Capitolo sette

Credo che fossi troppo stanca per opporre resistenza. Era l'unica ragione che mi veniva in mente per spiegare perché avessi lasciato che Tammy mi versasse da bere e perché avessi accettato. Non mi era mai passato per la testa, a livello conscio, che il motivo per cui le permettevo di trascinarmi nel suo mondo era perché desideravo il contatto umano in un modo che solo un'amica poteva offrire. Tammy era frizzante, energica e magnetica; completamente diversa da me, ma attirava tutti a sé come falene verso una fiamma.

Sorseggiai il vino con esitazione. Il sapore non mi faceva impazzire, ma trovai conforto nel calore che dallo stomaco si diffondeva alle membra. Tammy aveva quasi subito iniziato a giocherellare con i miei capelli.

«Da piccola non volevo fare la parrucchiera», mi spiegò. «Ma ora sono contenta di aver scelto questa strada. Adoro tutto di questo lavoro. Dovresti lasciarmi tagliare i capelli, prima o poi. Hai delle onde così belle. Oh, e potrei farti le sopracciglia e truccarti. Magari per il tuo compleanno? Ti farei sembrare una favola!»

«Oh, pensavo di lavorare per il mio compleanno», risposi a bassa voce, osservando il liquido rosso violaceo nel bicchiere che ondeggiava a ogni mio movimento, mentre Tammy mi tirava delicatamente i capelli.

«Cosa?» Tammy si fermò, sporgendosi in avanti per potermi guardare un istante. «Ma compi diciott'anni! Dovresti festeggiare con i tuoi amici!»

Non ho amici, avrei voluto dire, ma mi trattenni.

«Lo so, ma voglio mettere da parte dei soldi prima del college», mi giustificai.

«Mh», Tammy non sembrava convinta. «Oh, lo so! Che ne dici se facciamo qualcosa quando finisci di lavorare? Potremmo fare una serata tra ragazze».

«Non so…»

«Oh, andiamo! Potremmo avere una torta di compleanno!»

Okay, questo catturò la mia attenzione. «Al cioccolato?»

«Assolutamente!» rispose Tammy, apparentemente più entusiasta di me all'idea. «Okay, deciso!»

Alzatami, mi avvicinai allo specchio appeso alla parete del corridoio. Sapevo che qualunque cosa Tammy avesse fatto non era un raccolto completo, perché sentivo alcune ciocche dei miei capelli castani sulle spalle e sul collo. Fissando il mio riflesso, i miei occhi scorsero le due trecce olandesi che tenevano la parte superiore dei capelli aderente alla testa, per poi finire in uno chignon disordinato sulla nuca. La parte inferiore dei capelli mi ricadeva leggera sulle spalle, incorniciandomi il viso. Era semplice, ma bellissimo.

«Allora?» chiese Tammy, comparendo alle mie spalle.

«È bellissimo, Tammy», risposi, sforzandomi di abbozzare un sorriso d'incoraggiamento.

«Sapevo che ti sarebbe piaciuto!» disse lei, con un sorriso smagliante.

Proprio mentre ci allontanavamo per tornare in soggiorno, la porta d'ingresso si aprì, lasciando entrare una folata d'aria fresca, seguita poco dopo da Aiden che trasportava diverse buste della spesa. I suoi occhi si posarono subito su di me, indugiando più del necessario prima di spostarsi, a malincuore, su Tammy.

«Sei tornato!» esclamò Tammy con un gran sorriso, saltandogli addosso come un cucciolo impaziente. Gli stampò un bacio sulle labbra, poi prese una delle buste e ci sbirciò dentro. «Oh, hai comprato la tequila!»

Gli occhi di Aiden erano di nuovo su di me e io rimasi paralizzata sul posto, sentendo le guance avvampare sotto il suo sguardo. Non riuscivo a capire cosa stesse pensando, il suo viso non lasciava trapelare nulla, ma in quel momento mi fece sentire come se fossi l'unica persona nella stanza, come un coniglio nella trappola di un lupo. Prima che potessi trovare un modo per spezzare il contatto tra i nostri sguardi, la porta si aprì ulteriormente ed entrò un ragazzo. Sembrava avere la mia età, con capelli biondi corti e occhi castano dorato. Era più basso di Aiden, ma aveva lo stesso stile.

