Capitolo 5: Fine della guerra

«Lucas» ringhiò Alice con disprezzo.

Le labbra di Laurel si arricciarono in una smorfia di disgusto e lo guardò con aria sprezzante. Era questo il codardo di cui scriveva suo padre. La furia la invase.

«Non ti sposerei mai

Lucas scoppiò in una risata roca. «Non essere sciocca. Sono il miglior partito del branco! Non mi importa che tu non sia la mia compagna.»

Le sue parole la colpirono al petto e, per un istante, rivide Basil e Delia, vestiti con abiti eleganti, che la guardavano dall'alto in basso. Le si rivoltò lo stomaco.

Lui sogghignò. «Sei abbastanza carina. Quando diventerò l'alfa, sarai la mia luna.»

La nausea le salì in gola e la respinse con la rabbia. Ma chi diavolo si credeva di essere? E chi diavolo si era creduto di essere Basil? Principe o no, era un uomo arrogante e stupido. Lucas non era neanche lontanamente attraente, influente o importante quanto lui.

Mostrò i denti. «Nessuno vuole essere la tua dannata luna!»

Lucas si leccò le labbra, i suoi occhi si fecero ardenti mentre la squadrava da capo a piedi, provocandole una nuova ondata di nausea.

«Non è una cosa di cui devi preoccuparti, in realtà. Non potresti mai essere davvero la mia luna. Non sai nemmeno ancora cacciare!» rise. «Non ho bisogno di questo... sei più adatta a essere la gattina carina che mi scalda il letto, comunque.»

Alice ruggì mentre Laurel urlava, afferrando l'oggetto più vicino e scagliandoglielo contro. Il barile si spaccò contro il suo petto, inzuppandolo d'acqua. Lui si coprì il viso con un grido.

«Che diavolo stai facendo?!»

Laurel gli urlò contro. La sua rabbia sembrava molto più grande di quanto non fosse mai stata, un inferno divampante al posto delle piccole scintille che aveva provato nei panni di Laura. Laura aveva dovuto badare alle buone maniere, controllare le emozioni e comportarsi di conseguenza, ma Laura era morta.

Laurel Miller, la figlia di Jack Miller del Branco del Lago Zaffiro, era solo una ragazza di diciassette anni. Poteva essere maleducata. Poteva essere chiassosa. Poteva imprecare, lottare e difendersi come le pareva. Non doveva sposare un principe o un codardo che si credeva importante. Non doveva subire i suoi abusi né sopportare un bel niente.

Laurel era libera in tutto e per tutto, come Laura aveva sempre desiderato.

Esatto! ululò Alice, gongolando. Fagli vedere cosa pensi di lui.

«Sei un bastardo senza vergogna! Un disertore! Un codardo e un ladro!» gli ringhiò contro, strappandogli il coniglio dalle mani e spingendolo lontano dalla porta. Lui barcollò di lato, senza fiato. «Perché mai dovrei sposare una creatura spregevole come te? Chi mai sposerebbe uno come te?»

Lo spinse di nuovo. «Vattene fuori dai piedi da casa mia, e non provare mai più ad avvicinarti, o giuro sulla dea che rimpiangerai che mio padre non sia tornato prima!»

Lucas sembrava paralizzato, fissandola incredulo. Non riusciva a credere a quanto fosse arrogante da pensare che lei avrebbe continuato a subire le sue molestie.

Lui arrossì e alzò una mano. «Tu...»

Alice e Laurel gli ringhiarono contro, facendolo impallidire e indietreggiare. L'anziana signora, Amanda, uscì di corsa dalla casa accanto.

Si fermò e fulminò Lucas con lo sguardo. «Tu! Stai lontano da Laurel!»

Lucas trasalì alla voce di Amanda e abbassò la mano docilmente.

«Anziana Amanda...»

Amanda gli ringhiò contro, i suoi occhi brillarono in un avvertimento. Lui chinò la testa e sgattaiolò via. Amanda non si rilassò finché non fu scomparso, poi si voltò verso Laurel con un gran sorriso.

«Che grinta!» ridacchiò Amanda. «Credo che dirò a tuo padre che sei più che capace di badare a te stessa.»

Laurel le sorrise e sollevò fieramente la testa, anche se il viso le bruciava per l'imbarazzo. Si sentiva bene ad essersi difesa. Non sapeva come o quando avesse acquisito la sicurezza necessaria per mandare a quel paese un aspirante corteggiatore, ma forse significava che stava iniziando a vivere come Laurel, completamente libera da almeno alcune delle cose che avevano limitato Laura.

Accarezzò la pelliccia del coniglio e lo offrì ad Amanda. «Un regalo.»

Amanda ridacchiò e la respinse con un gesto della mano. «Sei ancora troppo magra per offrirmi del cibo, bambina.»

Laurel ridacchiò e annuì, prima di rientrare in casa e posare il coniglio sul tavolo. Per festeggiare, si trasformò e uscì di nuovo a caccia per la cena.

Alice rise. Chi l'avrebbe mai detto che mandare a quel paese gli uomini arroganti potesse far venire un tale appetito!

