CAPITOLO CINQUE
Con mio grande stupore, tutti gli altri cominciarono ad abbassare la mano, lasciando solo loro due a manifestare interesse.
«Un milione di dollari!» disse il secondo uomo, e il presentatore gli fece eco come se non avesse mai sentito una cifra simile in vita sua, ma capivo il suo sconcerto.
Anch’io ero confusa: perché stava scommettendo una somma così enorme su di me?
«Dieci milioni di dollari.»
«DIECI MILIONI DI DOLLARI DAL NOSTRO PRINCIPE!» urlò il presentatore, e fu in quel momento, mentre i due continuavano a rilanciare, che iniziai a collegare i puntini.
Il piano degli alieni era creare una razza superiore sul pianeta Terra, che usavano come laboratorio, per poi prendere coloro che superavano il test e riportarli sul loro continente. Quest'ultimo era stato distrutto, ma al momento era in fase di ricostruzione.
Il Principe era il volto di questo piano ed era attivamente coinvolto nella distruzione di tutto ciò che noi umani consideravamo importante, a vantaggio della loro colonizzazione e dei loro esperimenti.
Sapevo di non sopportarlo per un motivo.
Cominciai a sperare che vincesse l'altro uomo. Non volevo appartenere a un simile bruto. Era lui a capo dell'Esercito Alieno e del progresso tecnologico. Non mi capitava di vederlo molto spesso, perché non potevamo permetterci una TV, ma sentivo parlare molto di lui quando andavo ad aiutare la mamma in negozio.
Anzi, a volte era fin troppo facile incolparlo della morte di mio fratello. Quei soldati erano arrivati per ordine suo, ci avevano imposto le loro pretese senza curarsi che fossimo in grado di soddisfarle o meno.
Ma suppongo che quel giorno la fortuna non fosse affatto dalla mia parte, perché il suo viso assunse un'espressione compiaciuta di vittoria mentre il presentatore lo dichiarava mio proprietario.
«Cento milioni, una volta! Due volte… e la bellissima Tessa Colton appartiene a Sua Maestà! Congratulazioni, Principe Xavier! Dopo tanti anni di ricerca, ha finalmente trovato sua moglie!»
Aspetta, cosa? Doveva essere uno scherzo, nessuno aveva parlato di matrimonio. Mi voltai verso il presentatore mentre gli uomini si alzavano e cominciavano a uscire da una porta di cui non conoscevo nemmeno l'esistenza.
«Perché dice che sono sua moglie? Quest'asta non è diversa dalle altre. Dobbiamo avere un figlio ed essere rimandate dai nostri genitori» dissi, con un atteggiamento carico di rabbia, confusione e apprensione. Speravo davvero che non fosse un tranello.
Il presentatore abbassò il microfono per rispondermi, ma il famigerato principe era venuto a ritirare il suo trofeo e decise di farlo lui al posto suo.
«Preferirei che colei che porterà in grembo il mio erede sia anche mia moglie. Io sono cresciuto senza una madre e non vorrei che nessuno dei miei figli provasse la stessa cosa, quindi ritieniti fortunata. Tu e la tua famiglia avete fatto bingo. Ora andiamo.» Scattò, porgendomi la mano perché ci saltassi sopra, ma io feci un passo indietro.
Ma sta scherzando? Se fosse una cosa risaputa, lo avrei saputo anch’io. La mamma mi ha sempre detto tutto quello che riusciva a scoprire su questo progetto per tenermi pronta, anzi, lo facevano tutte le madri. Nessuna voleva che la propria figlia entrasse nella fossa dei leoni impreparata, quindi ero certissima che nessuno sapesse che il principe cercava moglie.
«No» dissi tra me e me, ma mi sfuggì di bocca, provocando un fischio stridulo dal microfono che il presentatore alle mie spalle lasciò cadere per lo shock. La cosa mi spaventò ancora di più, così mi affrettai a spiegare.
«Ehm, cioè, non ne sapevo niente, quindi non credo di essere pronta, e nemmeno i miei genitori. Forse può scegliere qualcun altro? Davvero, non sono pronta a essere una moglie, sa? Sono piuttosto giovane» sproloquiai, ma lui mi lanciò solo un'occhiata irritata.
«Non ho tempo per queste sceneggiate infantili, quindi scendi da lì e andiamo. Ho un appuntamento tra trenta minuti!» ordinò con una voce a cui era impossibile dire di no, e io mi affrettai a seguirlo mentre si allontanava.
Dovevo trovare un modo per mandare un messaggio alla mamma. Forse avrei potuto fare amicizia con una XYZ che avesse un cellulare, così lei avrebbe saputo cosa stava succedendo e mi avrebbe aiutata a scappare.
Non era una condanna temporanea, no, stava insinuando che sarei stata sua per tutta la vita. Probabilmente sarei andata con lui sul loro pianeta, dove forse macellavano i bambini umani per divertimento, a giudicare dal loro ritmo di lavoro qui.
Prima che potessi fermarle, le lacrime iniziarono a scendermi sul viso. Il mio corpo era invaso da così tante emozioni terribili che nominarle una per una mi avrebbe fatto piangere di nuovo.
Mentre lo seguivo verso l'auto, non riuscivo a fermare il fiume di lacrime e non feci nemmeno caso alla macchina, né al fatto che fosse la prima volta che entravo in qualcosa di quel livello.
Tutto quello che riuscivo a fare era piangere.
Mi attraversò la mente il pensiero di cosa stesse facendo Roe in quel momento, e piansi ancora più forte; probabilmente era con un uomo crudele quanto il Principe, e forse le stava facendo del male. Era tutto ciò che facevano sempre: farci del male e umiliarci.
Il fatto di essere con l'alieno che aveva così tanto potere e così poca necessità di trattarmi bene mi terrorizzava. Che senso aveva avuto scappare dalla XYZ che voleva approfittarsi di me stamattina, se poi dovevo comunque finire con un uomo così malvagio?
Desiderai che la terra si aprisse e mi inghiottisse, e credo che lui percepì la mia ostilità, perché rimase dall'altra parte dell'auto, sepolto nel suo telefono, lasciandomi sprofondare nel mio dolore.
La domanda mi pesava sulla mente: come sarebbe andata a finire quella notte?
