Capitolo 3 Un ragazzo carino - Monet

Credo di disprezzare Cole e Luke ancora di più, nella settimana successiva all’incidente in mensa.

Perché?

Perché Chrystal continua a tampinarmi per avere i loro numeri. E si è anche resa conto che nella foto sulla trapunta c’è Cole, e adesso vuole sapere dove è stata scattata. Mi sta uccidendo. Pensavo fosse una tipa a posto, invece pare sia solo un’altra cacciatrice di tacchetti come tutte le altre ragazze del liceo.

Non ho mai saputo se alla gente piacessi per quello che ero, o per via di Cole. Venivo invitata alle feste migliori, tutti i popolari volevano essermi amici. Alla fine sono diventata una solitaria, con la testa infilata nei libri e a ignorare le persone.

Credevo che l’università sarebbe stata fantastica, una specie di nuovo inizio, ma sembra la replica del liceo, pari pari.

L’orientamento scorre in un lampo e Chrystal prova a invitarmi a uscire con lei e con alcuni amici che si è fatta, ma rifiuto. Probabilmente ha detto a tutto il suo gruppetto che sono la sorella di Cole Brown, quindi non ho nessuna voglia di schivare domande su di lui.

«Ehi, sorella di Cole!»

Alzo gli occhi al cielo quando, dopo cena, lascio il cortile degli studenti la sera prima dell’inizio delle lezioni. Ho evitato Cole per tutta la settimana eppure, in qualche modo, lui riesce comunque a seguirmi.

Mi giro, pronta a dire a chiunque ciò che penso, ma le parole che ho sulla punta della lingua mi si seccano in gola quando il ragazzo carino dal sorriso abbagliante arriva di corsa verso di me e si ferma davanti a me.

«Ciao.»

Ha i denti davvero bianchi e, con quei capelli biondi scompigliati dal vento e gli occhi azzurro chiaro, sembra il classico bravo ragazzo americano.

«Ehi.»

Mi porge la mano. «Sono James, ho pensato di presentarmi.»

Il cuore mi salta un battito e gliela stringo. «Monet.»

Inclina la testa. «Bel nome.»

«Grazie.»

«Sono anch’io al primo anno, gioco nella squadra di football.» Sorride indicandosi.

Indossa i colori della scuola e, se è in quella squadra, significa che dev’essere bravo.

Mi volto e riprendo a camminare verso il dormitorio, con James che si mette al mio passo.

«Fammi indovinare. Quarterback?» Devo ammetterlo: ammiro il fatto che abbia avuto il coraggio di venirmi a parlare. «Non ti è arrivato il messaggio? Sono off-limits. Mi tocchi e muori.»

Lui ridacchia alle parole di Luke. «In realtà sono running back. Quest’anno faccio il redshirt.»

Il redshirt è una cosa tipica negli sport universitari, soprattutto nel football. Il primo anno non giochi: ti alleni con la squadra finché non impari tutti i trucchi del mestiere. La maggior parte delle volte serve a tirare fuori giocatori migliori. L’ha fatto anche Cole, quindi tecnicamente ora è al secondo anno, solo uno avanti a me.

«Allora che cosa dicono di me durante gli allenamenti?» Sono curiosa. Sanno che non sono davvero la sorella di Cole, non di sangue almeno? O sanno che corso faccio?

«Che sei off-limits. Se ti tocchiamo, moriamo.» James mi sorride dall’alto in basso.

Oddio, è davvero carino, e ha anche un’aria così pulita, da bravo ragazzo, il tipo con cui dovrei parlare. Non che io abbia molta esperienza, visto che tutti o venivano messi in guardia su di me, oppure mi rivolgevano la parola solo per avvicinarsi a Cole.

Cole è come il sole: tutti vogliono crogiolarsi nel suo calore ed entrare nella sua orbita.

«Allora hai proprio un bel coraggio.» Gli sorrido di rimando.

Lui scrolla le spalle. «Ho pensato che valesse la pena correre il rischio per una ragazza bellissima.»

Le orecchie mi vanno a fuoco, e sono grata di portare i capelli sciolti oggi, così non si vede.

Ci fermiamo davanti all’edificio del mio dormitorio. «Io sono arrivata.»

«Quindiiii...» trascina lui. «Questo è il momento in cui ti chiedo il numero.»

Alzo le sopracciglia. «Lo stai chiedendo o lo stai affermando?»

«Tutte e due.» Sorride di nuovo con quel sorriso bianco e abbagliante, facendomi domandare se siano davvero i suoi denti, perché è impossibile che dei denti siano così perfetti.

Sarebbe facilissimo dargli il mio numero, flirtare un po’ con lui, ma quali sono le sue intenzioni?

Me lo sta chiedendo perché vuole davvero il mio numero per conoscermi, oppure è un modo per avvicinarsi a mio fratello? È così assurdo che non riesca nemmeno a godermi la mia esperienza universitaria. Forse avrei dovuto scegliere una delle altre due università che mi avevano offerto almeno una borsa di studio parziale.

Questa offerta, però, era troppo buona per lasciarmela sfuggire, ma adesso sono nell’ombra di Cole, e non era questo che avevo accettato.

«Piacere di conoscerti, James.» Mi costa non dargli il mio numero, ma gli faccio solo l’occhiolino e rientro.

Nella mia vita ci saranno altri ragazzi carini che non hanno niente a che fare con mio fratello. Anche se questo era davvero, davvero carino.

Il telefono squilla non appena entro in camera mia, e sospiro quando vedo il nome di Cole.

«Fratello.» Rispondo. «A cosa devo questo piacere?»

«Che ci facevi a passeggiare con un giocatore di football?» La sua voce è ancora più bassa del solito, con una sfumatura pericolosa.

«Mi stai seguendo?» Stringo gli occhi. «O hai delle spie che fanno il lavoro sporco per te?»

«Non voglio che tu parli con i giocatori!»

La rabbia ribolle nel mio petto alle sue parole. «Per fortuna non devo fare quello che vuoi tu!»

«Monet.»

C’è qualcosa nel modo in cui pronuncia il mio nome che è difficile da decifrare.

Scuoto la testa, anche se lui non può vedermi. «Parlerò con chi mi pare, Cole. Buonanotte.»

Bloccco immediatamente il suo numero appena chiudo la chiamata. Non sarà certo lui a decidere con chi posso parlare e con chi no. Adesso mi pento di non aver dato il mio numero a James, anche solo per dispetto.

Invece faccio la cosa migliore subito dopo. Vado sull’Instagram di Cole e cerco il nome di James. Il suo profilo è running_james, e lo seguo immediatamente.

E sapete che faccio dopo?

Gli scrivo in privato.

Tiè, Cole Brown.

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