6. Dolore!

Il punto di vista di Grace

Mi sfuggì un piccolo grido quando mi afferrò il braccio e mi spinse bruscamente sul letto.

Mi ricomposi in fretta, cercando di nascondere l'imbarazzo. Finire spinta sul letto di uno sconosciuto, mezza nuda, non era affatto piacevole. Gli occhi mi si riempirono di lacrime, ma cercai di rimanere forte.

Prima che potessi riprendermi, lui sparì dietro la porta di quello che supposi fosse il bagno.

Ero seduta sul letto, nuda, con addosso solo il perizoma. Sentivo la gola stringersi nel tentativo di trattenere le lacrime. Raccolsi il lenzuolo e me lo strinsi al petto per coprire la mia nudità. La porta era ancora aperta e non ero pronta a dare spettacolo a qualcun altro. Diedi un'occhiata alla soglia; la libertà era a pochi passi. Sarei potuta fuggire da tutto, ma poi? Le conseguenze avrebbero portato il disastro nella mia vita.

Mio padre sarebbe morto, e forse avrebbero ucciso anche me. Ora, guardando i suoi conti, mi rendo conto di aver preso la decisione giusta. Quell'uomo poteva fare qualsiasi cosa con tutti quei soldi, e non c'era altra via d'uscita.

Abbassai lo sguardo verso il pavimento, oltre la porta aperta. Non c'era altra scelta.

Deglutii quando tornò dal bagno. Si diresse verso la porta e la chiuse a chiave, facendomi martellare il cuore nel petto.

Mentre si avvicinava, la mia ansia cominciò a salire. Provai a rilassarmi, ma era impossibile.

Si sedette e il letto si abbassò sotto il suo peso. Mi strappò il lenzuolo dalle mani e lo gettò dov'era prima, lasciandomi nuda davanti ai suoi occhi.

Tenni la testa bassa; non avevo alcuna intenzione di guardarlo e peggiorare la mia situazione. Le labbra mi si dischiusero da sole e presi un respiro tremante quando mi toccò un seno, stringendolo leggermente.

Qualcosa di sconosciuto mi attraversò il corpo; era una sensazione nuova e confusa. Sapevo che mi stava eccitando toccandomi, avevo quel minimo di conoscenza.

Mi irrigidii quando mi afferrò il collo e fece scorrere il naso sulla mia clavicola, come se mi stesse annusando. Le sue azioni mi stavano seccando la gola.

Mi spinse sul letto, sovrastandomi, e mi strinse i seni. Mi morsi forte le labbra per impedirmi di urlare quando mi pizzicò i capezzoli e iniziò a succhiarli. Strinsi i pugni sul morbido cuscino sotto la mia schiena. Continuò finché non sentii l'umido accumularsi tra le cosce.

Quasi piansi quando mi strappò il perizoma e lo gettò da qualche parte nella stanza; la pelle intorno alla vita mi bruciava per l'attrito.

Inarcai le dita dei piedi quando mi toccò la vulva con la sua mano fredda. Mi allargò delicatamente le gambe e iniziò a cerchiare il clitoride. Trasalii, incapace di sopportare quella sensazione sconosciuta. Era troppo per me. Mentre qualcosa di pesante cominciava a formarsi nel mio stomaco, mi irrigidii, ma lui ritirò la mano, lasciando che la sensazione svanisse.

Non avevo idea di cosa stesse succedendo al mio corpo, né avevo esperienza. Ovviamente avevo una conoscenza libresca di quelle cose, ma non sapevo nulla della pratica.

Urlai quando mi infilò un dito dentro e si fermò. Forse si era reso conto che ero vergine.

Le lacrime mi pizzicarono gli occhi per il bruciore. Cominciai a respirare in modo affannoso e mi coprii la bocca con le mani tremanti.

Aprii lentamente gli occhi e lo guardai mentre sfilava la mano dal mio sesso umido.

Deglutii a occhi spalancati quando lo vidi togliersi la cintura di pelle. Mi afferrò i polsi e cominciò a legarli con essa.

«C-che c-cosa st—»

Le parole mi si bloccarono in gola quando mi lanciò un'occhiataccia. I suoi occhi mi trasmisero una profonda sensazione di paura. Non ero mai stata intimidita così da nessuno. Il suo sguardo era sufficiente a uccidermi.