«Amico, hai intenzione di restare sulla soglia o mi fai entrare?» disse, accigliandosi verso Aiden, che non si era mosso di un millimetro.

Riscuotendosi da qualunque stato di trance si trovasse, Aiden si diresse in cucina senza dire una parola, seguito da Tammy.

«Ciao, sono Kyle», si presentò il nuovo arrivato una volta chiusa la porta. «Il cugino di Aiden».

«Ellie», risposi. «La coinquilina di Aiden».

«La sorellina di Liam, giusto?»

Annuii.

«Figo! Beh, piacere di conoscerti. Stai con noi stasera?» chiese Kyle.

«Oh, ehm…»

«Certo che sta con noi!» gridò Tammy dalla cucina, prima di sporgere la testa per lanciarmi un'occhiata che non ammetteva repliche.

«Tammy, perché ci sono due bicchieri di vino in soggiorno?» la chiamò Aiden.

«Perché io ed Ellie stavamo bevendo qualcosa. Sveglia!» Tammy alzò gli occhi al cielo.

«Non ha ancora diciott'anni!»

«E allora? A quell'età ci sballavamo di continuo. Lascia che la ragazza si diverta un po'».

Lo sbuffo di frustrazione di Aiden fu udito da tutti e, sebbene non potessi vedere quel dio biondo e tatuato, potevo immaginare i suoi occhi scurirsi e la mascella contrarsi per il fastidio.

«Vado a cambiarmi.» Ruppi finalmente quel silenzio imbarazzante, rendendomi conto di indossare ancora la divisa del diner. «Scendo tra poco, credo.»

Mi trascinai in camera mia, sperando di prolungare il più possibile la mia permanenza di sopra per evitare Aiden e il suo sguardo intenso. Quando non mi provocava brividi maliziosi lungo la schiena, come faceva la sua voce, mi lasciava una sensazione di totale vulnerabilità. Era come se Aiden potesse vedere ogni mio difetto, ogni mio segreto.

Il problema era che ne avevo un disperato bisogno. Stavo iniziando a desiderare ardentemente di avere i suoi occhi addosso.

Sfilati i jeans e la maglietta, trovai una delle felpe di Liam dei tempi del ritiro sportivo e la indossai con un paio di leggings e dei calzettoni spessi. Era calda e comoda, ma assolutamente sciatta in confronto a Tammy. Non c'era da stupirsi che Aiden le stesse sempre appiccicato. Invidiavo la sicurezza che lei aveva nel proprio corpo; non le importava del giudizio della gente, la sua unica preoccupazione era come si sentiva e cosa la faceva stare bene.

Sbuffando, tirai l'orlo della felpa. Non riuscivo a decidermi a tornare di sotto. Mi mossi a piccoli passi, sentendo il cuore che mi martellava nel petto come un uccellino in gabbia. Una parte di me voleva scendere e unirsi a loro. Con mia grande vergogna, desideravo una qualche forma di contatto umano. Ma una parte ancora più grande voleva nascondersi sotto le coperte e sparire. Sarei stata felice anche solo a leggere o a giocare a un videogioco.

Il mio subconscio aveva già iniziato a spingermi verso il letto, ma mi bloccai di colpo quando sentii bussare piano alla porta.

«Ehi, Ellie? Sei lì dentro?» mi chiamò la voce ovattata di Kyle da dietro la porta.

«Uh, sì. Un minuto!» risposi con voce tremante. Mi diedi una controllata allo specchio, a disagio, prima di aprire la porta, sgranando gli occhi nel rendermi conto di quanto Kyle fosse improvvisamente vicino. «C'è qualcosa che non va?»