Lucas non tornò e Laurel trascorreva le giornate cacciando, scrivendo lettere a suo padre e aiutando con le faccende del villaggio. Dopo qualche settimana, Amanda la guardò con un sorriso.

«Hai messo su un po’ di peso!» le pizzicò una guancia, con affetto. «Stai bene. Sono contenta.»

Laurel non aveva dedicato molto tempo al suo aspetto, godendosi la libertà di non doverlo fare, ma un giorno, tornando a casa dalla caccia, si prese un momento per guardarsi.

Il viso che aveva visto nella pozza d’acqua nella foresta era ancora lì: lunghi capelli neri, occhi verdi e labbra piene, ma le guance si erano riempite. I suoi lineamenti ricordavano quelli di Laura, ma erano più giovani, più sereni, vibranti e davvero belli. Laurel sorrise al proprio riflesso, sconvolta dalla bellezza che la ricambiava, disadorna nel suo abito semplice e rammendato, un po’ sporca per aver lottato nella terra con la sua ultima preda.

Non credeva che ci fosse abito, di seta o di raso, o accessorio finemente lavorato dall'armadio di Laura che potesse valorizzare o anche solo abbinarsi alla giovane donna nello specchio. E comunque non voleva nulla di tutto ciò. Forse non sarebbe stata straordinaria neanche in questa vita, ma sarebbe stata libera, felice e amata, e questo le bastava.

Il giorno dopo, andò a caccia per il pranzo suo e di Amanda. Trovò la preda in fretta e la uccise altrettanto rapidamente. Al suo ritorno, Amanda le corse incontro con un ampio sorriso e piena di entusiasmo.

«Laurel! Il re ha sconfitto i vampiri!» l’abbracciò stretta. «Hanno vinto! La guerra è finita. Gli uomini stanno tornando!»

Laurel squittì di gioia, stringendo Amanda a sua volta. Suo padre sarebbe tornato a casa! Abbassò lo sguardo sulle toppe del vestito e poi lo rialzò verso Amanda, incerta. Voleva vedere suo padre, ma sarebbe riuscita a ingannarlo? Avevano delle battute che capivano solo loro? I suoi modi l'avrebbero tradita?

«Non so… con un vestito così malandato?»

Amanda la trascinò nella casa accanto e le cacciò tra le braccia un abito nuovo e un mantello.

«Amanda…»

«Tuo padre è via da quattro anni. Che tu sia in stracci o in seta, vorrà vederti.» Amanda sorrise. «Vai.»

Laurel guardò il vestito e annuì. «Hai ragione. Dovrei andare.»

Era una paura sciocca. Era così improbabile che qualcuno della Città Imperiale fosse nella carovana degli uomini di ritorno, e ancor meno qualcuno che potesse averla già vista. Si cambiò in fretta e andò con Amanda verso il centro del villaggio.

Sembrava che ogni lupo mannaro del Branco del Lago Zaffiro, giovane o vecchio, avesse lasciato il lavoro per venire a vedere il corteo di ritorno, ma non parevano fermarsi nella piazza del paese. Si stavano dirigendo a ovest.

Laurel si accigliò.

«Stanno passando per Lama d'Argento. Se ci sbrighiamo, possiamo arrivare prima di loro!»

Lama d'Argento era a qualche miglio di distanza, ma non c'era modo che Amanda, alla sua età, riuscisse a tenere il passo con il resto del gruppo.

Amanda sospirò. «Vai senza di me, Laurel.»

Laurel si accigliò e si inginocchiò. «Ti porto io.»

Amanda sembrava esitante, ma Laurel sbuffò: «Forza, o resteremo indietro!»

Amanda annuì, salendole sulla schiena e lasciando che Laurel la sollevasse per seguire la carovana. Probabilmente sarebbe finita in coda perché trasportava Amanda, ma ce l'avrebbero fatta. Le madri portavano i figli più piccoli. Alcuni trainavano carri e cavalcavano, ma tutti erano concentrati sul sentiero da percorrere.

Amanda le picchiettò sulla spalla. «Svelta! Svelta, Laurel, o ce li perderemo!»

Laurel ridacchiò, sforzandosi di accelerare il passo anche se si sentiva già un po’ affaticata. Non aveva mai visto Amanda così felice. Sapeva dai vicini che Amanda aveva perso suo figlio in un attacco di vampiri più di dieci anni prima.

Non credeva potesse esserci notizia migliore della vittoria del re per lei. Forse Amanda avrebbe potuto finalmente mettere a tacere il ricordo di suo figlio e godersi il resto della sua vita con un po' di pace. Con la minaccia dei vampiri debellata, sarebbe stato sicuro viaggiare oltre il Lago Zaffiro e i villaggi degli altri branchi della zona.

Magari avrebbe finalmente trovato il suo compagno. Suo padre l'avrebbe accompagnata in quella ricerca?

«Svelta!»

Laurel rise, contagiata dall'entusiasmo di Amanda, e si spinse a correre sempre più veloce, finché non fu quasi in testa al gruppo. In lontananza, la piccola città spuntò da dietro la collina e un cartello le indicò che Lama d'Argento era ormai vicina.

«Ce l'abbiamo fatta!»

Capitolo precedente
Capitolo successivo