Il vendicativo compagno di Alpha Cameron

I calci e i pugni continuavano a piovere, strappandomi ai miei pensieri. La mia lupa ringhiò nella mia mente e dovetti fare appello a tutte le mie forze per impedirle di prendere il sopravvento. «Non ancora, bella mia. Ti lascerò sfogare la tua vendetta tra qualche ora, te lo prometto.» Si calmò e iniziò a rimarginare le mie ferite. Nessuno sa che ho risvegliato la mia lupa a quindici anni, un'età precoce persino per gli Alfa. I maschi Alfa, infatti, risvegliano il proprio lupo a diciassette anni, le femmine a diciotto. Tutti noi, però, troviamo il nostro compagno predestinato a diciassette anni. «A mezzanotte staccherò la faccia a quella stronza» ringhiò la mia lupa, continuando a curare le mie lesioni. «Non potrei desiderare di meglio» le risposi.

«Non ignorarmi quando ti parlo!» strillò Amelia. Non avevo minimamente ascoltato le sue parole, troppo presa a parlare con la mia lupa, e anche se l'avessi fatto, molto probabilmente non le avrei risposto.

«Questa stupida cagna non sa stare al suo posto, ma glielo insegnerò io.» Mi sollevò di peso da terra, e io le lasciai credere di essere ancora troppo debole e ferita per reagire.

A dire il vero, per tutto il tempo avevo cercato di capire perché lei e le sue leccapiedi si trovassero lì fuori, quando avrebbero dovuto essere nel salone delle feste a prepararsi per accogliere gli ospiti. Amelia ha compiuto diciotto anni all'inizio della settimana, ma festeggerà in questo fine settimana. Gli Alfa dei branchi vicini arriveranno per celebrare il suo passaggio all'età adulta e, forse, per farle trovare il suo compagno. Sappiamo tutti che il suo ragazzo, Mark, non è il suo compagno predestinato, perché era il mio. Non è un lupo di alto rango, ma gioca a calcio, un requisito sufficiente per essere il suo ragazzo, dato che lei è il capitano delle ragazze pon-pon.

All'improvviso, sentiamo il rumore di alcune auto che percorrono il vialetto d'accesso verso la casa del branco. Amelia mi lascia subito cadere a terra prima che qualcuno possa notarmi, e tutte quante corrono di nuovo all'interno. Io, invece, mi rialzo e zoppico verso il limite della vegetazione, addentrandomi poi nel fitto del bosco. Era lì che stavo andando prima che mi aggredissero; volevo festeggiare il mio compleanno a mezzanotte insieme alla mia lupa, in quel prato tranquillo che da bambina visitavo spesso con mia madre. Lì trascorrevamo del tempo tra noi e facevamo delle scampagnate. Una volta avevamo persino invitato la Luna e Amelia a unirsi a noi per una giornata tutta al femminile, mentre gli uomini erano via ad addestrarsi o a fare chissà cos'altro.

Non appena raggiungo il prato, mi sdraio sull'erba al centro della radura e sollevo lo sguardo verso le stelle. La notte è avvolta in una pace profonda, le stelle brillano e la luna riversa la sua luce su di me. Sorrido, immaginando i miei genitori che mi osservano da lassù. «Spero di rendervi orgogliosi di me. Vorrei tanto che foste sopravvissuti, e che al vostro posto fossero morti quell'orribile Alfa e la sua Luna. Scusatemi, mamma e papà, se dico una cosa del genere, ma eravate voi a meritare di essere qui, non loro.» I miei genitori, in realtà, erano amici di quelle persone, e guardate come li ripagano per aver sacrificato la propria vita. Mi trattano come spazzatura e hanno reso la mia vita in questo posto un vero inferno, ma ricordate le mie parole: mi vendicherò di tutti loro.

I membri del branco non sono da meno, perché hanno dato tutti il loro contributo, maltrattandomi sia fisicamente che verbalmente. Per fortuna, nessuno si è mai spinto fino al punto di cercare di portarmi via la verginità. O meglio, Mark ci ha provato. Diceva di voler solo scoprire cosa si provasse a stare con la propria compagna predestinata, almeno una volta, prima di rifiutarmi. Gli risposi che non sarebbe mai successo; lui si avventò su di me e cercò di bloccarmi sul letto della mia stanza, ma la mia lupa mi prestò una frazione della sua forza e riuscii a respingerlo a suon di botte. Sfortunatamente per me, andò a raccontare ad Amelia che avevo tentato di sedurlo per costringerlo a essere il mio compagno; lei lo riferì a suo padre, il quale mi fece rinchiudere nelle segrete e riempire di botte.

Mentre me ne sto distesa sull'erba a parlare con i miei genitori, godendomi la pace e il silenzio, il mio corpo guarisce del tutto. Sento la musica provenire dalla festa e sono felice di trovarmi lontana da quegli ipocriti. A dire il vero, dovrei riposarmi, dato che toccherà a me rimettere in ordine dopo il loro passaggio e pulire per gli ospiti aggiuntivi che si fermeranno qui per l'intero fine settimana. Per fortuna hanno ingaggiato un servizio di ristorazione per questi giorni, ma devo comunque pulire la casa del branco e sbrigare altre faccende. Sono indecisa se scappare via non appena scoccherà la mezzanotte, oppure se aspettare fino a domani sera per dileguarmi.

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