
Marchiata dai suoi fratellastri bulli
Gold Writes · In corso · 261.5k Parole
Introduzione
Ashley ha sempre conosciuto l'inferno per mano dei suoi tre fratellastri gemelli. La relazione di sua madre con il padre dei ragazzi l'ha spinta alla morte e loro sono determinati a rendere la vita di lei un vero inferno. E ci sono riusciti in pieno. Finché non si rendono conto di condividere tutti la stessa compagna predestinata, e che lei non è altri che Ashley. Lei li rifiuta e ora loro devono lottare con le unghie e con i denti per dimostrarle di essere degni del suo perdono e del suo amore. Questa è una storia d'amore a tinte oscure con temi di bullismo e un lieto fine.
Capitolo 1
Casa è un inferno
Il cuore mi sprofondò nello stomaco quando mia madre e il mio patrigno, il Re Alpha di Crescent Valley, annunciarono che sarebbero partiti per un’altra vacanza, pur essendo tornati da una meno di una settimana fa.
«Non preoccuparti, Ashley, ti porterò un sacco di regali. Scrivimi pure se ti serve qualcosa di nuovo», mi disse mentre saliva in macchina con l’Alpha Hendrix.
Avrei voluto dirle che non avevo bisogno di nulla, che la marea di regali che mi aveva portato dall’ultima vacanza era ancora intatta.
Che l’unica cosa di cui avevo bisogno da parte sua era che restasse a casa a proteggermi dai miei fratellastri e dai miei bulli.
Erano i fratelli migliori quando i nostri genitori erano a casa, ed erano i peggiori bulli quando non c’erano. La seconda situazione era la più costante, perché i nostri genitori non c’erano quasi mai. Erano sempre in vacanza, a presenziare a un evento pubblico in un’altra città o a una raccolta fondi in altri paesi.
I miei fratellastri, Axel, Brody e Carson, non mancavano mai di rendermi la vita un inferno. Mi ricordavano sempre che non ero altro che una serva e che il fatto che fosse scoppiata una storia d’amore travolgente tra mia madre, l’ex capo delle domestiche, e il loro padre non avrebbe cambiato le cose.
Il cuore mi sprofondò ancora di più mentre guardavo l’autista uscire dal complesso e una lacrima solitaria mi sfuggì dall’occhio. Sapevo a che tipo di tortura e dolore sarei stata sottoposta e non ero pronta.
Non potevo esserlo.
Cominciai a camminare a passo svelto verso la casa principale. Il piano era scappare in camera mia e chiudermi dentro prima che i ragazzi se ne accorgessero. "Lontano dagli occhi, lontano dal cuore" con loro non funziona, ma è meglio che farsi trovare dove possono vedermi e maltrattarmi facilmente.
«E tu dove credi di andare?»
Quella voce gelida mi bloccò sul posto proprio mentre stavo per iniziare a salire le scale, e il cuore mi andò in pezzi.
Era Brody. Lo sapevo ancora prima di voltarmi e, quando lo feci, la rabbia e il veleno nei suoi occhi mi fecero quasi perdere l’equilibrio. Erano così diversi dagli occhi caldi che mi avevano guardato in presenza dei nostri genitori quella mattina stessa.
«Sto solo... stavo solo...»
«Chiudi il becco, idiota», tuonò lui, e sentii il corpo tremare.
«Sembra che tu abbia dimenticato il tuo dovere in questa casa, quindi perché non ti rinfreschiamo la memoria?» continuò e, come se fossero sincronizzati, Axel, che era sdraiato su un divano, schioccò le dita e tutte le domestiche iniziarono a entrare in salotto.
Sapevo cosa avrebbero ordinato loro di fare ancora prima che lo facessero. E nonostante lo sapessi, sentii il cuore spezzarsi mentre le domestiche si ammassavano negli alloggi dei ragazzi.
Sarebbero rimaste lì finché i nostri genitori non fossero tornati, e io sarei stata l’unica a dovermi far carico del lavoro di oltre dieci domestiche.
Ma almeno, per ora, potevo avere qualche minuto per me. La casa era linda e pinta, tutto era in ordine e mancavano due ore alla cena. Quindi potevo riposarmi, o almeno così pensavo.
«Ora, al lavoro», mi sbraitò contro Brody, «pulisci ovunque e tutto quanto finché non brilla.»
«Ma... ma...» balbettai, uno dei numerosi effetti della paura che mi avevano instillato, «è tutto pulito.»
«Tu credi?» Brody mi fece un ghigno, un sorriso sinistro pieno di sinistre promesse.
I ragazzi sembrarono comunicare usando il loro legame mentale perché, un attimo dopo, erano tutti in piedi a mettere tutto sottosopra. Sporcarono il salotto, sparsero roba ovunque e versarono zuppa e olio sul pavimento della cucina, sui piatti puliti e sugli armadietti.
Un singhiozzo mi scosse l’intero corpo davanti a quella pura dimostrazione di disumanità.
«Ora», fu Carson a parlare quando ebbero finito di far sembrare la casa una discarica, «la casa non è poi così pulita, vero?»
Lui e i suoi fratelli ridacchiarono, un suono cupo che mi fece venire la pelle d’oca su tutto il corpo. I tre fratelli rimasero lì, a fissarmi con così tanto odio e disprezzo che, se si potesse morire per essere intensamente odiati, sarei morta molto tempo fa.
«Ora al lavoro», urlò Axel prima di spingermi a terra, «e togli la tua faccia disgustosa dalla mia vista.»
Mi passò praticamente sopra per andarsene e i suoi fratelli imitarono il suo gesto.
Avevo il cuore a pezzi mentre mi ricomponevo e iniziavo a lavorare. Devo farlo, se non voglio passare i prossimi giorni in un inferno totale.
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