Capitolo 6 Nel sotterraneo

Seren

«Seren! Seren, svegliati! Dannazione. Seren, devi svegliarti. Non ho molto tempo. Se solo riuscissi a tenere lontane quelle stupide guardie ancora un po’. Svegliati!!» supplicò Kayla.

Mi faceva male tutto. La testa mi pulsava; mi facevano male le palpebre. Provai ad aprirle, ma era come se fossero appesantite da mattoni. Cominciai a cercare di muovermi, di respirare, ma il petto sembrava insieme in fiamme e pieno di vetri. «Ugh… ah…»

«Così, Seren. Ancora un po’. Devi svegliarti!» Kayla aveva una voce spaventata e, anche se la mia testa mi diceva che stava urlando, in realtà sussurrava.

Provai di nuovo ad alzare le palpebre e, stavolta, riuscii a socchiuderle e a tenerle aperte. Vedevo tutto sfocato, ma cercai di mettere a fuoco Kayla. «Che… che… è successo?» gracchiai.

«Sei nelle segrete e ho solo un minuto. Ecco dell’acqua e un po’ di cibo. Dobbiamo nasconderlo. Le guardie possono tornare da un momento all’altro. Mamma le ha distratte per me. Devi resistere, Seren. Non posso ancora tirarti fuori di qui, ma troverò una soluzione. Sei ferita gravemente. Devi bere e mangiare e cercare di recuperare un po’ di forze. Il ballo è stasera, quindi per un po’ non dovrebbero darti fastidio», sussurrò Kayla, in preda al panico. «Devi riposare. Raccogli tutte le energie che puoi, e poi capiremo il da farsi. È chiaro che qui non sei più al sicuro. Devo andare.» Si alzò, mi spinse una bottiglia d’acqua e dei panini confezionati attraverso le sbarre della cella. Poi sparì.

Cella? Perché sono in una cella? Che diavolo è successo? ‘Kara? Ci sei?’ Cercai la mia lupa, ancora intenta a capire cosa stesse succedendo. Mi doleva ogni parte del corpo. ‘Kara?’ Cominciai a farmi prendere dal panico. Kara c’era sempre, pronta a rispondere.

‘Shhh, va tutto bene. Ci sono ancora. Solo… sono stanca,’ rispose finalmente. ‘Sto cercando di guarirci al meglio che posso, ma stavolta abbiamo subito danni pesanti. Dobbiamo riposare.’ Era una presenza fioca in fondo alla mia mente, e capivo quanto fosse esausta. Provai a fare un inventario di ciò che mi faceva male, ma era difficile quando mi faceva male assolutamente tutto. Le braccia non volevano saperne di funzionare, ma riuscii a strisciare fino al cibo e all’acqua che Kayla mi aveva portato. Quel solo movimento mi disse che ero nei guai seri.

Le costole sembravano rotte; non riuscivo a fare un respiro profondo. Non riuscivo ad afferrare il cibo o l’acqua con la mano destra: era chiaramente rotta. La testa mi girava; allungai una mano dietro e sentii i capelli incollati dal sangue secco e un grosso bernoccolo sulla nuca. La caviglia non reggeva il peso: un dolore acuto mi saettò su per la gamba quando provai a caricarci anche solo un grammo, quindi probabilmente era rotta anche quella. Tornai strisciando alla branda e infilai il mio tesoro sotto la coperta. Almeno, stavolta mi avevano dato una coperta. Di solito mi buttavano dentro con i vestiti che avevo addosso e mi lasciavano lì. Fu allora che mi accorsi che la maggior parte dei miei vestiti era strappata e sporca di sangue.

Che diavolo mi è successo? Provai a ricordare, ma era tutto vuoto. La testa continuava a martellare. Con fatica mi distesi di nuovo sulla branda e chiusi gli occhi. Solo un pisolino. Sono così stanca. Il poco sforzo fatto per prendere il cibo che Kayla mi ha portato mi ha sfinita. Sbattendo le palpebre, la vista si fece buia ai bordi. Poi tutto diventò nero.

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