea?» mi chiese la druida Carol a bassa voce. Feci un respiro profondo e voltai la testa verso Orlando. Lui mi strinse delicatamente la mano e un piccolo sorriso gli spuntò sul viso. Quel sorriso mi diede la forza di cui avevo bisogno in quel momento.

«Sono pronta» risposi alla druida con un sorriso sicuro. Anche se nessuno poteva vederlo, dato che avevo il volto coperto dalle bende, era solo per rassicurare me stessa. L'Alpha Damon rivolse lo sguardo alla druida e annuì una volta. Lei chinò il capo davanti all'Alpha e iniziò a srotolare le fasciature.

«Tanto per essere chiari, non c'è alcuna garanzia che il tuo viso e il tuo corpo non avranno cicatrici» aggiunse la druida Carol mentre mi toglieva le bende dalla faccia.

«Quando avrà la sua lupa, le capacità curative della sua bestia guariranno non solo le ferite, ma anche le cicatrici» rispose l'Alpha Damon alla druida. Lei mi diede una pacca sulla schiena prima di tirare via l'ultimo pezzo di benda dal mio viso. Non era una novità per me. Sapevo già delle cicatrici.

La druida svelò il mio volto all'Alpha Damon e a Orlando. Io fissavo gli occhi di Orlando per cercare di vedermi nel suo sguardo. L'improvvisa espressione di sorpresa, seguita da un velo di delusione, mi fece sprofondare il cuore nello stomaco. La druida Carol mi porse uno specchietto.

Trassi un respiro tremante e mi guardai. Un forte sussulto mi sfuggì dalle labbra e lo specchio mi cadde di mano, finendo a terra. Mi coprii il viso con entrambe le mani e scoppiai a piangere. Forse mi aspettavo troppo, quando il mio cuore desiderava che Orlando mi abbracciasse e mi dicesse che andava tutto bene. Che tutto si sarebbe sistemato. Ma sapevo già che stavo chiedendo troppo.

Il mio riflesso mi aveva terrorizzata. Non osavo immaginare cosa stesse passando per la testa a Orlando. Non potevo leggergli la mente né sentire i suoi pensieri. Una mano gentile mi si posò sulla testa. Sapevo già che doveva essere l'Alpha Damon, che mi accarezzava dolcemente i capelli per farmi sentire meglio. Guardai attraverso lo spazio tra le dita e vidi l'Alpha Damon in piedi di fronte a me.

«Non piangere, dolce creatura. Ciò che conta di più è quello che hai dentro. Stai tranquilla. Andrà tutto bene» disse l'Alpha Damon a bassa voce, accarezzandomi la testa con delicatezza. La sua voce paterna e le sue parole gentili mi costrinsero a smettere di piangere. Annuii e mi asciugai le lacrime. Prima che potessi guardare Orlando, lui si alzò di scatto e sfrecciò fuori dalla stanza d'ospedale.

Una settimana dopo, fui dimessa dall'ospedale del branco. Camminavo verso casa, annegando in un oceano di pensieri. Non era molto lontana dalla villa dell'Alpha. Tenevo gli occhi fissi sul terreno, ma sentivo addosso gli sguardi carichi d'odio che mi seguivano.

Se gli sguardi potessero uccidere, a quest'ora giacerei a terra, fatta a pezzi come un filo d'erba. Feci un respiro profondo e mi fermai. Girai la testa verso il cielo. Le lacrime mi riempirono gli occhi e nel cuore avevo una sola domanda: «Perché, Dea Luna? Perché?!».

Sentii una voce familiare alle mie spalle che mi fece voltare. Un'improvvisa ondata di energia mi attraversò il corpo quando vidi la mia migliore amica di fronte a me. Lasciai cadere la borsa a terra e andai verso Callista. Era in mezzo a un gruppetto di ragazze. «Ciao, Callie!» gridai, correndole incontro. Callista mi guardò e sul suo volto apparve un'espressione scioccata.

Si coprì la bocca con entrambe le mani. «Oh, mia Dea, Thea! Sei tu?» mi chiese a bassa voce. Il sorriso smagliante che avevo sul viso svanì all'istante. Sapevo già a cosa si riferisse. Strinsi forte l'orlo del vestito e abbassai la testa.

«Hai intenzione di restare sua amica, Callie? Con quella faccia orribile, rovinerà anche la tua immagine» le chiese una delle ragazze che erano con lei. Le lacrime cominciarono a formarsi ai lati dei miei occhi, mentre temevo qualcosa di molto peggio.

Callista si avvicinò e mi posò una mano sulla spalla. Trattenni il respiro, preparandomi al peggio. «Se pensi anche solo per un secondo che queste cose potranno mai separarci... ti devo la vita. Sono viva e sto bene perché quella notte mi hai protetta a costo della tua» disse Callista con tono neutro, con gli occhi che le si inumidivano e la voce che le si incrinava. Scoppiammo a piangere entrambe, mentre lei mi abbracciava di slancio.

Giocavamo insieme da quando eravamo bambine. Eravamo sempre state migliori amiche. Pensavo che mi avrebbe abbandonata perché non ero più l'immagine della perfezione. Ma non lo fece. «Tu e io siamo sorelle, per sempre. Non ascoltare nessuno. Staremo insieme per l'eternità. Non mi importa di quello che pensano gli altri» aggiunse.

Io e Callista ci stringemmo forte, piangendo. Le ragazze cattive che la seguivano sempre per i soldi dell'Alpha, per lo shopping e i pasti gratis, fecero delle smorfie e se ne andarono. «Sì! È meglio per voi, stronze. Se non sopportate la verità, statevene alla larga da me. Ma non provatevi mai più a prendere in giro mia sorella» urlò loro dietro Callista mentre si allontanavano. Si staccò da me. Asciugandoci le lacrime, ridemmo di quelle oche che erano scappate via.

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