Una Lezione di Magia

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Kit Bryan · Completato · 219.9k Parole

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Introduzione

Un giorno mi occupo di bambini capricciosi e di genitori che lavorano troppo per fare davvero i genitori, il giorno dopo la mia vita viene stravolta e lavoro in un bar per esseri soprannaturali. Potrei non sapere come preparare cocktail, ma stranamente le abilità necessarie per gestire bambini indisciplinati sembrano funzionare abbastanza bene con vampiri, lupi mannari e persino streghe. La buona notizia è che questo lavoro è interessante e, ehi, il mio capo potrebbe essere un demone, ma sono abbastanza sicura che sotto tutte quelle espressioni burbere sia un tenerone. La cattiva notizia è che gli umani non dovrebbero sapere nulla di tutta questa roba magica e quindi ora sono magicamente legata a questo bar finché non riesco a convincerli che non andrò a raccontare tutto a tutti. Oppure muoio, qualunque cosa accada prima. Purtroppo, morire sembra sempre più probabile perché qualcuno mi sta dando la caccia. Non so chi o perché, ma sono pericolosi e hanno la magia. Quindi farò del mio meglio per sopravvivere, e se ciò significa passare un po' più di tempo con il mio capo spaventoso ma affascinante, allora così sia. Lo convincerò a fidarsi di me, anche se sarà l'ultima cosa che faccio.

Capitolo 1

Ci sono esperienze che quasi tutte le donne condividono. Una di queste esperienze è dover camminare da qualche parte dopo il tramonto. È un'esperienza snervante, più spesso di quanto si vorrebbe.

Stringi le chiavi tra le dita, guardandoti attorno e cercando di restare dove c'è luce, evitando chiunque incontri per strada. Il punto è che non c'è anima viva in giro. E perché questo mi preoccupa?

Beh, è un problema perché se sono l'unica persona su questa strada, perché sento un secondo paio di passi dietro di me? Mi guardo attorno con il cuore in gola, ma non vedo nessuno. Mi affretto e cammino un po' più velocemente, riluttante a correre nel caso qualcuno mi insegua. È assurdo pensare che qualcuno mi stia seguendo? Forse sì. Ma questa sensazione non mi abbandona.

Oggi, mentre ero all'asilo, ho avuto spesso la sensazione di essere osservata, ma ogni volta un bambino piangeva o litigava e finivo per distrarmi. Ma ora che sto tornando a casa al buio, tutti quei momenti mi tornano in mente. Perché, oh perché, il signor Rollinson doveva essere così in ritardo a prendere sua figlia? Di solito arrivo a casa prima che faccia buio. Abito a pochi minuti dal mio posto di lavoro. Ma oggi ha chiamato dicendo che sarebbe arrivato in ritardo.

Essendo la nuova e meno esperta tra lo staff, sono stata io a dover aspettare per lui così che la bambina potesse andare a casa e io potessi chiudere tutto. Così ora mi ritrovo a tornare a casa al buio. Avrei potuto chiamare un Uber, ma non volevo buttare via soldi: in fondo è una passeggiata. Quando l'Uber sarebbe arrivato, sarei già arrivata a casa! Ora però mi mangio le mani per quella scelta. Faccio una rapida valutazione mentale della mia situazione. Sono a circa dieci minuti da casa.

Forse meno se corro, ma non sono mai stata così atletica e ho l'asma, quindi correre probabilmente finirebbe male. Non ho granché per difendermi: solo le chiavi che stringo, la borsa e il portapranzo vuoto. Le mie scarpe sono stivaletti neri a tacco basso, che almeno sono buoni per muoversi.

Servono scarpe comode per rincorrere i bambini tutto il giorno. Jeans e maglietta rosa pastello col logo colorato dell'asilo non aiutano certo a mimetizzarsi, ma forse non ho altra scelta. I miei lunghi capelli castani sono legati in una coda di cavallo sciolta con una leggera ondulazione alla fine. Stamattina erano ricci, ma non hanno retto fino a sera.

Che pensiero inutile in questo momento. Tuttavia, almeno i miei capelli sono fuori dai piedi, anche se improvvisamente mi immagino tutti i modi in cui una coda di cavallo potrebbe essere un problema. Sarebbe più facile per qualcuno afferrarmi i capelli se sono raccolti o sciolti? Dovrebbero insegnarci queste cose a scuola.

Forse posso chiamare qualcuno per chiedere aiuto, ma chi? La polizia? Ci metterebbe una vita ad arrivare. Tanto vale correre a casa. E poi, cosa dovrei dire? Credo che forse c'è qualcuno sulla mia strada che forse mi sta seguendo?

Sì, dubito che arriverebbero in fretta. Potrei provare con mio fratello Damien. Lui verrebbe subito, ma stanotte è di turno come pompiere. O sta gestendo un'emergenza, o è in caserma. Ci metterebbe comunque quanto la polizia.