Quando mi guardò con quello sguardo omicida, chiusi gli occhi con forza, lasciando che facesse di me ciò che voleva.

Mi legò le mani alla testiera del letto, facendomi tremare sotto di lui.

Provai ad aprire gli occhi, ma intravidi che si stava spogliando e lacrime silenziose cominciarono a scorrere dalle mie palpebre serrate.

Era straziante concedersi a un estraneo a cui non importava nulla di me, che non mi amava, che non conoscevo nemmeno.

Cominciai a fare respiri profondi quando si chinò di nuovo su di me e mi divaricò le gambe.

Trasaliì quando strofinò la sua durezza contro la mia umidità. Non lo vedevo, ma capivo che era grosso. Era evidente dalla sua stazza.

La pelle d'oca mi ricoprì il corpo quando mi afferrò le cosce e mi allargò le gambe a stella. La parte inferiore del mio corpo era completamente esposta al suo sguardo. Sentivo il viso in fiamme, sicura che la mia pelle pallida fosse diventata rossa.

Urlai a pieni polmoni quando si conficcò dentro di me con una sola spinta.

«FERMATI!» gridai.

Faceva un male d'inferno, come se qualcuno mi avesse spaccata in due. Mi divincolai per liberare le mani dalla cintura che mi mordeva la pelle.

«Non ce la faccio… Ti prego, vai piano… Fa male» piansi, provando ad aprire gli occhi, ma vedevo tutto sfocato a causa delle lacrime.

Non riuscivo a muovermi sotto di lui e capii perché mi aveva legata. Forse sapeva che avrei reagito così.

Singhiozzai e gemetti per il dolore, ma la cosa non sembrò turbarlo. Mi concesse qualche secondo per abituarmi alla sua stazza, poi cominciò a spingere dentro di me.

Urlai e piansi finché il dolore non si trasformò in piacere. Sapevo che la prima volta poteva essere dolorosa, ma non avrei mai pensato che potesse fare così male. Smisi di gridare, ma non riuscii a trattenere i singhiozzi.

Il suo respiro caldo si faceva beffe delle mie guance bagnate. Le sue unghie mi si conficcavano nelle cosce. Il mio corpo sudato era completamente alla sua mercé, e lui non ne mostrava alcuna. Ci stava andando giù pesante, come se volesse farmi a pezzi.

Soffrivo, non fisicamente ma emotivamente. Il cuore mi si stringeva a ogni sua spinta. Mi ero persa in lui. Si era preso una parte molto preziosa di me. Ma mi consolai dicendomi che ero stata io a venire qui, ero salita sul suo letto per soldi, non era stato lui a cercarmi. Non mi aveva strappato via niente, gliel'avevo dato io stessa perché lo distruggesse.

Di nuovo quella sensazione crebbe dentro di me. Scintille mi pervasero tutto il corpo e le dita dei piedi si arricciarono. Inarcai la schiena e urlai ancora una volta quando il mio primo orgasmo mi travolse. Fu come se qualcuno mi avesse spinta giù da un precipizio.

Gli occhi mi si stavano appesantendo per la stanchezza, i miei tentativi di liberarmi si spensero mentre il corpo cominciava a intorpidirsi.

Sentii un forte grugnito e lo percepii venire dentro di me. Lasciò andare le mie gambe e io non le sentii più.

L'ultima cosa che ricordo di quella notte è che le mie mani si liberarono dalla cintura e che mi abbracciai, versando lacrime silenziose. Dopodiché, il buio totale.

Gomez mi aveva detto di lasciare la stanza una volta che avesse finito con me, ma non ero riuscita a seguire nemmeno quella regola basilare. Però la colpa non era mia.

Trasaliì visibilmente e mi riscossi dai miei terribili ricordi quando Gomez entrò di nuovo nell'ufficio e disse: «Mi scusi se la disturbo, Capo, ma c'è una cosa a cui dovrebbe prestare attenzione».

La sua voce mi riportò al presente e solo allora mi resi conto che lo stavo fissando per tutto quel tempo. E ciò che mi fece rivoltare lo stomaco fu che anche lui stava guardando me.

Da quanto tempo lo stavo facendo?

Abbassai subito lo sguardo, a disagio. Non volevo dargli l'impressione sbagliata.

Mancano solo quindici giorni e poi sarà tutto finito.

Sarà tutto finito, vero?

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