Capitolo 3

Ashley

«Corri, figliolo!» mi urla mio padre. Mi volto e vedo dei lupi dirigersi verso di noi. Ce ne saranno almeno venti alle nostre calcagna e, anche se so che io e papà sappiamo combattere, noi due contro tutti questi lupi... non credo che finirà bene per noi.

Corriamo con tutte le nostre forze tra gli alberi e i rovi, superando rocce e rami. I polmoni mi bruciano, ma non posso rallentare, non possiamo fermarci ora. Superiamo gli ultimi alberi e inchiodiamo scivolando appena ci avviciniamo al ciglio di un burrone, cazzo!

«Laggiù, quella cascata, c'è una grotta nascosta!» urla mio padre. Riesco a malapena a sentirlo sopra il fragore della cascata che si infrange sulle rocce sottostanti prima di incontrare il fiume impetuoso.

Ci arrampichiamo velocemente sulle rocce prima di raggiungere la cascata e nasconderci dentro la grotta, e prego con tutto me stesso che non ci trovino. Restiamo nascosti, appiattiti contro la parete, ma poi li vediamo sbucare dagli alberi mentre il cuore mi batte così forte che giurerei possano sentirlo.

Si guardano intorno sulla cima della scogliera e persino giù verso la corrente rapida del fiume; vedo Troy guardare verso la cascata e vado subito nel panico. Cazzo, cazzo, cazzo! Ma poi ringrazio silenziosamente la Dea Luna mentre li guardo correre di nuovo nella foresta, allontanandosi da noi.

«Cazzo, c'è mancato poco» ansima mio padre, cercando di riprendere fiato.

«Papà, dovresti tornare indietro; non dovresti essere costretto a vivere così per colpa mia.»

«Sei mio figlio e siamo insieme in questa storia.»

«E la mamma? E Kelly?»

«Tua madre ha preso la sua decisione quando ha scelto il branco invece di suo figlio, e non appena ci saremo sistemati troveremo il modo di andare a prendere Kelly.»

«Ma chi si occuperà di lei mentre siamo via? La mamma non lo farà!»

«Ho già parlato con Betty. Volevo assicurarmi di avere un piano di riserva e lei si prenderà cura di Kelly finché non potremo recuperarla. Non preoccuparti figliolo, sta bene.»

La sicurezza nella voce di mio padre basta a impedirmi di fargli altre domande; presto lasciamo la cascata per proseguire attraverso la foresta. Corriamo da ore e siamo entrambi completamente a pezzi, dobbiamo trovare un posto dove nasconderci e riposare, e dobbiamo farlo presto.

Sono passate due settimane. Due settimane di fuga e nascondigli. Due settimane passate a cercare un posto sicuro dove dormire, senza mai fermarci più di una notte perché è troppo rischioso.

L'Alpha Roland non ha ancora rinunciato a cercarci, ma non capisco perché. Perché non può semplicemente lasciarci in pace? Perché non ci lascia andare avanti con le nostre vite?

Non stiamo facendo del male a nessuno, non abbiamo preso nulla dalla casa del branco, cazzo, ce ne siamo andati solo con i vestiti che avevamo addosso e senza nemmeno un dollaro in tasca, quindi perché deve continuare a darci la caccia?

«Figliolo, vai a darti una lavata, io faccio la guardia, poi ripartiamo. Il branco di tuo zio è ormai a poche ore da qui.»

Siamo andati a caccia per la colazione stamattina e la situazione si è fatta un po' sanguinosa. «Però, cazzo, quel cervo era saporito!» esclama allegro il mio lupo, Alfie, nella mia testa, mentre sento il rumore di lui che si lecca i baffi. Quando io e papà abbiamo lasciato il branco, ce ne siamo andati letteralmente senza un cazzo di niente, quindi per sopravvivere dobbiamo trasformarci in lupi per cacciare il cibo e bere da qualsiasi fiume o stagno che troviamo.