Ok, cambio piano. È buio ma non troppo tardi. Magari c'è un negozio aperto qui vicino dove posso rifugiarmi. Un posto dove ci sia gente, dove aspettare che questa persona se ne vada. O almeno chiamare un Uber per tornare a casa. Cerco intorno, ma tutti gli edifici intorno a me sembrano bui.

Merda, merda, merda! Svolto a destra di colpo in una strada laterale. Non vado più verso casa, ma sono quasi certa che da questa parte ci sia una stazione di servizio o qualcosa del genere. Non mi importa cosa sia, basta che sia illuminato e frequentato.

Cammino ancora qualche metro e capisco che ho sbagliato a svoltare. Ho preso la direzione sbagliata. Le strade sono sempre più buie e della stazione di servizio nessuna traccia. I passi dietro di me si fanno sempre più vicini.

Il cuore mi batte all'impazzata e sudo come se fossi in piena estate, nonostante la notte fresca. Cammino più velocemente e sento la mia coda di cavallo che si muove sulle spalle. Sento il petto chiuso, forse per l'asma, forse per l'ansia, o magari tutte e due insieme.

Dovrei forse prendere l'inalatore, ma non ho intenzione di fermarmi ora per rovistare nella borsa. Sento passi pesanti alle mie spalle, mi azzardo a dare un'occhiata rapida e finalmente lo scorgo. Un uomo alto e magro. Ha un'aria trasandata, i capelli arruffati e il volto pallido, quasi malato. I nostri sguardi si incrociano e i suoi occhi, catturando la luce in modo strano, brillano di un giallo inquietante.

L'uomo mi sorride e aumenta il passo, avvicinandosi. Basta, è inutile far finta di niente. Inizio a correre, stringendo la borsa e il portapranzo al petto. Vado nel panico, il respiro si fa corto e mi sembra di essermi persa. È buio ovunque e non so più dove andare. Sto quasi per bussare a una porta qualsiasi e gridare aiuto, quando lo sento.

Alla mia destra sento della musica. Non so bene da dove venga, ma senza pensarci mi dirigo a destra, seguendo quella musica. I polmoni mi bruciano e mi sento un po' stordita. Non credo di avere abbastanza ossigeno, ma continuo a spingere avanti. La musica si fa più forte. Scorgo l'edificio da cui arriva la musica, con le finestre illuminate. Mi ci fiondo e tiro la porta, ma resta chiusa.

Dannazione, la porta è chiusa! Ovviamente è chiusa, questo è il retro dell'edificio. Sono finita in un vicolo senza nemmeno guardare da che parte dell'edificio mi trovassi. E ora, da genio quale sono, mi ritrovo in un vicolo cieco senza via d'uscita. Forse sono riuscita a seminarlo? Mi volto di scatto e grido quando mi accorgo che è a pochi passi e continua ad avvicinarsi.

Il bagliore giallo è tornato nei suoi occhi. Non so che altro fare, così gli tiro addosso il portapranzo. Un gesto del tutto inutile. Lo scaccia via e ringhia verso di me. Eh? Ringhia? Chi diavolo ringhia alle persone? Stringo le chiavi tra le dita, tenendole davanti a me come se potessero proteggermi.

Un'arma ridicola e inutile, tanto che non riesco nemmeno a respirare, figuriamoci affrontare uno che sarà almeno una spanna più alto di me. Fa un altro passo verso di me e, alla luce che filtra dalla finestra, mi rendo conto che non è solo la mancanza d'aria: qui c'è davvero qualcosa che non va.

Quello che pensavo fossero guance infossate e un colorito malsano è in realtà un viso completamente deforme striato di pelliccia grigiastra. In effetti, il suo corpo è coperto qua e là da ciuffi di pelo, come un cane randagio malandato. Scommetto che questo qui ha pure le pulci, o qualcosa di peggio. Mi sorride di nuovo, prendendo atto del mio orrore e ora posso vedere i suoi denti, o dovrei dire zanne. Ma che diavolo è questa creatura? Urlo con tutta la voce che ho e con la mano libera picchio forte sulla porta alle mie spalle.

"QUALCUNO MI FACCIA ENTRARE. PER FAVORE, AIUTATEMI. PER FAVORE! HO BISOGNO DI AIUTO, FARÒ QUALSIASI COSA PER FAVORE!" urlo disperatamente, senza neanche rendermene conto. La creatura si protende verso di me. Lo colpisco con le chiavi, ma lui mi afferra il polso e mi strattona verso di sé. Sento un morso al polso e vedo le sue dita artigliate che mi fanno sanguinare. Non riesco più a respirare, è troppo. La vista mi si annebbia. Sto per morire in un vicolo, e il mio ultimo pensiero è che vorrei tanto che il signor Rollinson non fosse arrivato così tardi.

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