Capitolo 1: Abbandonato
Non c'era tempo da perdere.
Sarah si sollevò le gonne e corse attraverso il frutteto fuori da Castel Cynthia per trovare Laura. Da quando la moglie del re era morta anni prima, la posizione di Luna era rimasta vacante. Il principe Basil aveva sposato Laura per ricoprire quel ruolo e aiutare a gestire il regno mentre re Adolph guidava la guerra contro i vampiri.
Molti si erano mostrati scettici nei confronti di Laura per via delle sue origini, ma Sarah era rimasta fedelmente al suo servizio fin dalla sua nomina. A suo parere, sposare Laura era l'unica cosa giusta che il principe Basil avesse mai fatto.
E ora, era andato a fare questo.
Si sforzò di correre più veloce. Doveva dirlo a Laura, avvertirla in qualche modo e aiutarla a prepararsi. Forse Laura sarebbe riuscita a trovare una via d'uscita, se solo avesse avuto abbastanza tempo.
«Mia Luna?! Luna Laura, dove siete?»
Sarah sbandò e inciampò, evitando per un pelo di schiantarsi contro un albero, quando trovò Laura su una scala nel frutteto, intenta a supervisionare la raccolta della frutta fresca.
«Luna Laura, grazie al cielo, vi ho trovata! Il principe Basil, lui...»
«Calmati, Sarah.» Laura scese dalla scala. «Al momento non mi preoccupo di Basil. Devo assicurarmi che questa frutta e questa verdura arrivino sane e salve al confine.»
«Non dovete farlo voi di persona! Perché non affidarlo ai mercanti umani? Siete la nostra Onorevolissima Luna.»
Laura scosse la testa. «Ora che il re sta combattendo i vampiri al confine, il tempo è un fattore critico. Non possiamo permetterci di dare al nemico alcuna opportunità di avvelenare il cibo. Anche se Basil è contrario a ciò che faccio...» Fece una pausa, con una risata amara e un sorriso riluttante sul volto. «Che senso ha impegnarsi tanto?»
«Il principe Basil sta tenendo un banchetto a palazzo, ha invitato tutti i nobili...»
«Cosa?!»
Laura si voltò di scatto e il suo abito grigio le turbinò intorno mentre si precipitava verso il castello. Sarah la seguì, sperando di finire la sua spiegazione, o almeno di prepararla ad affrontare i nobili.
«Mia Luna, aspettate!»
La musica riempiva l'aria. Dalla sala proveniva l'aroma di vino fresco e carne arrosto, misto a risate. I servi avevano passato l'intera mattinata a strofinare e lucidare il sontuoso salone finché ogni pezzo d'oro e ogni cristallo non avevano brillato del lusso sfarzoso di Castel Cynthia.
Laura si fermò appena oltre il sentiero di marmo che conduceva alla sala da ballo attraverso i giardini, tremando di rabbia.
«Come ha potuto...»
Il loro re, il padre di Basil, stava guidando i suoi soldati al confine, rischiando la vita per la libertà di ogni lupo del suo regno, e Basil invece sprecava denaro e cibo prezioso in un banchetto così sfarzoso.
Se l'avesse saputo prima, avrebbe potuto fermarlo sul nascere, ma gli ospiti erano già arrivati e l'orchestra stava suonando. Si sentì ferita nell'orgoglio per essere stata tenuta così all'oscuro.
Per qualche istante, li guardò volteggiare sulla pista da ballo, adornati di gioielli raffinati e seta. Le orecchie di ogni donna scintillavano di gemme e le scarpe di ogni uomo splendevano di lucido fresco.
«Mia Luna, vi prego, andiamo...»
Un nobile si voltò e la guardò con disprezzo, bloccando Laura sul posto e ricordandole quale fosse stata la sua vita un tempo, quando faceva parte del branco Crepuscolo di Smeraldo, poco più di una tra tanti. Le fece anche pensare al disprezzo di Basil per lei e per i suoi sforzi.
Era la Luna, eppure nemmeno la nobiltà la rispettava.
Abbassò lo sguardo. Con orrore, si ricordò di indossare ancora il suo semplice abito grigio, macchiato d'erba e di fango dal lavoro. Era la Luna del regno. Non poteva farsi vedere a un evento nobiliare vestita come una contadina! Si voltò rapidamente per fuggire prima che qualcuno potesse vederla o riconoscerla, ma fu fermata da una voce familiare e gelida.
«Che spettacolo indecoroso» disse lui, strascicando le parole. Lei si irrigidì a quel tono freddo, grondante di sarcasmo e disgusto. «Cosa indossi? Come puoi gettare una tale vergogna sul regno, vestita in quel modo?»
Per un momento valutò se continuare la sua fuga, ma i nobili vicini avevano già iniziato a sussurrare, a ridacchiare. Poteva immaginare i loro volti sprezzanti e quello che avrebbero detto se fosse fuggita. Raddrizzò la schiena e si voltò per affrontarlo, ma la vista della donna al braccio di Basil la colpì come una pugnalata al petto.
Basil era affascinante quanto suo padre, e giovane. I suoi occhi scuri erano freddi sul suo viso, eppure non facevano che risaltare i suoi lineamenti rudi. Persino il suo ghigno altezzoso sembrava modellato dalla dea per sedurre. La lupa al suo braccio era avvolta in tutta la seta e i gioielli raffinati che Laura avrebbe dovuto indossare. Anzi, Delia indossava proprio uno dei suoi vestiti e una parure di gioielli che il re le aveva regalato l'anno prima. Sentì il viso avvamparle nel vederla con i suoi abiti addosso.