Kyle ridacchiò, un suono basso ma profondo. Gli si formarono delle piccole rughe intorno agli occhi mentre sorrideva, e il suo sguardo scintillava. «No. Volevo vedere come stavi. È un po' che sei su e temevo ti fossi arrabbiata per come si è comportato Aiden prima.»

«Oh.» Sbattei le palpebre. «Oh no… Veramente stavo pensando di andare a letto.»

«Davvero?» Il viso di Kyle si rabbuiò per la delusione. «Che peccato. Speravo mi facessi un po' di compagnia. Quei due piccioncini di sotto mi stanno facendo venire la pelle d'oca.»

«Sono davvero così terribili?» ridacchiai.

«Oh, sì che lo sono» sorrise Kyle. «Allora, che ne dici? Mi tieni compagnia?»

Sospirai, sentendo la mia determinazione sgretolarsi come una foglia al contatto con una fiamma, poi annuii piano. «Okay.»

Gli occhi di Kyle si illuminarono mentre sorrideva. «Fantastico!»

Mi afferrò la mano prima che potessi aggiungere altro, guidandomi di nuovo al piano di sotto, apparentemente al settimo cielo per la mia decisione. Mentre scendevamo le scale, ci accolsero le note di una canzone e la voce leggera e melodiosa di Tammy, che ci guidarono in salotto, dove trovammo Aiden sul divano con Tammy rannicchiata al suo fianco. I suoi occhi trovarono subito i miei, chiudendo un circuito con me che sembrava rovente e carico di tensione. Mi studiò il viso per un istante, prima di posare lo sguardo sulla mia mano ancora stretta in quella di Kyle. In un attimo, la sua espressione si incupì e sentii l'aria mancarmi, come se fossi stata investita da una folata di vento gelido.

«Guardate chi ho trovato nascosta in camera sua!» annunciò Kyle, tirandomi verso una poltrona.

«Eri nella camera di Ellie?» Il viso di Aiden era diventato una maschera di indifferenza, eppure la sua voce grondava veleno.

«No!» ansimai, sentendo un'ondata di calore invadermi le guance e le punte delle orecchie. Ritrassi di scatto la mano da quella di Kyle. «Era nel corridoio. Fuori dalla porta, nel corridoio…»

Complimenti, Ellie. Ottima mossa.

La risatina di Tammy esplose nell'aria, spezzando la tensione che sembrava stesse crescendo.

«Aiden, datti una calmata, vuoi?» Alzò gli occhi al cielo e diede una gomitata al ragazzo biondo.

«Già, amico» scherzò Kyle. «Se non avessi fatto lo stronzo prima, non sarei dovuto andare a cercarla e convincerla a uscire dal suo nascondiglio.»

Vedevo che Aiden si stava innervosendo; lanciò a Kyle un'occhiata abbastanza incandescente da spedire suo cugino due metri sotto terra, ma Kyle sembrava non accorgersene, continuando a provocarlo. Mi mossi a disagio sulla poltrona, mordicchiandomi nervosamente il labbro. Gli occhi di Aiden furono su di me in un secondo, il suo sguardo che scendeva fino a concentrarsi sulla mia bocca. Il cuore perse un battito e un calore intenso si accumulò nel basso ventre, facendomi contrarre lo stomaco e le cosce.

Volevo distogliere lo sguardo. Dovevo distogliere lo sguardo, ma non ci riuscivo. Potevo solo fissare Aiden mentre i suoi occhi si staccavano finalmente dalla mia bocca per incontrare i miei. L'oscurità nel suo sguardo non era svanita e la sua intensità mi mandò un brivido lungo la schiena.

«Hai freddo?» mi chiese Kyle, facendomi sobbalzare. «Tieni, usa la mia giacca.»

«Oh, uhm, grazie.» Presi la giacca di jeans.

Proprio mentre stavo per indossarla, Aiden sbatté il suo bicchiere di whiskey sul tavolino, facendomi trasalire.

«Vado a fumarmi una sigaretta» ringhiò, prima di uscire furioso dalla porta sul retro.

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