CAPITOLO QUATTRO

Percorrere di nuovo quel corridoio mi portò quasi alle lacrime, soprattutto ora che ero abbastanza sicura che tutti, tranne il truccatore, avessero lasciato l'edificio. Mentre lui era impegnato a rifarmi il trucco, se n'erano andati tutti, facendomi il dito medio e lanciandomi ogni sorta di ostilità, ma senza mai avvicinarsi troppo.

Sì, avevo colto l'odio che cercavano di trasmettermi, e andava bene così; semplicemente, non avevo intenzione di farmi coinvolgere. Ero a malapena riuscita a salvare la vita e la sanità mentale, non avrei peggiorato la situazione.

Così, mentre camminavo per quei corridoi, sentii una fitta di tristezza. Quella era stata davvero la giornata peggiore in assoluto.

Avvicinandomi alla sala delle offerte, sentii dei mormorii e delle discussioni; alcuni sembravano felici, altri infastiditi.

Quando scostai un po' la tenda, intravidi il luogo in cui la mia vita stava per essere scambiata con soldi che nessuno avrebbe mai voluto, tranne qualche essere spregevole che riteneva giusto stuprare una ragazza già destinata a una vita di sofferenze.

«Finalmente, ci hai fatto aspettare. Ora vieni qui, sbrighiamoci!» mi disse qualcuno con un microfono, la sua voce che arrivava fino a dove me ne stavo impacciata.

Stavolta i miei vestiti non erano così succinti, il che mi diede un po' di conforto. Avrei voluto ringraziare l'ABC che mi aveva salvata, ma immaginavo non sarebbe stato possibile, così mi diressi verso il centro del palco a tema rosso.

Aspetta...

Era lui? Faceva davvero parte di tutta quella storia, eppure aveva deciso di salvarmi. Che gli importava?

La situazione era imbarazzante, ma non potevo concentrarmi sulle mie emozioni contrastanti perché iniziai a sentire cori e schiamazzi provenire dalla piccola folla rimasta. I posti vuoti suggerivano che chiunque avesse ottenuto una ragazza se la fosse semplicemente portata a casa, e questi ultimi stavano aspettando l'ultima persona, che si dava il caso fossi io.

Non mi mancava nulla dal punto di vista fisico, cosa che odiavo profondamente, vivendo in un mondo che trattava le donne come utensili da cucina.

«Signori, calmiamoci, per favore. Potremmo darci una calmata, così che una sola persona possa esprimere ciò che tutti state cercando di dire?» disse l'uomo al microfono, tentando di placare il baccano.

Là fuori si comportavano tutti in modo impeccabile e formale, ma qui sembrava di essere nel mezzo di una rivolta disorganizzata. Davvero deludente. Rimasi ferma al mio posto mentre cominciavo a guardarli uno per uno e, con mia grande sorpresa, riconobbi un altro volto.

Chi l'avrebbe mai detto che, nel giro di un'ora o due da quando lui aveva impedito a quella gentaglia di XYZ di distruggere la nostra auto e farla franca, io sarei stata quasi violentata e poi salvata nientemeno che da uno di loro? Valutai la sua postura calma e composta, mentre se ne stava spaparanzato su una sedia speciale che gli era stata fornita e, se non li avessi odiati così tanto, ammetterei che era piuttosto affascinante, con quei capelli biondi da cui ogni tanto scostava qualche ciuffo dagli occhi.

Ad ogni modo, era uno dei pochissimi individui tranquilli nella stanza. Se volete il mio parere, su questo pianeta se la godono solo i Moderati: possono fare quello che gli pare, compreso comportarsi come una banda di ragazzini.

Il presentatore tentò di calmarli altre tre volte circa, senza alcun risultato, finché l'ABC che avevo incontrato prima non alzò una mano e, come per magia, calò il silenzio ovunque.

Il potere era una cosa pazzesca.

«La prego, Sir Charles, ci dica gentilmente qual è il problema. Sa che non abbiamo un udito sviluppato come il vostro, miei signori» supplicò il presentatore, con un tono da mendicante che chiede il pane. Detestavo quando facevano così, ma supponevo che nessuno avesse davvero scelta.

Semplicemente, prima di oggi non avevo mai interagito con loro abbastanza da capirne il perché.

«Prima di tutto, voglio sapere perché ha l'aria di una che si è appena svegliata dalla morte. Stiamo facendo un favore a lei, alla sua famiglia e a questo pianeta dimenticato da Dio, e il minimo che potrebbe fare è sorridere. Siamo qui ad aspettare, sprecando ore preziose e produttive, e lei si presenta con una faccia da funerale!» mi sputò addosso l'uomo, il volto paonazzo di rabbia.

«Già. Se non può mostrarci i denti, allora che ci mostri le tette! Ahahahah» rispose qualcuno alle sue spalle, scatenando nella sala un putiferio di risate e applausi, mentre io, in un tumulto di emozioni, sentivo solo rabbia.

Ci avevano fatto questo, si erano presi tutta la nostra vita, il sistema scolastico, le infrastrutture, la vita sociale e ogni progresso che avevamo raggiunto, trasformandolo o nel loro o in una caricatura di ciò che era sempre stato, e ora, in questo evento spregevole, pretendevano che fossi felice?

In più, ero stata molestata sessualmente e avevo quasi ucciso un uomo; non c'era un solo sorriso nel mio arsenale e se non gli andava bene, be', potevano spedirmi alla Porta Rossa, così sarei finita nelle fattorie a spaccarmi la schiena per tutta la vita invece di partecipare a questa farsa vergognosa.

«Signorina, deve obbedire. È solo un sorriso, così possiamo farla finita» disse il presentatore, probabilmente sfinito da tutte le urla che aveva dovuto fare quella sera.

Ma non ci riuscivo. Anzi, facevo già una fatica immane a non scoppiare in lacrime. Piangevo di rado, ma quando succedeva, era uno strazio e arrivava nei momenti più inaspettati. Scossi la testa, cercando di comunicargli quanto mi sentissi triste.

Qualcuno tossì e la sala si quietò, non così in fretta come l'ultima volta, quando era intervenuto l'alieno biondo simile a un dio greco, ma comunque con una certa efficacia.

«Ragazzi, penso che dovremmo darle un po' di tregua. È l'ultima del gruppo e, come ha detto Charles, abbiamo cose da fare e poco tempo da perdere.»

«Grazie, Padrone» disse lui con tono eccitato e corse al suo podio, martelletto alla mano, per dare inizio alla mia vendita. In quel momento era difficile non odiarmi.

«Signori, abbiamo qui un incrocio di razza giamaicana e caucasica, femmina, parla fluentemente tre lingue, capelli biondi e mediamente intelligente, pronta per essere presa. È stata accuratamente testata e considerata molto fertile dai migliori medici, ed è pronta per il consumo. Un dettaglio interessante è che è vergine» esordì, e sentii dei mormorii provenire dalla folla, che probabilmente discuteva di me come se non fossi lì, in piedi, proprio di fronte a loro.

Mi sentivo invisibile, come se fosse un incubo e io una partecipante involontaria.

«La base d'asta parte da centomila dollari!» E tutte le mani si alzarono, incluse quelle dei due uomini che avevo incontrato oggi.

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