Erano così belli insieme, e Laura non si era mai sentita tanto fuori posto. Non credeva di potersi mai sentire così ordinaria e indegna come in quel preciso istante.
Era tutta colpa sua.
Delia era stata trovata da una pattuglia nella foresta fuori dalla Città Imperiale una quindicina di giorni prima. Ferita e apparentemente indifesa, aveva sostenuto di provenire da un branco molto remoto e di essere stata attaccata da dei nomadi nelle vicinanze. Aveva implorato rifugio nella città imperiale. Basil si era impietosito di quella povera ragazza e l'aveva portata al castello, ma come avevano fatto a diventare così intimi tanto in fretta?
Come aveva fatto a non notare che quella donna si stava insinuando proprio dove avrebbe dovuto esserci lei?
Le venne quasi da ridere. Era stata così impegnata ad adempiere ai suoi doveri di luna da non essere stata una moglie molto brava, e Basil si era semplicemente trovato una specie di rimpiazzo.
I nobili, appoggiati all'arcata, osservavano la scena. L'umiliazione le attorcigliò lo stomaco, mentre la disperazione cominciava a riempirle il petto e a stringerle il cuore. Era sua moglie, la sua compagna, e serviva il regno come luna. Come poteva tenere Delia al braccio con tanto orgoglio di fronte a tutta la corte? Come poteva umiliarla in quel modo? Non aveva avuto neanche un briciolo di riguardo per lei?
Scacciò quel pensiero e raddrizzò la schiena. A prescindere da tutto, era la luna. Il suo orgoglio e il suo dovere dovevano venire prima di ogni altra cosa.
«Siamo nel pieno di una guerra. Perché dare una festa così sfarzosa?»
Un nobile sussultò e un mormorio si diffuse tra gli invitati vicini.
Lo sguardo di Basil si indurì mentre digrignava i denti. «Ti sopravvaluti un po' troppo a farmi una domanda simile. È mio diritto fare ciò che mi pare nel mio castello.»
«Ma io sono la tua luna. Governiamo insieme questo regno e questo castello mentre il re è al confine. Ho tutto il diritto di sapere. Il nostro esercito è ancora in guerra con i vampiri. Non possiamo permetterci di spendere così tanti soldi...»
«Non sei nata per essere la luna!» urlò Basil, furioso. «Ti ho permesso di ricoprire questo ruolo fino ad ora. Come osi dirmi cosa fare!»
Delia avvolse le braccia attorno a Basil, parlando a bassa voce: «Vi prego, mio Principe. Pensate agli invitati…»
La furia di Basil svanì non appena si voltò verso di lei. I suoi occhi erano dolci e il suo sorriso tenero. A Laura si rivoltò lo stomaco. Possibile che una lupa di un branco sconosciuto fosse davvero tanto meglio di lei?
«Certo, amore mio. Parole così sagge. Sei davvero tu, l'unica.» Si girò di nuovo per fulminare Laura. Lei trasalì di fronte alla rabbia che leggeva nei suoi occhi. «Guardati. Sembri più una serva del castello che la mia luna. Non parlarmi di problemi di budget. Sanno tutti che spendi più soldi di me in progetti inutili. Se fossi in te, mi vergognerei troppo a farmi vedere!»
Tutto ciò che faceva era per il regno, per Basil. Come poteva non capirlo?
«Io... io volevo solo...»
«Tu non sei niente.»
Laura abbassò la testa. Lo sapeva. Non c'era bisogno che Basil glielo dicesse, eppure si era sforzata di elevarsi al di sopra di quella condizione. Tre anni di duro lavoro non erano serviti a nulla.
Sarebbero mai serviti a qualcosa?
«Tuttavia, sono lieto che tu abbia mostrato la tua miserabile faccia, risparmiandomi la fatica di farti venire a prendere.» Basil sollevò il mento. «Preparati a partire immediatamente. Presto annuncerò che Delia è la mia compagna e la donna che amerò per il resto della mia vita.»
Laura rimase senza fiato, con gli occhi sbarrati, mentre il suo peggior incubo diventava realtà. Partire? Basil amava Delia? Sapeva che tra loro non c'era mai stato amore. Sapeva di essere solo la compagna marchiata di Basil, ma questo era troppo.
«Delia sarà la luna del regno. Quanto a te, Laura Hamilton, non mi importa cosa ti accadrà dopo il nostro divorzio.»
Le tremò la mascella e gli occhi le bruciarono di lacrime. Era stata la luna e la moglie di Basil per tre anni. Aveva guidato il regno al suo fianco mentre il re era lontano, con tutta la grazia e la dovuta attenzione.
Basil non poteva semplicemente gettarla via come gli avanzi della cena!
«Non puoi...»
Soffocò un singhiozzo e barcollò per lo shock quando il loro legame si spezzò. Era fragile, come tutti i legami tra compagni marchiati. A lui non era costato nulla distruggerlo, eppure a lei era costato tutto.
«No... No. Non p-puoi.» gemette. «Non puoi!»
Basil si voltò. I suoi occhi erano freddi e spietati.
La sua voce era quasi allegra mentre le rivolgeva un sorrisetto sprezzante. «Te l'ho detto. Faccio ciò che mi pare. Non sei degna di essere nemmeno una serva di riserva nel mio castello. Ora, fuori da qui!»