Dobbiamo mantenere alte le energie per poter correre o combattere in qualsiasi momento, quindi per quanto odi uccidere...

...un altro animale, al momento non abbiamo molta scelta. Ci trasformiamo nei nostri lupi anche per dormire la notte; è più caldo e sicuro, ma cazzo, non ne posso più.

«Ok papà, faccio in fretta». Torno alla mia forma umana ed entro velocemente nel lago mentre mio padre sta di guardia. Lui si è già lavato e so che è impaziente di andarsene, dato che siamo qui ormai da diverse ore.

L'acqua è così fredda che la sento mordermi la pelle, ma è comunque piacevole rinfrescarsi e togliermi di dosso la sensazione e l'odore del sangue.

Alzo lo sguardo verso mio padre mentre si veste sulla riva, continuando a scrutare l'orizzonte, e come sempre sento quella fitta di senso di colpa al cuore. È qui fuori solo per colpa mia, è qui solo perché mi sono fatto scoprire.

Se avessi fatto solo quello che dicevano, ora non saremmo qui. Lui sarebbe a casa, dove dovrebbe essere, e Kelly non sarebbe rimasta con quella stronza vendicativa!

«Lui non vuole questo per te, Ashley. Preferirebbe essere qui con te piuttosto che lasciarti vivere la vita che vogliono loro; lo sai bene!» interviene Alfie. So che sta dicendo la verità, ma questo non rende le cose più facili in questo momento.

Mio padre ha sempre messo me e Kelly al primo posto, persino prima di nostra madre. Anche adesso che ho diciotto anni e che lui avrebbe avuto ogni diritto di assecondarli e tornare al branco, o anche solo di lasciarmi andare per la mia strada, non l'ha fatto. Non mio padre. Lui è qui al mio fianco, dove è sempre stato e dove so che sarà sempre.

«Papà, sei sicuro che allo zio Joey vada bene il nostro arrivo? Pensi che il suo branco accetterà... accetterà me?» gli grido, mentre i dubbi continuano ad offuscarmi la mente. Mio zio Joey è il fratello minore di mio padre ed è un uomo incredibile.

Si è trasferito in un altro branco perché la sua compagna non voleva lasciare sua madre e, in tutta onestà, è piuttosto raro che un maschio se ne vada per vivere nel branco della lupa; ma lui l'ha fatto per lei, e questo la dice lunga sull'uomo che è veramente. Ha sangue Beta come mio padre, ma ha rinunciato a tutto per la sua compagna Jackie e ora è un guerriero di alto rango nel Branco della Vipera Nera.

«Sì, l'ho chiamato la notte in cui siamo partiti e gli ho raccontato tutto; ci ha detto di portare le chiappe laggiù il prima possibile. E Ash, al suo branco non importano questo genere di cose: non importava al vecchio Alfa e non importa nemmeno a quello nuovo.

Ma saremmo dovuti arrivare due giorni fa, ho la batteria del telefono scarica e so che si starà preoccupando, quindi diamoci una mossa e cerchiamo di arrivare prima che finisca la notte, va bene?»

Annuisco in fretta prima di rimettermi a strofinare il corpo meglio che posso; immergo la testa sott'acqua per lavarmi i capelli, ma vengo subito distratto dal contatto mentale di mio padre, che mi spara parole a raffica.

«Ash, resta sott'acqua finché puoi o esci da lì in qualche modo, figliolo, ma non tornare qui, NON VENIRE DA ME! TI VOGLIO BENE, FIGLIO MIO!» Urla l'ultima parte, ma chiude bruscamente il contatto prima che io possa rispondere. Non che serva: non ho bisogno di chiedere cosa c'è che non va, perché lo so già.

Sono qui, ci hanno trovati e questa sarà la fine per entrambi, ma col cazzo che scapperò via come un patetico cucciolo. Col cazzo che lascerò che mio padre affronti tutto questo da solo. Ci siamo sempre coperti le spalle a vicenda e adesso non sarà diverso. Se dobbiamo cadere, cadremo insieme

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