
Nessuna seconda possibilità, indifferente e in ascesa
Gloria Fox · Completato · 374.8k Parole
Introduzione
Il mio fidanzato se ne stava lì, con l'amante incinta stretta tra le braccia, e mi guardava con scherno. «Senza di me, non sei nulla.»
Mi voltai e andai a bussare alla porta dell'uomo più ricco della città. «Signor Locke, le interessa un'alleanza matrimoniale? Offro un patrimonio da cento miliardi di dollari, più un futuro impero commerciale. A costo zero.»
Capitolo 1
Mancava un mese al matrimonio.
Serena Rothwell era a casa, intenta a cucire a mano il suo abito da sposa. Stava per ultimare gli ultimi ritocchi, quando il telefono vibrò per un messaggio da parte di un amico di Chase Whitmore.
[Serena, vieni qui SUBITO. Chase ha perso a obbligo o verità e deve baciare Brielle.]
A Serena mancò il respiro. Senza dire una parola, lasciò cadere l'abito da sposa e chiamò un Uber per lo Starlight Club. Non riuscì nemmeno ad aspettare l'ascensore: salì le scale a due a due fino al terzo piano e spalancò la porta.
All'interno della saletta privata, le luci ambrate avvolgevano ogni cosa in un'ombra intima. Chase sedeva al centro in un abito di sartoria, mentre Brielle Monroe, con indosso un abito sottoveste nero, gli stava a cavalcioni sulle gambe, le braccia allacciate al suo collo. La mano di Chase le stringeva la nuca, mentre le loro labbra erano unite in un bacio appassionato.
La musica rimbombava intorno a loro, scandita da risate sguaiate. Dieci minuti di bacio, di cui restavano solo gli ultimi dieci secondi sul timer. Tutti gli amici iniziarono il conto alla rovescia all'unisono: «Vai Chase! Dieci! Nove! Otto! Sette...»
A ogni numero, l'entusiasmo dei presenti cresceva. Serena rimase impietrita sulla soglia, osservando l'intera scena. Riuscì persino a vedere Chase infilare la lingua nella bocca di Brielle, intrecciandola con la sua. In quell'istante, il viso di Serena si fece cinereo, mentre una forte nausea le attanagliava lo stomaco.
Si separarono a malincuore solo quando il conto alla rovescia giunse al termine. Brielle lanciò a Chase un'occhiata timida, prima di nascondere il viso contro il suo petto. Chase abbassò lo sguardo su di lei, con l'angolo della bocca piegato in un sorriso soddisfatto, come se avesse apprezzato fino in fondo quel bacio.
All'improvviso, qualcuno esclamò: «Serena?»
Nella stanza, fino a un attimo prima così animata, calò il silenzio. Sempre più persone si voltarono a guardarla. Anche Chase e Brielle alzarono gli occhi su di lei. Serena non disse nulla; si limitò a fissare Chase, sostenendo il suo sguardo senza battere ciglio. Nella stanza regnava un silenzio di tomba.
Solo allora Chase scostò Brielle, accigliandosi come se fosse infastidito dall'interruzione di Serena. «È solo un gioco. Valeva davvero la pena di precipitarsi fin qui?»
Quelle parole insofferenti la colpirono come una pioggia di aghi, trafiggendole il cuore. Lei e Chase stavano insieme da sette anni. Nell'ultimo anno, lui era tornato a casa sempre meno. Non era cieca di fronte alla sua vita mondana, e poteva tollerarlo. Ma c'era una cosa che non poteva assolutamente tollerare: il tradimento.
Lui lo sapeva. Eppure, aveva scelto di farle questo lo stesso.
La rabbia che le era montata dentro, all'improvviso, sembrò non trovare più una via d'uscita.
Serena fece una risata amara. «Hai ragione, signor Whitmore. Sarebbe stato molto meglio se non fossi venuta: avresti potuto fare i tuoi comodi in santa pace. Dovrei semplicemente chiudere un occhio per il resto della mia vita, non è così?»
A quel sarcasmo, l'espressione di Chase si fece scura. «Ti ho già detto che è un gioco. Che bisogno c'è di fare tutte queste scenate? Non dimenticare che ci sposiamo tra un mese. Nessuno può minacciare la tua posizione di signora Whitmore.»
