5. Piacere notturno

«Oh Elijah, così!» gemette Fiona, il piacere che le scorreva nelle vene mentre cavalcava il cazzo di Elijah. I loro gemiti riempivano la stanza, intrisa dell'odore del sesso e del piacere che li pervadeva entrambi.

«Così, brava, vieni per me» ansimò lui, guardando la donna sopra di sé. Le mammelle di lei sobbalzavano a ogni spinta, mentre lui le afferrava i fianchi con forza, spingendola a fondo sul suo membro.

La testa di Fiona era rovesciata all'indietro in pura estasi, le guance arrossate e i capelli in un disordine sexy. Eppure, anche attraverso la foschia della lussuria, Elijah non era del tutto presente. Certo, la sensazione era fottutamente fantastica e lei era sexy, ma mancava qualcosa.

All'improvviso, l'immagine di Scarlett che lo cavalcava gli balenò in mente: lei che si stringeva il seno nel suo sexy reggiseno rosso, la testa dai sensuali ricci rossi inclinata all'indietro mentre si mordeva quelle labbra carnose...

Si bloccò, sconvolto da quell'immagine che gli si era fatta strada nella testa.

«Ahi!» si lamentò Fiona, aggrappandosi ai polsi di Elijah. Lui sbatté le palpebre, scacciando l'immagine dalla mente, e abbassò lo sguardo sulla presa salda di lei. Sgranò leggermente gli occhi quando si accorse che la sua stretta sui fianchi di lei era dolorosamente forte, le dita che le si conficcavano nella carne.

«Cazzo, scusa!» disse, lasciando la presa e vedendo il segno che le aveva lasciato. Lei sorrise debolmente, scuotendo la testa. Posandogli le mani sul petto, ricominciò a spingere su di lui, ma non andò lontano. Lui le afferrò la vita, la sollevò e la lasciò cadere sul letto, mettendosi a sedere.

Non poteva continuare. Semplicemente, lei non gli faceva più quell'effetto. Vedere quell'immagine scioccante nella sua testa gli aveva fatto capire esattamente cosa provava per Scarlett.

«Tesoro... va tutto bene?» chiese Fiona, posandogli con delicatezza la mano sottile sul bicipite muscoloso. Elijah si irrigidì.

«Non farlo» disse, la voce così gelida da far raggelare anche Fiona.

«S-scusa...» mormorò lei. Tra loro calò un silenzio teso.

Erano stati scopamici a intermittenza per qualche anno, prima che lui partisse per l'addestramento da Alfa. Ogni volta che tornava in visita, finivano a letto.

Molti avevano pensato, e sperato, che si sarebbero rivelati compagni, ma non era stato così. Era una cosa che aveva segretamente devastato Fiona, la quale sperava ancora che Elijah si innamorasse di lei e la accettasse.

Era risaputo che lui non credesse molto nel legame del compagno o nel suo valore. L'aveva sempre avvertita di non usare nomignoli e le aveva messo in chiaro che non erano altro che partner sessuali occasionali, una delle tante.

Il fatto che non fossero compagni non aveva mai turbato Elijah, dato che non l'aveva mai vista come qualcosa di più di una buona scopata. Cosa che, a quanto pareva, ora non funzionava più.

«Io solo... stai bene? È successo qualcosa? Ho fatto qualcosa di sbagliato?» chiese lei dolcemente, mentre lui si alzava, raccoglieva i boxer e i pantaloni e se li infilava. Riusciva ancora a vedere il suo membro grosso e turgido che sporgeva.

«A quanto pare, non mi fai più effetto» disse a bassa voce. Sapeva che le sue parole erano dure. Lei trasalì a quella frase, sentendo la pugnalata del rifiuto.

«Mi dispiace, forse possiamo provare qualcos'altro...» disse, mettendosi in ginocchio sul bordo del letto, sentendosi piuttosto vulnerabile.

Lui la guardò. Doveva ammettere che, tra tutte le donne con cui era stato, lei era la meno fastidiosa. Sarebbe potuta essere persino una Luna ideale: era genuina, dolce e si preoccupava per gli altri. Ma non l'aveva mai vista davvero come qualcosa di più.

«Se dobbiamo sforzarci perché una cosa funzioni, significa che è fottutamente inutile. Niente di personale, Fiona... ma credo che tra noi sia decisamente finita» disse, senza nemmeno preoccuparsi di infilarsi la maglietta, tenendola in mano mentre si dirigeva verso la finestra. Lanciò un'occhiata alla lupa, che aveva le lacrime agli occhi. Ma la cosa non lo toccò. Saltò giù, atterrando con facilità dopo un volo di due piani, poi si raddrizzò e si incamminò verso casa. Aveva la testa in subbuglio e, ad accompagnarlo, un'erezione molto fastidiosa.

Entrato nella villa, salì le scale a due gradini alla volta. Andò in camera sua, gettò la maglietta sul pavimento e si diresse verso il bagno comunicante, un bagno che condivideva con Scarlett. L'odore di lei lì dentro era forte e lo fece pulsare ancora più forte.

Cazzo, gli stava davvero fottendo il cervello... Si spogliò ed entrò nella doccia, senza lasciarsi sfuggire i prodotti da bagno di lei appoggiati sull'angolo della vasca. I suoi vestiti usati spuntavano dalla cesta del bucato vicino alla porta che conduceva alla camera di lei. La sua mente vagò all'immagine di Scarlett con il reggiseno rosso, il cazzo che gli dava una scossa al solo pensiero. Batté una mano contro il muro del bagno. Ma che cazzo stava facendo? Si avvolse la mano attorno al membro indurito, masturbandosi mentre la immaginava. Il modo in cui lo aveva guardato mentre le leccava la ferita, l'odore della sua eccitazione... il suo culo che si muoveva in modo così fottutamente sexy in quei pantaloni da yoga...

