Il vendicativo compagno di Alpha Cameron

«Trinity, che ci fai qui? Non ti alzi mai così presto per fare colazione» le chiedo, anche se conosco già la risposta.

«Cameron, sei proprio sciocco. Sono in piedi perché oggi andiamo in visita al branco Alba Rossa. Come Alpha e Luna del Diamante Nero, dobbiamo mostrarci uniti. Non voglio che qualche femmina pensi di avere una possibilità con il mio compagno, visto che non ci siamo ancora marchiati a vicenda.»

«Comincio davvero a chiedermi se da cucciola ti abbiano fatto cadere di testa. Quante volte devo dirti che non sei la mia compagna e che sarai luna solo di nome. Non hai alcuna autorità qui, perciò non mi accompagnerai al branco Alba Rossa né in nessun altro posto, se è per questo. Ora, ti suggerisco di fare colazione e poi di andare ad allenarti o a fare qualsiasi cosa tu faccia di solito a quest'ora.» La aggiro, mi dirigo verso la sala da pranzo e mi siedo al mio posto.

Non appena mi siedo, tutti gli altri iniziano a mangiare e lo stesso faccio io. Quando finisco, lascio delle istruzioni al mio Gamma e al personale di servizio prima di uscire. Un'omega mi si avvicina e mi dice di aver caricato il mio bagaglio e quello di Trinity nella stessa macchina, come le era stato ordinato. Irritato, mi dirigo verso il bagagliaio del fuoristrada, lo apro, afferro le due valigie preparate da Trinity e le scaravento sul marciapiede, per poi voltarmi di nuovo verso l'omega.

«Da ora in poi, non dare mai retta a nulla di ciò che ti dice quella donna a meno che tu non ne abbia prima parlato con me, intesi?»

«S... s... sì, Alpha» balbetta, e mi sento subito un po' in colpa.

«Non ce l'ho con te» le dico, e lei mi rivolge un timido sorriso e un inchino prima di allontanarsi. Mi passo una mano tra i capelli, poi apro la portiera posteriore del fuoristrada di testa e salgo a bordo.

«Madre?» la chiamo attraverso la connessione mentale.

«Sì, figlio mio?»

«Puoi farmi un favore?»

«Qualsiasi cosa per il mio figlio preferito. Di che si tratta?» Ridacchio.

«Sono il tuo unico figlio. Puoi assicurarti che Trinity non passi il limite mentre sono via? Ho lasciato il comando a Eric, ma sai come sa essere, e darà retta a te perché crede che questo la metterà in buona luce ai miei occhi.»

«Certo, anche se non so perché continui a tenerla intorno. Non sopporto quella ragazza e nemmeno il branco la tollera. Non capisco perché tu non ti metta semplicemente a cercare la tua compagna, così non dovremmo più avere a che fare con questa... persona» dice mia madre. Non dice parolacce, ma so bene come avrebbe voluto chiamarla in realtà, e questo mi fa ridere di nuovo.

«Madre, potremo parlarne meglio al mio ritorno, ma per ora grazie per l'aiuto. E sono certo che anche Eric te ne sarà grato.»

«Di nulla, caro, e sì, riprenderemo il discorso» risponde prima di interrompere il legame mentale, e io sospiro.

«Pronto a partire, Alpha?» chiede Talon.

«Sì» gli rispondo.

«Un'altra piacevole chiacchierata con tua madre, immagino» commenta con un sorrisetto.

Non gli rispondo e mi limito ad appoggiare la testa al sedile. Sarà un viaggio lungo.

A un certo punto devo essermi addormentato, perché mi sveglio al rumore degli pneumatici sulla ghiaia, e fuori è ormai buio. Raddrizzandomi sul sedile, allungo braccia e gambe e ruoto il collo, sentendo scricchiolare le ossa. Talon sta scrivendo a qualcuno al cellulare, molto probabilmente per avvisare la sua compagna che stiamo entrando nel territorio di Alba Rossa, dato che le connessioni mentali non funzionano quando siamo così lontani dai membri del nostro branco.

Raggiungiamo un enorme cancello di ferro con una guardiola, da cui esce un uomo mentre il nostro convoglio si ferma. I due fuoristrada dietro al mio trasportano i miei guerrieri, i loro bagagli e qualche arma, anche se non ne abbiamo bisogno. Il mio branco è il più temuto del Nord America e chiunque sarebbe stupido ad attaccarci, specialmente con me presente. Il mio lupo è diverso dagli altri. È enorme persino per un Alpha, il che è tutto dire, ma è anche più feroce e letale di chiunque altro, e già solo questo tiene la gente alla larga da me e dal mio branco. Circolano voci secondo cui avrei incontrato la mia compagna ma l'avrei uccisa nell'istante in cui mi ha contrariato. Un'altra diceria sostiene che la tenga rinchiusa nelle segrete per poter sfruttare la forza che deriva dall'avere una compagna per il branco, senza averne effettivamente una. Ce ne sono state così tante nel corso degli anni che non riesco nemmeno a ricordarle tutte. Una dice persino che uso la mia compagna come schiava personale, sfruttandola solo per il sesso, e che la cedo anche ai miei soldati. Ora, sarò pure un bastardo crudele e spietato, ma perfino io non farei mai una cosa del genere a una donna. Lo stupro è il limite che non supero, e non permetterei mai che accada a nessuna.

La guardia si avvicina al finestrino; il mio autista gli parla e mostra le nostre credenziali per ottenere l'accesso. Nel giro di pochi secondi i cancelli si aprono e procediamo tutti verso la casa del branco, quando il mio lupo inizia ad agitarsi e diventa di nuovo irrequieto.

«Che c'è, Nero?» gli chiedo, guardandomi intorno in cerca di eventuali minacce. Non vedo né percepisco nulla, ma lo sento in tensione.

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