Dunque era una minaccia? Se voleva ancora sposarlo e assicurarsi il titolo di signora Whitmore, le conveniva chiudere un occhio sulle sue scappatelle?
Ma come poteva sapere che Serena era in realtà la secondogenita della famiglia Rothwell, una delle loro eredi? Per stare con Chase, aveva rinunciato alla sua eredità, sostenendolo con tutta se stessa mentre lui trasformava la sua attività da un minuscolo studio a una società quotata in borsa del valore di miliardi. E ora proprio quello era diventato la sua arma contro di lei?
Serena guardò l'uomo che aveva amato per ben sette anni. «Allora ti ricordi che dovremmo sposarci. Chase, non sono obbligata a sposarti!»
Aveva sopportato e accettato compromessi in continuazione, perché non riusciva a rassegnarsi a perderlo, a rinunciare a quella relazione. Ma se lui si era davvero stancato, se si era pentito di tutto e non voleva più sposarla, gli sarebbe bastato dirlo con franchezza. Si sarebbe forse aggrappata a lui con disperazione?
A quelle parole, un lampo di irritazione attraversò lo sguardo di Chase. Tuttavia si alzò, andò verso Serena e abbassò la voce. «Non dire cose che non pensi. Intanto vai a casa. Ne parleremo lì.»
Cercò di prenderle la mano, con l'intenzione di sistemare tutto con un paio di parole, come faceva sempre.
Serena si ritrasse di scatto. Con quelle stesse mani lui aveva toccato un'altra donna. Le facevano ribrezzo.
Vedendo che lei si rifiutava di salvargli la faccia, la pazienza di Chase si esaurì. «Serena, devi per forza fare una scenata? Pensaci bene: se non ci sposiamo, ti ritroverai senza niente.»
Quelle parole riuscirono persino a far ridere Serena. Annuì, e stava per rispondere, quando Brielle si alzò e si avvicinò a loro con un'espressione afflitta.
«Signorina Rothwell, la prego, non ce l'abbia con Chase. Quello che è successo prima era solo un gioco. Tra noi non c'è assolutamente nulla. La prego di non fraintendere.»
Serena non aveva intenzione di degnarla di attenzione: quando un uomo non sapeva resistere alle tentazioni, la colpa non era mai del tutto dell'altra donna. Ma quella donna aveva sedotto il suo fidanzato e ora aveva pure la faccia tosta di fare la vittima?
Lo sguardo di Serena si colmò di disprezzo. «Signorina Monroe, lei ha un bel coraggio. Seduce il mio uomo e poi fa la parte dell'innocente?»
«Signorina Rothwell, come può dire una cosa del genere su di me?» Gli occhi di Brielle si arrossarono, feriti, mentre le afferrava la mano con fare supplichevole. «Signorina Rothwell, la prego di credermi. Tra me e Chase c'è solo un rapporto di lavoro. La supplico... non litighi con lui per colpa mia, va bene?»
La perfetta interpretazione di chi dice "io non conto nulla, non voglio mettermi tra di voi"... così nobile e altruista.
Serena fu quasi colpita da quelle doti recitative. Non poté fare a meno di smascherare la sua farsa. «Vuole che le creda? D'accordo. Baci ogni uomo in questa stanza per dieci minuti, e crederò che tra lei e Chase non ci sia nulla.»
Brielle sbiancò in volto e vacillò. Gli uomini presenti non tollerarono di vedere una donna così vulnerabile maltrattata in quel modo; il loro istinto protettivo prese il sopravvento e iniziarono a criticare Serena.
Serena non aveva più voglia di perdere tempo con loro e si liberò con uno strattone dalla presa di Brielle. Non aveva spinto nessuno. Eppure Brielle si comportò come se avesse ricevuto uno spintone, barcollando all'indietro di diversi passi, come se stesse per cadere.
Chase si precipitò verso di lei appena in tempo, afferrandola per la vita, poi fulminò Serena con lo sguardo. «Non hai fatto abbastanza danni? Credo che tu sia stata viziata per troppo tempo... arrivare ad alzare le mani su una donna e dirle cose così orribili. Chiedile scusa!»
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