Il gemito di lui si fece più rapido, immaginando quelle labbra rosse e sensuali avvolte attorno al suo cazzo. Così perso nei suoi pensieri, non si rese conto che la porta del bagno collegata alla stanza di Scarlett si era aperta…


Era passato un po’ di tempo da quando Elijah se n’era andato. Scarlett si era fatta una doccia, aveva curiosato su Instagram — pubblicando una foto o due — e aveva persino messo un po’ di musica, provando a leggere un libro. Tuttavia, non era riuscita a concentrarsi, sentendosi irritata senza un motivo apparente. Be’… un motivo c’era, un motivo che non era affatto disposta ad ammettere.

Continuava a pensare a tutto quello che era successo, la sua mente che ripercorreva i brevi momenti passati insieme poco prima. Che cosa significavano, poi?

Finì il cioccolato che stava sgranocchiando. Ah, quanto amava il cioccolato… Sbuffando, si mise a sedere, decisa a lavarsi i denti e ad andare a letto.

Si diresse verso la porta, pensando che quella fosse un’altra cosa fastidiosa: condividere il bagno con lui. Il fatto che ora avrebbe costantemente odorato di lui non avrebbe fatto altro che alimentare i suoi pensieri… Era così assorta che non notò nemmeno il rumore della doccia.

Aprì la porta ed entrò, venendo investita da una nuvola di vapore. Aggrottò la fronte, confusa, prima che i suoi occhi si spalancassero per lo shock. La consapevolezza la colpì mentre lo sguardo le cadeva sull'uomo statuario nella doccia… che si stava masturbando.

Le guance le si imporporarono e un piccolo gemito le sfuggì dalle labbra. Non riuscì a impedirsi di squadrarlo con gli occhi: era tutto un muscolo, un delizioso, perfetto muscolo…

I suoi addominali sembravano scolpiti nella pietra, la sua V di Adone la spinse a leccarsi le labbra. Sentì il basso ventre pulsare mentre lo sguardo scendeva più in basso, il cuore che le martellava nel petto guardando il membro duro e grosso che teneva in mano. Dio, non aveva mai immaginato che potesse essere così… perfetto…

Un gemito la riportò alla realtà, mentre lo sperma lattiginoso di lui schizzava dalla punta. Arrossendo, si girò di scatto per uscire dal bagno, sbattendosi la porta alle spalle.

Elijah alzò lo sguardo al rumore della porta che sbatteva, pensando: cazzo… Mi ha appena visto mentre mi masturbavo? Peccato non essersene accorto, sarebbe stato ancora meglio avere davanti la cosa vera mentre veniva…

Fece un sorrisetto malizioso afferrando il bagnoschiuma di lei.

Be’… almeno domani avrebbe avuto qualcosa con cui stuzzicarla…


Scarlett si portò una mano al petto. Il cuore le batteva all’impazzata, l'immagine ben nitida nella mente.

«Oh, Dea…» gemette. Si alzò e chiuse la porta a chiave; lo stomaco era ancora un groviglio e la sua intimità pulsava.

Spense la lampada e la musica e si gettò sul letto. Non doveva essere con Fiona?

Cos’era successo perché i suoi piani cambiassero e dovesse provvedere da solo? Arrossì, l'immagine chiara nella mente mentre si passava una mano sul viso, fissando il soffitto. La fessura tra le tende lasciava filtrare la luce della luna, proiettando una striscia luminosa nella stanza.

Si morse un labbro, infilando una mano nei pantaloncini di seta e chiudendo gli occhi quando le dita trovarono il suo clitoride. Gemette piano, ruotando il dito su di esso e spingendo giù i pantaloncini con l’altra mano. Socchiuse le labbra per avere un accesso migliore mentre si leccava la punta del dito, per poi riapplicarlo sul suo bocciolo.

«Oh, cazzo…» mormorò piano, dandosi piacere, con l'immagine di Elijah sotto la doccia impressa nella mente. I suoi ricci castani bagnati che gli cadevano sugli occhi, una mano appoggiata alla parete della doccia, l’altra, forte, avvolta attorno al suo membro grosso. Immaginando le dita di lui che scivolavano dentro di lei, ebbe una pulsazione intensa; immaginando le sue labbra su di lei, che la leccavano e la baciavano… il piacere nel suo basso ventre cresceva e lasciò che la mente vagasse libera. I pensieri illeciti su Elijah erano forti, pensieri che non avrebbe mai osato pronunciare ad alta voce.

Emise un gemito sommesso mentre l'orgasmo la squarciava, la schiena che si inarcava leggermente sul letto mentre ansimava. Tremante, sbatté le palpebre per schiarirsi le idee.

«Vaffanculo, Elijah… Ti odio per avermi fatto questo» borbottò. Si tirò su i pantaloncini e seppellì il viso arrossato nel cuscino, sentendosi un po’ mortificata con se stessa per essersi masturbata al pensiero del suo fratellastro. Un fratellastro incredibilmente sexy…


Nota dell’autrice: Grazie per aver letto. Se il capitolo vi è piaciuto, per favore lasciate un commento! Seguitemi su Instagram: author.muse

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